sabato 18 aprile 2026

Fabula22 – Luca Cipiciani e Luca Parisi, tra jazz contemporaneo e musica da camera | Redapolis Music

Luca Cipiciani e Luca Parisi - Fabula22

Luca Cipiciani e Luca Parisi - Fabula22 (Barly Records, 2026)

Un dialogo intimo tra pianoforte e clarinetto, tra scrittura e libertà

C’è un punto in cui il suono smette di essere semplice materia e diventa relazione, e in Fabula22 questo accade quasi subito, senza bisogno di introduzioni nette. Pianoforte e clarinetto non si presentano come due presenze separate, ma come due modi di abitare lo stesso spazio, cercando continuamente un equilibrio che non è mai definitivo.

Da questa tensione nasce il lavoro di Luca Cipiciani (pianoforte e composizione) e Luca Parisi (clarinetti e composizione), pubblicato da Barly Records: un progetto che non si affida a una forma già data, ma si costruisce mentre procede, lasciando che siano il dialogo e l’ascolto a definire la direzione. Più che un incontro tra strumenti, è un processo di messa a fuoco progressiva, in cui ogni gesto sembra nascere dalla necessità di rispondere all’altro.

L’idea di “fabula” non è solo un riferimento narrativo, ma una vera struttura interna al disco. I brani sembrano organizzarsi come tappe di un percorso, episodi che mantengono una propria autonomia ma che, ascoltati nel loro insieme, costruiscono una traiettoria coerente. Il numero 22, evocato già nel titolo, suggerisce una soglia: qualcosa che sta tra stabilità e apertura, tra controllo e possibilità.

Il cuore del progetto è il dialogo tra pianoforte e clarinetto, un dialogo che lavora soprattutto sul suono. Non c’è mai una gerarchia evidente tra i due strumenti: le parti si intrecciano, si scambiano ruoli, si ascoltano.

Il pianoforte di Cipiciani costruisce spesso spazi aperti, armonie che non chiudono ma suggeriscono direzioni. Il clarinetto e il clarinetto basso di Parisi, invece, agiscono come voce mobile: a volte lirica, altre più materica, capace di scavare nel registro grave o di alleggerire la trama con linee più sottili.

La ricerca timbrica è centrale. Non si tratta solo di “suonare” i brani, ma di esplorarli: piccoli spostamenti di dinamica, variazioni nel respiro, uso delle risonanze del pianoforte. Tutto contribuisce a creare un suono che resta essenziale, ma mai statico.

Uno degli elementi più interessanti di Fabula22 è la naturale integrazione tra composizione e improvvisazione. Non esistono confini netti tra le due dimensioni: la scrittura suggerisce direzioni, ma lascia sempre spazio alla deviazione, all’apertura, alla risposta immediata.

La formazione eterogenea dei due musicisti, tra classica, jazz e sperimentazione, emerge proprio in questa capacità di muoversi tra linguaggi senza mai fissarsi in uno solo. Le strutture restano spesso aperte, costruite per accumulo o sottrazione, evitando sviluppi prevedibili.

Il repertorio di Fabula22 si sviluppa come un racconto in nove tappe, seguendo una traiettoria che va dall’instabilità iniziale alla progressiva emersione di una forma di consapevolezza.

Prologo – La pazzia apre il disco in una dimensione sospesa e irregolare, quasi onirica. Il dialogo tra pianoforte e clarinetto si costruisce per frammenti, lasciando emergere subito quella tensione tra controllo e libertà che attraverserà tutto il lavoro.

Marcia screziale introduce un movimento più definito ma allo stesso tempo instabile. L’idea di marcia viene continuamente deviata, spezzata, trasformata, creando un equilibrio precario che mantiene viva la tensione.

5+3=2 è uno dei passaggi in cui la ricerca emerge in modo più evidente. I due strumenti si intrecciano in schemi che sembrano spostarsi continuamente, dando vita a una forma irregolare ma comunque solida. Anche quando la scrittura si fa più complessa, non c’è mai l’idea di un virtuosismo fine a sé stesso: tutto resta legato a un’esigenza espressiva precisa, che tiene insieme il discorso musicale.

Astera segna un primo momento di rarefazione. Qui il suono diventa più semplice, più aperto, e il dialogo si concentra su sfumature leggere e piccoli cambiamenti, avvicinandosi a una sensibilità cameristica contemporanea.

Pierino e il lupo introduce un riferimento implicito alla tradizione, ma lo fa in modo obliquo. Non c’è citazione diretta, piuttosto una rielaborazione che gioca con la memoria musicale, trasformandola in materia viva.

Monk Jimmy riporta il discorso su un terreno più ritmico e articolato. Alcune suggestioni jazzistiche affiorano, ma vengono subito rimesse in gioco, deformate e integrate in un linguaggio personale.

While Waiting lavora invece sull’attesa e sulla sospensione. Il tempo sembra dilatarsi, e il dialogo tra i due strumenti si muove per sottrazione, lasciando spazio al silenzio e alla risonanza.

Blanche et noir sembra uno dei momenti in cui emerge con più chiarezza la dimensione cameristica del progetto. Il dialogo tra pianoforte e clarinetto si sviluppa su equilibri sottili e su una ricerca timbrica elegante, mai esibita in modo evidente.

Epilogo – Il risveglio chiude il percorso riportando una forma di lucidità. Non è una conclusione definitiva, ma un momento di riemersione, in cui gli elementi attraversati lungo il disco trovano una nuova disposizione.

Nel loro insieme, queste nove tracce costruiscono un percorso coerente e aperto, in cui Cipiciani e Parisi trasformano il dialogo strumentale in un vero spazio narrativo. 

Luca Cipiciani e Luca Parisi

Fabula22 è un lavoro che sceglie di non seguire scorciatoie né formule già pronte. Si muove lentamente, a volte in modo quasi fragile, dentro uno spazio in cui forma e libertà continuano a cercarsi senza mai risolversi del tutto. Non punta a una sintesi, ma a mantenere viva una tensione che resta aperta dall’inizio alla fine, tra scrittura e ascolto, tra struttura e improvvisazione.

È un disco che chiede tempo e presenza, ma proprio per questo lascia qualcosa che resta. Più lo si attraversa, più si ha la sensazione di entrare in un percorso che non si esaurisce nei singoli brani, ma si costruisce come un racconto continuo, fatto di respiri, deviazioni, silenzi e ritorni.

Al centro c’è sempre il dialogo tra pianoforte e clarinetto, che non si limita a sostenere l’idea del disco ma diventa il suo vero motore. Ogni passaggio sembra nascere da un ascolto reciproco profondo, e ogni scelta sonora contribuisce a tenere aperto il senso del viaggio. Anche dopo l’ultima nota, Fabula22 continua a muoversi, come un racconto che non ha fretta di chiudersi.

Track listPrologo – La pazzia, Marcia screziale, 5+3=2, Astera, Pierino e il lupo, Monk Jimmy, While Waiting, Blanche et noir, Epilogo – Il risveglio

 English version

 Luca Cipiciani e Luca Parisi - Fabula22 (Barly Records, 2026)

An intimate dialogue between piano and clarinet, between composition and freedom 

There is a point where sound stops being simple matter and becomes relationship, and in Fabula22 this happens almost immediately, without the need for clear introductions. Piano and clarinet do not appear as two separate presences, but as two ways of inhabiting the same space, constantly searching for an equilibrium that is never fully settled.

From this tension emerges the work of Luca Cipiciani (piano and composition) and Luca Parisi (clarinets and composition), released by Barly Records: a project that does not rely on a pre-existing form, but builds itself as it unfolds, allowing dialogue and listening to define its direction. Rather than an encounter between instruments, it feels like a process of gradual focus, where every gesture seems to arise from the need to respond to the other.

The idea of “fabula” is not only a narrative reference, but a true internal structure of the album. The tracks appear organised as stages of a journey, episodes that retain their independence yet, when heard as a whole, form a coherent trajectory. The number 22, already suggested in the title, evokes a threshold: something standing between stability and openness, control and possibility.

At the heart of the project lies the dialogue between piano and clarinet, a dialogue that works primarily through sound. There is never a clear hierarchy between the two instruments: their roles intertwine, shift, and listen to each other.

Cipiciani’s piano often builds open spaces, harmonies that do not close but instead suggest directions. Parisi’s clarinet and bass clarinet act as a shifting voice: sometimes lyrical, at other times more physical, capable of digging into the lower register or lightening the texture with finer lines.

Timbral exploration is central. It is not simply about “playing” the pieces, but about exploring them: small dynamic shifts, changes in breath, the use of piano resonance. Everything contributes to a sound that remains essential, yet never static.

One of the most compelling aspects of Fabula22 is the natural integration of composition and improvisation. There are no clear boundaries between the two: writing suggests directions, but always leaves room for deviation, openness, and immediate response.

The musicians’ diverse background, spanning classical music, jazz, and experimentation, emerges in this ability to move across languages without ever settling into just one. Structures often remain open, built through accumulation or subtraction, avoiding predictable development.

The repertoire of Fabula22 unfolds like a nine-part narrative, following a trajectory that moves from initial instability towards a gradual emergence of awareness.

Prologo – La pazzia opens the album in a suspended, irregular, almost dreamlike state. The dialogue between piano and clarinet is built from fragments, immediately revealing the tension between control and freedom that runs throughout the work.

Marcia screziale introduces a more defined yet still unstable motion. The idea of a march is constantly diverted, broken apart, and reshaped, creating a fragile balance that keeps tension alive.

5+3=2 is one of the passages where the sense of exploration becomes most evident. The two instruments intertwine in constantly shifting patterns, forming an irregular yet coherent structure. Even when the writing becomes more complex, there is never a sense of virtuosity for its own sake: everything remains tied to a precise expressive need that holds the musical discourse together.

Astera marks a first moment of reduction. The sound becomes simpler, more open, and the dialogue focuses on light nuances and small changes, moving closer to a contemporary chamber sensitivity.

Pierino e il lupo introduces an implicit reference to tradition, but in an oblique way. There is no direct quotation, rather a reworking that plays with musical memory, transforming it into living material.

Monk Jimmy brings the discourse back to a more rhythmic and articulated ground. Some jazz-like echoes emerge, but they are immediately reworked, reshaped, and integrated into a personal language.

While Waiting explores waiting and suspension. Time seems to expand, and the dialogue between the two instruments moves through subtraction, leaving space for silence and resonance.

Blanche et noir appears as one of the moments where the chamber dimension of the project becomes most evident. The dialogue between piano and clarinet unfolds through subtle balances and an elegant timbral exploration, never overtly displayed.

Epilogue – Il risveglio closes the journey by restoring a sense of clarity. It is not a definitive ending, but a moment of re-emergence, where the elements explored throughout the album find a new arrangement.

Taken together, these nine tracks build a coherent yet open journey, in which Cipiciani and Parisi transform instrumental dialogue into a true narrative space. Fabula22 is a work that avoids shortcuts and ready-made formulas. It moves slowly, sometimes almost fragily, within a space where form and freedom continuously seek each other without ever fully resolving.

It does not aim for synthesis, but for a living tension that remains open from beginning to end, between writing and listening, structure and improvisation.

It is an album that demands time and presence, yet precisely for this reason it leaves something that lingers. The more it unfolds, the more it feels like entering a journey that does not end within the tracks themselves, but forms a continuous narrative made of breath, deviation, silence, and return.

At its core is always the dialogue between piano and clarinet, which does not simply support the idea of the album but becomes its driving force. Every passage seems to arise from deep mutual listening, and every sonic choice helps keep the sense of journey open. Even after the final note, Fabula22 continues to move, like a story with no rush to close.