![]() |
| Massimiliano Cignitti – Live In Rome |
Massimiliano Cignitti – Live In Rome (Dodicilune, 2026)
Un concerto romano diventa un viaggio tra jazz, cinema e libertà musicale
Un concerto registrato nel cuore di Roma, una formazione composta da musicisti italiani e tre ospiti internazionali, otto brani che mettono in relazione jazz, cinema, tango, musica brasiliana e musica contemporanea. È questo il punto di partenza di Live In Rome, il nuovo album del bassista e compositore romano Massimiliano Cignitti, pubblicato da Dodicilune.
Il disco nasce sul palcoscenico del festival Jazz & Image, organizzato da Eugenio Rubei, direttore artistico dell'Alexanderplatz Jazz Club, nello scenario particolare dell'estate musicale romana ai piedi del Colosseo. Un contesto che dà al progetto una precisa dimensione dal vivo e che permette a Cignitti di riunire una formazione costruita attorno a musicisti con i quali ha condiviso parte del proprio percorso e a tre ospiti di grande esperienza internazionale.
Al basso elettrico troviamo Massimiliano Cignitti, affiancato da Giancarlo Ciminelli alla tromba, Marco Guidolotti al sax e Mauro Scardini a pianoforte e tastiere. A completare il gruppo sono gli ospiti Nguyên Lê alla chitarra, Grégoire Maret all'armonica e John Hadfield alla batteria.
È una formazione nella quale ogni strumento porta una propria identità. Lê, chitarrista e compositore franco-vietnamita, ha costruito negli anni un percorso che attraversa jazz, rock, improvvisazione e tradizioni musicali asiatiche. Maret ha sviluppato una voce personale nell'armonica jazz, collaborando con musicisti come Pat Metheny, Herbie Hancock, Cassandra Wilson e Marcus Miller. Hadfield, batterista e percussionista statunitense, ha invece maturato esperienze tra jazz, musica contemporanea, tradizioni percussive ed elettronica. La loro presenza non è quindi soltanto quella di ospiti prestigiosi, ma contribuisce a definire il carattere particolare della formazione.
Per Massimiliano Cignitti, Live in Rome è il terzo progetto da leader pubblicato da Dodicilune, dopo Buio in sala e Quella stanza segreta. Nel suo percorso con l'etichetta rientra anche Cinedelik Vol. I – La regola del gioco, realizzato con l'omonima band. Il nuovo album prosegue una ricerca personale nella quale composizione, riferimenti alla musica per il cinema e linguaggi differenti convivono con naturalezza.
La qualità della registrazione è affidata al lavoro del fonico Marc Urselli, che ha registrato e mixato il progetto. Il risultato mantiene la dimensione del concerto senza sacrificare la definizione dei diversi strumenti, elemento particolarmente importante in una formazione così articolata.
Venezia Venusia Venaga apre il disco ed è uno dei quattro brani della scaletta non firmati da Cignitti. La composizione di Nino Rota viene riletta all'interno di una formazione jazzistica che ne conserva il carattere melodico, lasciando però maggiore spazio agli interventi dei solisti e al rapporto tra tema e accompagnamento. È un inizio che mette subito in evidenza uno degli aspetti più interessanti di Live In Rome: la possibilità di avvicinare musiche e riferimenti diversi attraverso una sensibilità contemporanea.
Con Tanguedia 2020 il riferimento ad Astor Piazzolla si capisce già dal titolo. Il tango è alla base del brano, con un ritmo deciso che lascia spazio agli interventi dei musicisti. Basso, fiati, pianoforte e chitarra si muovono insieme, mantenendo il carattere del tango ma lasciando entrare anche la libertà del jazz. Il risultato è un incontro naturale tra due linguaggi diversi.
JLG porta invece il disco verso il cinema e richiama Jean-Luc Godard. Il brano sembra svilupparsi attraverso diversi episodi, lasciando che siano gli interventi dei musicisti a definire progressivamente il percorso. La melodia non è l'unico elemento sul quale si concentra l'ascolto: acquistano importanza anche i cambi di prospettiva e il modo in cui le singole voci entrano nella composizione. È un momento più raccolto, in cui il titolo richiama un'immagine precisa senza cercare di raccontarla direttamente attraverso la musica ... Si fa notare in particolare l'armonica di Grégoire Maret, che aggiunge al brano un colore molto riconoscibile.
Più vivace è Blueserinho, composizione di Grégoire Maret. Il titolo richiama già l'incontro tra blues e musica brasiliana e l'armonica dello stesso Maret diventa una delle voci più riconoscibili del brano, insieme alla tromba di Ciminelli e al pianoforte di Scardini. Da sottolineare anche l'ottimo assolo di chitarra di Nguyên Lê, che aggiunge energia e ulteriore movimento al brano. L'insieme contribuisce a fare di questo uno dei momenti più dinamici dell'album, dove il piacere dell'ascolto passa soprattutto dal ritmo e dalla varietà degli interventi strumentali.
Con Theme From 2nd Mov Of Music For Strings Celesta And Percussion arriva invece Béla Bartók, in una rilettura che porta nel disco un riferimento alla musica colta del Novecento. Il materiale del compositore ungherese viene inserito in un contesto nel quale pianoforte, tastiere, chitarra e fiati possono confrontarsi con una scrittura molto diversa da quella jazzistica. Non è una semplice parentesi dedicata alla musica classica, ma un altro modo per ampliare il percorso dell'album e mostrare quanto possa essere aperto il repertorio scelto da Cignitti.
Ennio's Dream riporta l'ascolto verso il cinema e richiama immediatamente Ennio Morricone. Qui la melodia torna ad avere un ruolo centrale e il brano si sviluppa attraverso un carattere più evocativo. Le tastiere contribuiscono ad ampliare il quadro sonoro, mentre chitarra e tromba aggiungono due voci differenti al tema. Il riferimento cinematografico rimane soprattutto uno spunto per l'ascolto: la musica non cerca di raccontare una scena precisa, ma lascia spazio alle immagini che possono nascere durante l'ascolto.
Isoar, firmata da Nguyên Lê, è un altro momento importante perché l'ospite internazionale diventa anche autore. La chitarra occupa una posizione centrale, mentre basso e batteria contribuiscono a sostenere il movimento del brano. L'interazione tra Lê, Cignitti e Hadfield lascia maggiore spazio all'improvvisazione e rende questo episodio particolarmente interessante per il modo in cui i tre strumenti si incontrano. Una composizione che amplia ulteriormente la prospettiva del disco senza allontanarsi dall'identità della formazione.
La conclusione è affidata a Buio In Sala, composizione di Cignitti già legata al suo percorso discografico con Dodicilune. Il titolo richiama infatti l'album omonimo del 2022 e riporta ancora una volta il cinema al centro del racconto. Dopo Rota, Godard, Morricone e Bartók, il disco si chiude così con un brano che guarda anche alla storia musicale dello stesso Cignitti. Una scelta che dà continuità al percorso e lascia l'ultimo spazio alla sua scrittura.
Alla fine dell'ascolto, quello che mi resta di Live In Rome è soprattutto la sensazione di aver attraversato un piccolo viaggio musicale. Non un percorso lineare, ma fatto di deviazioni, richiami, immagini e incontri: Rota, Piazzolla, Godard, Bartók, Morricone, fino alle composizioni di Maret e Nguyên Lê. Tutto passa attraverso la scrittura di Cignitti senza diventare un esercizio di stile.
E forse è proprio questa la cosa che ho apprezzato di più. La musica non sembra avere bisogno di dimostrare qualcosa: lascia parlare i musicisti, permette loro di cambiare atmosfera e di prendersi spazio, mantenendo però sempre riconoscibile il filo che tiene insieme il progetto. Il basso di Massimiliano Cignitti resta lì, al centro, come un punto di riferimento discreto intorno al quale gli altri possono muoversi liberamente.
Live In Rome è un disco che, a mio parere, acquista ancora più senso pensando al luogo e al momento in cui è nato. Un concerto ai piedi del Colosseo, una sera d'estate, sette musicisti sul palco e una scaletta capace di attraversare mondi diversi senza perdere la propria identità. È quella dimensione, più ancora dei singoli riferimenti, che mi rimane dopo l'ultimo brano: la sensazione di una musica vissuta davvero sul palco e che, proprio per questo, vale la pena riascoltare.
Tracklist: Venezia Venusia Venaga, Tanguedia 2020, JLG, Blueserinho, Theme From 2nd Mov Of Music For Strings Celesta And Percussion, Ennio’s Dream, Isoar, Buio In Sala
English version
Massimiliano Cignitti – Live In Rome (Dodicilune, 2026)
An italian concert becomes a journey through jazz, cinema and musical freedom
A concert recorded in the heart of Rome, a lineup of Italian musicians joined by three international guests, and eight tracks bringing together jazz, cinema, tango, Brazilian music and contemporary sounds. This is the starting point for Live In Rome, the new album by Roman bassist and composer Massimiliano Cignitti, released by Dodicilune.
The album was recorded during the Jazz & Image festival, organized by Eugenio Rubei, artistic director of the Alexanderplatz Jazz Club, in the unique setting of Rome's summer music scene at the foot of the Colosseum. The setting gives the album a strong sense of occasion, while allowing Cignitti to bring together musicians with whom he has shared part of his musical journey, alongside three highly experienced international guests.
Cignitti plays electric bass, joined by Giancarlo Ciminelli on trumpet, Marco Guidolotti on saxophone, and Mauro Scardini on piano and keyboards. Completing the lineup are guests Nguyên Lê on guitar, Grégoire Maret on harmonica, and John Hadfield on drums.
Each musician brings a distinctive voice to the group. Franco-Vietnamese guitarist and composer Lê has built a career spanning jazz, rock, improvisation and Asian musical traditions. Maret has developed a highly personal approach to jazz harmonica, working with artists including Pat Metheny, Herbie Hancock, Cassandra Wilson and Marcus Miller. American drummer and percussionist Hadfield has worked across jazz, contemporary music, traditional percussion and electronics. Their presence is therefore more than a showcase of international names: they are an essential part of what gives this lineup its character.
For Massimiliano Cignitti, Live In Rome is his third project as a leader for Dodicilune, following Buio in sala and Quella stanza segreta. His work with the label also includes Cinedelik Vol. I – La regola del gioco, recorded with the band of the same name. The new album continues a personal musical journey in which composition, film references and different musical languages come together naturally.
The album was recorded and mixed by engineer Marc Urselli. His work preserves the energy of the live performance while keeping the individual instruments clearly defined, which is especially important with such a full and varied lineup.
Venezia Venusia Venaga opens the album and is one of four tracks not written by Cignitti. Nino Rota's composition is given a fresh reading within a jazz setting, retaining its melodic character while allowing more room for the soloists and for the musicians to interact around the theme. It immediately highlights one of the album's strengths: the way different musical references can come together without losing their identity.
With Tanguedia 2020, the connection with Astor Piazzolla is clear from the title alone. Tango provides the foundation, driven by a strong rhythmic pulse that leaves plenty of room for the musicians. Bass, horns, piano and guitar work together, keeping the character of tango while allowing the freedom of jazz to enter the picture. The result feels like a natural meeting of two different musical languages.
JLG takes the album into cinematic territory, with a title that points to Jean-Luc Godard. The piece unfolds through a series of musical episodes, with the musicians gradually shaping its direction. The melody is only part of the story: changes in perspective and the way individual voices enter the arrangement are equally important. It is a more intimate moment, with the title suggesting a particular image without attempting to translate it directly into music. Grégoire Maret's harmonica stands out in particular, adding a distinctive color to the piece.
More upbeat is Blueserinho, composed by Grégoire Maret. The title already suggests a meeting between blues and Brazilian music, while Maret's harmonica becomes one of the track's most distinctive voices, alongside Ciminelli's trumpet and Scardini's piano. Nguyên Lê's excellent guitar solo also deserves a mention, bringing extra energy and movement to the performance. Together, these elements make this one of the album's most dynamic moments, driven by rhythm and the constantly changing interplay between the musicians.
With Theme From 2nd Mov Of Music For Strings Celesta And Percussion, the album turns to Béla Bartók, bringing twentieth-century classical music into the picture. Bartók's material is placed in a setting where piano, keyboards, guitar and horns can approach a very different kind of musical language. It is not simply a classical interlude, but another way of widening the album's horizons and showing how open Cignitti's choice of repertoire is.
Ennio's Dream brings the music back towards cinema, immediately suggesting Ennio Morricone. Here the melody takes center stage, and the piece unfolds with a more evocative quality. The keyboards broaden the sound, while guitar and trumpet bring their own distinct voices to the theme. The cinematic connection is mainly a starting point for the listener: rather than describing a specific scene, the music leaves room for images to emerge naturally while listening.
Isoar, written by Nguyên Lê, is another important moment because the international guest also takes on the role of composer. Lê's guitar is central to the piece, but the entire lineup contributes, with bass, drums, piano, keyboards, trumpet and saxophone adding to its rich and lively sound. The interplay between the musicians creates room for improvisation and highlights the group's ability to move freely while remaining connected to the composition. It broadens the album's musical perspective without losing sight of the group's identity.
The album closes with Buio In Sala, a Cignitti composition already connected to his work with Dodicilune. The title refers to his 2022 album of the same name, bringing the cinematic thread back into the picture. After Rota, Godard, Morricone and Bartók, the album ends with a piece that also looks back at Cignitti's own musical journey. It gives the project a sense of continuity and leaves the final word to his writing.
When I reach the end of Live In Rome, what stays with me most is the feeling of having taken a small musical journey. It is not a straight path, but one full of detours, references, images and encounters: Rota, Piazzolla, Godard, Bartók, Morricone, and finally the compositions of Maret and Nguyên Lê. All of these elements pass through Cignitti's writing without ever feeling forced or overly calculated.
And perhaps that is what I enjoyed most about the album. The music never seems to be trying to prove anything. It gives the musicians room to speak, change direction and step into the foreground, while still keeping a clear thread running through the whole performance. Cignitti's bass remains at the center, a quiet point of reference around which the other musicians can move freely.
For me, Live In Rome becomes even more meaningful when I think about where and when it was recorded. A concert at the foot of the Colosseum, a summer evening, seven musicians on stage, and a setlist able to move through very different musical worlds without losing its identity. More than any individual reference, that is what stays with me after the final track: the feeling of music that was genuinely alive on stage and that, precisely for that reason, deserves to be heard again.
Tracklist: Venezia Venusia Venaga, Tanguedia 2020, JLG, Blueserinho, Theme From 2nd Mov Of Music For Strings Celesta And Percussion, Ennio’s Dream, Isoar, Buio In Sala

