giovedì 16 aprile 2026

Alessio Cappello – Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte) 2026 tra ironia, devozione e teatro della canzone | Redapolis Music

Alessio Cappello – Avvocato! (è uno sguardo a Paolo Conte)

Alessio Cappello – Avvocato! (è uno sguardo a Paolo Conte) (La Stanza Nascosta Records, 2026)

Uno sguardo irriverente e devoto a Paolo Conte, tra riscrittura e identità

C’è un gesto iniziale che sembra quasi provocatorio, ma che in realtà contiene già tutta la natura di questo esordio: guardare Paolo Conte negli occhi e chiedergli, con ironia, di farsi da parte.
Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte) di Alessio Cappello, uscito il 23 gennaio 2026 per La Stanza Nascosta Records, nasce da questa tensione: distruggere un modello per poter finalmente esistere, salvo poi scoprire che da quella distruzione emerge, inevitabilmente, una forma di amore.

Fin dalle prime battute si percepisce un equilibrio instabile ma fertile tra scrittura e interpretazione. La voce di Cappello si muove in uno spazio teatrale, quasi narrativo, dove il fraseggio sembra inseguire il significato più che la melodia. Attorno, gli arrangiamenti costruiscono un ambiente sonoro raffinato ma mai statico: jazz che si lascia sporcare dal blues, deviazioni ritmiche, aperture improvvise che ricordano una certa tradizione colta ma senza mai irrigidirsi.

Una parte importante di questa costruzione passa proprio dai musicisti coinvolti, che contribuiscono a dare al disco una natura mobile, quasi cangiante. In Blue Tangos il dialogo tra la batteria di Silvio Centamore, il basso di Francesco Crippa e le chitarre di Ivan Krnic crea una base elastica, arricchita dai cori di Max Tatti.

Il brano centrale, Avvocato! (è una supplica a Paolo Conte), amplia lo spettro: la batteria di Lav Kovač e il contrabbasso di Nai Han Jeng sostengono un tessuto sonoro in cui il pianoforte di Damiano Della Torre si intreccia con le chitarre acustiche di Mr. Batrakov e dello stesso Cappello, mentre Giulio Esposito aggiunge inserti elettrici; i fiati di Dima Faustov, sax baritono e clarinetto, introducono un colore più profondo e teatrale, con il kazoo dello stesso Cappello a spostare tutto su un piano ironico e straniante.

Le riletture dei brani di Conte diventano così veri e propri esercizi di trasformazione collettiva. Bartali si regge sull’essenzialità del pianoforte e della fisarmonica di Damiano Della Torre, trovando un equilibrio sospeso tra nostalgia e leggerezza.

In Sparring Partner è Cappello stesso a intervenire su programmazione di batteria e basso, mentre le tastiere di Andy Arias aprono a una dimensione più contemporanea.
Gong-Oh si affida invece alle percussioni di Maciej Giżejewski, costruendo un flusso ipnotico e quasi rituale.

Più raccolta la dimensione di Un gelato al limon, dove Damiano Della Torre, tra basso, Rhodes e organo Hammond, modella un ambiente sonoro intimo, ridotto all’essenziale.

Infine Chissà si apre a un respiro più ampio grazie all’orchestrazione e all’arrangiamento di Juan Diego Páez, con il pianoforte di Andy Arias a guidare una chiusura che sfiora territori cinematografici.

Alessio Cappello

Quello che rimane, alla fine, è una sensazione strana e molto umana: il tentativo di rompere qualcosa che, in realtà, non si vuole perdere. Alessio Cappello prova a spingere, a deformare, a cambiare prospettiva, ma ogni volta le canzoni tornano a guardarlo, ancora vive, ancora intere. E in quel continuo avvicinarsi e ritrarsi si percepisce una forma di rispetto che non ha bisogno di dichiararsi.

Questo disco non risolve, non chiude, non mette ordine. Piuttosto apre uno spazio. È il momento in cui un ascolto profondo diventa inevitabilmente personale, anche a costo di passare attraverso il dubbio, l’ironia, perfino un po’ di frustrazione. Ma è proprio questo movimento irregolare a renderlo sincero.

Alla fine, più che uno sgarbo, sembra un modo per dire grazie senza saperlo dire davvero. Un gesto imperfetto, magari anche un po’ storto, ma vivo. E proprio per questo difficile da ignorare.

Track list: Blue Tangos, Avvocato! (è una supplica a Paolo Conte), Bartali, Sparring Partner, Gong-Oh, Un gelato al limon, Chissà 

English version 

 Alessio Cappello – Avvocato! (è uno sguardo a Paolo Conte) (La Stanza Nascosta Records, 2026)

An irreverent yet devoted gaze at Paolo Conte, suspended between rewriting and identity

There is an opening gesture that feels almost provocative, yet already contains the full nature of this debut: looking Paolo Conte in the eyes and, with a hint of irony, asking him to step aside.
Avvocato! (è uno sgarbo a Paolo Conte) by Alessio Cappello, released on January 23, 2026 via La Stanza Nascosta Records, is born from this tension: the urge to dismantle a model in order to finally exist, only to discover that from that very act of destruction, a form of love inevitably emerges.

From the very first moments, an unstable yet fertile balance between writing and interpretation becomes apparent. Cappello’s voice moves within a theatrical, almost narrative space, where phrasing seems to chase meaning more than melody. Around it, the arrangements build a refined but never static soundscape: jazz tinged with blues, rhythmic deviations, sudden openings that echo a certain cultivated tradition without ever becoming rigid.

A crucial part of this construction lies in the musicians involved, who give the album a fluid, almost shifting nature. In Blue Tangos, the interplay between Silvio Centamore’s drums, Francesco Crippa’s bass, and Ivan Krnic’s guitars creates an elastic foundation, enriched by Max Tatti’s backing vocals.

The central piece, Avvocato! (è una supplica a Paolo Conte), expands the palette: Lav Kovač’s drums and Nai Han Jeng’s double bass support a sonic fabric where Damiano Della Torre’s piano intertwines with the acoustic guitars of Mr. Batrakov and Cappello himself, while Giulio Esposito adds electric textures; Dima Faustov’s baritone sax and clarinet introduce a deeper, more theatrical color, with Cappello’s kazoo shifting everything toward an ironic and slightly surreal dimension.

The reinterpretations of Conte’s songs become true exercises in collective transformation. Bartali rests on the essential interplay of piano and accordion by Damiano Della Torre, finding a suspended balance between nostalgia and lightness.

In Sparring Partner, Cappello himself handles drum and bass programming, while Andy Arias’ keyboards open the sound toward a more contemporary dimension.
Gong-Oh, on the other hand, relies on Maciej Giżejewski’s percussion, building a hypnotic, almost ritualistic flow.

A more intimate atmosphere emerges in Un gelato al limon, where Damiano Della Torre, on bass, Rhodes, and Hammond organ, shapes a reduced and essential sonic space.

Finally, Chissà opens into a broader horizon thanks to Juan Diego Páez’s orchestration and arrangement, with Andy Arias’ piano guiding a closing that brushes against cinematic territory.

What remains, in the end, is a strange and deeply human feeling: the attempt to break something that, in truth, one does not want to lose. Cappello pushes, bends, and reshapes these songs, yet each time they return his gaze, still alive, still intact. And in that constant movement of approach and withdrawal, a form of respect emerges—one that does not need to be declared.

This album does not resolve, does not conclude, does not impose order. Instead, it opens a space. It is the moment when deep listening becomes inevitably personal, even at the cost of passing through doubt, irony, and a trace of frustration. And it is precisely this irregular movement that makes it feel honest.

In the end, more than a slight, it feels like a way of saying thank you without quite knowing how. An imperfect gesture, perhaps a little crooked, but alive and for that very reason difficult to ignore.

Track list: Blue Tangos, Avvocato! (è una supplica a Paolo Conte), Bartali, Sparring Partner, Gong-Oh, Un gelato al limon, Chissà