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| Perla Palmieri – My Jazz Identity |
Perla Palmieri – My Jazz Identity (Notami Jazz, Italia 2026)
Un’identità jazz tra voce, standard e scrittura originale
Con My Jazz Identity, Perla Palmieri costruisce un lavoro, pubblicato da Notami Jazz, che rappresenta una sintesi matura del proprio percorso artistico, tra studio, scrittura e ricerca vocale. Il disco nasce come definizione progressiva di una identità musicale personale, che prende forma attraverso standard, composizioni originali e una forte attenzione all’equilibrio tra voce e ensemble.
La formazione che accompagna la voce della Palmieri è centrale nella riuscita del progetto. Simone Bortolami alle chitarre classica ed elettrica, Giuseppe Dato al pianoforte, Alberto Zuanon al basso elettrico e contrabbasso e Max Verrillo alla batteria costruiscono un tessuto sonoro fluido e dinamico. La presenza del sassofonista Max Ionata aggiunge aperture timbriche e momenti di maggiore libertà improvvisativa.
Perla Palmieri è una cantante jazz, compositrice e arrangiatrice italiana attiva da oltre dieci anni nel panorama musicale. Nel suo percorso artistico ha sviluppato una ricerca personale sulla voce, sull’improvvisazione e sulla scrittura per ensemble jazz, elementi che caratterizzano anche il progetto My Jazz Identity.
Ha conseguito il Master in Canto Jazz con il massimo dei voti, presentando composizioni originali arrangiate e dirette da lei per un ensemble jazz di quindici elementi. Negli ultimi anni ha ottenuto diversi riconoscimenti importanti: nel 2023 ha ricevuto il Premio del Pubblico al Premio Internazionale Massimo Urbani e una borsa di studio per Nuoro Jazz; nel 2024 ha vinto il Premio del Pubblico al Premio Nazionale Chicco Bettinardi e il Premio Cassero d’Argento durante Marche in Vetrina. Dal 2025 ha inoltre intrapreso un percorso di laurea triennale in Pianoforte Jazz.
L’album alterna standard e composizioni originali mantenendo sempre una forte unità narrativa. Fin dall’inizio si percepisce la volontà di costruire un linguaggio personale, capace di muoversi tra tradizione jazzistica, melodia e sensibilità contemporanea. La voce di Palmieri evita ogni eccesso interpretativo e lavora soprattutto sulle sfumature, sul fraseggio e sull’intenzione emotiva dei brani. Anche nei momenti più tecnici il disco non perde mai il senso del racconto.
My Jazz Identity funziona soprattutto per questo equilibrio continuo tra ricerca e immediatezza. Il disco evita virtuosismi fini a sé stessi e preferisce costruire una relazione diretta attraverso ascolto reciproco, attenzione timbrica e autenticità interpretativa. Ne emerge il ritratto di un’artista che ha trovato una propria direzione espressiva precisa, trasformando anni di studio e ricerca in un lavoro maturo, personale e profondamente condivisibile.
Pure Imagination (Leslie Bricusse, Anthony Newley) apre My Jazz Identity come una soglia discreta nel mondo sonoro di Perla Palmieri. Lo standard viene accolto con naturalezza, quasi senza distanza tra interprete e materiale originale. La voce si muove con passo misurato, cercando una verità narrativa più che una definizione tecnica, mentre il pianoforte di Dato e il contrabbasso di Zuanon disegnano un ambiente morbido, che accoglie e accompagna.
Fascinating Rhythm (George Gershwin, Ira Gershwin) cambia subito energia e direzione. Il tempo si fa più nervoso, più brillante, ma sempre controllato. La voce dialoga con una sezione ritmica più presente, dove contrabbasso e batteria di Verrillo costruiscono un movimento costante, quasi pulsante, che sostiene e spinge il brano senza mai irrigidirlo. La chitarra di Bortolami entra nel disegno armonico con interventi leggeri ma incisivi, arrivando anche a un assolo che apre ulteriormente il flusso del brano senza spezzarne l’equilibrio.
My Camellia (Perla Palmieri) entra in una dimensione più raccolta e intima. La voce si fa più vicina, quasi confidenziale, mentre pianoforte e contrabbasso lavorano su spazi essenziali, lasciando respirare ogni frase. La sensazione è quella di un pensiero che prende forma lentamente, senza fretta.
500 Miles High (Chick Corea, Neville Potter) allarga improvvisamente lo spazio sonoro. La batteria di Verrillo e il contrabbasso di Zuanon costruiscono un flusso più libero, mentre la voce si muove dentro un tempo dilatato, quasi sospeso. Il pianoforte non guida, ma suggerisce, lasciando che l’ensemble respiri come un unico organismo. La chitarra di Bortolami emerge con maggiore evidenza, diventando uno degli elementi portanti del brano, tra aperture armoniche, colori più ampi e un ruolo decisivo nel dare profondità e movimento all’interplay complessivo.
Maiolica (Perla Palmieri) rappresenta uno dei momenti più riconoscibili del disco. La scrittura crea un equilibrio instabile ma controllato, dove la voce di Palmieri si appoggia su armonie mobili, costruite dal pianoforte e dalle chitarre. Il risultato è una musica che non si ferma mai in una forma definitiva, ma si ridefinisce continuamente nel suo stesso procedere.
È per Te (Perla Palmieri) riporta il racconto su un piano più diretto e luminoso. La voce si avvicina ulteriormente, mentre il pianoforte di Dato e il basso di Zuanon sostengono una linea melodica chiara, quasi cantabile. In questo contesto si inserisce il sax tenore di Max Ionata, presente con un ruolo ben definito e parte integrante del disegno espressivo del brano, dove il suo intervento amplifica la dimensione emotiva senza mai alterarne l’equilibrio complessivo. È un momento in cui la dimensione emotiva diventa più immediata, senza perdere profondità. Notevole anche il solo di chitarra classica di Bortolami, che aggiunge una sfumatura più raccolta e intimista al dialogo musicale.
Daahoud (Clifford Brown, Michele D’Ambrosio) riapre il legame con la tradizione jazzistica, ma lo fa attraverso un filtro personale. La voce si inserisce in un contesto più classico, mentre il sax di Max Ionata introduce un dialogo serrato ma sempre controllato, in cui l’interplay diventa parte del racconto stesso. Il brano respira tra memoria bop e sensibilità contemporanea.
La Terra Mia (Perla Palmieri) è uno dei momenti più evocativi del percorso. La voce si muove con un’intensità più narrativa, quasi a disegnare immagini sonore, mentre il pianoforte e chitarra costruiscono uno spazio ampio e profondamente atmosferico. È un brano che sembra guardare dentro un paesaggio interiore più che sviluppare una forma chiusa.
Yatra Ta (T. Maria) cambia prospettiva e introduce una tavolozza ritmica e timbrica differente, con un chiaro affondo verso atmosfere di matrice brasiliana. La batteria di Verrillo e il basso di Zuanon si fanno più presenti nel movimento, costruendo un andamento più elastico e pulsante, mentre la voce si adatta a un flusso più dinamico e aperto, come se il disco si spostasse verso un’altra direzione possibile senza interrompere la continuità del racconto.
Choro Pro Zé (Guinga, Aldir Blanc) chiude il viaggio con una luminosità diversa, più calda e naturale. L’influenza brasiliana entra ancora nel discorso ma senza forzature, mentre la voce si intreccia con la chitarra classica in una trama fluida e leggera. È un finale che non chiude davvero, ma lascia il suono in sospensione, come qualcosa che continua oltre l’ascolto.
| Perla Palmieri, Max Ionata e band |
My Jazz Identity si chiude come un percorso che non cerca mai un punto fermo, ma una forma di riconoscimento interiore. È un disco che si muove con discrezione, costruendo la propria forza proprio nella misura, nell’ascolto reciproco e nella capacità di trasformare ogni brano in uno spazio vivo, abitabile.
Dentro questa narrazione, la voce di Perla Palmieri non si impone mai come centro assoluto, ma diventa piuttosto il filo che tiene insieme tutto il paesaggio sonoro: si avvicina, si ritrae, dialoga con il pianoforte, le chitarre, il basso, la batteria e con il sax di Max Ionata come se ogni intervento fosse parte di una conversazione più ampia, mai davvero conclusa.
Quello che resta, alla fine dell’ascolto, è la sensazione di un’identità che non viene dichiarata, ma costruita passo dopo passo attraverso il suono. Un’identità che non si cristallizza, ma continua a muoversi anche dopo l’ultima nota, lasciando un’eco leggera, quasi una traccia emotiva che non ha bisogno di essere spiegata per essere riconosciuta.
Per il sottoscritto, uno dei dischi italiani di vocal jazz più convincenti di questa prima parte di 2026.
Tracklist: Pure Imagination (Leslie Bricusse, Anthony Newley), Fascinating Rhythm (George Gershwin, Ira Gershwin), My Camellia (Perla Palmieri), Five Hundred Miles High (Chick Corea, Neville Potter), Maiolica (Perla Palmieri), È per Te (Perla Palmieri), Daahoud (Clifford Brown, Michele D’Ambrosio), La Terra Mia (Perla Palmieri), Yatra Ta (T. Maria), Choro Pro Zé (Guinga, Aldir Blanc)
Direzione artistica – Perla Palmieri
Produzione artistica – Perla Palmieri
Executive production – Notami Jazz
Registrato presso Studio Miriam Recording Studio
Sound engineer – Gianluca Siscaro
Mixing & mastering – Gianluca Siscaro
Foto concept album – Giulia Capraro
Backstage photo – Emilia De Leonardis
Capture studio painting – Giuliano Ghergo
Grafica – Perla Palmieri
English version
Perla Palmieri – My Jazz Identity (Notami Jazz, Italia 2026)
A jazz identity between voice, standards and original songwriting
With My Jazz Identity, Perla Palmieri delivers a work released by Notami Jazz that represents a mature synthesis of her artistic path, shaped through study, composition and vocal research. The album emerges as the gradual definition of a personal musical identity, taking form through jazz standards, original compositions and a constant attention to the balance between voice and ensemble.
The group surrounding Palmieri’s voice plays a central role in the success of the project. Simone Bortolami on classical and electric guitar, Giuseppe Dato on piano, Alberto Zuanon on electric bass and double bass, and Max Verrillo on drums create a fluid and dynamic sonic texture. The presence of saxophonist Max Ionata adds further timbral depth and moments of greater improvisational openness.
Perla Palmieri is an Italian jazz singer, composer and arranger who has been active on the music scene for more than a decade. Throughout her artistic journey, she has developed a personal exploration of voice, improvisation and writing for jazz ensembles, all elements that strongly shape My Jazz Identity.
She earned her Master’s Degree in Jazz Singing with top honors, presenting original compositions arranged and conducted by herself for a fifteen-piece jazz ensemble. In recent years she has received several important recognitions: in 2023 she won the Audience Award at the International Massimo Urbani Prize and received a scholarship for Nuoro Jazz; in 2024 she won the Audience Award at the Chicco Bettinardi National Prize as well as the Cassero d’Argento Award during Marche in Vetrina. Since 2025 she has also been pursuing a Bachelor’s Degree in Jazz Piano.
The album alternates standards and original compositions while maintaining a strong narrative unity throughout. From the very beginning, there is a clear desire to build a personal language capable of moving between jazz tradition, melodic sensitivity and a contemporary approach. Palmieri’s voice avoids excess and instead focuses on nuance, phrasing and emotional intention. Even in its most technical moments, the album never loses its storytelling dimension.
My Jazz Identity works above all because of this continuous balance between research and immediacy. The album avoids self-indulgent virtuosity and instead builds a direct connection through mutual listening, timbral awareness and interpretative authenticity. What emerges is the portrait of an artist who has found a precise expressive direction, transforming years of study and exploration into a mature, personal and deeply relatable work.
Pure Imagination (Leslie Bricusse, Anthony Newley) opens My Jazz Identity like a discreet threshold into Perla Palmieri’s sonic world. The standard is approached with natural ease, almost without distance between performer and original material. Her voice moves with measured grace, seeking narrative truth more than technical display, while Giuseppe Dato’s piano and Alberto Zuanon’s double bass create a soft and welcoming atmosphere.
Fascinating Rhythm (George Gershwin, Ira Gershwin) immediately changes energy and direction. The tempo becomes brighter and more restless, yet always controlled. Palmieri’s voice interacts with a more active rhythm section, where Zuanon’s bass and Max Verrillo’s drums create a steady pulsation that pushes the piece forward without rigidity. Simone Bortolami’s guitar enters with subtle but incisive harmonic interventions, including a solo that further opens the flow of the piece without disturbing its balance.
My Camellia (Perla Palmieri) moves into a more intimate and introspective dimension. The voice becomes closer, almost confidential, while piano and double bass work through essential spaces that allow every phrase to breathe naturally. The feeling is that of a thought slowly taking shape.
Five Hundred Miles High (Chick Corea, Neville Potter) suddenly widens the sonic landscape. Verrillo’s drums and Zuanon’s double bass create a freer flow, while the voice moves within a stretched, suspended sense of time. The piano suggests rather than leads, allowing the ensemble to breathe as a single organism. Bortolami’s guitar becomes more prominent here, playing a decisive role in shaping the harmonic openness and depth of the overall interplay.
Maiolica (Perla Palmieri) stands as one of the album’s most distinctive moments. The composition creates a controlled instability, where Palmieri’s voice rests upon constantly shifting harmonies shaped by piano and guitars. The result is music that never settles into a definitive form, continuously redefining itself as it unfolds.
È per Te (Perla Palmieri) brings the narrative back to a more direct and luminous dimension. The voice moves even closer, while Dato’s piano and Zuanon’s bass support a clear and almost singable melodic line. Within this context, Max Ionata’s tenor saxophone enters with a well-defined role that becomes fully integrated into the emotional architecture of the piece, enriching its expressive intensity without ever disturbing its balance. Particularly remarkable is Bortolami’s classical guitar solo, which adds a more intimate and reflective shade to the musical dialogue.
Daahoud (Clifford Brown, Michele D’Ambrosio) reconnects the album with jazz tradition through a personal filter. The voice moves within a more classic jazz framework, while Max Ionata’s saxophone introduces a vivid yet controlled dialogue where interplay itself becomes part of the storytelling. The track breathes between bop memory and contemporary sensibility.
La Terra Mia (Perla Palmieri) is among the album’s most evocative moments. The voice carries a more narrative intensity, almost painting sonic images, while piano and guitar shape a wide and atmospheric space. Rather than developing toward closure, the piece seems to explore an inner landscape.
Yatra Ta (T. Maria) shifts perspective once again, introducing a different rhythmic and timbral palette clearly inspired by Brazilian atmospheres. Verrillo’s drums and Zuanon’s bass become more active within the movement, building a more elastic and pulsating flow, while the voice adapts to a freer and more dynamic direction without breaking the continuity of the album’s narrative.
Choro Pro Zé (Guinga, Aldir Blanc) closes the journey with a warmer and more natural light. Brazilian influence returns organically within the musical discourse, while the voice intertwines with classical guitar in a fluid and delicate texture. It feels less like an ending than a lingering resonance that continues beyond the final note.
My Jazz Identity concludes as a journey that never searches for fixed certainties, but rather for a form of inner recognition. It is an album that moves with discretion, building its strength through balance, mutual listening and the ability to transform every piece into a living, inhabitable space.
Within this narrative, Perla Palmieri’s voice never imposes itself as an absolute center. Instead, it becomes the thread connecting the entire sonic landscape, approaching and retreating, interacting with piano, guitars, bass, drums and Max Ionata’s saxophone as though every intervention were part of a larger conversation that never truly ends.
What remains after the listening experience is the feeling of an identity that is not declared outright, but patiently built through sound itself. An identity that never crystallizes, but keeps moving even after the final note, leaving behind a subtle echo, almost an emotional trace that needs no explanation in order to be recognized.
For me, this is one of the most convincing Italian vocal jazz albums released in the first half of 2026.
Tracklist: Pure Imagination (Leslie Bricusse, Anthony Newley), Fascinating Rhythm (George Gershwin, Ira Gershwin), My Camellia (Perla Palmieri), Five Hundred Miles High (Chick Corea, Neville Potter), Maiolica (Perla Palmieri), È per Te (Perla Palmieri), Daahoud (Clifford Brown, Michele D’Ambrosio), La Terra Mia (Perla Palmieri), Yatra Ta (T. Maria), Choro Pro Zé (Guinga, Aldir Blanc)
Artistic Direction – Perla Palmieri
Artistic Production – Perla Palmieri
Executive Production – Notami Jazz
Recorded at Studio Miriam Recording Studio
Sound Engineer – Gianluca Siscaro
Mixing & Mastering – Gianluca Siscaro
Concept Album Photography – Giulia Capraro
Backstage Photography – Emilia De Leonardis
Studio Painting – Giuliano Ghergo
Graphic Design – Perla Palmieri
