giovedì 27 novembre 2025

Arianuova – Volevo Andare Altrove: un viaggio tra desideri, prog e nuovi orizzonti Redapolis Music Blog

Arianuova – Volevo Andare Altrove

Arianuova – Volevo Andare Altrove (Lizard Records, 2025)

Un viaggio tra desideri, atmosfere prog e orizzonti da scoprire

Volevo Andare Altrove è uno di quei titoli che ti entra subito sotto pelle: suggerisce un movimento, una spinta interiore, una piccola inquietudine che riconosci senza bisogno di spiegazioni. E poi sul retro del CD trovi quella frase che sembra parlarti direttamente, prima ancora che la musica inizi: “Da sempre abbiamo bisogno di andare altrove, ma non sappiamo esattamente dove.”

È da lì che, almeno per me, inizia davvero il viaggio degli Arianuova: un universo parallelo fatto di simboli, desideri, chiaroscuri emotivi. Un concept album che tocca quei punti sensibili che ognuno di noi si porta dentro – successo, fortuna, armonia, tempo, legami – e soprattutto quel bisogno continuo di aria nuova, di uno spazio in cui respirare meglio.

Un progetto che arriva grazie all’ottima Lizard Records di Loris Furlan, che ancora una volta dimostra quanto il prog italiano possa essere vivo, curioso e profondamente umano.

Un album che non nasconde la sua natura prog – anzi, la abbraccia con orgoglio – ma che allo stesso tempo si apre a un immaginario più ampio, melodico, sfaccettato, capace di passare dalla tensione emotiva più cupa alla sospensione luminosa dei momenti strumentali.

Questa nuova formazione nasce dall’idea di Daniele Olia (tastiere,  sintetizzatori, chitarre e voce), figura centrale del nuovo prog italiano e fondatore dei Qirsh, band savonese capace negli anni di ritagliarsi un’identità personale e trasversale. E qui l’impronta di quella ottima band è percepibile: non per citazione diretta, ma per quella sensibilità narrativa e simbolica che – da Sola Andata ad Aspera Tempora – ha sempre guidato il loro modo di immaginare l’album come racconto.
Ma con gli Arianuova succede qualcosa di diverso: l’idea di Olia si arricchisce delle personalità di Luca Bonomi (batteria), Massimo Zanon (voce) e Michele Spinoni (chitarra elettrica), e il risultato è un equilibrio nuovo, più elettrico, più cinematografico.

Il disco intreccia organi, pianoforti, chitarre acustiche ed elettriche e una dose precisa di elettronica, costruendo un paesaggio sonoro ricco e stratificato. Il prog dei ’70 affiora con naturalezza, ma accanto a lui si muove una vena melodica che richiama gli anni ’80, mentre certe atmosfere “pinkfloydiane” arrivano come apparizioni, piccoli miraggi che cambiano la percezione dell’ascolto.

Non è un album che guarda indietro con nostalgia: è un lavoro che prende il passato, lo rimescola e lo trasforma in qualcosa di vivo, attuale, personale.

Il libretto interno – testi, immagini, piccole note che accompagnano i brani – amplifica questa dimensione “altra”: è come se la musica non bastasse e avesse bisogno di un apparato visivo, di una lanterna per orientare chi ascolta dentro il percorso concettuale.

L’apertura, Rota Fortunae, è un ingresso immediato nel mondo Arianuova: un flusso strumentale frenetico, quasi una ruota che gira e non si ferma, tra tastiere e chitarre vintage che si rincorrono. Un’idea che richiama la tradizione prog italiana dei ’70, ma con una freschezza inattesa.

Poi arriva La strada buona, forse il vero manifesto dell’album. Qui riaffiorano echi dei Qirsh – soprattutto nel modo in cui il testo, intimo e disilluso, diventa la spina dorsale del brano – ma filtrati da un’energia nuova, più diretta. La frase “c’è bisogno di aria nuova” sembra pulsare al centro del disco, come se tutto il concept ruotasse attorno a quel bisogno di spostarsi, di cambiare direzione.

Rainbow bridge si muove tra psichedelia e delicatezza emotiva, senza cadere nel sentimentalismo; Downfall è una corsa strumentale che mette in primo piano il drumming sempre incisivo di Bonomi;
La quiete dopo la tempesta è uno dei momenti più intensi: un pezzo che cresce, si agita, esplode, e poi apre la porta a un finale epico. Subito dopo arriva La commedia è finita, che raccoglie quella stessa energia e la trasforma in un passaggio dal sapore teatrale, sospeso tra disillusione e necessità di andare oltre.

Non poteva mancare la suite in un disco prog che si rispetti: quasi sedici minuti di passione e invenzione in L’Orologio Che Andava All’Indietro, tra cambi d’umore che esplodono come fuochi d’artificio e un finale roboante. La band dà il massimo, creando un risultato intenso ed emozionante, una composizione che integra influenze senza mai copiare, restando personale e sorprendente.

Chiude il cerchio Fortunae rota volvitur, due minuti sinfonici che riportano l’ascoltatore al punto di partenza, come un’ultima rotazione della ruota: ancora una volta, tutto cambia, ma il destino rimane una traiettoria imprevedibile.

Ma l’album non termina davvero qui: c’è una traccia nascosta, un piccolo segreto che lascio al gusto dell’ascoltatore scoprire da sé.

Volevo Andare Altrove è un disco che va vissuto, non ascoltato distrattamente. Come ogni concept album, ogni brano è una tappa di un viaggio che richiede attenzione, tra silenzi, esplosioni di energia e pause riflessive. Non si lascia cogliere subito, ma resta dentro, insinuandosi lentamente tra pensieri ed emozioni.

E, cosa rara, riesce a parlare sia agli appassionati del prog più narrativo – quelli che di solito seguono realtà come i Qirsh – sia a chi cerca storie, atmosfera, identità.

In un momento storico in cui la musica sembra correre veloce, liquida, senza memoria, gli Arianuova fanno esattamente il contrario: si prendono il loro tempo, costruiscono un mondo, e invitano l’ascoltatore ad entrarci senza fretta.

Un altrove, finalmente, in cui valga la pena andare. 

 English version

Arianuova – Volevo Andare Altrove (Lizard Records, 2025)
 
A journey through desires, prog atmospheres, and horizons to discover  

Volevo Andare Altrove is one of those titles that immediately gets under your skin: it suggests movement, an inner push, a subtle restlessness you recognize without needing explanations. And on the back of the CD, there’s a phrase that seems to speak directly to you, even before the music begins: “We have always needed to go elsewhere, but we don’t know exactly where.”

For me, this is where the journey of Arianuova truly begins: a parallel universe made of symbols, desires, and emotional chiaroscuro. A concept album that touches those sensitive points we all carry inside – success, luck, harmony, time, relationships – and above all, that continuous need for fresh air, for a space where one can breathe more freely.

A project made possible thanks to the excellent Lizard Records and Loris Furlan, once again proving how alive, curious, and deeply human Italian prog can be.

The album doesn’t hide its prog nature – on the contrary, it embraces it proudly – but at the same time opens up to a broader, melodic, multifaceted imagination, capable of moving from the darkest emotional tension to the luminous suspension of instrumental moments.

This new formation was born from the idea of Daniele Olia (keyboards, synthesizers, guitars, and vocals), a central figure in the new Italian prog scene and founder of Qirsh, a Savona-based band that over the years has carved out a personal and cross-genre identity. The imprint of that excellent band is noticeable here—not through direct quotation, but through the narrative and symbolic sensitivity that, from Sola Andata to Aspera Tempora, has always guided their approach to imagining an album as a story.

With Arianuova, however, something different happens: Olia’s idea is enriched by the personalities of Luca Bonomi (drums), Massimo Zanon (vocals), and Michele Spinoni (electric guitar), resulting in a new balance—more electric, more cinematic.

The album weaves together organs, pianos, acoustic and electric guitars, and a precise touch of electronics, creating a rich, layered sonic landscape. The ’70s prog naturally surfaces, but alongside it moves a melodic vein reminiscent of the ’80s, while occasional “Pink Floydian” atmospheres appear like fleeting mirages that change the listening experience.

This isn’t an album that looks back with nostalgia: it takes the past, reshuffles it, and transforms it into something alive, contemporary, personal.

The CD booklet – lyrics, images, and small notes accompanying the tracks – amplifies this “other” dimension: it’s as if the music alone wasn’t enough and needed a visual apparatus, a lantern to guide the listener through the conceptual path.

The opening track, Rota Fortunae, immediately immerses the listener in the Arianuova world: a frenzied instrumental flow, almost a wheel that spins endlessly, with vintage keyboards and guitars chasing one another. It recalls the Italian prog tradition of the ’70s, yet with unexpected freshness.

Then comes La strada buona, perhaps the true manifesto of the album. Echoes of Qirsh resurface here – especially in the way the intimate, disillusioned lyrics become the backbone of the track – filtered through a new, more direct energy. The phrase “we need fresh air” seems to pulse at the heart of the album, as if the whole concept revolves around the need to move, to change direction.

Rainbow Bridge moves between psychedelia and emotional delicacy without falling into sentimentality; Downfall is an instrumental rush highlighting Bonomi’s incisive drumming.
La quiete dopo la tempesta is one of the most intense moments: a piece that grows, stirs, explodes, and then opens the door to an epic finale. Immediately after comes La commedia è finita, which gathers the same energy and transforms it into a passage with a theatrical flavor, suspended between disillusionment and the need to move forward.

No prog album would be complete without a suite: almost sixteen minutes of passion and invention in L’Orologio Che Andava All’Indietro, with mood changes that explode like fireworks and a roaring finale. The band gives their all, creating an intense and thrilling result, a composition that integrates influences without ever copying, remaining personal and surprising.

The circle closes with Fortunae Rota Volvitur, a two-minute symphonic piece that brings the listener back to the starting point, like one last turn of the wheel: once again, everything changes, but fate remains an unpredictable trajectory.

But the album doesn’t really end here: there’s a hidden track, a little secret I’ll leave for the listener to discover. Volevo Andare Altrove is a record to be experienced, not passively listened to. As with any concept album, each track is a stage of a journey that demands attention, between silences, bursts of energy, and reflective pauses. It doesn’t reveal itself immediately but stays with you, slowly insinuating itself into thoughts and emotions.

And, unusually, it manages to speak both to fans of narrative prog – those who usually follow bands like Qirsh – and to those looking for stories, atmosphere, and identity.

At a time when music seems to rush by, liquid, and without memory, Arianuova does the opposite: they take their time, build a world, and invite the listener to enter it without hurry.

A truly elsewhere worth going.