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| Andrea Sabatino – Fatata |
Andrea Sabatino – Fatata (Encore Music, 2026)
Un percorso di ricerca e apertura tra jazz contemporaneo e contaminazioni
Fatata dà subito l’impressione di un disco necessario. C’è un senso di movimento costante, quasi fisico, che accompagna la tromba di Andrea Sabatino fin dalle prime battute, come se questo lavoro fosse il luogo giusto per fermarsi un attimo, fare ordine e poi ripartire, con maggiore consapevolezza. Sabatino sembra mettersi in cammino senza voltarsi troppo indietro, raccogliendo ciò che ha attraversato negli anni per rimetterlo in circolo, libero da vincoli e aspettative.
Pubblicato da Encore Music il 17 Gennaio, Fatata segna un passaggio importante nel percorso del trombettista e compositore salentino: non un semplice cambio di direzione, ma un atto di consapevolezza, guidato da un’urgenza espressiva che si fa subito riconoscibile.
Accanto a lui prende forma una sezione ritmica di grande solidità e sensibilità, con Claudio Filippini al pianoforte, piano elettrico e tastiere, Antonio De Luise al basso e Dario Congedo alla batteria. Un gruppo che respira all’unisono e che consente alla tromba di Sabatino di muoversi con naturalezza tra groove, aperture liriche e momenti più riflessivi.
Il suono è pieno e contemporaneo, costruito su equilibri timbrici curati e su una tavolozza sonora ampia, sempre funzionale alla narrazione musicale. A completare il quadro contribuiscono gli ospiti, che ampliano ulteriormente la tavolozza timbrica: la voce di Badrya Razem in Life, il violoncello di Francesco Mariozzi in I Remember Ludwig e il rap di Done in Fafa.
I brani originali – Hub, 10.10.10, For Avishai, Tatta, I Remember Ludwig, Fafa, South e Road to Nazareth – convivono con riletture scelte con cura, come Starmaker di Lou Marini, Life di Desirée Annette Weeks e la title track Fatata, firmata insieme a Claudio Filippini. Una convivenza che restituisce l’immagine di un disco pensato come spazio aperto, dove scrittura e interpretazione dialogano continuamente.
La cifra stilistica di Fatata si colloca nel territorio del contemporary jazz, ma senza accettarne confini rigidi. Il linguaggio si espande verso il funk e il rap, accoglie suggestioni mediterranee e mediorientali e si confronta con echi di musica colta, mantenendo la melodia come punto di riferimento anche quando le strutture si aprono e si trasformano.
In questo contesto, l’ascolto si sviluppa come una trasformazione costante. L’energia ritmica e urbana di Fafa convive con atmosfere dal respiro mediorientale, Starmaker introduce un lirismo R&B più raccolto, mentre I Remember Ludwig apre uno spazio cameristico, affidato al dialogo tra piano e violoncello, dal sapore quasi beethoviano.
Life trova una nuova profondità grazie alla voce di Badrya Razem, mentre For Avishai diventa un omaggio sentito ad Avishai Cohen, riferimento significativo nel percorso musicale del trombettista.
La title track Fatata, che chiude il disco, nasce quasi per intuizione in studio con Claudio Filippini. Registrata in una sola take, fonde suggestioni mediterranee, echi mediorientali e armonie del jazz contemporaneo, trasformando la tromba di Sabatino in voce narrativa e intima, capace di chiudere il viaggio dell’album pur lasciando porte aperte a nuove esplorazioni.
Fatata è un abbraccio che corre sottile tra le note. Andrea Sabatino lo dedica alle sue tre figlie, e questo affetto si sente in ogni frase, tra silenzi carichi di senso e slanci che sembrano nascere dal cuore.
La musica vibra di emozione vera, mai costruita: un equilibrio fragile tra energia e introspezione, dove la tromba diventa voce interiore, libera dai confini del jazz tradizionale, capace di raccontare ciò che le parole non dicono.
In questo percorso si percepisce anche il riconoscimento di Paolo Fresu, che legge in Fatata un lavoro fatto di passione, idee e voglia di cambiare. Un disco che apre finestre e porte, lasciando entrare aria nuova e accompagnando Andrea Sabatino verso un momento di libertà artistica più profonda, matura e umana.
English version
Andrea Sabatino – Fatata (Encore Music, 2026)
A journey of exploration and openness between contemporary jazz and cross-genre influences
Fatata immediately gives the impression of a necessary album. There’s a constant, almost physical sense of movement that accompanies Andrea Sabatino’s trumpet from the very first notes, as if this work were the right place to pause, take stock, and then move forward with greater awareness. Sabatino seems to set out on this journey without looking back too much, gathering everything he has experienced over the years and putting it into circulation again, free from constraints and expectations.
Released by Encore Music on January 17, Fatata marks an important step in the path of the Salento-born trumpeter and composer: not just a change of direction, but an act of awareness, guided by an expressive urgency that is immediately recognizable.
Alongside him is a rhythm section of great solidity and sensitivity, with Claudio Filippini on piano, electric piano, and keyboards, Antonio De Luise on bass, and Dario Congedo on drums. A group that breathes together and allows Sabatino’s trumpet to move naturally between groove, lyrical openings, and more reflective moments.
The sound is full and contemporary, built on carefully balanced timbres and a wide sonic palette, always functional to the musical narrative. The guests further enrich this palette: Badrya Razem’s voice on Life, Francesco Mariozzi’s cello on I Remember Ludwig, and Done’s rap on Fafa.
The original compositions – Hub, 10.10.10, For Avishai, Tatta, I Remember Ludwig, Fafa, South, and Road to Nazareth – coexist with carefully chosen reinterpretations, such as Lou Marini’s Starmaker, Desirée Annette Weeks’ Life, and the title track Fatata, co-written with Claudio Filippini. Together, they give the sense of an open space, where composition and interpretation constantly dialogue.
The stylistic identity of Fatata sits within contemporary jazz, yet without rigid boundaries. The music expands toward funk and rap, embraces Mediterranean and Middle Eastern influences, and engages with echoes of classical music, keeping melody as a guiding point even as the structures open up and transform.
Within this context, listening unfolds as a continuous transformation. The rhythmic, urban energy of Fafa coexists with Middle Eastern-inspired atmospheres, Starmaker introduces a more contained R&B lyricism, while I Remember Ludwig opens a chamber-like space, built around the dialogue between piano and cello, with an almost Beethoven-like flavor.
Life gains new depth through Badrya Razem’s voice, while For Avishai becomes a heartfelt tribute to Avishai Cohen, a significant reference in the trumpeter’s musical journey.
The title track Fatata, which closes the album, emerged almost intuitively in the studio with Claudio Filippini. Recorded in a single take, it blends Mediterranean and Middle Eastern hints with contemporary jazz harmonies, transforming Sabatino’s trumpet into an intimate, narrative voice capable of concluding the album’s journey while leaving the door open to new explorations.
Fatata feels like a subtle embrace running through the notes. Andrea Sabatino dedicates it to his three daughters, and this affection is felt in every phrase, between silences full of meaning and impulses that seem to rise straight from the heart.
The music resonates with genuine emotion, never constructed: a fragile balance between energy and introspection, where the trumpet becomes an inner voice, free from the constraints of traditional jazz, able to express what words cannot.
In this journey, one also senses the recognition of Paolo Fresu, who sees in Fatata a work full of passion, ideas, and the desire for change. An album that opens windows and doors, letting fresh air in and accompanying Andrea Sabatino toward a deeper, mature, and profoundly human artistic freedom.

