venerdì 3 aprile 2026

Giorgio Ciccarelli – A luci spente (2025): rock alternativo essenziale e introspettivo | Redapolis Music

Giorgio Ciccarelli – A Luci Spente

Giorgio Ciccarelli – A Luci Spente (Vrec Music Label, 2025)

Un viaggio tra ombra e verità, verso una luce possibile 

Con A luci spente, Giorgio Ciccarelli prosegue il suo percorso solista in un 2025 che lo vede ancora una volta protagonista di una scrittura essenziale, diretta, quasi spoglia. Un lavoro che si inserisce con coerenza nella sua storia artistica, costruita tra le esperienze con Afterhours e collaborazioni che hanno segnato la scena alternativa italiana.

Fin dalle prime tracce emerge un approccio molto personale: Ciccarelli suona, arrangia e produce tutto il disco, mettendosi in gioco in prima persona. È una scelta che si riflette nel suono, privo di sovrastrutture, con arrangiamenti che puntano alla sostanza più che all’effetto. La voce si muove su registri contenuti, trattenuti, e contribuisce a creare un’atmosfera intima, a tratti fragile.

Accanto alla musica, i testi di Tito Faraci trovano uno spazio naturale: le parole sembrano aderire perfettamente al disegno sonoro, rafforzando il senso di un dialogo costante tra scrittura e musica. Ne emerge un racconto che attraversa zone interiori complesse, senza però indulgere nella chiusura: il disco lascia intravedere una possibilità, una via d’uscita che passa attraverso la consapevolezza e la condivisione.

Il suono di A luci spente è diretto e semplice, quasi fatto a mano. Chitarre e ritmi creano una base solida che lascia spazio alla voce e alle parole. Non ci sono cose in più: tutto punta alla semplicità. Questa scelta dà forza al disco e lo rende coerente con il suo titolo, un lavoro raccolto e intimo, proprio come suggerisce “a luci spente”.

Il disco si apre con A luci spente, il brano che dà il titolo all’album e ne definisce subito il tono: una dichiarazione essenziale, quasi sussurrata, che invita a rallentare e a guardare le cose da un punto più raccolto. È una canzone che sembra mettere a fuoco l’intero lavoro, tra introspezione e bisogno di sottrarsi al rumore.

In Peccati emerge un lato più teso, dove la scrittura si fa più diretta e tagliente, sostenuta da un andamento che mantiene alta la tensione emotiva. È un brano che scava nelle contraddizioni, senza cercare scorciatoie.

Muori e sei vivo  ha un impatto immediato, con un testo che spinge su un confronto diretto, quasi una domanda continua che non concede pause. È un brano che lavora per contrasti, tra tensione e apertura.

Dentro il vuoto porta l’ascoltatore in una dimensione più profonda, quasi sospesa. Qui il suono si fa più scuro e compatto, accompagnando un testo che riflette su assenze e fragilità, rafforzando il senso di immersione nel disco. 

In Difficile come ogni cosa, più che cantata, la canzone viene raccontata, con un’impronta che richiama il rock alternativo italiano e internazionale, ma senza toni acidi o distorti. Il brano mette a fuoco una verità semplice: le difficoltà di ogni giorno, sempre più pesanti e difficili da sostenere, a volte vanno lasciate andare, perché restarci dentro troppo a lungo può diventare insostenibile. 

In Nessuno è niente Ciccarelli affronta il tema della fragilità in modo diretto, quasi come una presa di coscienza collettiva. È un brano essenziale, che colpisce proprio per la sua semplicità e per la sua immediatezza.

Dovunque sia ovunque vada introduce una sfumatura più luminosa. Il brano lascia filtrare un senso di movimento e possibilità, mantenendo però intatta quella vena riflessiva che attraversa tutto il disco, come un respiro che si apre verso l’esterno.

Quale nuova bugia? chiude il percorso con un tono più sospeso e riflessivo. È un brano che sembra tirare le somme, lasciando aperta una domanda sul senso delle cose e su ciò che resta dopo il passaggio del tempo, come una sorta di eco finale che accompagna l’ascolto anche dopo la fine del disco.


Il disco conferma la coerenza di Ciccarelli, che nel tempo ha costruito un percorso riconoscibile senza mai rinunciare alla sperimentazione. Dopo anni con gli Afterhours e esperienze con realtà come Carnival of Fools e Sux!, il suo approccio resta quello di un autore che mette al centro il bisogno di esprimersi, più che di compiacere.

Interessante anche la struttura dell’edizione in CD, che unisce le nuove tracce a brani precedentemente pubblicati in Niente demoni e dei, creando una sorta di ponte tra passato e presente, quasi a suggerire che ogni fase del suo percorso non si chiude mai davvero, ma continua a dialogare con quella successiva.

A luci spente è un disco che non cerca compromessi: attraversa l’ombra per restituire una visione più nitida. È un lavoro che non si limita a raccontare, ma sembra respirare insieme a chi ascolta, lasciando emergere fragilità, silenzi e piccoli squarci di luce che arrivano proprio quando sembrano più necessari. La sua forza sta nel non nascondersi, nel restare fedele a un’urgenza espressiva che non ha bisogno di effetti per farsi sentire.

In questo percorso così personale, Ciccarelli sembra mettere in discussione se stesso, ma allo stesso tempo ritrovarsi. Ogni brano diventa un passaggio, un frammento di un racconto più grande che non ha bisogno di conclusioni definitive. È un disco che chiede tempo e ascolto, ma che restituisce in cambio una sensazione di verità, come se ogni nota e ogni parola fossero state scelte per restare.

Alla fine, A luci spente non offre risposte facili, ma lascia una traccia. E in quella traccia si riconosce la cifra più autentica di Ciccarelli: un modo di stare nella musica che non cerca la luce a tutti i costi, ma la trova proprio dove sembra mancare, trasformando l’ombra in possibilità, e il buio in un luogo da cui ripartire.

Track list: A luci spente, Peccati, Muori e sei vivo, Dentro il vuoto, Difficile come ogni cosa, Nessuno è niente, Dovunque sia ovunque vada, Quale nuova bugia? 

English version 

Giorgio Ciccarelli – A Luci Spente (Vrec Music Label, 2025)

A journey through shadow and truth, toward a possible light 

With A luci spente, Giorgio Ciccarelli continues his solo path in 2025, once again placing himself at the center of a writing style that is essential, direct, almost stripped down. It’s a work that fits coherently into his artistic journey, shaped by his years with Afterhours and collaborations that have left a mark on the Italian alternative scene.

From the very first tracks, a deeply personal approach emerges: Ciccarelli plays, arranges, and produces the entire album himself, fully committing to the process. This choice is reflected in the sound, free of excess layers, with arrangements focused on substance rather than effect. The voice moves within restrained tones, contributing to an intimate, at times fragile atmosphere.

Alongside the music, Tito Faraci’s lyrics find a natural place: the words seem to perfectly adhere to the sonic framework, strengthening the sense of an ongoing dialogue between writing and music. What emerges is a narrative that moves through complex inner territories, without closing in on itself: the album hints at a way out, a possibility shaped by awareness and sharing.

The sound of A luci spente is direct and simple, almost handmade. Guitars and rhythms create a solid base that leaves room for voice and words. There’s nothing extra: everything points toward simplicity. This choice gives strength to the album and makes it consistent with its title, a collected and intimate work, just as “in the dark” suggests.

The album opens with A luci spente, the title track that immediately defines its tone: an essential, almost whispered statement that invites us to slow down and look at things from a more intimate perspective. It feels like a focal point for the entire work, balancing introspection and the need to step away from noise.

In Peccati, a more tense side emerges, where the writing becomes sharper and more direct, supported by an arrangement that sustains emotional tension. It’s a track that digs into contradictions without looking for shortcuts.

Muori e sei vivo has an immediate impact, with lyrics that push toward a direct confrontation, almost like a continuous question that allows no pause. It’s a track built on contrasts, between tension and openness.

Dentro il vuoto takes the listener into a deeper, almost suspended dimension. Here the sound becomes darker and more compact, accompanying lyrics that reflect on absence and fragility, reinforcing the sense of immersion within the album.

In Difficile come ogni cosa, the song is more spoken than sung, with an approach that recalls Italian and international alternative rock, but without harsh or distorted tones. It brings into focus a simple truth: everyday struggles, increasingly heavy and difficult to carry, sometimes need to be let go, because staying trapped in them for too long can become unbearable.

In Nessuno è niente, Ciccarelli addresses fragility in a direct way, almost like a shared realization. It’s an essential track that stands out for its simplicity and immediacy.

Dovunque sia ovunque vada introduces a more luminous shade. The track lets a sense of movement and possibility emerge, while maintaining the reflective tone that runs through the entire album, like a breath opening outward.

Quale nuova bugia? closes the journey with a more suspended and reflective tone. It feels like a summing up, leaving open a question about meaning and what remains over time, like an echo that lingers even after the music fades.

The album confirms Ciccarelli’s consistency, built over time without ever giving up experimentation. After years with Afterhours and experiences with bands like Carnival of Fools and Sux!, his approach remains that of an artist driven by the need to express, rather than to please.

The CD edition structure is also worth noting: it combines new tracks with songs previously released in Niente demoni e dei, creating a bridge between past and present, suggesting that each phase of his journey never truly ends, but continues to resonate with what comes next.

A luci spente is an album that doesn’t seek compromise: it moves through shadow to return a clearer vision. It doesn’t just tell a story, it seems to breathe alongside the listener, letting fragility, silence, and small flashes of light emerge exactly when they feel most needed. Its strength lies in not hiding, in staying true to an expressive urgency that doesn’t need effects to be heard.

In this deeply personal path, Ciccarelli seems to question himself while also finding his way again. Each track becomes a step, a fragment of a larger narrative that doesn’t need definitive conclusions. It’s an album that asks for time and attention, but gives back a sense of truth, as if every note and every word were meant to last.

In the end, A luci spente doesn’t offer easy answers, but it leaves a trace. And in that trace, you can recognize Ciccarelli’s most authentic voice: a way of being in music that doesn’t chase the light at all costs, but finds it where it seems to be missing, turning shadow into possibility, and darkness into a place to begin again.

Track list: A luci spente, Peccati, Muori e sei vivo, Dentro il vuoto, Difficile come ogni cosa, Nessuno è niente, Dovunque sia ovunque vada, Quale nuova bugia?