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| Roberto Formignani – 202 |
Roberto Formignani – 202 (AMF, 2026)
Blues, ricordi e emozioni in un viaggio musicale
202 di Roberto Formignani nasce dall’incontro tra ricordo e presente, tra una memoria personale che affiora e la storia più ampia del blues. L’ascolto restituisce la sensazione di un viaggio condiviso con l’artista, fatto di intuizioni catturate al momento giusto, riff istintivi e melodie in sospensione, che trovano forma quando la chitarra incontra il silenzio dello studio. Ogni brano si apre come un racconto a sé, tra echi di epoche mai vissute, strade percorse in solitudine, emozioni trattenute e riflessioni sull’identità e sul senso di appartenenza.
L’album è stato inciso a Sermide presso il Sonic Design di Marco Malavasi, con Roberto Formignani alla voce,chitarra e harmonica, Roberto Morsiani alla batteria e Alessandro Lapia al basso. La copertina, firmata da Guido Harari, ritrae la chitarra numero 202, simbolo di una carriera lunga e fedele al blues.
La musica di Formignani non è mai fine a se stessa: è memoria, resistenza e passione, un filo che lega il suono della sua chitarra alle storie che attraversano il tempo, dai blues classici fino alle esperienze più personali, passando per episodi di storia collettiva e spiritualità. 202 non è solo un album: è un percorso emotivo, dove ogni nota sembra custodire un ricordo e ogni riff raccontare una storia.
Early Fifties apre il disco con uno sguardo immaginario agli anni ’50, un’epoca mai vissuta ma sentita profondamente, tra rock’n’roll e atmosfere vintage. Dirty Road mette in scena il cammino accidentato del musicista, sospeso tra l’urgenza espressiva e le logiche, spesso rigide, dell’industria discografica, dove la passione è costretta a fare continuamente i conti con la realtà, sostenuta da un grande lavoro delle chitarre del Nostro.
If You Want to Be My Friend è una ballad dal passo lento e misurato, che mette al centro il lato più intimo del disco: una riflessione sincera sulle relazioni e sull’amicizia, affidata a una scrittura essenziale e a una chitarra che accompagna la voce con discrezione, lasciando spazio all’emozione.
Con The Blues Door (Gorée) il racconto si apre a una dimensione storica più ampia: l’isola di Gorée emerge come luogo-simbolo della tratta degli schiavi africani, evocando partenze definitive, ferite collettive e una memoria che continua a pesare sul presente, sostenuta da un rock stradaiolo arricchito da un intrigante lavoro di slide guitar.
La spiritualità fa capolino in Hey My Lord, con un tono raccolto che parla di presenze amiche lungo il cammino della vita. In Like When I Was Young il blues ritorna nella sua forma più pura, una chiamata interiore che mantiene intatta la passione dei primi ascolti.
Running On The Mountain è un treno in corsa: uno strumentale teso e visionario, fatto di slanci e discese improvvise, in cui la chitarra guida il viaggio, sostenuta da una batteria incessante, in un confronto continuo e serrato che spinge l’ascoltatore lungo ogni curva e ogni salita.
All In Vain mette in luce lo sguardo disincantato di chi, crescendo, scopre che il sogno di cambiare il mondo con la musica può incrinarsi, fragile nonostante dedizione e fatica quotidiana. La sezione ritmica è sugli scudi e, come sempre, il disco mostra il gran lavoro delle chitarre, senza dimenticare la voce espressiva e coinvolgente del leader.
Sliding on the Blue Sunset è un strumentale dal passo lento e avvolgente, una vera e propria immersione nelle sfumature del blues. La chitarra scivola sulle note come il sole che cala all’orizzonte, creando atmosfere intime e sospese.
Irish sposta il racconto su toni più leggeri, con un tema che richiama una giga irlandese, mentre la chitarra si muove libera tra improvvisazioni e ritmo incalzante. Il cammino trova la sua conclusione in Refugiados, un brano carico di tensione emotiva in cui chitarra classica e Dobro dialogano e si sovrappongono, dando voce alla condizione di chi è in cerca di un approdo, reale o interiore. Un finale che apre a una riflessione silenziosa sul viaggio, sulla perdita e sul bisogno di sentirsi parte di qualcosa.
Roberto Formignani si avvicina al blues in giovanissima età, affascinato dai dischi jazz del padre e da quelli rock del fratello maggiore. A dodici anni acquista la sua prima chitarra e passa interi pomeriggi a studiare lo strumento, cercando di riprodurre i suoni che ascolta sul giradischi. L’incontro con l’armonicista Antonio D’Adamo segna una svolta: insieme fondano la Mannish Blues Band, passando dalle prove in garage ai concerti nei locali di Ferrara e provincia, fino a partecipare a Quelli della Notte di Renzo Arbore. La band apre anche a B.B. King a Pistoia, consolidando una presenza sulla scena blues italiana.
Con il tempo i progetti cambiano, ma la fedeltà di Formignani alla chitarra resta immutata: suona con artisti come Dirk Hamilton e Andy J. Forest, incide dischi con i Bluesmen e dal 2000 ricopre il ruolo di presidente dell’Associazione Musicisti di Ferrara. Dopo l’omonimo album del 2020 e l’EP strumentale Soundtracks del 2021, nel 2026 torna con 202, un disco che intreccia storia, memoria e blues in un percorso personale e intenso.
Con 202, Roberto Formignani conferma la sua capacità di fondere esperienza, storia e musica, restituendo un disco dove ogni nota è memoria e ogni riff è racconto. È un viaggio attraverso il tempo e le emozioni, in cui il blues diventa specchio dell’identità e delle storie personali, ma anche porta aperta verso l’altro, la storia collettiva e la riflessione sul senso del cammino. Ogni brano lascia un’impronta, come se la chitarra custodisse segreti e ricordi che solo l’ascoltatore più attento può cogliere.
In 202 tecnica, passione e vissuto si incontrano, regalando un album intenso, autentico e capace di restare dentro a lungo dopo l’ultimo accordo, un disco che racconta storie, emozioni e memoria con la sincerità di chi ha vissuto e amato la musica fino in fondo.
English version
Roberto Formignani – 202 (AMF, 2026)
Blues, Memories, and Emotions in a Musical Journey
202 by Roberto Formignani is born from the meeting of memory and the present, between personal recollections that surface and the broader history of the blues. Listening to it gives the sense of sharing a journey with the artist, made of intuitions captured at the right moment, instinctive riffs, and suspended melodies that take shape when the guitar meets the quiet of the studio. Each track opens like its own story, between echoes of eras never lived, solitary paths, held-back emotions, and reflections on identity and belonging.
The album was recorded in Sermide at Marco Malavasi’s Sonic Design studio, with Roberto Formignani on vocals, guitar, and harmonica, Roberto Morsiani on drums, and Alessandro Lapia on bass. The cover, by Guido Harari, depicts the number 202 guitar, symbolizing a long career faithful to the blues.
Formignani’s music is never self-serving: it is memory, resistance, and passion, a thread that connects the sound of his guitar to stories spanning time—from classic blues to personal experiences, through episodes of collective history and spirituality. 202 is not just an album: it is an emotional journey where every note seems to hold a memory and every riff tells a story.
Early Fifties opens the album with an imaginary look at the 1950s, an era never lived but deeply felt, between rock’n’roll and vintage atmospheres. Dirty Road depicts the musician’s rugged path, suspended between expressive urgency and the often rigid logics of the music industry, where passion must continually face reality, supported by excellent guitar work throughout.
If You Want to Be My Friend is a slow, measured ballad highlighting the album’s most intimate side: a sincere reflection on relationships and friendship, delivered through simple writing and a guitar that discreetly supports the voice, leaving room for emotion.
With The Blues Door (Gorée), the narrative expands into a broader historical dimension: Gorée Island emerges as a symbol of the African slave trade, evoking irreversible departures, collective wounds, and a memory that continues to weigh on the present, enriched by a gritty rock groove and intriguing slide guitar work.
Spirituality appears in Hey My Lord, with a collected tone speaking of friendly presences along life’s journey. In Like When I Was Young, the blues returns in its purest form—a call from within that preserves the passion of the earliest experiences.
Running On The Mountain is a speeding train: a tense, imaginative instrumental, full of sudden ascents and descents, where the guitar leads the way, supported by relentless drums, in a continuous, intense dialogue that propels the listener through every curve and climb.
All In Vain highlights the disenchanted perspective of one who, growing up, discovers that the dream of changing the world through music can crack, fragile despite daily dedication and effort. The rhythm section shines, and as always, the album showcases impressive guitar work, alongside the expressive, engaging voice of the leader.
Sliding on the Blue Sunset is a slow, enveloping instrumental, a true immersion in the subtleties of blues. The guitar glides over the notes like the sun sinking on the horizon, creating intimate and suspended atmospheres.
Irish shifts the story to lighter tones, with a theme reminiscent of an Irish jig, while the guitar moves freely through improvisation and driving rhythm. The journey concludes with Refugiados, an emotionally charged piece where classical guitar and Dobro converse and overlap, giving voice to those seeking a safe haven, physical or inner. A finale that opens a quiet reflection on travel, loss, and the need to belong.
Roberto Formignani approached the blues at a very young age, fascinated by his father’s jazz records and his older brother’s rock albums. At twelve, he bought his first guitar and spent entire afternoons studying the instrument, trying to reproduce the sounds he heard on the record player. Meeting harmonica player Antonio D’Adamo marked a turning point: together they founded the Mannish Blues Band, moving from garage rehearsals to live performances in Ferrara and surrounding areas, eventually appearing on Renzo Arbore’s Quelli della Notte. The band also opened for B.B. King in Pistoia, establishing a solid presence on the Italian blues scene.
Over time, projects changed, but Formignani’s dedication to the guitar remained unwavering: he performed across Italy with artists like Dirk Hamilton and Andy J. Forest, recorded albums with the Bluesmen, and since 2000 has served as president of the Ferrara Musicians’ Association. After his self-titled 2020 album and the instrumental EP Soundtracks in 2021, he returns in 2026 with 202, a record intertwining history, memory, and blues in a personal, intense journey.
With 202, Formignani confirms his ability to fuse experience, history, and music, delivering an album where every note is memory and every riff a story. It is a journey through time and emotion, where blues becomes a mirror of identity and personal stories, but also a gateway to others, collective history, and reflection on the path we walk. Each track leaves an imprint, as if the guitar holds secrets and memories only the most attentive listener can catch.
In 202, technique, passion, and lived experience converge, creating an intense, authentic album that stays with the listener long after the final chord—a record that tells stories, evokes emotion, and preserves memory with the sincerity of someone who has lived and loved music fully.

