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| Mariano Bulligan – VII Stazione - Hiroshima |
Mariano Bulligan – VII Stazione - Hiroshima ( ZEIT – Jellyfish Label , 2023 / 2026)
Tra presenza e dissolvenza, il suono resta in bilico, senza mai fissarsi
Originariamente pubblicato in digitale nel 2023, VII Stazione – Hiroshima arriva finalmente anche in formato CD, portando su supporto fisico la colonna sonora dell’omonimo film dedicato al centenario della nascita di Luigi Candoni, drammaturgo friulano. Un progetto che nasce dentro una dimensione teatrale e cinematografica insieme, co-prodotto da Teatri Stabil Furlan, Teatro Nuovo Giovanni da Udine e Associazione Luigi Candoni, in collaborazione con il Far East Film Festival.
Il lavoro di Mariano Bulligan (composizione, violoncello, violoncello elettrico, voce, percussioni ed elettronica) si sviluppa come una scrittura sonora stratificata, lontana da qualsiasi idea di colonna sonora illustrativa. Nove brani costruiscono un percorso emotivo e concreto dal punto di vista sonoro, dove elettronica, world fusion e pulsazioni più funk convivono in uno spazio sempre instabile, quasi in continua trasformazione.
Dentro questo tessuto entrano strumenti e presenze che diventano parte attiva della narrazione: violoncelli, voce, violoncello elettrico, shakuhachi, flauto traverso, bansuri e sintetizzatori, insieme alle installazioni sonore in bronzo dello scultore Luciano Ceschia e al mini synth BitBeatBot costruito da Alberto Novello (Jestern), che introduce una componente artigianale e sperimentale molto riconoscibile.
La presenza di Veronika Vitazkova ai fiati aggiunge una dimensione più lirica e aperta, con un respiro che arriva da esperienze orchestrali importanti, anche sotto la direzione di Ennio Morricone e in produzioni internazionali tra Disney, Pixar e Hollywood registrate allo Synchron Stage di Vienna.
Dopo l’incipit quasi “documentario” di Good Morning Hiroshima & Nagasaki, che apre il lavoro con un taglio più evocativo che narrativo, il passaggio a It’s a Long Way to Hiroshima (con Massimo Somaglino alla voce) è già una deviazione netta: la durata brevissima e la voce quasi sospesa non sviluppano un discorso, ma una frattura, come un pensiero interrotto dentro la memoria.
Uno dei nodi centrali del disco è sicuramente Anime e Sensi, di Colpa, dove la presenza di Veronika Vitazkova apre il linguaggio verso una dimensione più lirica ma inquieta. I fiati non decorano, ma sembrano lavorare sulle crepe emotive del materiale sonoro, mentre l’elettronica resta sempre in tensione, mai risolta.
Altro passaggio importante è Submersus Jacet Japhaon, ancora con la Vitazkova: qui il discorso si fa più stratificato, quasi sommerso. Il suono non avanza, ma affonda, e la scrittura sembra spostarsi verso una dimensione più archeologica che narrativa, come se il brano scavasse invece di raccontare.
Da segnalare anche No Perdonin / We Don’t Forgive, che introduce una svolta più netta nel percorso del disco. Qui la scrittura si fa più essenziale e tesa, con un’elettronica che lavora per sottrazione e una componente acustica che non trova mai un punto di conciliazione. Un passaggio ruvido e interiore, dove il titolo si riflette direttamente nel carattere del suono, senza mediazioni.
Il disco prosegue con La Scala, che si inserisce come un passaggio intermedio più che come episodio compiuto. Il brano si sviluppa per frammenti essenziali, in una progressione che non punta alla definizione ma alla tensione continua. L’idea di salita resta implicita, trasformata in un movimento instabile fatto di accenni e sospensioni, come se il suono cercasse un appoggio senza mai trovarlo davvero. Un momento di transito che non chiude, ma apre ulteriormente il percorso.
Kokura Rain è probabilmente uno dei centri emotivi del disco: quasi nove minuti in cui il tempo si dilata e la materia sonora diventa più fluida. Qui la componente elettronica e quella acustica non si contrappongono più, ma si mescolano in una sorta di pioggia continua, coerente con il titolo, dove tutto sembra perdere contorno.
A questo punto l’ingresso in Floating on a Sunken Sign funziona davvero come uscita teatrale dal percorso: la voce e le bio-elettroniche di Bulligan riportano tutto su un piano più umano e performativo, quasi sospeso tra presenza e dissoluzione, mentre il suono si apre a una dimensione finale che sembra già oltre la narrazione. La bonus track Kimono Under My Skin chiude lateralmente, senza chiudere davvero: una traccia che sembra più una ferita aperta che un finale.
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| Mariano Bulligan |
Nel suo insieme, VII Stazione – Hiroshima si impone come un lavoro che supera la funzione di semplice colonna sonora, trasformandosi in un organismo sonoro autonomo, capace di evocare visioni, spazi e tensioni anche lontano dallo schermo. È una scrittura che vive di stratificazioni e contrasti, tra materia acustica ed elettronica, tra teatro e sperimentazione, tra memoria e dissolvenza.
Un lavoro che regge e funziona anche senza il supporto delle immagini, trovando nella sola dimensione sonora una sua piena autonomia narrativa, capace di restare addosso all’ascolto come un’esperienza più che come un accompagnamento.
Track list: Good Morning Hiroshima & Nagasaki, It’s a Long Way to Hiroshima, Anime e Sensi, di Colpa / Souls and Feelings, of Guilty, Submersus Jacet Japhaon, No Perdonin / We Don’t Forgive, La Scala, Kokura Rain, Floating on a Sunken Sign, Kimono Under My Skin (Bonus Track)
Colonna sonora originale di Mariano Bulligan
Film girato e diretto da Mike Tessari
Tratto dall’opera teatrale “Via Crucis - Ora Zero”
di Luigi Candoni
Produzione musicale di Mariano Bulligan
Foto di copertina di Mike Tessari
Artwork di Gabriele Donada
Maschera nella foto di copertina di Brat Teatro
Booklet di Mariano Bulligan
Da un’idea originale di Massimo Somaglino
English version
Mariano Bulligan – VII Stazione - Hiroshima ( ZEIT – Jellyfish Label , 2023 / 2026)
Between presence and dissolution, sound remains suspended, never fully settling
Originally released digitally in 2023, VII Stazione – Hiroshima finally arrives on CD, bringing the original soundtrack of the film dedicated to the centenary of Friulian playwright Luigi Candoni to physical format. A project that unfolds between theatre and cinema, co-produced by Teatri Stabil Furlan, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, and Associazione Luigi Candoni, in collaboration with the Far East Film Festival.
Mariano Bulligan’s work (composition, cello, electric cello, voice, percussion and electronics) develops as a layered sonic writing, far from any illustrative idea of a soundtrack. Nine tracks build an emotional and concrete sonic journey, where electronics, world fusion and more funk-driven pulses coexist in a space that remains unstable, almost in continuous transformation.
Within this framework, instruments and presences become active narrative elements: cellos, voice, electric cello, shakuhachi, flute, bansuri and synthesizers, alongside the bronze sound installations by sculptor Luciano Ceschia and the BitBeatBot mini synth built by Alberto Novello (Jestern), introducing a highly distinctive handcrafted and experimental layer.
The presence of Veronika Vitazkova on winds adds a more lyrical and open dimension, carrying a breath shaped by major orchestral experiences, including work under Ennio Morricone and international productions for Disney, Pixar and Hollywood recorded at Synchron Stage Vienna.
After the almost “documentary” opening of Good Morning Hiroshima & Nagasaki, which introduces the work in a more evocative than narrative way, the transition to It’s a Long Way to Hiroshima (feat. Massimo Somaglino on vocals) is already a sharp deviation: its brief duration and suspended voice do not develop a discourse, but a fracture, like a thought interrupted within memory.
One of the central nodes of the album is Anime e Sensi, di Colpa / Souls and Feelings, of Guilty, where Veronika Vitazkova pushes the language towards a more lyrical yet uneasy dimension. The winds do not decorate; instead, they work through the emotional cracks of the sonic material, while electronics remain in constant tension, never resolved.
Another key passage is Submersus Jacet Japhaon, again with Vitazkova: here the discourse becomes more stratified, almost submerged. The sound does not move forward but sinks, and the writing shifts towards a more archaeological than narrative dimension, as if the piece were excavating rather than telling.
Also worth highlighting is No Perdonin / We Don’t Forgive, which introduces a clearer turning point in the album’s trajectory. The writing becomes more essential and tense, with electronics working through subtraction and an acoustic component that never finds reconciliation. A rough, inward passage where the title is directly reflected in the sonic character, without mediation.
The album continues with La Scala, which functions more as an intermediate threshold than a fully formed episode. The piece unfolds in essential fragments, through a progression that does not aim for definition but for sustained tension. The idea of ascent remains implicit, transformed into an unstable movement made of hints and suspensions, as if the sound were searching for support without ever truly finding it. A transitional moment that does not close but further opens the path.
Kokura Rain is arguably one of the emotional centres of the album: almost nine minutes in which time expands and sonic matter becomes more fluid. Here electronic and acoustic components no longer oppose each other but merge into a continuous rain-like flow, faithful to the title, where everything gradually loses its contours.
At this point, the entrance into Floating on a Sunken Sign works as a truly theatrical exit from the journey: the voice and bio-electronics of Bulligan bring everything back to a more human and performative level, suspended between presence and dissolution, while the sound opens into a final dimension that already feels beyond narrative. The bonus track Kimono Under My Skin closes sideways, without really closing: a piece that feels more like an open wound than an ending.
Overall, VII Stazione – Hiroshima stands as a work that goes beyond the function of a traditional soundtrack, becoming an autonomous sonic organism capable of evoking visions, spaces and tensions even away from the screen. It is a form of writing shaped by stratification and contrast, between acoustic and electronic matter, between theatre and experimentation, between memory and dissolution.
A work that stands on its own even without the support of images, finding in sound alone its full narrative autonomy, capable of lingering in the listener’s perception as an experience rather than an accompaniment.
Tracklist: Good Morning Hiroshima & Nagasaki, It’s a Long Way to Hiroshima, Anime e Sensi, di Colpa / Souls and Feelings, of Guilty, Submersus Jacet Japhaon, No Perdonin / We Don’t Forgive, La Scala, Kokura Rain, Floating on a Sunken Sign, Kimono Under My Skin (Bonus Track)
Original soundtrack by Mariano Bulligan
Film directed by Mike Tessari
Based on the theatrical work “Via Crucis - Ora Zero” by Luigi Candoni
Music production by Mariano Bulligan
Cover photo by Mike Tessari
Artwork by Gabriele Donada
Mask in cover photo by Brat Teatro
Booklet by Mariano Bulligan
From an original idea by Massimo Somaglino

