Redapolis Music Blog | Il blog di Luca Redapolis esplora la musica di ieri e di oggi con un focus su dischi recenti, usciti per etichette indipendenti o autoprodotti.
Ludovica Burtone – Migration Tales
(Endectomorph / La Reserve, 2025)
Ci sono dischi che arrivano nel momento giusto. Non per
coincidenza, ma perché raccontano qualcosa che, anche senza saperlo, stavamo
già cercando. Migration Tales è uno di questi.
Dopo
l’esordio di Sparks, che avevo avuto modo di recensire già su Redapolis
Music (Il racconto), Ludovica Burtone torna con un nuovo progetto di grande
respiro: Migration Tales.
Ritengo sia
una fortuna avere delle amicizie nel mondo musicale che ti permettono di venire
a conoscenza di opere musicali di alta qualità che, tv e radio nazionali, non
trasmettono di certo.
Sono perle nascoste
che chi vi scrive, nel suo piccolo, deve cercare di far conoscere a tutti gli
appassionati di buona musica.
In questo
settore si inserisce la violinista, compositrice ed arrangiatrice Ludovica
Burtone col suo ultimo lavoro “Sparks” uscito per l’etichetta
americana Outside In Music pochi giorni fa.
La Burtone è una musicista di Udine ma che vive a New
York. Di formazione classica, segnatamente con un biennio in violino
conseguito presso il conservatorio “Jacopo Tomadini” di Udine e
un diploma post-laurea ottenuto al “Liceu” di Barcellona, si
diploma inoltre in “Composizione Jazz” al rinomato “Berklee College
of Music” di Boston. In particolar modo grazie alla sua
esperienza acquisita negli Stati Uniti, stringe prestigiose
collaborazioni con musicisti, gruppi e varie formazioni di levatura mondiale
come: Ron Carter, Jon Batiste, Susana Baca, Camila Meza,
A. R. Rahman, Arijit Singh, Dream Theater, O Kwarteto
Collective, Michael Leonhart Jazz Orchestra, Tredici Bacci, Vanisha
Gould & The Storyteller, Gary Bartz, Kenny Garrett,Chitãozinho
& Xororó, Miguel Atwood Ferguson, solo per menzionarne alcune. Nell’arco
della sua lodevole carriera brilla su alcuni palchi fra i più importanti in
ambito internazionale, ad esempio: Carnegie
Hall, Lincoln Center, Radio City Music Hall, Boston
Symphony Hall, Boston Opera House, The
Jazz Standard, Mezzrow Jazz Club, Cafè Carlyle, National
Sawdust, Dizzy’s Club Coca-Cola, David Geffen Hall e
moltissimi altri ancora. Recentemente vincitrice della “Café Royal Foundation Grant”,
attualmente è impegnata nella scrittura di un libro di arrangiamenti per archi
di musica brasiliana, oltre che in qualità di didatta, a una raccolta
pedagogica di duetti per due violini (docente e studente) di canzoni popolari
provenienti da svariate regioni italiane.
In “Sparks”c’è la ricerca interiore ed il processo evolutivo brillantemente
intrapreso da Ludovica Burtone che ci spiega così il suo album: “Il
mio progetto musicale che ha portato alla registrazione di Sparks è un
viaggio personale che esplora le mie radici, la mia esperienza come emigrante
negli Stati Uniti e la mia evoluzione come musicista. Il titolo è la
traduzione in inglese del termine friulano "falischis" - che
significa "scintille" in italiano - ed era il soprannome dato alla
mia famiglia nel paese d'origine di mia madre, Buttrio, in provincia di Udine.
Con queste composizioni voglio onorare il mio passato e le persone che sono
diventate la mia nuova famiglia. Sparks è un percorso musicale che
unisce diverse tradizioni, con il quartetto d'archi come protagonista. Ho
cercato di fondere le mie più recenti esperienze in ambito jazz, world e di
improvvisazione con le tradizioni musicali del mio passato, creando un sound
personale, cameristico, definito "chamber jazz". L'album è un mix di
emozioni e storie che spaziano dalla solitudine alla scoperta di una nuova
comunità. Attraverso la mia musica voglio trasmettere un messaggio di
inclusione e connessione”.
La musica che scaturisce dalla sei tracce ha un mood intimistico, cameristico
e di fine jazz che trasmette quella pace ed intimità che nel mondo d’oggi si
fatica a trovare.
Ad aiutare la titolare del disco troviamo: : Fung
Chern Hwei (violino), Leonor Falcon Pasquali (viola), Mariel Roberts
(violoncello), Marta Sanchez (pianoforte), Matt Aronoff (contrabbasso)
e Nathan Elmann-Bell (batteria), più cinque prestigiosi ospiti
del calibro di: Sami Stevens (voce in Altrove), Melissa Aldana (sax tenore in Awakening), Leandro Pellegrino
(chitarra in Sinha), Roberto Giaquinto (batteria
in Incontri) e Rogerio Boccato
(percussioni in Sinhá).
Nel menù del disco compare anche una bella e sentita rilettura di
“Sinhá” composta dai
grandi Chico Buarque e João Bosco arrangiata in
modo sublime dalla Burtone.
Tra i brani autografi mi piace segnalare “Altrove” con la
bella voce di Sami Stevens protagonista con il violino della Burtone…
brano molto intenso.
“Awakening” dal mood decisamente più jazz è
impreziosita dal sax di Melissa
Aldana.
Si prosegue con “Incontri” che dimostra tutta la perizia compositiva e
strumentale di Ludovica Burtone dove il jazz incrocia la classica in un
continuo interscambio tra i musicisti.
Tutto il disco è molto interessante e merita più ascolti per entrare
meglio nel mondo musicale proposto per trovare, ogni volta, particolari nuovi
che quando ti entrano sotto pelle non ne escono più.
In conclusione spero che queste mie poche righe vi inducano curiosità e
vi portino ad approcciare questo bel disco senza timore alcuno.
Che siate amanti del jazz, della musica classica o della world music
questo viaggio saprà saziare la vostra voglia di musica di qualità.