venerdì 2 ottobre 2026

Fabrizio Bai – Rumore Latino (2026): jazz mediterraneo e musica sudamericana

Fabrizio Bai – Rumore Latino

Fabrizio Bai – Rumore Latino (Dodicilune, 2026)

Tra jazz mediterraneo e ritmi sudamericani, un viaggio fatto di incontri

Ci sono dischi che nascono da una precisa idea musicale e altri che raccolgono esperienze maturate nel tempo. Rumore Latino, pubblicato da Dodicilune, appartiene soprattutto a questa seconda categoria. Il nuovo lavoro del chitarrista e compositore toscano Fabrizio Bai arriva dopo Etruscology (2013), Comunque sia… (2019) e Alto Mate (2022), proseguendo un percorso fatto di incontri, collaborazioni e viaggi.

Al centro del disco c'è il rapporto con la musica sudamericana, maturato anche attraverso le tournée in Argentina e gli studi dedicati alla musica brasiliana. Registrato tra Buenos Aires e Arezzo, Rumore Latino mette in dialogo jazz mediterraneo, tango, folklore argentino, choro e sonorità brasiliane, senza trasformare queste influenze in semplici citazioni. La chitarra a sette corde di Bai diventa infatti il punto d'incontro tra esperienze diverse, affiancata da musicisti italiani e argentini.

La presenza delle chitarre di  Gerardo Villar e Martin Bracone rendono ancora più evidente questo legame. Villar interviene in La Luna e il Mar e Milonga d'Autunno, mentre Bracone partecipa a Choro Toscano e La Luna e il Mar. Attorno a loro troviamo Giovanni Benvenuti ai sassofoni, Guglielmo Santimone al pianoforte, Dario Rossi a batteria e percussioni, Ferruccio Spinetti al contrabbasso, Raffaele Toninelli al contrabbasso in un brano e Andrea Beninati al violoncello in Asso di Fiori.

Il disco si apre con Via Bai, un titolo che gioca con il cognome del chitarrista. Il brano parte dal candombe uruguaiano e si sviluppa guardando allo choro brasiliano, con un ritmo vivace e ampio spazio per le improvvisazioni. Un inizio brillante che introduce subito il carattere latino di Rumore Latino.

Con La Luna e il Mar il disco cambia atmosfera. È un brano di jazz mediterraneo che racconta il mare attraverso la musica: all’inizio le onde sono mosse e impetuose, poi tutto si calma e diventa più raccolto. Le chitarre di Bai e Bracone si intrecciano lungo il brano, fino al finale in cui i due chitarristi improvvisano sostenuti dal contrabbasso di Toninelli, suonato con l’arco.

Per le Vie del Borgo porta il disco verso un momento più intimo. È una ballata dal sapore europeo, dove l’influenza sudamericana resta più discreta. La chitarra di Bai dialoga con il sax di Giovanni Benvenuti e il contrabbasso di Ferruccio Spinetti, creando un’atmosfera più raccolta e rilassata.

In Asso di Fiori torna protagonista lo choro, questa volta attraverso un arrangiamento che guarda anche alla musica di Guinga. Il violoncello di Andrea Beninati aggiunge un colore particolare alla formazione, dialogando con le chitarre e il contrabbasso. Il risultato mostra quanto Bai sappia inserire elementi differenti all'interno di una scrittura comunque riconoscibile.

Milonga d'Autunno è uno dei momenti nei quali il rapporto con l'Argentina diventa più evidente. Il brano, già registrato in precedenza, viene qui completamente riscritto e riarrangiato da Gerardo Villar in forma di tango-milonga. Il confronto tra il fraseggio del chitarrista argentino e quello di Bai diventa parte integrante della composizione, creando un incontro tra due approcci che provengono da esperienze musicali differenti.

Beija-Flor nasce dall’esperienza di un viaggio in Brasile e porta nel disco un ritmo che richiama la musica cubana, insieme a una melodia dal carattere italiano. La chitarra di Bai guida il brano tra parti scritte e momenti di improvvisazione, con gli altri musicisti che si inseriscono con libertà. Ne viene fuori un pezzo solare e ritmato, semplice da seguire e molto piacevole da ascoltare.

Choro Toscano è un brano già scritto da Bai che qui torna con un nuovo arrangiamento. Martin Bracone aggiunge la seconda chitarra e una nuova armonizzazione, dando al pezzo un suono diverso senza cambiarne l’identità. Una bella rilettura di una composizione che Bai porta così a nuova vita.

A chiudere il disco è Quartango, il cui titolo riassume già l'idea alla base della composizione: un quarto di tango e tre quarti di jazz e latin jazz. Le melodie di respiro europeo incontrano poliritmie più incalzanti e richiami alla musica di Astor Piazzolla, costruendo una conclusione che riassume molte delle direzioni percorse durante l'album.

Fabrizio Bai

Alla fine di Rumore Latino rimane soprattutto la sensazione di aver ascoltato un disco sincero, nato dalla curiosità e dal piacere di incontrare altre musiche e altre persone. È questo, forse, l’aspetto che ho apprezzato maggiormente: Bai non cerca di dimostrare quanto conosca il tango, lo choro o la musica brasiliana, ma li lascia entrare nel proprio linguaggio, facendoli dialogare con quella dimensione mediterranea che gli appartiene profondamente.

Le otto tracce sembrano così tappe di un viaggio che continua ancora oggi, tra Buenos Aires, il Brasile e la Toscana, tra vecchie composizioni rilette e nuove storie da raccontare. E quando arrivano le ultime note di Quartango, resta la piacevole impressione di un musicista che ha ancora voglia di partire, ascoltare, incontrare e trasformare tutto questo in nuova musica.

Tracklist: Via Bai, La Luna e il Mar, Per le Vie del Borgo, Asso di Fiori, Milonga d’Autunno, Beija-Flor, Choro Toscano, Quartango 

English version

 Fabrizio Bai – Rumore Latino (Dodicilune, 2026)

Between mediterranean Jazz and south american rhythms, a journey shaped by encounters 

Some albums are born from a precise musical idea, while others gather together experiences developed over time. Rumore Latino, released by Dodicilune, belongs mostly to the second category. The new work by Tuscan guitarist and composer Fabrizio Bai follows Etruscology (2013), Comunque sia… (2019), and Alto Mate (2022), continuing a journey shaped by encounters, collaborations, and travels.

At the heart of the album is Bai’s connection with South American music, developed also through tours in Argentina and his studies of Brazilian music. Recorded between Buenos Aires and Arezzo, Rumore Latino brings together Mediterranean jazz, tango, Argentine folklore, choro, and Brazilian sounds without turning these influences into mere quotations. Bai’s seven-string guitar becomes a meeting point for different experiences, surrounded by both Italian and Argentine musicians.

The presence of guitarists Gerardo Villar and Martin Bracone makes this connection even more evident. Villar appears on La Luna e il Mar and Milonga d’Autunno, while Bracone plays on Choro Toscano and La Luna e il Mar. They are joined by Giovanni Benvenuti on saxophones, Guglielmo Santimone on piano, Dario Rossi on drums and percussion, Ferruccio Spinetti on double bass, Raffaele Toninelli on double bass on one track, and Andrea Beninati on cello on Asso di Fiori.

The album opens with Via Bai, a title that plays on the guitarist’s surname. The piece draws on Uruguayan candombe and develops towards Brazilian choro, with a lively rhythm and plenty of room for improvisation. A bright opening that immediately introduces the Latin character of Rumore Latino.

With La Luna e il Mar, the album changes mood. It is a piece of Mediterranean jazz that tells the story of the sea through music: at first the waves are restless and powerful, then everything becomes calmer and more intimate. Bai and Bracone’s guitars intertwine throughout the piece, leading to a final section in which the two guitarists improvise over Toninelli’s bowed double bass.

Per le Vie del Borgo brings the album into a more intimate space. It is a European-flavoured ballad in which the South American influence becomes more subtle. Bai’s guitar interacts with Giovanni Benvenuti’s saxophone and Ferruccio Spinetti’s double bass, creating a quieter and more relaxed atmosphere.

In Asso di Fiori, choro returns to the forefront, this time through an arrangement that also looks towards the music of Guinga. Andrea Beninati’s cello adds a distinctive colour to the ensemble, interacting with the guitars and double bass. The result shows how Bai can bring different elements together while maintaining a clear and recognizable musical identity.

Milonga d’Autunno is one of the moments when the connection with Argentina becomes most evident. Previously recorded, the piece is completely rewritten and rearranged here by Gerardo Villar in the style of a tango-milonga. The contrast between the Argentine guitarist’s phrasing and Bai’s approach becomes an essential part of the composition, creating an encounter between two musicians shaped by different musical experiences.

Beija-Flor was inspired by a trip to Brazil and brings a rhythm reminiscent of Cuban music together with an Italian-flavoured melody. Bai’s guitar leads the piece through written passages and moments of improvisation, while the other musicians contribute with freedom. The result is a sunny, rhythmic track that is easy to follow and very enjoyable to listen to.

Choro Toscano is a piece Bai wrote some time ago that returns here in a new arrangement. Martin Bracone adds a second guitar and a new harmonic approach, giving the piece a different sound without changing its identity. It is a fresh take on an older composition, bringing it back to life.

The album closes with Quartango, whose title already sums up the idea behind the composition: one quarter tango and three quarters jazz and Latin jazz. European-flavoured melodies meet more driving polyrhythms and echoes of Astor Piazzolla, creating a conclusion that brings together many of the directions explored throughout the album.

When Rumore Latino comes to an end, what remains above all is the feeling of having listened to a sincere album, born from curiosity and the pleasure of discovering other music and meeting other people. This is perhaps what I appreciated most: Bai does not try to demonstrate how much he knows about tango, choro, or Brazilian music. Instead, he lets these influences become part of his own language, allowing them to interact with the Mediterranean character that is deeply rooted in his music.

The eight tracks feel like stages in a journey that is still continuing, moving between Buenos Aires, Brazil, and Tuscany, between older compositions revisited and new stories waiting to be told. And when the final notes of Quartango arrive, there is a pleasant sense that this is a musician who still wants to travel, listen, meet people, and turn all these experiences into new music.

Tracklist: Via Bai, La Luna e il Mar, Per le Vie del Borgo, Asso di Fiori, Milonga d’Autunno, Beija-Flor, Choro Toscano, Quartango