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| Moorder – Moorder III |
Moorder – Moorder III (Lizard Records, 2026)
Tra energia irregolare, contrasti e intuizioni sonore
A più di dieci anni da Moorder II, la band bolognese guidata dal chitarrista Alessandro Lamborghini torna con Moorder III, un lavoro che ritrova lo spirito irregolare del gruppo ma allo stesso tempo ne allarga gli orizzonti sonori. Ascoltandolo si ha la sensazione di una continuità naturale con il percorso iniziato anni fa, ma anche di una nuova fase in cui alcune idee sembrano trovare spazio con maggiore libertà.
Fin dall’esordio omonimo Moorder del 2010, il progetto ha scelto di muoversi lontano da schemi troppo rigidi, seguendo una strada personale dove rock sperimentale, deviazioni jazz e una certa teatralità convivono con naturalezza. Anche in questo nuovo capitolo si ritrova quella stessa attitudine curiosa, la voglia di esplorare territori sonori diversi senza perdere un’identità riconoscibile.
La formazione storica, con Simone Pederzoli al trombone, Daniel Dencs Csab alla batteria e Alberto Danielli alla tuba, si arricchisce qui della presenza della cantante e bassista Cinzia Zaccaroni, mentre i testi portano la firma di Alice Miali. L’ingresso della voce modifica in parte l’equilibrio sonoro del gruppo, senza snaturarne l’identità, ma anzi introducendo nuove possibilità narrative.
Ad aprire il disco è Mitra & Chernobyl, brano che introduce subito la nuova configurazione della band. Il pezzo avanza con un’energia irrequieta, sostenuto da una sezione ritmica compatta in cui basso e batteria si intrecciano con decisione. Su questa struttura si inseriscono trombone e tuba, che aggiungono profondità e tensione al suono complessivo, mentre la chitarra di Lamborghini guida l’insieme verso un ritornello più riconoscibile.
D Meter Blues prende forma a partire dal suono delle onde marine, che introducono con gradualità l’atmosfera del brano. Il blues resta il punto di partenza, ma la struttura si espande grazie a un arrangiamento ricco di sfumature: trombone e tuba si intrecciano creando una trama di fiati che aggiunge profondità e movimento alla composizione. Nel cuore del pezzo la chitarra elettrica si ritaglia uno spazio importante con un lungo assolo dal carattere deciso, prima che il brano si avvii verso una chiusura più ruvida e incisiva.
In Three Eyed Hawk l’andamento ritmico evoca una tensione quasi ipnotica, con un incedere solenne che sostiene l’intero brano. Il trombone di Pederzoli assume un ruolo centrale, dialogando con la voce narrante e accompagnando un crescendo armonico che si sviluppa poco alla volta, mentre la chitarra disegna nuove linee melodiche lungo il percorso.
In Cupola l’atmosfera diventa più luminosa e movimentata. La voce di Cinzia Zaccaroni scorre con naturalezza su una base ritmica energica, dove basso e batteria si confrontano in modo serrato costruendo un continuo intreccio di figure. Trombone e tuba compaiono a intervalli con brevi interventi che colorano la trama del brano, contribuendo a renderlo vivace e dinamico, sostenuto dall’intesa dell’intera band.
In Melting Bob l’inizio è affidato al trombone, che emerge subito in primo piano: l’assolo di Simone Pederzoli introduce il brano con un fraseggio intenso e quasi narrativo, capace di delinearne immediatamente il clima. Da questo avvio la composizione prosegue su percorsi poco prevedibili, alternando passaggi dal sapore quasi teatrale a improvvisi cambi di direzione, fino a un finale più deciso in cui chitarra e fiati tornano a intrecciarsi con energia.
Big Graves introduce la parte finale del disco con un clima vivace e arioso, in cui i fiati tornano a dare profondità e consistenza al suono complessivo della band.
A chiudere il lavoro è Lynx In Love, breve brano dal carattere delicato, composto da Pederzoli e interpretato dalla voce di Cinzia Zaccaroni. Un finale misurato e leggero, che accompagna l’ascolto verso un’atmosfera più raccolta e contemplativa.
Con Moorder III i Moorder confermano la loro indole irregolare e curiosa, quella di una band che non sembra interessata a seguire percorsi troppo prevedibili. Il gruppo preferisce muoversi liberamente tra suggestioni diverse, lasciando convivere blues, rock, momenti più sperimentali e una certa vena teatrale, mantenendo però sempre riconoscibile la propria identità sonora.
È proprio questa libertà a dare forma al disco: i brani si sviluppano tra contrasti, cambi di prospettiva e intuizioni improvvise, come se ogni pezzo fosse una piccola esplorazione. Trombone e tuba aggiungono profondità e colore, la chitarra guida molte delle traiettorie melodiche, mentre la sezione ritmica tiene insieme l’intero percorso con energia e dinamismo.
Alla fine dell’ascolto resta la sensazione di aver attraversato un lavoro vivo, irrequieto, capace di sorprendere più volte lungo il cammino. Un disco che non cerca scorciatoie e che trova la propria forza proprio nella varietà delle sue forme e nella voglia di continuare a esplorare.
Track list: Mitra & Chernobyl, D Meter Blues, Three Eyed Hawk, Cupola, Melting Bob, Big Graves, Lynx In Love
English version
Moorder – Moorder III (Lizard Records, 2026)
Between irregular energy, contrasts, and sonic intuitions
More than ten years after Moorder II, the Bologna-based band led by guitarist Alessandro Lamborghini returns with Moorder III, a work that recaptures the group’s irregular spirit while simultaneously expanding its sonic horizons. Listening to it, there is a sense of natural continuity with the path the band started years ago, but also a feeling of a new phase, where some ideas find room to develop with greater freedom.
Since their self-titled debut Moorder in 2010, the project has chosen to move away from rigid frameworks, following a personal path where experimental rock, jazz detours, and a theatrical spirit coexist naturally. In this new chapter, the same curious attitude is present: a desire to explore different sonic territories without losing a recognizable identity.
The original lineup, with Simone Pederzoli on trombone, Daniel Dencs Csab on drums, and Alberto Danielli on tuba, is here enriched by the presence of singer and bassist Cinzia Zaccaroni, while the lyrics are written by Alice Miali. The addition of vocals partially shifts the band’s sonic balance, without altering their identity, and even introduces new narrative possibilities.
The album opens with Mitra & Chernobyl, immediately presenting the band’s new formation. The track moves with restless energy, supported by a tight rhythm section where bass and drums intertwine decisively. Trombone and tuba add depth and tension to the overall sound, while Lamborghini’s guitar guides the ensemble toward a more recognizable chorus.
D Meter Blues unfolds from the sound of ocean waves, gradually introducing the track’s atmosphere. Blues remains the starting point, but the composition expands through an arrangement rich in nuances: trombone and tuba weave together to form a brass texture that adds depth and movement. At the heart of the piece, the electric guitar takes center stage with a long, assertive solo, before the track moves toward a rougher, more incisive ending.
In Three Eyed Hawk, the rhythmic flow evokes a nearly hypnotic tension, with a solemn pace that carries the entire track. Pederzoli’s trombone plays a central role, interacting with the narrating voice and supporting a harmonic crescendo that gradually evolves, while the guitar sketches new melodic lines along the way.
In Cupola, the atmosphere becomes brighter and more dynamic. Cinzia Zaccaroni’s voice moves naturally over an energetic rhythm section, where bass and drums engage in a tight interplay, building a continuous weave of patterns. Trombone and tuba appear at intervals with short lines that color the track, helping to make it lively and vibrant, supported by the band’s overall cohesion.
In Melting Bob, the track begins with the trombone in the spotlight: Simone Pederzoli’s solo introduces the piece with an intense, almost narrative phrasing, immediately defining the mood. From this opening, the composition follows unpredictable paths, alternating moments with a theatrical flavor and sudden shifts in direction, leading to a more decisive ending where guitar and brass reconnect with energy.
Big Graves ushers in the album’s final section with a lively, airy atmosphere, where the brass instruments once again provide depth and substance to the band’s overall sound.
The album closes with Lynx In Love, a brief and delicate piece composed by Pederzoli and performed by Cinzia Zaccaroni. A measured, gentle finale that guides the listener into a more intimate, contemplative space.
With Moorder III, the Moorder confirm their irregular and curious nature: a band uninterested in following predictable paths. They prefer to move freely among diverse influences, blending blues, rock, more experimental moments, and a touch of theatricality, while always maintaining a recognizable sonic identity.
It is precisely this freedom that shapes the album: the tracks unfold through contrasts, shifts in perspective, and sudden intuitions, as if each piece were a small exploration. Trombone and tuba add depth and color, the guitar drives many of the melodic trajectories, and the rhythm section holds the entire journey together with energy and dynamism.
By the end of the listening experience, there is a sense of having traversed a lively, restless work, capable of surprising multiple times along the way. An album that seeks no shortcuts, finding its strength in the variety of its forms and the desire to keep exploring.
Track list: Mitra & Chernobyl, D Meter Blues, Three Eyed Hawk, Cupola, Melting Bob, Big Graves, Lynx In Love


