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| Asceta
- Erebus, La Suite De Las Sombras |
Asceta - Erebus, La Suite De Las
Sombras (Azafrán
Media / Musea Records, 2023)
Un viaggio nelle ombre dell’animo,
tra luce e oscurità che diventano racconto
Faccio un salto indietro di tre anni per recuperare un disco
che all’epoca mi era sfuggito e che merita invece un ascolto attento. Gli Asceta
(nome preso da una divinità greca) sono un ensemble cileno attivo dal 2020,
formato da sette musicisti a cui si aggiungono in questo lavoro due ospiti, e
si muovono in un’area di confine tra avant-garde, chamber rock e Rock In
Opposition. In Erebus, La Suite De Las Sombras la loro musica non
si appoggia a una forma canzone né a strutture convenzionali, ma a una
scrittura estesa e fluida, più vicina alla suite che alla composizione
tradizionale, dove ogni episodio si trasforma nel successivo senza vere cesure.
In questo secondo lavoro, che arriva dopo l’omonimo
pubblicato l’anno precedente, la band cilena costruisce un flusso di circa
cinquanta minuti che si sviluppa per continue mutazioni, tra tensioni
orchestrali, momenti di rarefazione e improvvise aperture più luminose. Ne
emerge un racconto sonoro dalla forte impronta narrativa, sostenuto da una
densità timbrica in cui archi, fiati, pianoforte e sezione ritmica dialogano
costantemente, mantenendo un equilibrio instabile ma sempre coerente.
La formazione vede Rodrigo Maccioni alla chitarra
elettrica, flauto traverso in legno e sintetizzatori, Cristián Peralta
al violoncello, Alfonso Vergara al clarinetto e clarinetto basso, Arianne
Guerra al violino, Alejandro Vera al fagotto, Eduardo Rubio
al basso elettrico e contrabbasso ed Eduardo Rubio alla batteria e
percussioni. A completare l’ensemble intervengono due ospiti, Oscar Pizarro
al pianoforte e Pascal Montenegro a oboe e corno inglese, contribuendo
ad ampliare ulteriormente la tavolozza timbrica del progetto. Composizioni,
arrangiamenti e produzione musicale sono firmati da Rodrigo Maccioni, mentre il
solo di pianoforte in La Danza de los condenados nasce da
un’improvvisazione libera dello stesso Oscar Pizarro.
L’apertura con Preludio definisce subito il
clima del disco: un ambiente scuro, quasi teatrale, in cui la sensazione è
quella di entrare in uno spazio sospeso. Anche nei momenti più quieti resta una
sottile inquietudine di fondo, come se ogni pausa fosse solo temporanea.
In Pseudo-fonía del tormento
emerge con chiarezza il lavoro d’insieme, con archi, fiati, pianoforte e
percussioni che si intrecciano con grande coesione ma senza perdere
individualità, costruendo un flusso ricco di dettagli in cui le zone più oscure
convivono con aperture improvvise e quasi cromatiche.
Concilio de brujas sorprende per il suo carattere più
disteso e luminoso, dove la scrittura assume un respiro più contemplativo nel
dialogo tra pianoforte archi e fiati, pur mantenendo una tensione sottile che
impedisce alla musica di stabilizzarsi completamente.
La parte centrale del disco rappresenta il nucleo più
articolato del lavoro. In El hereje y el devoto e Profanos
y arcanos la scrittura si frammenta e si ricompone continuamente, tra
cambi di direzione e strutture irregolari che incarnano pienamente lo spirito
RIO. È una musica complessa ma mai fine a sé stessa, che richiede attenzione ma
restituisce una forte ricchezza espressiva.
In En lo alto y en el abismo il movimento si fa
più serrato e vertiginoso, con la batteria che guida una progressione tesa
mentre il pianoforte apre brevi spazi di sospensione prima che l’ensemble torni
a compattarsi in sezioni più dense.
Por sobre mi cadáver accentua ulteriormente la componente
più instabile del progetto, alternando frammenti quasi quieti a passaggi più
caotici, sempre mantenendo una coerenza interna che tiene insieme l’intero
flusso.
La chiusura, affidata a La danza de los condenados,
ha un carattere quasi rituale: il ritmo diventa una danza deformata, come se
fosse consapevole del proprio destino finale. Non c’è una vera conclusione, ma
un movimento che sembra continuare anche dopo la fine dell’ascolto.
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| Asceta |
Erebus, La Suite De Las Sombras è un lavoro che non cerca mai
scorciatoie né semplificazioni, e proprio in questa scelta trova la sua
identità più profonda. La sua forza sta nella capacità di tenere insieme
complessità e direzione senza mai perdere il filo interno del discorso, costruendo
un percorso in cui luce e oscurità non si alternano semplicemente, ma convivono
nello stesso respiro.