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Andrea Garibaldi – Le Silerchie |
Andrea Garibaldi – Le Silerchie (Dodicilune, 2026)
Pianoforte solo tra ricordi d’infanzia e suggestioni poetiche
Ci sono luoghi che continuano ad accompagnarci anche quando il tempo ci ha portato lontano. Restano legati alle prime esperienze, alle persone incontrate e a quelle sensazioni che, con il passare degli anni, possono assumere significati nuovi. È da questo legame che nasce Le Silerchie, il nuovo album del pianista e compositore toscano Andrea Garibaldi, pubblicato da Dodicilune.
Registrato interamente in piano solo, il disco prende il nome da una località della campagna toscana ai piedi delle Alpi Apuane, legata all'infanzia dell'autore e alle sue prime lezioni di pianoforte. Dodici brani diventano così l'occasione per ripercorrere un rapporto con i luoghi che non si esaurisce nel ricordo, ma continua a trasformarsi attraverso l'immaginazione e l'esperienza.
Nelle note di copertina, Garibaldi racconta come questa musica abbia continuato a parlargli anche nei mesi successivi alla registrazione, senza quella sensazione di distacco che aveva accompagnato i suoi lavori precedenti. Il legame con la casa dell'infanzia è riaffiorato con una forza inattesa, riportando alla luce episodi, incontri e immagini rimasti a lungo sullo sfondo.
A offrire una chiave di lettura è anche La poetica dello spazio del filosofo francese Gaston Bachelard, opera che riflette sul valore emotivo e immaginativo dei luoghi che abitiamo. Una casa, una strada o un sentiero possono assumere un significato che va oltre la loro realtà concreta, diventando immagini capaci di risuonare anche nell'esperienza di altre persone. Garibaldi riconosce un processo simile nel linguaggio musicale: ciò che nasce da una vicenda personale può raggiungere l'ascoltatore senza che questi debba necessariamente condividere gli stessi ricordi.
In Le Silerchie Andrea Garibaldi sceglie il pianoforte solo per dare forma a un legame personale con i luoghi della propria infanzia. Non è soltanto un ritorno al passato, ma un modo per guardare quelle esperienze da una prospettiva diversa, dopo tanti anni e attraverso tutto ciò che la vita ha aggiunto al ricordo. La musica diventa così uno spazio nel quale ritrovare emozioni, immagini e sensazioni che continuano a vivere dentro di noi.
Il brano iniziale, Le Silerchie, occupa un posto particolare in questo percorso. L'idea nasce anche da un piccolo preludio di Bach, suonato durante un esercizio di lettura a prima vista, e riporta alle prime lezioni di pianoforte ricevute da Anna Pieretti, vicina di casa dell'autore. È un dettaglio che racconta quanto la formazione musicale e le esperienze personali possano rimanere unite anche a distanza di tempo.
I titoli delle composizioni successive aprono prospettive differenti. From green to yellow and viceversa, Gelo, Sentiero de saudade e Pioggia di fine agosto richiamano immagini e sensazioni diverse, mentre Ritorno, Ombre luminose e Ad ora incerta sembrano riportare l'attenzione sul rapporto con il tempo e con ciò che resta delle esperienze vissute. Non sono necessariamente tappe di una storia da seguire in ordine, ma suggestioni che ciascuno può accogliere secondo la propria sensibilità. Anche Sicilian nights, che vede Gabriel Fauré accreditato insieme a Garibaldi, introduce un elemento particolare nella raccolta.
Con Gibbon walk e Chalet del lago il percorso prosegue attraverso titoli che lasciano aperto il campo dell'immaginazione, prima di arrivare a Il mio nome tu lo sai. Quest'ultimo brano è composto insieme a Graziella Garibaldi e assume un significato particolare alla luce della dedica del disco alla memoria della zia dell'autore, affettuosamente chiamata " la Panta".
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| Andrea Garibaldi |
Ciò che ho apprezzato maggiormente di Le Silerchie è proprio la sincerità del progetto. Garibaldi parte da una storia profondamente personale, ma non la chiude dentro un racconto autobiografico: lascia che il rapporto con i luoghi, gli affetti e il tempo diventi una possibilità di riconoscimento anche per chi ascolta. È facile, infatti, pensare alle proprie case, alle persone incontrate lungo il cammino e a quei luoghi nei quali, tornando dopo molti anni, ci accorgiamo che qualcosa di noi è rimasto.
Ho trovato in questo album un motivo in più per apprezzare il pianoforte solo quando viene scelto come mezzo espressivo autentico, capace di sostenere un progetto senza bisogno di altri strumenti. Le Silerchie mi ha lasciato una sensazione positiva e il piacere di aver incontrato una musica legata a esperienze reali, che non pretende di spiegare tutto e lascia all'ascoltatore il tempo di trovare le proprie corrispondenze.
Alla fine, il ritorno raccontato da Andrea Garibaldi diventa anche il nostro: non necessariamente verso un luogo preciso, ma verso quella parte della vita che continua ad accompagnarci, anche quando pensiamo di averla lasciata alle spalle.
English version
Andrea Garibaldi – Le Silerchie (Dodicilune, 2026)
Solo piano between childhood memories and poetic impressions
There are places that remain with us even when time takes us far away. They are tied to our earliest experiences, to the people we have met and to feelings that can take on new meanings as the years go by. It is from this connection that Le Silerchie, the new album by Tuscan pianist and composer Andrea Garibaldi, released on Dodicilune, takes its inspiration.
Recorded entirely on solo piano, the album takes its title from a place in the Tuscan countryside, at the foot of the Apuan Alps, associated with the artist’s childhood and his first piano lessons. The twelve compositions offer an opportunity to revisit a relationship with places that goes beyond memory, continually evolving through imagination and experience.
In the liner notes, Garibaldi explains how this music continued to speak to him in the months following the recording, without the sense of detachment he had experienced with his previous works. His connection with his childhood home resurfaced with unexpected intensity, bringing back episodes, encounters and images that had long remained in the background.
Another key to understanding the album can be found in The Poetics of Space by French philosopher Gaston Bachelard, a work that explores the emotional and imaginative significance of the places we inhabit. A house, a road or a path can acquire a meaning that goes beyond its physical reality, becoming an image that resonates with other people’s experiences as well. Garibaldi recognises a similar process in music: something born from a personal story can reach listeners even when they do not share the same memories.
In Le Silerchie, Andrea Garibaldi turns to solo piano to give shape to his personal connection with the places of his childhood. This is more than a return to the past; it is a way of looking at those experiences from a different perspective, after many years and through everything that life has added to the memory. Music thus becomes a space in which to rediscover emotions, images and sensations that continue to live within us.
The opening track, Le Silerchie, holds a special place in this journey. Its inspiration partly comes from a short Bach prelude that Garibaldi played while practising sight-reading, bringing him back to his first piano lessons with Anna Pieretti, his next-door neighbour. It is a revealing detail, showing how musical education and personal experience can remain intertwined even after many years.
The titles of the following compositions open up different perspectives. From green to yellow and viceversa, Gelo, Sentiero de saudade and Pioggia di fine agosto evoke different images and sensations, while Ritorno, Ombre luminose and Ad ora incerta seem to draw attention to our relationship with time and to what remains of the experiences we have lived through. These are not necessarily stages in a story that must be followed in sequence, but rather suggestions that each listener can embrace in their own way.
Sicilian nights also introduces a distinctive element to the collection, with Gabriel Fauré credited alongside Garibaldi.
With Gibbon walk and Chalet del lago, the journey continues through titles that leave room for the imagination, before reaching Il mio nome tu lo sai. This final piece was co-written with Graziella Garibaldi and takes on particular significance in light of the album’s dedication to the memory of the composer’s aunt, affectionately known as “la Panta”.
What I appreciate most about Le Silerchie is the sincerity of the project. Garibaldi starts from a deeply personal story but does not confine it to an autobiographical account. Instead, he allows his relationship with places, loved ones and the passage of time to become something listeners can recognise in their own lives. It is easy to think of our own homes, the people we have met along the way and those places we revisit after many years, only to realise that a part of us has remained there.
This album has given me another reason to appreciate solo piano when it is chosen as a genuine means of expression, capable of carrying an entire artistic vision without the need for other instruments. Le Silerchie has left me with a warm feeling and the pleasure of discovering music rooted in real experiences, music that does not attempt to explain everything but gives listeners the time and space to find their own connections.
Ultimately, the return narrated by Andrea Garibaldi becomes our own as well: not necessarily a return to a specific place, but to that part of our lives that continues to accompany us, even when we think we have left it behind.

