Redapolis Music Blog | Il blog di Luca Redapolis esplora la musica di ieri e di oggi con un focus su dischi recenti, usciti per etichette indipendenti o autoprodotti.
Un altro bel disco di blues arriva sulle pagine di Redapolis.
Dopo essermi occupato dell’ottimo Fango dei Delta Mud (leggi qui),
torno a parlare di Marco Vignazia, questa volta insieme a Sara
Piolanti, per raccontare un progetto che affronta il blues da una
prospettiva particolare: quella del blues carcerario, delle sue storie e
delle persone che le hanno vissute.
Il blues delle radici incontra storie
di terra, lavoro e memoria
Ci sono dischi che ascolti e capisci subito che dietro la
musica c’è qualcosa di più. Fango dei Delta Mud è uno di questi.
È un disco che nasce da un’esperienza vissuta sulla propria pelle e che trova
nel blues il modo più naturale per trasformarla in racconto.
Pubblicato da Music Force, Boomer rappresenta
il nuovo capitolo della lunga storia dei GTO, formazione umbra nata nel
1993 che, in oltre trent'anni di attività, ha costruito un'identità musicale
personale, sospesa tra rock, folk, ska, reggae e canzone d'autore. Il disco
arriva dopo un percorso ricco di esperienze che ha visto la band pubblicare The
Best Of (2000), GTOClub (2002), GTOSpecial (2007), Mondial
(2010), Little Italy (2013), Super (2018) e la raccolta
celebrativa GO GTO GO (1993-2023), realizzata per festeggiare i
trent'anni di carriera. Un cammino fatto di centinaia di concerti in Italia e
all'estero, sempre all'insegna di una musica genuina, profondamente legata al
palco e al contatto diretto con il pubblico.
MamaBaba - Blues Hotel (Lotus Music
Production, 2026)
Un viaggio tra blues, soul e
cantautorato italiano, tra vite sospese che si incontrano
Ci sono dischi che si limitano a farsi ascoltare e altri che
chiedono di essere attraversati, quasi abitati. Blues Hotel di Barbara
Linzarini in arte MamaBaba appartiene a questa seconda dimensione:
un luogo simbolico in cui si entra in punta di piedi, percorrendo corridoi e
stanze dove le vite si sfiorano, si osservano, si sfidano e si consumano senza
mai davvero fermarsi. È un albergo-mondo, uno spazio di passaggio che diventa
metafora dell’esistenza, dove ogni incontro lascia un’ombra, un’eco, un
frammento di verità.
Un canto corale tra blues, ritmi
latini e visioni mediterranee
Futura Umanità di Mario Donatone & Bluesman Latino, uscito il 16 Gennaio per Groove Master Editions è un disco che nasce dal viaggio ma
diventa subito incontro. Un lavoro che intreccia blues, ritmi afro-latini e
melodie mediterranee, lasciando che siano quattro voci soliste, due maschili e
due femminili, a guidare l’ascolto con un’empatia palpabile, quasi fisica. Le
voci non si limitano a cantare: si cercano, si sostengono, si intrecciano agli
strumenti, dando forma a un blues latino e mediterraneo dal respiro corale e
profondamente identitario.
202 di Roberto Formignani nasce dall’incontro tra ricordo e presente,
tra una memoria personale che affiora e la storia più ampia del blues.
L’ascolto restituisce la sensazione di un viaggio condiviso con l’artista,
fatto di intuizioni catturate al momento giusto, riff istintivi e melodie in
sospensione, che trovano forma quando la chitarra incontra il silenzio dello
studio. Ogni brano si apre come un racconto a sé, tra echi di epoche mai
vissute, strade percorse in solitudine, emozioni trattenute e riflessioni
sull’identità e sul senso di appartenenza.
Nick The Freak - Il Rumore
della Città Volume 1 (Trulletto Records, 2025)
Tra le strade di
Bari, la città raccontata con rock, funk e blues
Il rumore della città non resta
mai sullo sfondo: entra nelle giornate, si infila nei pensieri, diventa
compagnia e ostacolo allo stesso tempo. Uscito per Trulletto Records, Il
Rumore della Città – Vol. 1 nasce dalla visione di Nicola Quarto, in
arte Nick The Freak, cantautore e musicista pugliese che qui firma testi
e musiche e si muove tra voce, chitarre, basso, synth e percussioni come dentro
un racconto personale. Ad aiutarlo ci sono Nicola De Liso alla batteria,
Valeria Quarto ai cori e Paolo Palmieri al synth.
Matt Pascale & The Stomps – Home
(Dixiefrog Records, 2025)
Note che scorrono sulle strade della
vita
Stomps riesce in entrambe le cose: è un disco che sa di esperienza e di
istinto, di studio e di libertà. Registrato a Los Angeles negli studi di Fabrizio
Grossi, Home segna il passo di una band che guarda oltre i confini
del blues, intrecciandolo con pop, rock, funk e soul, in un equilibrio che
restituisce un suono moderno, curato e sorprendentemente sincero.
Mora & Bronski - Underdogs Vol. 1
(Autoproduzione, 2025)
Un viaggio sonoro dove il passato
incontra il presente, e ogni nota racconta un’emozione ritrovata
Ci sono dischi che non nascono per stupire, ma per ritrovare
una voce. Underdogs, Vol. 1 è uno di questi: un ritorno silenzioso e
insieme potente, con cui Mora & Bronski riprendono il filo della
loro storia dopo Naif (2014), 2 (2016) e 50/50 (2018), tre
tappe che avevano già mostrato la loro voglia di spogliarsi, di cercare
autenticità. Qui rimettono le mani nella terra della musica e tornano a
sentirne l’odore: il legno, le corde, le storie che non invecchiano mai.
Bonny
Jack - Somewhere, Nowhere (Autoprodotto, 2025)
Un
viaggio acustico nei deserti dell’anima
Ci sono dischi che non cercano di
impressionarti: ti parlano a bassa voce, ti avvolgono e poi, senza
accorgertene, ti portano altrove. Somewhere, Nowhere, il nuovo lavoro di
Bonny Jack, ha la forza silenziosa di un tramonto nel deserto. L’ho
ascoltato in una mattina d’estate, con il sole già alto e l’aria ferma, e mi
sono ritrovato in un altro tempo, in un altro spazio: quello delle strade
polverose, delle frontiere invisibili e delle anime erranti.
Bonny Jack, al secolo Matteo
Senese, è un poliedrico one man band capace di muoversi con
disinvoltura tra blues, folk e country, mescolandoli in un linguaggio tutto suo
che guarda alla tradizione americana senza risultare mai derivativo. Dopo Bone
River Blues (2020) e Night Lore Blues (2021), arriva al terzo album
con Somewhere, Nowhere, pubblicato il 27 giugno: undici tracce originali
che confermano la maturità artistica e la capacità di evocare paesaggi sonori
pieni di ombre e luce.
Bonny Jack è avvezzo a
calcare i palchi – non solo in Italia, ma anche in molte nazioni europee e in
Sud America – esibendosi spesso da solo, ma per questo nuovo lavoro ha
arricchito la sua scrittura con interventi preziosi di altri musicisti: Guido
Jandelli (armonica, chitarra elettrica, slide), Andrea Vettor
(percussioni), Angelica Foshi (fisarmonica), Ren Vas Terul
(armonica), Tyler R. (tromba), Alia (voce) e Brian D.
(violino). Ne risulta un sound più stratificato, che resta però fedele
all’essenzialità e all’intensità della sua cifra stilistica.
Fin dal primo ascolto, con Uncle
Jack, chiudendo gli occhi, ci si ritrova immersi nelle atmosfere
polverose di un western: il banjo scandisce il ritmo, la voce graffia come
polvere secca e ti trascina in una storia di radici e memoria. La stessa
sensazione ritorna nei brani successivi, dove la scrittura si fa evocativa e
ipnotica, come se ogni canzone fosse la scena di un film immaginario.
Le undici tracce scorrono come
capitoli di un diario on the road. Carnival Valley ammalia con la
sua energia scura e ipnotica; DamaJuana introduce sapori
sudamericani, mentre Tell Me si mostra come una ballata intima,
con la voce di Bonny Jack che si fa confessione. Me & My
Allies ha l’andatura lenta e polverosa di una marcia sotto il sole
cocente, mentre Mexican Standoff alza la tensione come un duello
sonoro da western crepuscolare.
C’è spazio per l’incanto in Mother
Moon, dove la fisarmonica di Angelica Foshi accarezza la notte,
e per atmosfere sospese in The Glacier, un brano dal respiro
gelido e contemplativo. Wake Up porta un’energia più diretta e
istintiva, e Devil’s Saddle rallenta in un passo svogliato e
malinconico, con il banjo e il violino di Brian D. che disegnano un
paesaggio sonoro dolente e fragile. Chiude Post Apocalypse Song,
che ha il sapore di una resa dei conti: la voce si dissolve come vento tra le
rocce, lasciando un’eco di solitudine.
E poi c’è il packaging: una
piccola scatola di cartone chiusa da uno spago, che contiene – oltre al CD –
gadget e un foglio pieghevole con l’immagine originale della copertina. Un
dettaglio che racconta la cura artigianale e la poetica analogica di Bonny
Jack.
Somewhere, Nowhere non ha
bisogno di etichette. È un disco che ti prende per mano e ti porta lontano, tra
cieli infiniti e strade battute dal vento. Non importa se lo chiamerete blues,
folk o country: queste canzoni sono storie sussurrate all’orecchio, cariche di
polvere e di verità.
C’è una bellezza ruvida in questo
lavoro, una forza silenziosa che ti resta dentro anche quando la musica si
spegne. Non è solo un album da ascoltare: è un luogo in cui tornare ogni volta
che avete bisogno di perdervi per ritrovarvi.
Bonny
Jack (Matteo Senese)
Track list:
Uncle Jack
Carnival Valley
DamaJuana
Tell Me
Me & My Allies
Mexican Standoff
Mother Moon
The Glacier
Wake Up
Devil’s Saddle
Post Apocalypse Song
Bonny Jack – voce, chitarra acustica, banjo, armonica
Guido Jandelli – armonica, chitarre elettriche e slide
Andrea Vettor – percussioni
Ren Vas Terul – armonica
Angelica Foshi – fisarmonica
Tyler R. – tromba
Alia – voce
Brian D. – violino
Registrato e autoprodotto da Bonny Jack
English version
Bonny
Jack - Somewhere, Nowhere (Autoprodotto, 2025)
An acoustic journey through the deserts of the soul
There are albums that don’t try to impress you: they speak in a low voice, they wrap around you and, before you know it, take you elsewhere. Somewhere, Nowhere, the new work by Bonny Jack, has the silent strength of a desert sunset. I listened to it on a summer morning, with the sun already high and the air perfectly still, and suddenly I found myself in another time, another place: dusty roads, invisible borders, and wandering souls.
Bonny Jack, aka Matteo Senese, is a versatile one-man band who moves effortlessly between blues, folk and country, blending them into his own language that looks to American tradition without ever sounding derivative. After Bone River Blues (2020) and Night Lore Blues (2021), he arrives at his third album with Somewhere, Nowhere, released on June 27: eleven original tracks that confirm his artistic maturity and his ability to evoke soundscapes filled with shadows and light.
Bonny Jack is no stranger to the stage – not only in Italy, but across many European countries and in South America – often performing solo. But for this new work, he has enriched his writing with the valuable contributions of other musicians: Guido Jandelli (harmonica, electric guitar, slide guitar), Andrea Vettor (percussion), Angelica Foshi (accordion), Ren Vas Terul (harmonica), Tyler R. (trumpet), Alia (vocals), and Brian D. (violin). The result is a more layered sound that remains faithful to the essential, intense character of his style.
From the very first listen, Uncle Jack pulls you into dusty western-like atmospheres: the banjo keeps the pace, the voice scratches like dry dust and drags you into a story of roots and memory. That same feeling lingers in the following tracks, where the writing becomes evocative and hypnotic, as if each song were a scene from an imaginary film.
The eleven tracks unfold like chapters in a road diary. Carnival Valley entrances with its dark, hypnotic energy; DamaJuana brings subtle South American flavors, while Tell Me emerges as an intimate ballad, with Bonny Jack’s voice turning into a whispered confession. Me & My Allies has the slow, dusty gait of a march under a scorching sun, while Mexican Standoff raises the tension like a sonic duel in a twilight western.
There’s room for enchantment in Mother Moon, where Angelica Foshi’s accordion caresses the night, and for suspended atmospheres in The Glacier, a track with a frozen, contemplative breath. Wake Up delivers more direct, instinctive energy, and Devil’s Saddle slows down into a languid, melancholic pace, with banjo and Brian D.’s violin painting a sorrowful, fragile soundscape. The album closes with Post Apocalypse Song, which carries the flavor of a final reckoning: the voice dissolves like wind on the rocks, leaving behind an echo of solitude.
And then there’s the packaging: a small cardboard box tied with string, containing – besides the CD – some gadgets and a folded sheet with the original cover artwork. A detail that speaks to Bonny Jack’s artisanal care and analog poetry.
Somewhere, Nowhere doesn’t need labels. It’s an album that takes you by the hand and carries you far away, across endless skies and wind-beaten roads. Whether you call it blues, folk or country doesn’t really matter: these songs are whispered stories, full of dust and truth.
There’s a raw beauty in this work, a silent strength that stays with you even when the music fades. It’s not just an album to listen to: it’s a place to return to whenever you need to lose yourself in order to be found.
Track list:
Uncle Jack
Carnival Valley
DamaJuana
Tell Me
Me & My Allies
Mexican Standoff
Mother Moon
The Glacier
Wake Up
Devil’s Saddle
Post Apocalypse Song
Credits
Bonny Jack – vocals, acoustic guitar, banjo, harmonica
Guido Jandelli – harmonica, electric guitars, slide guitar
Andrea Vettor – percussion
Ren Vas Terul – harmonica
Angelica Foshi – accordion
Tyler R. – trumpet
Alia – vocals
Brian D. – violin