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Green Asphalt - Green Asphalt |
Green Asphalt - Green Asphalt (McBuddha Records, 2022)
Un viaggio sonoro tra ironia, malinconia e raffinatezza prog
Ci sono dischi che arrivano dopo anni di gestazione, quasi a voler sedimentare idee, suoni, influenze fino a quando non trovano la forma giusta. Green Asphalt, il progetto del musicista svedese Dan Bornemark, è uno di questi: diciassette anni di scrittura, esperimenti, revisioni, fino a raggiungere un equilibrio che oggi si presenta in sette brani capaci di unire eredità prog, spirito canterburiano e una vena ironica che stempera le complessità.
Il riferimento ai Gentle Giant è inevitabile – Dan Bornemark è stato a lungo parte della tribute band On Reflection – ma ciò che sorprende è come questo album non si limiti a un semplice esercizio di stile. Dentro c’è un’anima propria, una leggerezza che attraversa arrangiamenti complessi senza mai risultare ostentata.
La formazione che dà vita al disco vede Dan Bornemark alla voce principale, tastiere e chitarra acustica, affiancato da Niklas Ekelund alla chitarra, Björn Claeson a flauto e sax, Bengt Baadtoft Johnson alla batteria, con le voci di Hjördis Bornemark, Signe Bornemark e Helena Josefsson a intrecciarsi e ad arricchire le trame vocali. Un ensemble compatto e variegato, capace di fondere precisione e calore, regalando a ogni brano un colore diverso e rendendo l’album un mosaico sonoro ricco di sfumature.
Il brano d’apertura, The Green Asphalt, mette subito in chiaro la natura del disco: un intreccio di folk e atmosfere canterburiane che scorrono con naturalezza, sostenute da una scrittura fluida e da voci che sanno farsi leggere e luminose.
Con ’Xcuse Me emerge la parte più giocosa e ironica del progetto, una leggerezza che non rinuncia però alla cura dei dettagli, e che riesce a trasformare un brano complesso in qualcosa di immediato e piacevole da seguire.
Walking Her Dog porta invece in un territorio diverso: il tono si fa nostalgico, intimo, con una malinconia che non pesa mai, anzi, diventa spunto per aperture inattese, piccoli cambi di direzione che arricchiscono senza interrompere il flusso melodico. È un passaggio che colpisce nel profondo, tra i momenti più emozionanti dell’album.
Tra le tracce più sorprendenti c’è She’s a Cow, dove due voci si alternano in un gioco di prospettive tanto ironico quanto sottile. Dietro l’apparente leggerezza si avverte la mano di una scrittura raffinata, capace di unire intelligenza e delicatezza senza mai scivolare nel banale.
Con Suit Yourself il percorso si fa più denso e stratificato, i suoni si addensano e mostrano una parte più ruvida, mentre 200 Girls si apre a suggestioni luminose, con un’energia che vibra di rimandi e invenzioni, sempre sorretta da un gusto melodico sicuro.
Il gran finale è Time in Your Face: oltre dieci minuti di teatralità e respiro narrativo, una sorta di viaggio musicale che accompagna l’ascoltatore passo dopo passo, come un racconto che cresce e si trasforma. È qui che la maturità compositiva di Bornemark si rivela pienamente, con la capacità di dare forma a un intreccio complesso senza mai appesantirlo, mantenendo sempre viva la tensione e la curiosità.
Ciò che colpisce, al di là delle singole tracce, è il calore del suono, quella chiarezza cristallina che riesce a dare spazio a ogni dettaglio strumentale e vocale. Spiccano le voci di Dan Bornemark, di Helena Josefsson e delle figlie Signe e Hjördis, che regalano sfumature inaspettate e intensità emotiva.
Green Asphalt è un lavoro che sorprende per varietà e coerenza: un disco che sa essere accessibile e allo stesso tempo ricco di sfumature, capace di divertire e di emozionare. Non un esercizio di stile, ma un percorso sonoro autentico, che invita all’ascolto attento e che lascia la sensazione di aver preso parte a un viaggio musicale unico.
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Green Asphalt |
Track list:
The Green Asphalt
’Xcuse Me
Walking Her Dog
She’s a Cow
Suit Yourself
200 Girls
Time in Your Face
English version
Green Asphalt - Green Asphalt (McBuddha Records, 2022)
A sonic journey of irony, melancholy, and prog refinement
There are albums that take years to come to life, almost as if ideas, sounds, and influences need time to settle before finding their true form. Green Asphalt, the project of Swedish musician Dan Bornemark, is one of them: seventeen years of writing, experimentation, and revision, culminating in seven tracks that blend prog heritage, Canterbury-inspired spirit, and a subtle touch of irony that tempers complexity.
The Gentle Giant influence is inevitable—Bornemark was long part of the tribute band On Reflection—yet what surprises is how this album goes far beyond a simple exercise in style. It has its own soul, a lightness that flows through complex arrangements without ever feeling forced or ostentatious.
The lineup bringing the album to life features Dan Bornemark on lead vocals, keyboards, and acoustic guitar, accompanied by Niklas Ekelund on guitar, Björn Claeson on flute and saxophone, Bengt Baadtoft Johnson on drums, with the voices of Hjördis Bornemark, Signe Bornemark, and Helena Josefsson weaving together to enrich the vocal textures. A cohesive and varied ensemble, capable of blending precision and warmth, giving each track its own color and making the album a rich, multifaceted sonic mosaic.
The opening track, The Green Asphalt, immediately establishes the character of the album: a seamless blend of folk and Canterbury-flavored atmospheres, supported by fluid arrangements and airy, luminous vocals.
’Xcuse Me brings out the more playful and ironic side of the project, a lightness that never compromises attention to detail, transforming a complex composition into something immediately engaging and enjoyable.
Walking Her Dog moves into a different territory: the tone becomes nostalgic and intimate, with a melancholy that never feels heavy, instead opening the door to unexpected turns and subtle shifts that enrich the melodic flow. It’s one of the album’s most emotionally affecting moments.
Among the standout tracks is She’s a Cow, where two voices alternate in a clever and ironic game of perspectives. Beneath the apparent lightness, the sophistication of the songwriting is evident, combining intelligence and delicacy without ever becoming banal.
Suit Yourself adds density and layers, with a slightly rougher sound, while 200 Girls opens up to luminous suggestions, an energy vibrating with invention, always anchored by a confident melodic sense.
The grand finale, Time in Your Face, spans over ten minutes of theatricality and narrative breadth, a musical journey guiding the listener step by step, like a story that grows and transforms. Here, Bornemark’s compositional maturity fully reveals itself, shaping complex structures without ever weighing them down, maintaining tension and curiosity throughout.
Beyond the individual tracks, what stands out is the warmth of the sound, that crystalline clarity that gives space to every instrumental and vocal detail. The voices of Dan Bornemark, Helena Josefsson, and his daughters Signe and Hjördis shine, adding unexpected nuances and emotional intensity.
Green Asphalt is an album that impresses with both variety and coherence: accessible yet layered, capable of entertaining and moving. Not a mere exercise in style, but an authentic sonic journey that invites attentive listening, leaving the feeling of having been part of a unique musical adventure.
Track list:
The Green Asphalt
’Xcuse Me
Walking Her Dog
She’s a Cow
Suit Yourself
200 Girls
Time in Your Face