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| Gracenote Duo -Tirarè E Monoi |
Gracenote Duo -Tirarè E Monoi (Filibusta, 2025)
Un viaggio tra quotidiano e altrove, tra leggerezza e piccoli dettagli
Tiaré e monoi è un disco che arriva senza fare rumore, ma con la consapevolezza di chi ha aspettato il momento giusto. Pubblicato nell’ottobre 2025 da Filibusta Records, l’esordio del Gracenote Duo nasce dopo anni di musica condivisa, di concerti, di insegnamento, di ascolto reciproco. Un lavoro che sembra portare con sé tutto questo tempo sedimentato, trasformandolo in leggerezza, misura e cura del dettaglio.
Il progetto prende forma a Bologna nel 2010 dall’incontro tra Grace Falcone, voce e synth, originaria di Vieste, e Raffaele Sargenti, chitarra e voce, perugino. Due percorsi diversi, oggi riuniti anche geograficamente nel Gargano, che in questo disco trovano una sintesi naturale. Non c’è l’urgenza di stupire, ma il desiderio di costruire uno spazio sonoro accogliente, dove il buon ascolto diventa quasi una necessità, soprattutto in un tempo che spesso corre troppo veloce.
Le canzoni del Gracenote Duo nascono da piccoli frammenti di vita quotidiana: un appuntamento mancato, una cena tra amici, un incontro inatteso, un profumo che improvvisamente spalanca un altrove. È una scrittura che parte dal vissuto e resta fedele a una dimensione intima, mai urlata. La musica accompagna questi racconti con discrezione, mescolando ritmi latini, canzone d’autore, accenni jazz ed elettronica, senza mai perdere il senso dell’equilibrio.
Il suono del duo si muove tra ritmi latini e canzone d'autore, ma sempre filtrati attraverso una sensibilità personale. La chitarra di Raffaele Sargenti lavora sul ritmo e sul colore, creando trame mobili e leggere, mentre la voce di Grace Falcone, sostenuta anche dai synth, guida il racconto melodico con naturalezza. Le due voci dialogano senza sovrapporsi, contribuendo a dare profondità e dinamica a un impianto sonoro essenziale ma mai povero.
Tiaré e monoi prende avvio con Tango stress, uno dei primi brani nati all’interno del duo. È una porta d’ingresso efficace perché racchiude già il senso del disco: il gioco di parole diventa metafora della vita contemporanea, tra traffico, incastri, corse continue e quel bisogno di evasione che resta sempre in sottofondo. Il ritmo accompagna il movimento del quotidiano, ma lo fa con ironia e leggerezza, come se la musica riuscisse a smussarne gli angoli.
Il passaggio ad Acquarello avviene senza strappi. La rilettura del brano di Vinicius de Moraes si inserisce con naturalezza nel clima del disco, mantenendo intatto il valore melodico originale ma filtrandolo attraverso il suono essenziale del duo. Non è un omaggio fine a se stesso, ma una tappa coerente di un viaggio già avviato.
Con Stamattina il tempo rallenta. La canzone parla di ripartenze interiori, di movimenti silenziosi che non hanno bisogno di dichiarazioni. È uno dei momenti più delicati del disco, dove la fragilità diventa racconto e la musica accompagna senza mai sovraccaricare.
Jean Boulogne introduce una dimensione narrativa più marcata. È una ballata urbana fatta di attese, autobus mancati, piccole sospensioni quotidiane. Bologna si trasforma in uno spazio mentale, quasi cinematografico, che per un attimo sembra assomigliare a Parigi. La città diventa scenario emotivo più che geografico.
Con Vista da qui lo sguardo si allarga verso il mare e le Isole Tremiti. Il brano ha un respiro mediterraneo e contemplativo, uno dei punti più ispirati del disco. L’intreccio acustico suggerisce una dimensione quasi spirituale, dove l’osservazione del paesaggio diventa occasione di distanza e consapevolezza.
Io e il mare, brano strumentale, prosegue idealmente questo dialogo con l’acqua, ma lo porta su un piano ancora più intimo. Qui il mare non è solo orizzonte, ma interlocutore, specchio emotivo, luogo di confronto silenzioso.
Samba di due note arriva come un passaggio naturale verso territori più esplicitamente legati alla tradizione latinoamericana. Anche in questo caso, la rilettura del brano di Luiz Bonfà è misurata, rispettosa, inserita nel flusso del disco senza mai apparire estranea.
Stasera a cena è uno di quei brani che riportano l’ascolto dentro casa, attorno a un tavolo, tra voci che si sovrappongono e piccoli gesti condivisi. La canzone costruisce una scena fatta di dettagli minimi – cibo, vino, presenze, battute leggere – trasformando la convivialità in racconto.
Con Melodia distHorta il disco si permette una deviazione più libera. Le atmosfere si fanno leggermente più oblique, lasciando emergere un lato meno lineare del duo, dove la melodia resta centrale ma si muove in modo meno prevedibile.
La chiusura è affidata a Rosalina, rilettura del brano di Fabio Concato. Una scelta che funziona come saluto finale, intimo e misurato, capace di riportare tutto il percorso a una dimensione di ascolto condiviso, senza bisogno di conclusioni definitive.
Seguendo l’ordine dei dieci brani, Tiaré e monoi si rivela come un racconto continuo, fatto di piccoli spostamenti emotivi, di equilibri sottili e di una leggerezza consapevole che accompagna l’ascolto dall’inizio alla fine. È un disco che non ha fretta di arrivare, che preferisce soffermarsi sui passaggi, sugli interstizi, su quei momenti apparentemente minimi che spesso sono quelli che restano più a lungo.
Ascoltandolo si ha la sensazione di camminare accanto a qualcuno, condividendo il passo più che la meta, lasciandosi attraversare da immagini, profumi, ricordi. Tiaré e monoi non chiede attenzione forzata, ma offre presenza: una musica che sa stare, che accompagna, e che alla fine dell’ascolto lascia addosso una quiete rara, quella delle cose sincere, dette a bassa voce ma destinate a durare.
English version
Gracenote Duo -Tirarè E Monoi (Filibusta, 2025)
A journey between the everyday and elsewhere, through lightness and small details
Tiaré e monoi arrives quietly, but with the awareness of those who have waited for the right moment. Released in October 2025 by Filibusta Records, the debut album from Gracenote Duo comes after years of shared music, concerts, teaching, and mutual listening. It is a work that seems to carry all that accumulated time within it, transforming it into lightness, balance, and attention to detail.
The project took shape in Bologna in 2010, from the meeting of Grace Falcone, voice and synth, originally from Vieste, and Raffaele Sargenti, guitar and voice, from Perugia. Two different paths, now also united geographically in the Gargano, find a natural synthesis in this album. There is no urge to impress; instead, there is the desire to build a welcoming sonic space, where attentive listening becomes almost a necessity, especially in a world that often moves too fast.
Gracenote Duo’s songs are born from small fragments of everyday life: a missed appointment, a dinner with friends, an unexpected encounter, a scent that suddenly opens up an elsewhere. The writing stems from lived experience and remains faithful to an intimate dimension, never shouting. The music accompanies these stories discreetly, blending Latin rhythms, singer-songwriter traditions, hints of jazz and electronics, without ever losing a sense of balance.
The duo’s sound moves between Latin rhythms and Italian singer-songwriter styles, filtered through a personal sensibility. Raffaele Sargenti’s guitar works on rhythm and color, creating mobile, light textures, while Grace Falcone’s voice, supported by synths, guides the melodic narrative with natural ease. The two voices dialogue without overlapping, adding depth and dynamics to an essential but never bare sonic framework.
Tiaré e monoi opens with “Tango Stress,” one of the first songs created within the duo. It is an effective entry point because it already encapsulates the album’s essence: the wordplay becomes a metaphor for contemporary life, with traffic, overlaps, constant rushing, and that underlying need for escape. The rhythm mirrors the movement of daily life but does so with irony and lightness, as if the music softens the edges of reality.
The transition to “Acquarello” happens seamlessly. The reinterpretation of Vinicius de Moraes’ song fits naturally within the album’s mood, preserving the original melodic value while filtering it through the duo’s essential sound. It is not an homage for its own sake, but a coherent stop along an already begun journey.
With “Stamattina,” time slows down. The song speaks of inner restarts, of quiet movements that require no declarations. It is one of the most delicate moments of the album, where fragility becomes narrative and the music accompanies without ever overwhelming.
“Jean Boulogne” introduces a stronger narrative dimension. It is an urban ballad made of waiting, missed buses, and small daily suspensions. Bologna transforms into a mental space, almost cinematic, that for a moment seems to resemble Paris. The city becomes an emotional rather than geographical setting.
With “Vista da qui,” the gaze stretches toward the sea and the Tremiti Islands. The track has a Mediterranean, contemplative breath, one of the most inspired moments of the album. The acoustic interplay suggests an almost spiritual dimension, where observing the landscape becomes an opportunity for distance and awareness.
“Io e il mare,” an instrumental piece, continues this dialogue with the water, but on an even more intimate level. Here, the sea is not only a horizon but a conversational partner, an emotional mirror, a place for silent reflection.
“Samba di due note” arrives naturally, opening a window onto territories more explicitly linked to Latin American tradition. Once again, the reinterpretation of Luiz Bonfà’s piece is measured and respectful, fitting into the album’s flow without ever feeling out of place.
“Stasera a cena” is one of those songs that bring the listener back home, around a table, among overlapping voices and small shared gestures. The track constructs a scene through minimal details—food, wine, presence, light conversation—transforming conviviality into narrative.
With “Melodia distHorta,” the album allows itself a freer deviation. The atmospheres become slightly more oblique, revealing a less linear side of the duo, where the melody remains central but moves unpredictably.
The closing track, “Rosalina,” a reinterpretation of Fabio Concato’s song, serves as an intimate, measured farewell, capable of returning the entire journey to a shared listening dimension without demanding definitive conclusions.
Following the order of the ten tracks, Tiaré e monoi unfolds as a continuous narrative, made of small emotional shifts, subtle balances, and a conscious lightness that accompanies the listener from beginning to end. It is an album that does not rush, preferring to linger on transitions, gaps, and those seemingly minor moments that often leave the deepest impression.
Listening to it feels like walking alongside someone, sharing the step more than the destination, letting oneself be touched by images, scents, and memories. Tiaré e monoi does not demand forced attention but offers presence: music that knows how to stay, to accompany, and at the end leaves a rare calm, that of sincere things, spoken softly yet destined to last.

