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| Lars Fredrik Frøislie - Gamle Mester |
Lars Fredrik Frøislie - Gamle Mester (Karisma Records, 2025)
Symphonic prog che apre mondi sospesi tra sogno e realtà
Ci sono dischi che arrivano senza clamore, ma con quella sensazione precisa di continuità, come se l’artista avesse semplicemente riaperto una porta lasciata socchiusa. Gamle Mester di Lars Fredrik Frøislie, pubblicato nel 2025 per Karisma Records, è uno di questi: tra tastiere, Mellotron, organo, basso, batteria e flauto, l’album costruisce un mondo sonoro ricco e avvolgente, capace di trasportare l’ascoltatore immediatamente nel cuore del viaggio musicale.
Dopo l’ottimo Fire fortellinger del 2023, e prima della rilettura dello stesso materiale con la grande voce di Stefano "Lupo" Galifi già raccontata su queste pagine, questo nuovo lavoro mostra un musicista sicuro di sé, capace di trasformare il retro prog in un linguaggio vivo e personale, tra tastiere, flauti e atmosfere epiche che trascinano l’ascoltatore in un viaggio musicale coerente e coinvolgente.
Lars Fredrik Frøislie è ormai una figura centrale del prog scandinavo contemporaneo: Wobbler, Tusmørke, White Willow, The Chronicles of Father Robin. Mondi diversi, ma sempre attraversati da una stessa ossessione per il suono analogico, per una certa idea di tempo dilatato e per un immaginario che guarda agli anni Settanta senza nostalgia sterile. Anche in Gamle Mester l’approccio è dichiaratamente rétro, con organi, Mellotron, clavicembali e Hammond che dominano la scena, ma il risultato non è mai puramente decorativo.
Frøislie sceglie di cantare in norvegese, la sua lingua madre. Nonostante il norvegese non sia tradizionalmente associato al prog, la musicalità del disco funziona più che bene: la voce diventa uno strumento aggiuntivo, che si intreccia con le tastiere e le atmosfere del disco senza mai risultare fuori posto, conferendo autenticità e un tocco personale all’intero lavoro.
Dal punto di vista strumentale, Frøislie mostra una lucidità espressiva notevole. La sua scrittura per tastiere è fluida ed energica, a tratti virtuosistica ma sempre controllata, mai fine a se stessa. Le composizioni trovano un equilibrio convincente grazie a una sezione ritmica solida e dialogante: il basso di Nikolai Hængsle e la batteria interagiscono costantemente con le tastiere, sostenendole senza limitarne la libertà espressiva. Il flauto di Ketil Einarsen aggiunge un ulteriore livello timbrico, rafforzando la componente pastorale che convive con l’impianto più epico e mitologico dei brani.
Il disco si apre con Demring, un breve strumentale che funziona come prologo: è un’alba musicale in cui Frøislie stabilisce subito il tono del viaggio, tra delicatezza e attenzione al dettaglio. L’atmosfera è sospesa, quasi meditativa, e invita l’ascoltatore a entrare nel mondo del disco.
Segue Jakten På Det Kalydonske Villsvin, una suite lunga e dinamica che esplora con intensità la narrazione musicale. I temi si intrecciano, alternando momenti di tensione e respiro melodico, e il brano dimostra come Frøislie sappia trasformare un racconto mitologico in un percorso sonoro convincente, mai dispersivo.
La title track, Gamle Mester, si distingue per la sua capacità di fondere riferimenti classici e linguaggio personale. Le transizioni fluide tra sezioni più aperte e momenti meditativi mostrano il talento compositivo di Frøislie e il suo controllo sulle dinamiche, regalando un brano che cattura attenzione e emozione senza ricorrere a facili virtuosismi.
Medusas Flåte mantiene l’energia e il senso di epica, oscillando tra momenti più intensi e spazi melodici di respiro. La composizione costruisce un’atmosfera narrativa convincente, senza mai perdere coesione, confermando l’abilità di Frøislie nel gestire architetture sonore complesse.
De Tre Gratier è il cuore emotivo del disco. Con oltre dodici minuti, sviluppa temi, contrasti e picchi drammatici in un percorso avvolgente e ricco di sfumature. È qui che il retro prog si fa più personale, con sezioni di pura immersione emotiva e una scrittura che coniuga virtuosismo e sensibilità narrativa.
Skumring richiama idealmente le atmosfere dell’apertura. Funziona come un epilogo riflessivo e intimo, un momento di quiete che suggella il viaggio musicale, offrendo all’ascoltatore lo spazio per assimilare e lasciarsi avvolgere dall’intero percorso sonoro.
Ascoltando il disco, emerge con chiarezza come Lars Fredrik Frøislie sappia rendere attuale un linguaggio profondamente legato al retro prog degli anni Settanta. L’album è sorprendentemente compatto e coerente, capace di bilanciare rigore tecnico ed emozione, con un concept che aggiunge profondità e continuità all’ascolto. Senza mai scadere in ripetizioni o facile virtuosismo, il disco mostra Frøislie come narratore e interprete, capace di trasformare influenze storiche in musica viva e personale.
Gamle Mester non ridefinisce il genere, ma lo abita con sicurezza e personalità, confermando il musicista come una delle presenze più solide e riconoscibili del prog europeo contemporaneo, lasciando al contempo intravedere possibilità creative ancora inesplorate e invitando l’ascoltatore a un ascolto attento e meditativo.
English version
Lars Fredrik Frøislie - Gamle Mester (Karisma Records, 2025)
Symphonic prog opening worlds suspended between dream and reality
Some albums arrive without fanfare, yet carry that precise sense of continuity, as if the artist had simply reopened a door left ajar. Gamle Mester by Lars Fredrik Frøislie, released in 2025 on Karisma Records, is one of these: with keyboards, Mellotron, organ, bass, drums, and flute, the album builds a rich and immersive sonic world, immediately drawing the listener into the heart of its musical journey.
Following the excellent Fire fortellinger from 2023, and before revisiting the same material with the remarkable voice of Stefano "Lupo" Galifi already discussed on these pages, this new work shows a confident musician capable of transforming retro prog into a living, personal language, with keyboards, flutes, and epic atmospheres that carry the listener through a coherent and compelling journey.
Lars Fredrik Frøislie has become a central figure in contemporary Scandinavian prog: Wobbler, Tusmørke, White Willow, The Chronicles of Father Robin. Different worlds, yet all shaped by the same obsession with analog sound, a certain sense of expanded time, and an imagination looking back to the 1970s without sterile nostalgia. Even in Gamle Mester, the approach is clearly retro, with organs, Mellotron, harpsichords, and Hammond dominating the sound, but the result is never merely decorative.
Frøislie chooses to sing in Norwegian, his native language. Although Norwegian is not traditionally associated with prog, the musicality works more than well: the voice becomes an additional instrument, intertwining with keyboards and atmospheres without ever feeling out of place, giving authenticity and a personal touch to the entire work.
From an instrumental perspective, Frøislie shows remarkable expressive clarity. His keyboard writing is fluid and energetic, at times virtuosic but always controlled, never self-indulgent. The compositions achieve a convincing balance thanks to a solid and interactive rhythm section: Nikolai Hængsle on bass and the drums constantly engage with the keyboards, supporting without limiting their expressive freedom. Ketil Einarsen’s flute adds another timbral layer, reinforcing the pastoral element alongside the more epic and mythological framework of the tracks.
The album opens with Demring, a brief instrumental acting as a prologue: a musical dawn in which Frøislie immediately sets the tone for the journey, between delicacy and attention to detail. The atmosphere is suspended, almost meditative, inviting the listener into the world of the record.
This is followed by Jakten På Det Kalydonske Villsvin, a long, dynamic composition that intensely explores the musical narrative. Themes intertwine, alternating moments of tension and melodic respite, demonstrating how Frøislie can transform a mythological story into a compelling sonic journey without ever feeling scattered.
The title track, Gamle Mester, stands out for its ability to merge classical references with a personal language. Smooth transitions between more open sections and meditative passages reveal Frøislie’s compositional skill and dynamic control, creating a piece that captures attention and emotion without resorting to easy virtuosity.
Medusas Flåte maintains energy and a sense of epicness, oscillating between intense moments and melodic spaces of respite. The composition builds a convincing narrative atmosphere without ever losing cohesion, confirming Frøislie’s ability to manage complex sonic architectures.
De Tre Gratier forms the emotional core of the album. Clocking over twelve minutes, it develops themes, contrasts, and dramatic peaks in a rich and immersive journey. Here, retro prog becomes deeply personal, with sections of pure emotional immersion and writing that combines virtuosity with narrative sensitivity.
Skumring recalls the atmospheres of the opening piece. It functions as a reflective, intimate epilogue, a moment of calm that seals the musical journey, giving the listener space to absorb and be enveloped by the entire sonic path. Listening to the album, it becomes clear how Lars Fredrik Frøislie can make a language deeply tied to 1970s retro prog feel fully contemporary. The record is surprisingly compact and coherent, balancing technical rigor and emotion, with a concept that adds depth and continuity to the listening experience. Without ever falling into repetition or easy virtuosity, the album presents Frøislie as both narrator and performer, capable of transforming historical influences into living, personal music.
Gamle Mester does not redefine the genre, but inhabits it with confidence and personality, confirming Frøislie as one of the most solid and recognizable presences in contemporary European prog, while also hinting at creative possibilities yet to be explored and inviting the listener to an attentive, meditative experience.

