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| Enten Eller + Gianluigi Trovesi - Ελπίδα (Elpida) |
Enten Eller + Gianluigi Trovesi - Ελπίδα (Elpida) (Dodicilune, 2026)
Dentro il movimento continuo di un jazz che non cerca approdo
Seguo ormai da qualche anno le traiettorie musicali di Massimo Barbiero attraverso i suoi progetti e le numerose collaborazioni, e ogni volta si ha la sensazione di entrare in un universo coerente ma mai ripetitivo, sempre in movimento.
Pubblicato da Dodicilune, Ελπίδα (Elpida) dà la sensazione di un gruppo che continua ancora oggi a cercare, senza rifugiarsi dentro formule rassicuranti o identità già definite. Gli Enten Eller suonano come una formazione che conosce profondamente il proprio linguaggio, ma che sceglie comunque di lasciarsi attraversare dall’imprevisto, dal rischio e da una libertà espressiva mai del tutto addomesticata. Qui scrittura e improvvisazione convivono in modo naturale, dentro un movimento continuo che sembra non voler trovare un vero punto d’arrivo.
La storia degli Enten Eller attraversa ormai quasi quarant’anni di musica e ricerca. Il progetto nasce nella seconda metà degli anni Ottanta da un’idea dello stesso Barbiero, allora poco più che ventenne, già orientato verso un jazz aperto alla sperimentazione e al dialogo con linguaggi differenti. Accanto a lui, fin dagli inizi, il chitarrista Maurizio Brunod, compagno di un percorso costruito nel tempo attraverso collaborazioni, progetti paralleli e una comune attenzione per la ricerca timbrica e improvvisativa.
L’attuale assetto con la tromba ed il filicorno di Alberto Mandarini ed il contrabbasso di Giovanni Maier si consolida alla fine degli anni Novanta e rappresenta una delle configurazioni più solide e riconoscibili del gruppo. Una formazione capace di mantenere una forte identità pur aprendosi continuamente a incontri esterni, trasformando ogni collaborazione in un’occasione di espansione del proprio linguaggio musicale.
Nel corso degli anni gli Enten Eller hanno infatti intrecciato il proprio cammino con musicisti provenienti da esperienze molto diverse, da Tim Berne a Achille Succi, passando per Lauro Rossi, Javier Girotto e Iva Bittová. Collaborazioni che non hanno mai alterato la natura del gruppo, ma che al contrario ne hanno ampliato prospettive, colori e possibilità espressive.
Dentro questo percorso si inserisce oggi la presenza di Gianluigi Trovesi, che qui non appare come semplice ospite, ma come interlocutore ideale. Le sue ance attraversano il disco con naturalezza, portando dentro la musica frammenti di memoria popolare, ironia, improvvise aperture liriche e deviazioni imprevedibili. È un dialogo continuo, mai decorativo, che sembra alimentare ulteriormente la tensione creativa del quartetto.
La tromba e il flicorno di Mandarini lavorano spesso per sottrazione, alternando slanci melodici e aperture più astratte, mentre la chitarra di Brunod costruisce ambienti mobili, elettrici, a tratti quasi sospesi. Il contrabbasso di Maier tiene insieme il flusso con profondità e attenzione dinamica, lasciando a Barbiero il compito di guidare il respiro complessivo del disco attraverso una batteria che suggerisce traiettorie più che imporre ritmi.
Boule de Suif apre il disco con un andamento piuttosto quieto, quasi controllato, dentro cui però si percepisce subito una tensione sotterranea tra scrittura e libertà improvvisativa. Il gruppo procede con compattezza, ma senza rigidità: ogni strumento sembra prendersi il proprio spazio in modo naturale, come se il brano fosse una superficie condivisa più che una struttura fissa. Ne nasce un flusso vivo, attraversato da aperture e momenti in cui ogni strumento si ritaglia il proprio spazio.
7/13 accentua ulteriormente questo equilibrio instabile tra costruzione ritmica e movimento spontaneo. La tromba di Alberto Mandarini, le ance di Gianluigi Trovesi e la chitarra di Maurizio Brunod si prendono spazio dentro una struttura mobile, attraversata da continui cambi di direzione.
Con Enten Eller il quartetto sembra quasi riflettere sulla propria identità storica, alternando momenti più asciutti ad altri maggiormente aperti alla sospensione e all’interplay collettivo.
Alcides Mood lascia emergere invece una dimensione più atmosferica e aperta. La musica si distende e procede con maggiore ampiezza, muovendosi tra timbri e linee che si sviluppano con naturalezza.
In Noparietto, composizione di Trovesi, affiora quella particolare ironia musicale che da sempre caratterizza il suo linguaggio: linee oblique, deviazioni improvvise e un senso di leggerezza solo apparente, dietro cui si nasconde una costruzione estremamente lucida.
Non lo so lavora molto sulle dinamiche interne del gruppo. Ogni intervento sembra nascere dall’ascolto reciproco più che dalla volontà di imporsi, mantenendo il brano in una costante condizione di apertura.
Anche Aquarius evita qualsiasi prevedibilità, costruendo un paesaggio sonoro in continua trasformazione dove tensione e sospensione convivono senza mai trovare una vera stabilità.
Con Sud il disco si chiude lasciando una sensazione quasi narrativa, come se il viaggio restasse volutamente incompiuto. Il gruppo non cerca mai il virtuosismo esibito: preferisce continuare a muoversi dentro spazi aperti, dove il dialogo e la ricerca contano più delle certezze.
Registrato dal vivo nel dicembre 2025 al Grand Hotel Billia di Saint Vincent, Ελπίδα (Elpida) conserva una forte dimensione fisica e immediata. Si percepisce il respiro della performance, il rischio controllato dell’interplay, la libertà di musicisti che conoscono profondamente il proprio linguaggio ma continuano ancora a metterlo in discussione.
Più che un semplice incontro tra diverse esperienze del jazz italiano contemporaneo, Ελπίδα (Elpida) sembra trasformarsi in un percorso condiviso fatto di ascolto, ricerca e continua apertura verso nuove possibilità espressive. Gli Enten Eller e Gianluigi Trovesi costruiscono una musica che non sente il bisogno di irrigidirsi dentro formule riconoscibili o linguaggi prevedibili, ma che continua a muoversi liberamente tra scrittura, improvvisazione e memoria musicale europea. È proprio questa capacità di restare in equilibrio tra esperienza, rischio e libertà a dare al disco una vitalità autentica e mai semplicemente celebrativa.
Tracklist: Boule de Suif, 7/13, Enten Eller, Alcides Mood, Noparietto, Non lo so, Aquarius, Sud
English version
Enten Eller + Gianluigi Trovesi - Ελπίδα (Elpida) (Dodicilune, 2026)
Within the constant motion of a jazz that refuses to settle
I’ve been following the musical trajectories of Massimo Barbiero for several years now, through his projects and numerous collaborations, and each time there is the feeling of entering a coherent yet never repetitive universe, always in motion.
Released by Dodicilune, Ελπίδα (Elpida) feels like the work of a group that is still searching, refusing to retreat into reassuring formulas or clearly defined identities. Enten Eller sound like a band deeply aware of its own language, yet still willing to be carried by unpredictability, risk and a form of expressive freedom that has never been completely tamed. Here composition and improvisation coexist naturally, inside a continuous movement that seems unwilling to reach any definitive destination.
The history of Enten Eller now spans nearly forty years of music and exploration. The project was born in the second half of the 1980s from an idea by Barbiero himself, then barely in his twenties, already oriented toward a jazz language open to experimentation and dialogue with different musical forms. Alongside him from the very beginning was guitarist Maurizio Brunod, companion in a path developed over time through collaborations, parallel projects and a shared attention to timbral and improvisational research.
The current line-up, featuring the trumpet and flugelhorn of Alberto Mandarini and the double bass of Giovanni Maier, took shape in the late 1990s and represents one of the group’s most solid and recognizable configurations. A formation capable of preserving a strong identity while constantly opening itself to outside encounters, transforming every collaboration into an opportunity to expand its musical language.
Over the years, Enten Eller have crossed paths with musicians coming from very different experiences, from Tim Berne to Achille Succi, passing through Lauro Rossi, Javier Girotto and Iva Bittová. Collaborations that never altered the nature of the group, but instead broadened its perspectives, colors and expressive possibilities.
Within this ongoing journey comes the presence of Gianluigi Trovesi, who never appears here as a simple guest musician, but rather as the ideal interlocutor. His reeds move through the album naturally, bringing with them traces of folk memory, irony, sudden lyrical openings and unpredictable detours. It is a continuous exchange, never decorative, that seems to further feed the quartet’s creative tension.
Mandarini’s trumpet and flugelhorn often work through subtraction, alternating melodic momentum with more abstract openings, while Brunod’s guitar builds shifting, electric environments, at times almost suspended. Maier’s double bass holds the flow together with depth and dynamic sensitivity, leaving Barbiero to guide the overall breathing of the album through drumming that suggests trajectories rather than imposing rhythms.
Recorded live in December 2025 at the Grand Hotel Billia in Saint Vincent, Ελπίδα (Elpida) retains a strong physical and immediate dimension. You can feel the breath of the performance, the controlled risk of the interplay, the freedom of musicians who know their language deeply yet continue to question it.
More than a simple meeting between different experiences within contemporary Italian jazz, Ελπίδα (Elpida) becomes a shared journey built on listening, exploration and a constant openness toward new expressive possibilities. Enten Eller and Gianluigi Trovesi create music that feels no need to harden into recognizable formulas or predictable structures, continuing instead to move freely between composition, improvisation and European musical memory. It is precisely this ability to remain balanced between experience, risk and freedom that gives the album its authentic vitality, never merely celebratory.
Tracklist: Boule de Suif, 7/13, Enten Eller, Alcides Mood, Noparietto, Non lo so, Aquarius, Sud
Boule de Suif opens the album with a rather quiet, almost controlled pace, though beneath the surface there is already a subtle tension between composition and improvisational freedom. The group moves with cohesion but without rigidity: each instrument seems to claim its own space naturally, as if the piece were a shared surface rather than a fixed structure. What emerges is a living flow, shaped by openings and moments in which every instrument carves out its own place.
7/13 further intensifies this unstable balance between rhythmic construction and spontaneous movement. The trumpet of Alberto Mandarini, the reeds of Gianluigi Trovesi and the guitar of Maurizio Brunod each take their space within a shifting structure marked by constant changes of direction.
With Enten Eller, the quartet seems almost to reflect on its own historical identity, alternating drier passages with others more open to suspension and collective interplay.

