venerdì 1 maggio 2026

Annalisa De Feo – Life (2026): un percorso tra suono, respiro e trasformazione | Redapolis Music

Annalisa De Feo – Life

Annalisa De Feo – Life (Filibusta Records, 2026)

Viaggio intimo tra respiro, silenzi e slanci che prendono forma nel suono

Mi ero già occupato lo scorso anno di Annalisa De Feo in occasione della pubblicazione di Tech Humana (leggi qui) , lavoro del progetto DOS Duo Onirico Sonoro condiviso con la violoncellista Livia De Romanis.

Oggi la ritrovo con Life, uscito da poco per Filibusta Records, primo lavoro da solista che la colloca in una dimensione diversa, più esposta e allo stesso tempo più raccolta. Un passaggio che non segna una rottura, quanto piuttosto una messa a fuoco più nitida del suo linguaggio.

Qui il pianoforte diventa centro e origine, ma non resta mai isolato: si apre, dialoga, respira insieme al contrabbasso di Dario Miranda e alla batteria di Ermanno Baron. È proprio in questo equilibrio mai statico che il disco trova una sua direzione precisa, muovendosi tra rigore compositivo e libertà, tra struttura e possibilità.

Uno degli aspetti più interessanti di Life è il modo in cui la scrittura convive con l’improvvisazione. Le composizioni sono pensate come architetture solide, quasi a voler tracciare un perimetro chiaro. Ma dentro quel perimetro succede altro: deviazioni, fratture leggere, aperture improvvise.

L’improvvisazione non distrugge la forma, la mette in discussione. La piega, la trasforma, la espone al rischio. E in questo spazio si inserisce una ricerca timbrica molto consapevole: tecniche estese, uso del silenzio, micro-variazioni che avvicinano il linguaggio a certe pratiche della musica contemporanea.

Allo stesso tempo, il jazz emerge più come attitudine che come stile dichiarato: è nell’ascolto reciproco, nella gestione del tempo, nella relazione tra i musicisti che si costruisce il senso profondo del disco.

Il percorso di Life inizia con Prélude, che non sembra una semplice introduzione ma un vero punto di partenza. Il pianoforte si muove piano, tra suoni leggeri e pause, come se cercasse la strada. È un primo respiro, delicato ma già pieno di possibilità.

Con Arabesque, uscito anche come singolo, il suono si apre al dialogo con contrabbasso e batteria e si mette subito in movimento. Non c’è una linea precisa da seguire: il brano si sviluppa per piccoli spostamenti, curve, incastri tra gli strumenti. I musicisti dialogano continuamente, senza che uno prenda davvero il sopravvento.

Reflection on two ideas riporta tutto al pianoforte solo, ma con un clima diverso. Qui si sente una tensione più evidente: momenti più chiari e aperti si alternano ad altri più scuri e frammentati. È come se il brano seguisse un pensiero che cambia direzione di continuo, senza arrivare a una conclusione definitiva.

Con Suddenly Life torna il trio e cresce anche l’energia. Il brano ha una spinta più diretta, un senso di urgenza che però resta sempre sotto controllo. I tre strumenti si muovono insieme con attenzione, costruendo una tensione che resta viva dall’inizio alla fine.

Nina è uno dei momenti più intimi del disco. La scrittura è semplice, essenziale, e lascia spazio a una melodia delicata, senza forzature. È un brano che arriva in modo diretto, proprio perché non cerca di aggiungere troppo.

In Mirage of Resonance il suono si fa più ampio e sospeso. Il lavoro sulle risonanze e sulle vibrazioni crea un’atmosfera quasi sfuggente, come se quello che si ascolta non fosse mai completamente fermo. È un brano che gioca molto sulla percezione.

Miniature porta il trio in una dimensione ancora più libera. Qui non c’è una struttura evidente: tutto si basa sull’ascolto reciproco e su piccoli dettagli. Ogni suono, anche il più breve, ha un ruolo preciso dentro un equilibrio che si costruisce momento per momento.

Con Glitter cambia di nuovo l’energia. Il trio si muove in modo più deciso, con una spinta più evidente, quasi luminosa. Dopo i momenti più sospesi, è come una ripartenza, più dinamica ma sempre controllata.

La chiusura arriva con Nina (piano and voice version), che riprende il brano precedente in una forma ancora più essenziale. Qui entra anche la voce, ma senza parole: solo suoni, respiri, risonanze. È un finale molto intimo, che non chiude davvero il disco, ma lo lascia dissolversi lentamente.

Annalisa De Feo

Registrato in un solo giorno, Life mantiene una coerenza interna molto forte. Si avverte quella sensazione di “atto unico”, di qualcosa che accade senza possibilità di ritorno o correzione. Questo contribuisce a dare al disco una tensione particolare, mai artificiale.

È un lavoro che non cerca scorciatoie: si prende il tempo per costruire un linguaggio, per esplorare le sue possibilità, per stare dentro le contraddizioni senza risolverle troppo in fretta.

E forse è proprio qui che il disco funziona meglio: nel tenere insieme controllo e libertà, idea e istinto, senza scegliere una sola direzione.

Un ascolto che richiede attenzione, ma che restituisce molto, soprattutto a chi è disposto a lasciarsi attraversare più che guidare.

Track listPrélude, Arabesque, Reflection on two ideas, Suddenly Life, Nina, Mirage of Resonance, Miniature, Glitter, Nina (piano and voice version) 

Tutte le composizioni sono di Annalisa De Feo
Arrangiamenti di Annalisa De Feo, Dario Miranda, Ermanno Baron (Arabesque, Suddenly Life, Nina, Miniature, Glitter)

Annalisa De Feo: pianoforte, voce, oggetti
Dario Miranda: contrabbasso
Ermanno Baron: batteria

Registrato presso Abbey Rocchi Studios, Roma
Missaggio e mastering: Nick Valente

Produzione: Filibusta Records
Distribuzione fisica: I.R.D.
Distribuzione digitale: Altafonte Italia

Foto di copertina: Marco Teodonio
Foto interne: Marcello Scopelliti
Graphic design: Luca Viani
 

English version

 Annalisa De Feo – Life (Filibusta Records, 2026)

An intimate journey through breath, silences and impulses taking shape in sound 

Last year I had already written about Annalisa De Feo on the occasion of Tech Humana (read here), the project by DOS Duo Onirico Sonoro shared with cellist Livia De Romanis.

Today I find her again with Life, recently released by Filibusta Records, her first solo work, placing her in a different dimension, more exposed and at the same time more intimate. A shift that does not mark a break, but rather a clearer focus of her language.

Here the piano becomes both centre and origin, yet it is never isolated: it opens up, engages in dialogue, breathes together with Dario Miranda on double bass and Ermanno Baron on drums. It is precisely in this ever-shifting balance that the album finds its direction, moving between compositional rigour and freedom, structure and possibility.

One of the most interesting aspects of Life is the way writing and improvisation coexist. The compositions are built like solid architectures, almost as if drawing a clear perimeter. But inside that perimeter something else happens: deviations, subtle fractures, sudden openings.

Improvisation does not destroy form; it questions it. It bends it, transforms it, exposes it to risk. Within this space emerges a highly conscious timbral exploration: extended techniques, use of silence, micro-variations that bring the language closer to certain practices of contemporary music.

At the same time, jazz appears more as an attitude than a declared style: it is in mutual listening, in the handling of time, in the relationships between the musicians that the deeper meaning of the record is built.

The journey of Life begins with Prélude, which feels less like an introduction and more like a true starting point. The piano moves gently, among light sounds and pauses, as if searching for a path. It is a first breath—delicate, yet already full of possibility.

With Arabesque, also released as a single, the sound opens into dialogue with double bass and drums and immediately begins to move. There is no fixed line to follow: the piece unfolds through small shifts, curves, and interlocking gestures between the instruments. The musicians constantly interact, without any of them truly taking control.

Reflection on two ideas brings everything back to solo piano, but in a different atmosphere. Here a stronger tension emerges: brighter, more open moments alternate with darker, more fragmented ones. It feels like a thought constantly changing direction, without ever reaching a final conclusion.

With Suddenly Life, the trio returns and the energy grows. The piece has a more direct drive, a sense of urgency that remains carefully controlled. The three instruments move together with precision, building a tension that stays alive from beginning to end.

Nina is one of the most intimate moments of the album. The writing is simple and essential, leaving space for a delicate melody without any excess. It comes through in a direct way precisely because it does not try to add too much.

In Mirage of Resonance, the sound becomes wider and suspended. The work on resonances and vibrations creates an almost elusive atmosphere, as if what we hear is never fully still. It is a piece that plays heavily on perception.

Miniature brings the trio into an even more open space. Here there is no clear structure: everything relies on mutual listening and small details. Every sound, even the briefest, has a precise role within a balance that is built moment by moment.

With Glitter, the energy shifts again. The trio moves with more determination, with a clearer drive, almost luminous. After the more suspended sections, it feels like a restart—more dynamic, yet still controlled.

The closing track is Nina (piano and voice version), which revisits the previous piece in an even more essential form. Here the voice appears, but without words: only sounds, breaths, resonances. It is a deeply intimate ending that does not really close the album, but lets it slowly dissolve.

Recorded in a single day, Life maintains a very strong internal coherence. There is a sense of “one single act,” something happening without the possibility of correction or return. This gives the album a particular tension, never artificial.

It is a work that avoids shortcuts: it takes its time to build a language, to explore its possibilities, to remain within contradictions without rushing to resolve them.

And perhaps this is where the record works best: in holding together control and freedom, idea and instinct, without settling on a single direction.

An attentive listening experience, but one that gives a lot back—especially to those willing to be carried rather than guided.

Track list: Prélude, Arabesque, Reflection on two ideas, Suddenly Life, Nina, Mirage of Resonance, Miniature, Glitter, Nina (piano and voice version)

All compositions by Annalisa De Feo
Arrangements by Annalisa De Feo, Dario Miranda, Ermanno Baron (Arabesque, Suddenly Life, Nina, Miniature, Glitter)

Annalisa De Feo: piano, voice, objects
Dario Miranda: double bass
Ermanno Baron: drums

Recorded at Abbey Rocchi Studios, Rome
Mixing and mastering: Nick Valente

Produced by Filibusta Records
Physical distribution: I.R.D.
Digital distribution: Altafonte Italia

Cover photo: Marco Teodonio
Inner photos: Marcello Scopelliti
Graphic design: Luca Viani