Redapolis Music Blog | Il blog di Luca Redapolis esplora la musica di ieri e di oggi con un focus su dischi recenti, usciti per etichette indipendenti o autoprodotti.
Ci sono album che sembrano nascere da un'idea musicale e
altri che, invece, sembrano arrivare da un luogo più difficile da raggiungere,
quasi da uno spazio sospeso tra immaginazione, scienza e sogno. Cerium
dei The Moondig appartiene a questa seconda categoria. È un nuovo
capitolo di quella lunga spedizione lunare attraverso la tavola periodica degli
elementi che la band porta avanti album dopo album, trasformando ogni elemento
chimico in un'occasione per raccontare qualcosa che va ben oltre la materia.
Red Sun - Songs from Hidden Places (Subsound
Records, 2026)
Psichedelia, memoria e nuovi
orizzonti sonori
I Red Sun sono una di quelle band che hanno costruito
la propria identità passo dopo passo, senza rincorrere mode o compromessi. Nati
nel 2015 tra la campagna piacentina e l'Appennino emiliano, hanno trasformato
le lunghe jam notturne nate nel vecchio mulino di Albone in un linguaggio
musicale sempre più personale. Oggi la formazione comprende Elisa Brusati
(voce), Stefano "Eno" Dusi (chitarra), Mirco Dugaria
(basso) e Federico Rivoli (batteria e sintetizzatori), quattro musicisti
uniti da una visione sonora precisa, partita dallo stoner rock di matrice
desertica e cresciuta verso una psichedelia sempre più ampia e ricca di
sfumature. Dopo tre album interamente strumentali e una lunga esperienza sui
palchi europei, Songs From Hidden Places rappresenta il capitolo più
significativo del loro percorso.
Rainbow Bridge - Soundtrack Of A
Silent Land (Argonauta Records, 2025)
Blues elettrico, fuzz e orizzonti
desertici
Arrivo tardi, e questa volta senza giustificazioni
romantiche: non è stato un ascolto meditato o lasciato a maturare nel tempo.
Semplicemente, me lo ero perso tra la moltitudine di uscite che ogni settimana
affollano le playlist e le caselle di posta. Ed è un peccato, perché Soundtrack
Of A Silent Land dei Rainbow Bridge meritava attenzione fin da
subito.
Ispirarsi al rock degli anni '70 può essere un'arma a doppio taglio, poiché si rischia di riprodurre ciò che è già stato fatto in modo banale. Tuttavia, esiste un'eccezione chiamata "Drive", l'ultimo e freschissimo album dei Rainbow Bridge, un gruppo rock pugliese.
Il trio composto da Giuseppe JimiRay Piazzolla alla voce e chitarre, Fabio Chiarazzo al basso e seconda voce, e Paolo Ormas alla batteria e percussioni, riesce nell'impresa di comporre dieci tracce di rock sanguigno, dal sapore stradaiolo, con notevoli jam chitarristiche, ma senza mai cadere nella banalità o ripetitività.
Certamente, le radici del rock degli anni '70 sono ben presenti, con richiami a leggende come Jimi Hendrix, Led Zeppelin e The Who, tuttavia i Rainbow Drive sono in grado di trasportare questo suono ai giorni nostri.
Questi ottimi musicisti si sono formati circa quindici anni fa, e dopo alcuni concerti dal vivo ed EP, sono giunti a "Drive", un progetto che considerano il loro più ambizioso fino ad oggi.
Le canzoni sono autentiche e sincere, confermando che questi ragazzi sanno scrivere e padroneggiano alla grande i loro strumenti. In particolare, la voce di Piazzolla ha un impatto notevole nelle tracce cantate.
L'album è idealmente suddiviso in tre parti: una dedicata alle canzoni, una ai brani strumentali e infine una lunga suite "concept" che incarna tutte le anime della band.
Aprite il vostro cuore e le vostre orecchie a brani come "Until My Wings Will Be Stronger", un potente blues hard che mette in mostra tutta l'abilità della band nel creare riff solidi e assoli mozzafiato. La voce disperata e intensa di Piazzolla marchia a fuoco questo brano.
Inoltre, non posso non citare "Black Monday", una ballad blues influenzata dallo stoner rock, in cui una sezione ritmica solida dà il via alla chitarra psichedelica di Piazzolla.
Infine, "Tears Never Here" merita una menzione speciale: una cavalcata di quindici minuti che racchiude l'essenza dei Rainbow Drive: sudore, strade polverose e assolate, energia e tanto rock'n'roll.
Tutti gli otto brani che compongono la scaletta del disco sono ottimi e lascio a voi la soddisfazione ed il piacere di scoprirli.
Se amate il rock diretto, acido, magnificamente interpretato e suonato con autentico gusto, non lasciatevi sfuggire questo disco se amate il rock degli anni '70."
Tracking List:
1. Until My Wings Will Be Stronger 06:35 2. Years of Beer 05:46 3. Black Monday 06:54 4. I Saw My Dad Play Air Guitar 05:03 5. Make Peace 07:45 6. Stills Drives 05:37 7. Tears Never Here 14:10 8. Coming Out 05:24
Arranged & Produced by Rainbow Bridge. Recorded, mixed and mastered by Cosimo Cirillo at New Born Records studio. Pic by JimRay - Artwork by Nesia_Earth
Se crediamo
che il rock sia defunto e che non abbia più nulla da comunicare, penso che
stiamo commettendo un errore. In realtà, ciò che è morto nella maggior parte di
coloro che si definiscono "appassionati di musica" è la curiosità e
il desiderio di ascoltare qualcosa al di fuori dei soliti nomi noti che ci
cullano nella nostra "zona di comfort". Dovremmo invece provare ad
esplorare artisti e gruppi sconosciuti, perché è proprio da qui che giungono le
piacevoli sorprese.
I Klidas sono un gruppo marchigiano al debutto discografico con "No
Harmony", si inseriscono perfettamente nella categoria delle piacevoli
novità.
L'album, che ho avuto il privilegio
di ascoltare in anteprima, sarà pubblicato il 2 giugno su vinile, CD e formato
digitale dall'etichetta australiana Bird's Robe Records. La formazione del
gruppo nasce 2014 nelle Marche e vede Emanuele Bury alla chitarra e voce,
Francesco Coacci al basso e voce, Samuele De Santis al sassofono, Alberto
Marchegiani alle tastiere e sintetizzatori, Giorgio Staffolani alla batteria,
Lisa Luminari alla chitarra e voce (live), Francesco Fratalocchi al sassofono
(live) e Manami Kunitomo come voce finale in "Arrival".
La loro miscela musicale abbraccia jazz, psichedelia, rock alternativo e
progressive rock. Pur essendo radicati in influenze come Secret Chiefs 3, The
Mars Volta, Radiohead, Pirate e Swans, la personalità del gruppo impedisce loro
di cadere nella trappola del già sentito, risultando in un suono fresco e
attuale.
Dal comunicato stampa si apprende che il potere evocativo delle parole,
delle immagini e delle forme musicali lascia spazio al silenzio, considerato un
elemento fondamentale e irrinunciabile nell'esperienza dell'ascolto. Da qui il
nome Klidas, una parola ceca che significa "gigante del silenzio".
Ma veniamo all'album, anticipato da tre singoli: "Shores",
"Not To Dissect" e "Arrival".
“Shores” apre l'opera,
con una chitarra dal sapore psichedelico che si intreccia con un sax dalle
sfumature jazz.
Segue "Shine",
caratterizzata da un approccio progressive di matrice canterburiana, con cambi
di umore tra momenti di silenzio e ripartenze che marciano il brano.
Il secondo singolo, "Not To
Dissect", richiama i King Crimson e mette in luce la qualità
strumentale dei musicisti.
Poi arriva un momento di calma con il terzo singolo "Arrival",
in cui il sax e la chitarra creano armonia, mentre la sezione ritmica detta il
tempo con precisione e fantasia.
La batteria introduce la dinamica di "Circular",
mettendo in mostra l'imponente muro di suono che la band sa creare.
L'album si conclude con la traccia psichedelica "The Trees Are In
Misery", in cui la chitarra disegna riff che colpiscono come un
pugno in faccia.
Si tratta di un album quasi interamente strumentale che mette in evidenza la
qualità compositiva e strumentale della band. Come accennato in precedenza,
riesce a regalare all'ascoltatore un suono che si proietta nel presente senza
dimenticare il passato.
Questo è un notevole esordio che ci fa ben sperare per il futuro della band,
in attesa del loro secondo lavoro. Avanti così!
Paul Kantner, Grace Slick, e David Freiberg - Baron Von Tollbooth & The Chrome Nun
Ecco un disco che ho amato profondamente e che quast'anno compie cinquanta anni non dimostrandoli assolutamente.
I protagoni sono tre Jefferson Airplane ovvero Paul Kantner, Grace Slick e David Freiberg.
"Baron von Tollbooth & the Chrome Nun" è una collaborazione unica e
creativa che unisce le loro voci e il loro talento per creare un'opera
affascinante e sognante.
L'album si apre con "Ballad of the Chrome Nun", una canzone con un testo
evocativo e misterioso, accompagnato da un arrangiamento strumentale
complesso e affascinante. "Fat" è una ballad più diretta e rock, con la voce stupenda della Slic a regalere emozioni vere. "Flowers of the
Night" è una canzone folk rock molto ben suonata e con i soliti arraggiamenti vocali di gran qualità.
"Walkin'" è una canzone dal sapore country, "Your Mind Has Left Your Body" è una canzone
emozionante con una melodia struggente e un testo che parla della fine
di una relazione.
La seconda parte dell'album inizia con "Across the Board", una canzone
con un ritmo coinvolgente e un arrangiamento strumentale ricco di
sfumature, secondo chi scrive è l'apice del disco con i vocalizzi inarrivabili di Grace Slick."Harp Tree Lament" è una canzone più tranquilla e intima, con
un testo poetico e una melodia delicata. "White Boy "è un'altro brano dalla grande coralità che coinvolge all'ascolto.
"Fishman" è una canzone breve ma intensa, con un arrangiamento
strumentale complesso e una voce di Grace Slick che è emotiva e intensa.
L'album si conclude con "Sketches of China", il brano che la coppia anche nella vita Paul Kantner e Grace Slick dedicano alla loro figlia China. Ottima ballad che chiude in modo magistrale un disco che non tutti amano ma che vede i tre protagonisti e i tanti ospiti dare il meglio di loro.
Questo album rappresenta un momento cruciale nella storia della musica
rock e psichedelica, e continua ad essere un punto di riferimento per
gli artisti di tutto il mondo.
Il 24Marzo esce il nuovo capitolo "Drive" del power trio dei Rainbow Bridge.
Un gran bel disco di energico blues rock attraversato da sventagliate psichedeliche e da qualche oasi acusicca che rimandano ma non copiano gli anni '70.
Il trio Rainbow Bridge nasce nel 2006 per proporre una
libera interpretazione del sound della Jimi Hendrix Experience e del blues più
duro & psichedelico.
Grazie ad un primo demo nel 2010 la band riceve
apprezzamenti anche dagli Stati Uniti – la webzine dedicata alla psichedelia
Sodashop li ha definiti "a fucking cool tribute" – e dalla Germania.
Negli anni la band ha preso parte a numerosi festival - Jimi Hendrix live di
Bologna, Blues in Town, South Italy Blues Connection, Wood in Stock, Dogana
Blues, Blues a Balues Bologna, Bitonto Blues, Woodstock Again, Campania Blues
Festival, Freakout Stoned Fest. ecc - e condiviso il palco con personaggi come
The Oh Sees, Putan Club e tanti altri.
Dopo diversi anni di attività e centinaia di concerti, la band pubblica nel
2017 “Dirty Sunday” primo ep di inediti - una lunga jam dal vivo di cinque
tracce tra desert rock, heavy blues e groove psichedelici che ottiene riscontri
molto positivi dalla stampa specializzata. A settembre 2018 – preceduto dal
singolo “Words” – esce “Lama” secondo ep della band molto apprezzato dalla
critica specializzata. A fine 2019 esce "Neverending Trip" - un live
in studio registrato l'antivigilia di Natale al New Born Record Studio per
omaggiare tutte le influenze passate e presenti della band presentato anche nel
programma di Radio Rai "Ticket to Ride". E' del 2020
"Unlock" progetto di Jam Session registrate live dopo il lockdown
nell'estate 2020 a cui fanno seguito tre nuovi singoli nel 2021 che anticipano
il nuovo album in lavorazione.
Il nuovo album dei Rainbow Bridge “DRIVE” arriva a quasi tre
anni dall'ultimo disco di inediti - "Unlock" interamente strumentale
e frutto di jam liberatorie in studio dopo il periodo di stop - uscito
nell'estate del 2020.
Il disco è idealmente diviso in tre parti. Una prima parte è
dedicata alle canzoni, una seconda parte ai brani strumentali e infine un lunga
suite "concept" che racchiude tutte le anime della band.
"Drive è il nostro progetto più ambizioso fino ad ora,
una sorta di doppio album, come hanno fatto tutte le nostre band
preferite”.
Le influenze sono varie, partendo dal Classic Rock – The Who
& Jimi Hendrix Experience - una buona influenza dell’Hard Blues irlandese
–Rory Gallagher e i primi Thin Lizzy - mescolate al sound più attuale dello Stoner/Desert
Rock di Brant Bjork (ex-Kyuss) e dei Colour Haze.
1. Until My Wings Will Be Stronger 2. Years of Beer 3. Black Monday 4. I Saw My Dad Play Air Guitar 5. Make Peace 6. Stills Drives (AUDIO) 7. Tears Never Here 8. Coming Out
Giuseppe JimiRay
Piazzolla - vocals, acoustic & electric guitars, lyrics