martedì 28 aprile 2026

Martina Lupi – Dannate Salvatrici (2026): canzone d’autore tra mito e trasformazione | Redapolis Music

Martina Lupi – Dannate Salvatrici

Martina Lupi – Dannate Salvatrici (Filibusta Records, 2026)

Tra voce, mito e trasformazione del femminile

Dannate Salvatrici nasce da un tempo lungo, da canzoni scritte e lasciate crescere con calma, lontano dai riflettori, fino a trovare una forma sincera e necessaria. È un lavoro che si muove come un rito intimo, un percorso dentro l’universo femminile, dove mito, emozioni profonde e canto si intrecciano senza bisogno di spiegare tutto, ma lasciando spazio all’ascolto e all’esperienza.

Dentro queste tracce si muove una materia viva, che brucia e si trasforma, passando dalla ferita alla luce senza scorciatoie. Dopo anni di ricerca con i Tupa Ruja, Martina Lupi raccoglie qui un percorso che emerge in modo naturale, come qualcosa che non poteva più restare in silenzio. Le canzoni affiorano una dopo l’altra come presenze reali: non cercano di raccontarsi, ma di essere attraversate.

Non è soltanto una voce cantautorale, ma una ricercatrice di suoni invisibili, un’artista che ha saputo portare la dimensione rituale degli strumenti ancestrali dentro una forma canzone contemporanea e consapevole. Dopo un lungo cammino con il progetto Tupa Ruja, attivo dal 2006 e costruito tra didgeridoo, canto armonico e sperimentazione vocale come linguaggi narrativi e percettivi, arriva oggi al suo esordio solista con Dannate Salvatrici per Filibusta Records.

Nel suo lavoro il suono non è mai semplice accompagnamento, ma spazio simbolico e trasformativo. Il concetto di “Suono della Distanza” attraversa il disco come chiave estetica e filosofica: la distanza non come assenza, ma come territorio fertile in cui pianoforte, elettronica e strumenti acustici dialogano per evocare ciò che è lontano eppure profondamente presente. Accanto a lei, la sensibilità pianistica e sonora di Alessandro Gwis contribuisce a definire un paesaggio essenziale, mentre collaborazioni con musicisti come Michele Gazich al violino e Mattia Lotini alla chitarra elettrica e basso, arricchiscono la dimensione timbrica e narrativa del progetto.

Ispirata alla psicologia degli archetipi e alle mitologie antiche rilette in chiave contemporanea, l’artista romana costruisce canzoni che si muovono come piccoli riti di trasformazione. La sua è una forma di “canzone medicina”, in cui la voce diventa strumento di attraversamento interiore più che affermazione. Un percorso riconosciuto anche da premi e collaborazioni che l’hanno portata su palchi come Auditorium Parco della Musica, Casa del Jazz e Teatro Bellini di Napoli, sempre con un approccio performativo che tende al rito sonoro più che al concerto tradizionale.

Il disco si apre con Fiamma, una forza primaria in cui il fuoco non distrugge ma trasforma. Il canto si muove tra parola e suono in modo evocativo, come se la voce non raccontasse ma agisse direttamente sulla materia emotiva del brano, richiamando la figura di Giovanna d’Arco come energia che brucia e si trasfigura in luce.

Con Fugadamé il percorso si fa più intimo e scavato. L’ombra diventa passaggio necessario, mentre la scrittura resta essenziale e la voce si muove con misura. Ne emerge una fragilità lucida, che non si nasconde ma prende forma come consapevolezza.

Con My Perfect Breath si apre una fase di equilibrio più silenzioso e profondo. Il respiro diventa il centro attorno a cui tutto si raccoglie, mentre corpo e coscienza trovano una forma di dialogo più stabile e naturale. La voce si allunga e si alleggerisce, sostenuta da un accompagnamento discreto, che sembra voler lasciare intatto uno spazio di ascolto puro.

Con L’attesa di un giorno lo sguardo si apre e il tempo sembra distendersi. La dimensione personale si intreccia con qualcosa di più ampio, come se la memoria diventasse spazio condiviso e in movimento.

Con Khorakhané, rilettura del brano di Fabrizio De André, la prospettiva si fa ancora più rarefatta. La tensione resta sottile, mai pesante, e lascia emergere una forma di sapienza che non ha bisogno di essere spiegata o definita.

Realtà non è sposta ancora il piano: ciò che si ascolta non è qualcosa di stabile, ma in continuo cambiamento. Il suono si fa più rarefatto, la voce resta sospesa, come in bilico tra presenza e dissolvenza.

In La distanza questo equilibrio trova una forma ancora più chiara. La lontananza non è mancanza, ma relazione. Tutto si costruisce per sottrazione, e proprio in questo spazio essenziale ogni suono acquista peso e significato.

Pasarero chiude il percorso trasformando il movimento in apertura. La figura evocata non si ferma, ma continua a fluire, lasciando tracce. Il suono si espande e allo stesso tempo si dissolve, come se il brano non volesse concludere, ma continuare altrove.

Ci si avvia verso la fine con Flamme, una variazione linguistica dello stesso fuoco iniziale. Il disco torna alla sua energia di partenza, ma con una consapevolezza diversa: non è più un inizio, ma una trasformazione che continua a muoversi e a cambiare forma.

Il viaggio nelle emozioni si chiude con Flama, che riprende e amplia lo stesso nucleo, come un’altra forma del fuoco. Qui l’elemento iniziale si apre completamente, lasciando la sensazione di un ciclo che non finisce davvero, ma continua a espandersi anche dopo la fine.

Martina Lupi

Dannate Salvatrici non arriva mai a una conclusione definitiva, ma si sviluppa come un attraversamento continuo, dove ogni brano è una soglia che si apre e si trasforma. Fuoco, respiro e distanza cambiano forma senza spegnersi, creando un flusso in cui dimensione fisica e ricerca interiore convivono senza confini rigidi.

Il disco invita più all’esperienza che all’ascolto passivo: lascia agire il suono nel tempo, come qualcosa che continua a risuonare oltre i brani stessi. Le immagini archetipiche emergono in modo naturale, senza bisogno di essere spiegate, e costruiscono un percorso in costante movimento.

Al centro resta un’idea di femminile inteso come trasformazione e flusso, capace di attraversare il dolore senza fissarsi in una forma. È proprio questa apertura continua a dare forza al lavoro: non chiude, ma resta in vibrazione anche oltre il silenzio, lasciando una traccia sottile e persistente in cui la musica diventa esperienza.

Track list: Fiamma, Fugadamé, My Perfect Breath, L’attesa di un giorno, Khorakhané, Realtà non è, La distanza, Pasarero, Flamme, Flama 

English version

Martina Lupi – Dannate Salvatrici (Filibusta Records, 2026)

Between voice, myth and the transformation of the feminine  

Dannate Salvatrici emerges from a long gestation, from songs written and left to grow slowly, away from the spotlight, until they found an honest and necessary form. It unfolds like an intimate ritual, a journey into the feminine universe where myth, deep emotions and song intertwine without the need for explanation, leaving space for listening and lived experience.

Within these tracks, a living matter moves—burning and transforming, passing from wound to light without shortcuts. After years of research with Tupa Ruja, Martina Lupi gathers here a path that emerges naturally, as something that could no longer remain silent. The songs surface one after another like real presences: they do not seek to tell themselves, but to be traversed.

She is not only a singer-songwriter, but a researcher of invisible sounds, an artist who has brought the ritual dimension of ancestral instruments into a contemporary and conscious songwriting form. After a long journey with the Tupa Ruja project, active since 2006 and built through didgeridoo, overtone singing and vocal experimentation as narrative and perceptive languages, she now arrives at her solo debut Dannate Salvatrici for Filibusta Records.

In her work, sound is never mere accompaniment but a symbolic and transformative space. The concept of the “Sound of Distance” runs through the album as an aesthetic and philosophical key: distance is not absence, but a fertile territory where piano, electronics and acoustic instruments interact to evoke what is far yet deeply present. Alongside her, the pianistic and sonic sensitivity of Alessandro Gwis helps shape an essential landscape, while collaborations with musicians such as Michele Gazich on violin and Mattia Lotini on electric guitar and bass enrich the project’s timbral and narrative dimension.

Inspired by archetypal psychology and ancient mythologies reinterpreted in a contemporary key, the Roman artist builds songs that function as small rituals of transformation. Hers is a form of “medicine song”, where the voice becomes a tool of inner passage rather than assertion. A path also recognised through awards and collaborations that have brought her to stages such as Auditorium Parco della Musica, Casa del Jazz and Teatro Bellini in Naples, always with a performative approach leaning toward sonic ritual rather than traditional concert form.

The album opens with “Fiamma”, a primary force in which fire does not destroy but transforms. The singing moves between word and sound in an evocative way, as if the voice were not telling but acting directly upon the emotional matter of the track, evoking Joan of Arc as an energy that burns and transfigures into light.

With “Fugadamé” the journey becomes more intimate and stripped down. Shadow becomes a necessary passage, while the writing remains essential and the voice moves with restraint. A lucid fragility emerges, not hidden but taking shape as awareness.

With “My Perfect Breath” a quieter and deeper balance unfolds. Breath becomes the centre around which everything gathers, while body and consciousness find a more stable and natural dialogue. The voice stretches and lightens, supported by a discreet accompaniment that seems to preserve a pure space of listening.

With “L’attesa di un giorno” the gaze expands and time stretches. The personal dimension intertwines with something broader, as if memory became a shared, moving space.

With “Khorakhané”, a reinterpretation of Fabrizio De André’s song, the perspective becomes even more rarefied. The tension remains subtle, never heavy, revealing a form of wisdom that does not need to be defined or explained.

“Realtà non è” shifts the perspective once again: what is heard is not something stable, but in constant change. Sound becomes more elusive, the voice suspended between presence and disappearance.

In “La distanza” this balance becomes clearer still. Distance is not absence, but relationship. Everything is built through subtraction, and in this essential space every sound gains weight and meaning.

“Pasarero” closes the journey by transforming movement into openness. The evoked figure does not stop but continues to flow, leaving traces. Sound expands and dissolves at the same time, as if the piece were not meant to end but to continue elsewhere.

Approaching the end comes “Flamme”, a linguistic variation of the same original fire. The album returns to its initial energy, but with a different awareness: no longer an origin, but a transformation that keeps moving and changing form.

The emotional journey closes with “Flama”, which expands the same core, as another form of fire. Here the original element opens completely, leaving the sensation of a cycle that does not truly end, but continues to expand even beyond the end.

Dannate Salvatrici never reaches a definitive conclusion, unfolding instead as a continuous passage where each track is a threshold that opens and transforms. Fire, breath and distance shift without extinguishing, creating a flow in which physical dimension and inner research coexist without rigid boundaries.

The album invites experience more than passive listening: it lets sound act over time, as something that keeps resonating beyond the songs themselves. Archetypal images emerge naturally, without need for explanation, building a constantly moving path.

At its core remains an idea of the feminine as transformation and flow, capable of crossing pain without being defined by it. This continuous openness is what gives the work its deepest strength: it does not close, but continues to vibrate even in silence, leaving a subtle and persistent trace in which music becomes experience.

Track list: Fiamma, Fugadamé, My Perfect Breath, L’attesa di un giorno, Khorakhané, Realtà non è, La distanza, Pasarero, Flamme, Flama