venerdì 24 aprile 2026

Asceta – Erebus, La Suite De Las Sombras (2023), tra avant-garde, chamber rock e RIO | Redapolis Music

Asceta - Erebus, La Suite De Las Sombras

Asceta - Erebus, La Suite De Las Sombras (Azafrán Media / Musea Records, 2023)

Un viaggio nelle ombre dell’animo, tra luce e oscurità che diventano racconto

Faccio un salto indietro di tre anni per recuperare un disco che all’epoca mi era sfuggito e che merita invece un ascolto attento. Gli Asceta (nome preso da una divinità greca) sono un ensemble cileno attivo dal 2020, formato da sette musicisti a cui si aggiungono in questo lavoro due ospiti, e si muovono in un’area di confine tra avant-garde, chamber rock e Rock In Opposition. In Erebus, La Suite De Las Sombras la loro musica non si appoggia a una forma canzone né a strutture convenzionali, ma a una scrittura estesa e fluida, più vicina alla suite che alla composizione tradizionale, dove ogni episodio si trasforma nel successivo senza vere cesure.

In questo secondo lavoro, che arriva dopo l’omonimo pubblicato l’anno precedente, la band cilena costruisce un flusso di circa cinquanta minuti che si sviluppa per continue mutazioni, tra tensioni orchestrali, momenti di rarefazione e improvvise aperture più luminose. Ne emerge un racconto sonoro dalla forte impronta narrativa, sostenuto da una densità timbrica in cui archi, fiati, pianoforte e sezione ritmica dialogano costantemente, mantenendo un equilibrio instabile ma sempre coerente.

La formazione vede Rodrigo Maccioni alla chitarra elettrica, flauto traverso in legno e sintetizzatori, Cristián Peralta al violoncello, Alfonso Vergara al clarinetto e clarinetto basso, Arianne Guerra al violino, Alejandro Vera al fagotto, Eduardo Rubio al basso elettrico e contrabbasso ed Eduardo Rubio alla batteria e percussioni. A completare l’ensemble intervengono due ospiti, Oscar Pizarro al pianoforte e Pascal Montenegro a oboe e corno inglese, contribuendo ad ampliare ulteriormente la tavolozza timbrica del progetto. Composizioni, arrangiamenti e produzione musicale sono firmati da Rodrigo Maccioni, mentre il solo di pianoforte in La Danza de los condenados nasce da un’improvvisazione libera dello stesso Oscar Pizarro.

L’apertura con Preludio definisce subito il clima del disco: un ambiente scuro, quasi teatrale, in cui la sensazione è quella di entrare in uno spazio sospeso. Anche nei momenti più quieti resta una sottile inquietudine di fondo, come se ogni pausa fosse solo temporanea. 

In Pseudo-fonía del tormento emerge con chiarezza il lavoro d’insieme, con archi, fiati, pianoforte e percussioni che si intrecciano con grande coesione ma senza perdere individualità, costruendo un flusso ricco di dettagli in cui le zone più oscure convivono con aperture improvvise e quasi cromatiche. 

Concilio de brujas sorprende per il suo carattere più disteso e luminoso, dove la scrittura assume un respiro più contemplativo nel dialogo tra pianoforte archi e fiati, pur mantenendo una tensione sottile che impedisce alla musica di stabilizzarsi completamente.

La parte centrale del disco rappresenta il nucleo più articolato del lavoro. In El hereje y el devoto e Profanos y arcanos la scrittura si frammenta e si ricompone continuamente, tra cambi di direzione e strutture irregolari che incarnano pienamente lo spirito RIO. È una musica complessa ma mai fine a sé stessa, che richiede attenzione ma restituisce una forte ricchezza espressiva. 

In En lo alto y en el abismo il movimento si fa più serrato e vertiginoso, con la batteria che guida una progressione tesa mentre il pianoforte apre brevi spazi di sospensione prima che l’ensemble torni a compattarsi in sezioni più dense. 

Por sobre mi cadáver accentua ulteriormente la componente più instabile del progetto, alternando frammenti quasi quieti a passaggi più caotici, sempre mantenendo una coerenza interna che tiene insieme l’intero flusso.

La chiusura, affidata a La danza de los condenados, ha un carattere quasi rituale: il ritmo diventa una danza deformata, come se fosse consapevole del proprio destino finale. Non c’è una vera conclusione, ma un movimento che sembra continuare anche dopo la fine dell’ascolto.

Asceta 

Erebus, La Suite De Las Sombras è un lavoro che non cerca mai scorciatoie né semplificazioni, e proprio in questa scelta trova la sua identità più profonda. La sua forza sta nella capacità di tenere insieme complessità e direzione senza mai perdere il filo interno del discorso, costruendo un percorso in cui luce e oscurità non si alternano semplicemente, ma convivono nello stesso respiro. 

È una musica che sembra avanzare per stratificazioni emotive, come se ogni passaggio portasse con sé una memoria e una tensione ancora aperta, in un continuo equilibrio instabile ma sorprendentemente vivo, dove anche il caos assume una forma di senso e la quiete non è mai davvero definitiva. Per poterlo apprezzare davvero, però, Erebus, La Suite De Las Sombras richiede ascolti attenti e ripetuti: è un disco che non si lascia afferrare al primo passaggio, ma si svela progressivamente, lasciando emergere dettagli, relazioni interne e sfumature che inizialmente possono sfuggire.

Per avere il cd contattare Lizard Records di Loris Furlan (poche copie disponibili) oppure direttamente la band.

Aspetto di ascoltare il nuovo lavoro che dovrebbe uscire a breve.

Track list: Preludio, Pseudo-fonía del tormento, Concilio de brujas, El hereje y el devoto, Profanos y arcanos, En lo alto y en el abismo, Por sobre mi cadáver, La danza de los condenados

Registrato presso Estudios Paraíso, Santiago del Cile, tra l’8 settembre e il 30 novembre 2022.
Ingegnere del suono: Francisco Aguilera.
Mixaggio realizzato presso Estudios Paraíso nel dicembre 2022 da Rodrigo Maccioni e Francisco Aguilera.
Mastering digitale a cura di Udi Koomran presso The Pergola Studio, Israele.
Produzione esecutiva di Juan José Salas.
La storia di Erebus, La Suite de las Sombras è stata scritta da Rodrigo Maccioni.
Copertina e illustrazioni di Alexis Pérez.
Design grafico di Iván González Smith e Rafael Junior González.
Fotografia della band di Felipe Vilches Caillaux.

English version

 Asceta - Erebus, La Suite De Las Sombras (Azafrán Media / Musea Records, 2023)

A journey into the shadows of the soul, where light and darkness turn into a story 

I take a step back of three years to rediscover an album that at the time had slipped past me, but which definitely deserves a careful listening. Asceta (a name inspired by a Greek deity) are a Chilean ensemble active since 2020, made up of seven musicians, joined here by two guest performers. They operate in a borderline space between avant-garde, chamber rock and Rock In Opposition. In Erebus, La Suite De Las Sombras, their music does not rely on song form or conventional structures, but on an extended, fluid writing style, closer to a suite than to traditional composition, where each episode flows into the next without clear breaks.

In this second album, following their self-titled debut released the previous year, the Chilean band builds a flow of around fifty minutes that unfolds through constant transformation, between orchestral tension, moments of restraint and sudden brighter openings. What emerges is a sonic narrative with a strong storytelling quality, supported by a dense timbral fabric in which strings, winds, piano and rhythm section constantly interact, maintaining an unstable yet coherent balance.

The lineup features Rodrigo Maccioni on electric guitar, wooden flute and synthesizers, Cristián Peralta on cello, Alfonso Vergara on clarinet and bass clarinet, Arianne Guerra on violin, Alejandro Vera on bassoon, Eduardo Rubio on electric bass and double bass, and Leonardo Saavedra on drums and percussion. Two guests further expand the sonic palette: Oscar Pizarro on piano and Pascal Montenegro on oboe and English horn. Compositions, arrangements and production are by Rodrigo Maccioni, while the piano solo in La Danza de los condenados comes from a free improvisation by Oscar Pizarro himself.

The opening Preludio immediately sets the mood: a dark, almost theatrical space, as if entering a suspended dimension. Even in the quietest passages, a subtle unease remains, as if every moment of calm were only temporary.

In Pseudo-fonía del tormento, the ensemble work becomes clear, with strings, winds, piano and percussion tightly interwoven yet still distinct, creating a richly detailed flow where darker zones coexist with sudden, almost chromatic bursts of light.

Concilio de brujas stands out for its more open and luminous character, where the writing takes on a contemplative breath in the dialogue between piano, strings and winds, while still maintaining a subtle tension that prevents the music from fully settling.

The central part of the album represents its most complex core. In El hereje y el devoto and Profanos y arcanos, the writing constantly fragments and recombines, through shifting directions and irregular structures that fully embody the RIO spirit. It is demanding music, but never self-indulgent, rewarding attentive listening with expressive richness.

In En lo alto y en el abismo, the movement becomes tighter and more vertiginous, with drums driving a tense progression while the piano opens brief suspended spaces before the ensemble reassembles into denser sections.

Por sobre mi cadáver further highlights the project’s unstable nature, alternating near-quiet fragments with chaotic passages, always preserving an internal coherence that holds the entire flow together.

The closing La danza de los condenados takes on a ritual character: the rhythm becomes a distorted dance, as if aware of its final fate. There is no real conclusion, but rather a movement that seems to continue beyond the listening experience itself. 

Erebus, La Suite De Las Sombras is a work that never seeks shortcuts or simplifications, and precisely in this choice lies its deepest identity. Its strength is the ability to hold complexity and direction together without ever losing the internal thread, building a journey where light and darkness do not alternate, but coexist within the same breath.

It is music that moves through emotional layers, as if each passage carried memory and unresolved tension, in a constantly shifting yet vividly alive balance, where even chaos takes on meaning and stillness is never truly final. To fully appreciate it, however, Erebus, La Suite De Las Sombras requires attentive and repeated listening: it is an album that does not reveal itself immediately, but unfolds gradually, letting details, internal relationships and nuances emerge over time.

For CD copies, contact Lizard Records (Loris Furlan) or the band directly.

Looking forward to the new album, expected soon.

Track list: Preludio, Pseudo-fonía del tormento, Concilio de brujas, El hereje y el devoto, Profanos y arcanos, En lo alto y en el abismo, Por sobre mi cadáver, La danza de los condenados

Recorded at Estudios Paraíso, Santiago de Chile, between 8 September and 30 November 2022.
Sound engineer: Francisco Aguilera.
Mixed at Estudios Paraíso in December 2022 by Rodrigo Maccioni and Francisco Aguilera.
Digital mastering by Udi Koomran at The Pergola Studio, Israel.
Executive production by Juan José Salas.
The story of Erebus, La Suite de las Sombras was written by Rodrigo Maccioni.
Cover art and illustrations by Alexis Pérez.
Graphic design by Iván González Smith and Rafael Junior González.
Band photography by Felipe Vilches Caillaux.