mercoledì 21 gennaio 2026

I Sincopatici rileggono Eisenstein tra cinema muto e musica contemporanea | Redapolis Music

I Sincopatici - La Corazzata Potëmkin

I Sincopatici - La Corazzata Potëmkin (Autoproduzione, 2026)

Un viaggio sonoro che reinventa il cinema muto tra emozione, tensione e modernità

L’anno si apre sotto il segno di produzioni di grande qualità, lavori curati e ambiziosi che dimostrano come la ricerca musicale continui a trovare nuove strade espressive. In questo contesto si inserisce La Corazzata Potëmkin,  nuovo progetto dei I Sincopatici, un incontro tra cinema e musica che guarda al passato con sensibilità contemporanea, trasformando un capolavoro del cinema muto in un’esperienza sonora intensa e coinvolgente.

Nati a Milano dall’idea di Francesca Badalini, i Sincopatici sono un ensemble dedicato a reinterpretare i grandi film muti del primo Novecento, componendo nuove colonne sonore che li riportano al presente con una voce musicale originale e contemporanea. Dal 1999, Badalini collabora con la Cineteca Italiana, scrivendo e suonando musiche dal vivo per il cinema muto, e oggi queste esperienze confluiscono in un progetto collettivo in cui il passato e il presente dialogano attraverso la musica.

Per celebrare il centenario di La Corazzata Potëmkin di Eisenstein, il gruppo ha realizzato un album che accompagna una versione speciale del film: le immagini iconiche sono state ricolorate con l’intelligenza artificiale, dando nuova vita e intensità visiva a ogni fotogramma. Su questa tela, la musica dei I Sincopatici si muove con grande libertà, combinando l’anima classica del pianoforte e della chitarra di Francesca Badalini, il violino di Silvia Maffeis, il basso di Andrea Grumelli (Aether) e la batteria e l’elettronica di Teo Ravelli (Aether)

Il risultato è un cine-concerto in cui la potenza evocativa delle immagini si fonde con un racconto sonoro che attraversa improvvisazione, rock progressivo, ambient e musica classica, creando un’esperienza multisensoriale che avvolge lo spettatore e lo conduce dentro il film.

Il viaggio inizia con Uomini e vermi, un’apertura sospesa e inquieta in cui suoni psichedelici e oscuri si intrecciano alle immagini ricolorate. Il pianoforte prende presto il ruolo di protagonista, guidando con un fraseggio melodioso che prepara l’ingresso degli altri strumenti, mentre la chitarra elettrica aggiunge tensione e colori immediati.

In Dramma Sul Ponte, la tensione cresce fino a esplodere: il plotone guidato da Vakulinčuk rifiuta di sparare e dà il via alla rivolta. Il brano più lungo dell’album sviluppa lentamente la progressione drammatica, con effetti elettronici in sottofondo e un intenso dialogo tra pianoforte e violino, in cui dramma e nostalgia si fondono, sostenuti da un ensemble perfettamente calibrato.

Il Morto Chiama accompagna la morte di Vakulinčuk con misura e intensità trattenuta. La musica si raccoglie in una dimensione intima e riflessiva, guidata dal pianoforte e da delicati ricami di chitarra – l’atmosfera cresce lentamente in tensione emotiva, lasciando spazio a un respiro sospeso, denso di atmosfere evocative e contemplative.

La Scalinata di Odessa restituisce l’iconica fuga della folla con intensità e drammaticità. Il pianoforte scandisce il passo degli eventi con registri profondi e vibranti, mentre il violino sottolinea la tensione e la paura che percorrono la scena, trasformando ogni gradino in un momento carico di pathos e partecipazione emotiva.

Infine, Una Contro Tutte chiude l’album con un epilogo sorprendente e liberatorio: la corazzata lascia il porto e la flotta zarista si mostra solidale. La musica si apre allora in un respiro ampio, alternando passaggi vigorosi ed elettrici a momenti più distesi e luminosi, chiudendo il cine‑concerto con un finale sereno e positivo che suggella la potenza di un film che continua a vivere attraverso il suono.

Alla fine, ascoltare questo album significa entrare davvero nel cuore del film: ogni nota diventa un filo che lega immagini e emozioni, ogni strumento racconta ciò che le parole non possono. I Sincopatici non si limitano a reinterpretare La corazzata Potëmkin, la fanno rivivere, invitando chi ascolta a percepire la storia come se fosse nuova. La tensione dei momenti drammatici, la malinconia delle scene più intime, la poesia nascosta negli intermezzi musicali: tutto prende forma in un flusso continuo, capace di avvolgere e sorprendere. È un invito a lasciarsi trasportare, a vivere il cinema muto non come memoria lontana, ma come esperienza viva e pulsante, dove il passato dialoga con il presente e ogni nota apre nuove possibilità di emozione.

 English version 

I Sincopatici - La Corazzata Potëmkin (Self-produced, 2026)

A sonic journey that reimagines silent cinema with emotion, tension, and contemporary sound

The year opens under the sign of high-quality productions, carefully crafted and ambitious works that show how musical exploration continues to find new expressive paths. In this context comes Battleship Potemkin, the latest project by I Sincopatici—a meeting of cinema and music that looks to the past with contemporary sensitivity, transforming a silent film masterpiece into an intense and immersive sonic experience.

Born in Milan from the vision of Francesca Badalini, I Sincopatici are an ensemble dedicated to reinterpreting the great silent films of the early twentieth century, composing new soundtracks that bring them into the present with an original, contemporary musical voice. Since 1999, Badalini has collaborated with the Cineteca Italiana, composing and performing live music for silent films, and today these experiences converge into a collective project where past and present engage in dialogue through music.

To celebrate the centenary of Eisenstein’s Battleship Potemkin, the group has created an album accompanying a special version of the film: the iconic images have been recolored using artificial intelligence, bringing new life and visual intensity to every frame. On this canvas, the music of I Sincopatici moves with freedom, combining the classical soul of Francesca Badalini’s piano and guitars, Silvia Maffeis’ violin, Andrea Grumelli’s bass (Aether), and Teo Ravelli’s drums and live electronics (Aether).

The result is a cine-concert where the evocative power of the images blends with a sonic narrative traversing improvisation, progressive rock, ambient, and classical music, creating a multisensory experience that envelops the listener and draws them deep into the film.

The journey begins with Men and Worms, a suspended and uneasy opening where psychedelic and dark sounds intertwine with the recolored images. The piano quickly takes the lead with melodious phrasing, preparing the entry of the other instruments, while the electric guitar adds tension and vivid color.

In Drama on the Bridge, the tension reaches its peak: the platoon led by Vakulinchuk refuses to fire and initiates the revolt. The album’s longest track unfolds the dramatic progression slowly, with subtle electronic effects in the background and an intense dialogue between piano and violin, where drama and nostalgia merge, supported by a perfectly balanced ensemble.

The Dead Calls accompanies Vakulinchuk’s death with restraint and controlled intensity. The music gathers in an intimate, reflective space, guided by the piano and delicate guitar flourishes—growing gradually in emotional tension and leaving room for a suspended breath, rich with evocative and contemplative atmospheres.

The Odessa Steps recreates the iconic flight of the crowd with intensity and drama. The piano marks the pace of events with resonant, pulsating registers, while the violin underscores the tension and fear running through the scene, turning each step into a moment charged with pathos and emotional engagement.

Finally, One Against All closes the album with a surprising and liberating epilogue: the battleship leaves the port and the Tsarist fleet shows solidarity. The music opens into a broad expanse, alternating vigorous, electric passages with more relaxed and luminous moments, concluding the cine-concert with a serene and positive finale that seals the power of a film that continues to live through sound.

In the end, listening to this album means truly entering the heart of the film: every note becomes a thread connecting images and emotions, every instrument tells what words cannot. I Sincopatici do not merely reinterpret Battleship Potemkin—they bring it to life, inviting the listener to experience the story as if it were new. The tension of dramatic moments, the melancholy of intimate scenes, the hidden poetry in musical interludes—all take shape in a continuous flow, capable of enveloping and surprising. It is an invitation to be carried away, to experience silent cinema not as distant memory, but as a living, pulsating encounter, where the past converses with the present and every note opens new possibilities for emotion.