lunedì 11 maggio 2026

Quaderni di Alessandro Serravalle (2026): diario sonoro tra voce, memoria ed elettronica sperimentale | Redapolis Music

Alessandro Serravalle – Quaderni

Alessandro Serravalle – Quaderni (Zeit Interference / Lizard Records, 2026)

Elettronica, voce e silenzi dentro un paesaggio interiore

Ci sono dischi che nascono da un’idea musicale precisa e altri che prendono forma come conseguenza di un’urgenza più profonda, quasi inevitabile. Quaderni appartiene chiaramente a questa seconda dimensione. Alessandro Serravalle non costruisce un lavoro pensato per sostenere un racconto o per tradurre testi poetici in semplice spoken word con accompagnamento musicale: apre piuttosto uno spazio fragile, raccolto, quasi appartato, in cui memoria, voce e suono non hanno ruoli separati ma si influenzano continuamente, come materiali in movimento. È un ambiente sonoro che non illustra, non commenta e non accompagna, ma lascia emergere presenze, frammenti e tracce interiori in un equilibrio costantemente instabile tra scrittura e ascolto.

L’origine del progetto nasce dall’incontro con la voce di Marzia Postogna durante la trasmissione radiofonica La voce di Calliope, ideata da Marco Maria Tosolini. Da quell’ascolto prende forma un’idea che supera il semplice rapporto tra testo e musica: le parole, riascoltate in una voce diversa da quella dell’autore, perdono il legame esclusivo con chi le ha scritte e diventano altro. Non più solo scrittura, ma presenza concreta nel suono, corpo che vibra nello spazio, materia emotiva che esiste unicamente nell’atto dell’ascolto.

Su queste basi prende forma un lavoro costruito attraverso elettronica, onde sinusoidali, manipolazioni sonore e chitarre trasformate fino a perdere ogni riconoscibilità e diventare materia astratta. La voce recitante è quella di Marzia Postogna, mentre ritmi spezzati, missaggio e mastering sono affidati a Gian Pietro Seravalle.

Pubblicato da Zeit Interference e Lizard Records, Quaderni attraversa territori che sfiorano l’ambient più inquieta, l’improvvisazione elettroacustica e certa ricerca sperimentale europea, ma senza mai cercare un’identità di genere precisa. Serravalle lavora piuttosto sulla percezione: sui vuoti, sulle sospensioni, sui dettagli timbrici che emergono lentamente e modificano il modo di ascoltare ciò che accade intorno.

Bambino entra subito nel cuore del disco senza spiegare nulla e senza costruire una storia lineare. È più una sensazione che un racconto, come qualcosa che affiora dalla memoria senza mai mettersi davvero a fuoco. L’elettronica resta leggera, quasi distante, mentre i rumori sembrano pezzi di ricordi che tornano a galla in modo frammentato. La voce recitante di Marzia Postogna si muove dentro questo spazio con grande naturalezza, senza mai forzare il tono o cercare centralità: è una presenza che attraversa il suono e lo abita, senza trasformarsi in canto o in melodia.

Ancora Zwischen Dasein è uno dei momenti più sospesi del lavoro. Qui la parola sembra galleggiare dentro un paesaggio sonoro sospeso, fatto di onde elettroniche, silenzi e timbri deformati. Non c’è mai la volontà di spiegare o descrivere: il brano resta aperto, ambiguo, e proprio in questa instabilità trova la propria forza.

Anche Pachea a Sarvignan lavora sull’evocazione più che sulla rappresentazione. Il riferimento territoriale suggerito dal titolo non viene mai tradotto in immagine concreta; resta piuttosto una memoria laterale, qualcosa che vive nei vuoti e nelle pause più che nei suoni stessi.

Saggezza vegetale introduce invece una dimensione ancora più contemplativa. Qui il suono sembra rallentare fino quasi a fermarsi, lasciando emergere piccoli dettagli timbrici e movimenti sotterranei. Serravalle costruisce un ambiente fragile e organico, dove elettronica e strumenti acustici si confondono lentamente. È uno dei brani in cui il disco mostra con maggiore evidenza la sua capacità di trasformare il silenzio in parte integrante della composizione.

Arbui ta fumata, costruita anche sui ritmi spezzati di Gian Pietro Seravalle, è probabilmente il brano che mostra più chiaramente il lato fisico del disco. La componente ritmica non genera movimento lineare ma tensione interna, come se il suono procedesse per scarti nervosi e improvvise compressioni. L’assenza della voce rende tutto ancora più astratto e quasi claustrofobico.

In Skepsis emerge invece il lato più libero e improvvisativo dell’opera. Qui Serravalle sembra lasciare che siano direttamente i suoni a decidere la direzione del brano. Elettronica e rumori si intrecciano continuamente, senza seguire una struttura precisa ma riuscendo comunque a mantenere un senso unitario. È una musica che non fa da semplice sottofondo, ma prova piuttosto a portare l’ascoltatore dentro un’atmosfera mentale ed emotiva molto particolare.

Io? chiude il disco senza realmente chiuderlo. La domanda del titolo resta sospesa dentro un ambiente sonoro rarefatto, quasi immobile. La voce di Marzia Postogna ritorna come traccia fragile, umana, mentre l’elettronica sembra guardare contemporaneamente verso il passato e verso qualcosa che ancora non esiste. È una conclusione che non risolve nulla e probabilmente non vuole farlo.

Alessandro Serravalle

Quaderni resta così un lavoro profondamente personale, quasi appartato, che sembra nascere dal bisogno di conservare frammenti di memoria prima che svaniscano. Alessandro Serravalle trasforma voce, rumore, silenzio ed elettronica in elementi emotivi, costruendo un ascolto che non procede mai in linea retta ma per immagini interiori, intuizioni e piccole fratture sonore.

È un disco che richiede tempo e attenzione, perché non offre punti d’appoggio immediati né cerca di rassicurare chi ascolta. Proprio per questo riesce a lasciare una traccia sottile ma persistente. Alla fine rimane la sensazione di aver attraversato pagine intime, non scritte per essere spiegate fino in fondo, ma semplicemente condivise. Un lavoro fragile, inquieto e umano, che trova la sua forza nella libertà di restare aperto, incompleto e profondamente vivo.

Tracklist: Bambino, Ancora Zwischen Dasein, Pachea a Sarvignan, Saggezza vegetale, Arbui ta fumata (Bassa Friulana), Skepsis, Io? 

 English version

Alessandro Serravalle – Quaderni (Zeit Interference / Lizard Records, 2026) 

Electronic soundscapes, voice and silence within an inner landscape 

There are albums that are born from a clear musical idea, and others that take shape as the result of a deeper, almost unavoidable inner urgency. Quaderni clearly belongs to this second category. Alessandro Serravalle does not build a work meant to support a narrative or to turn poetry into simple spoken word with musical accompaniment: instead, he opens a fragile, intimate, almost secluded space in which memory, voice and sound are not separate elements but constantly influence one another, like materials in motion. It is a sonic environment that does not illustrate, comment or accompany, but allows presences, fragments and inner traces to emerge in a constantly unstable balance between writing and listening.

The origin of the project lies in the encounter with the voice of Marzia Postogna during the radio programme La voce di Calliope, conceived by Marco Maria Tosolini. From that listening experience, an idea takes shape that goes beyond the simple relationship between text and music: words, heard again in a voice different from the author’s, lose their exclusive link to whoever wrote them and become something else. No longer just writing, but concrete presence in sound, a body vibrating in space, emotional matter that exists only in the act of listening.

On these foundations, a work emerges built through electronic processes, sine waves, sound manipulations and guitars transformed beyond recognition into abstract material. The spoken voice is that of Marzia Postogna, while broken rhythms, mixing and mastering are handled by Gian Pietro Seravalle.

Released by Zeit Interference and Lizard Records, Quaderni moves across territories that brush against darker forms of ambient music, electroacoustic improvisation and strands of European experimental research, without ever settling into a fixed genre identity. Serravalle instead focuses on perception: on emptiness, suspension, and timbral details that slowly emerge and reshape the way the surrounding sound is perceived.

“Bambino” immediately draws the listener into the heart of the album without explanation or linear narrative. It is more a sensation than a story, something that surfaces from memory without ever fully coming into focus. The electronics remain light and distant, while the noises feel like scattered fragments of recollection rising to the surface in broken form. The spoken voice of Marzia Postogna moves naturally within this space, never forcing emphasis or seeking centrality: it is a presence that inhabits the sound without becoming song or melody.

“Ancora Zwischen Dasein” is one of the most suspended moments in the work. Here, words seem to float within a suspended sonic landscape made of electronic waves, silence and deformed timbres. There is never any attempt to explain or describe: the piece remains open and ambiguous, and it is precisely in this instability that its strength lies.

“Pachea a Sarvignan” also works through evocation rather than representation. The territorial reference suggested by the title is never translated into a concrete image; it remains instead a lateral memory, something that lives more in gaps and pauses than in sound itself.

“Saggezza vegetale” introduces a more contemplative dimension. Here the sound seems to slow down almost to stillness, allowing small timbral details and underground movements to emerge. Serravalle builds a fragile, organic environment where electronics and acoustic elements gradually blend. It is one of the tracks in which the album most clearly reveals its ability to turn silence into an active compositional element.

“Arbui ta fumata”, also shaped by broken rhythms by Gian Pietro Seravalle, is perhaps the most physical piece on the album. The rhythmic component does not create linear movement but inner tension, as if the sound advanced through nervous shifts and sudden compressions. The absence of voice makes everything even more abstract and almost claustrophobic.

In “Skepsis” the more free and improvisational side of the work emerges. Here Serravalle seems to let the sounds themselves decide the direction of the piece. Electronics and noises intertwine continuously, without following a precise structure, yet still managing to form a coherent whole. It is music that does not act as background, but rather draws the listener into a very specific mental and emotional atmosphere.

“Io?” closes the album without truly closing it. The question in the title remains suspended within a rarefied, almost still sonic environment. The voice of Marzia Postogna returns as a fragile, human trace, while the electronics seem to look both backward and toward something that has not yet arrived. It is an ending that resolves nothing and likely does not intend to.

Quaderni thus remains a deeply personal, almost secluded work, born from the need to preserve fragments of memory before they fade. Serravalle transforms voice, noise, silence and electronics into emotional matter, creating a listening experience that never moves in a straight line but through inner images, intuitions and small sonic fractures.

It is an album that demands time and attention, as it offers no immediate footholds and does not seek to reassure the listener. Precisely for this reason, it leaves a subtle but persistent trace. In the end, what remains is the feeling of having moved through intimate pages, not written to be fully explained, but simply shared. A fragile, restless and human work that finds its strength in the freedom to remain open, incomplete and deeply alive.

Tracklist: Bambino, Ancora Zwischen Dasein, Pachea a Sarvignan, Saggezza vegetale, Arbui ta fumata (Bassa Friulana), Skepsis, Io?