martedì 3 febbraio 2026

Foolin’ Myself di Max Kochetov: jazz contemporaneo tra scrittura e dialogo | Redapolis Music

Max Kochetov Quartet – Foolin’ Myself

Max Kochetov Quartet – Foolin’ Myself (A.MA. Records, 2026)

Storie in equilibrio tra scrittura, ascolto e dialogo jazz

Quando mi sono avvicinato a Foolin’ Myself di Max Kochetov, sassofonista e compositore,  ho avuto la sensazione di entrare in un racconto fatto di piccoli snodi, di incontri che lasciano tracce e di domande che trovano risposta solo nel suono. È un disco che non alza la voce, ma chiede attenzione, perché ogni brano sembra custodire una storia precisa, raccontata con misura e consapevolezza.

Questa prima uscita A.MA Records del 2026 segna un nuovo capitolo nel percorso del sassofonista ucraino, al suo secondo lavoro per l’etichetta dopo Altered Feelings del 2022 e inserito nella serie Serbian Wave. Qui Max Kochetov sceglie di suonare esclusivamente il sax soprano, una decisione che definisce subito il carattere dell’album: un timbro luminoso, mobile, capace di farsi lirico senza perdere tensione. Tutte le composizioni portano la sua firma e restituiscono l’idea di una scrittura che nasce dall’osservazione quotidiana del mondo, filtrata attraverso una profonda conoscenza della tradizione jazz.

Accanto a lui c’è un quartetto che funziona come un organismo compatto e reattivo. Katerina Kochetova al pianoforte, già protagonista del suo Beyond Motion pubblicato da A.MA nel 2024, costruisce spazi armonici aperti e dinamici, sempre pronti a dialogare con il sax. Hugo Lof al contrabbasso offre una presenza solida e mai invasiva, mentre Milos Grbatinic alla batteria, giovane talento dal fraseggio energico, dà impulso e direzione, mantenendo il suono in costante movimento.

A rendere il menù ancora più ricco intervengono gli ospiti, uno per ciascuna traccia, chiamati non come semplici comparse ma come veri co-narratori. Il trombone di Samuel Blaser aggiunge profondità timbrica e senso della forma, la tromba di Fabrizio Bosso porta una voce riconoscibile e incisiva, il flicorno di Alex Sipiagin introduce una cantabilità più raccolta, mentre la tromba di Ivan Radiovejic, già noto per In Plain View, contribuisce con un fraseggio misurato e personale. Max Kochetov attribuisce a tutti loro il merito di averlo aiutato a raccontare queste storie in modo autentico, e l’ascolto conferma questa impressione: ogni intervento sembra nascere da un ascolto reciproco, non da una sovrapposizione.

La scrittura di Kochetov si muove dentro una tradizione ben riconoscibile, ma non si lascia imprigionare da essa. Il legame con il bebop, con il jazz moderno e con certe atmosfere cool è evidente, così come l’attenzione per la forma e per il timbro. I fiati guidano il discorso, ma lo fanno in costante dialogo con una sezione ritmica attenta e partecipe.

La sequenza dei brani in Foolin’ Myself disegna un percorso unitario, pensato come un flusso continuo più che come una somma di episodi. Intro agisce come una soglia percettiva: il sax soprano di Max Kochetov entra con discrezione, mentre il pianoforte apre spazi ancora indefiniti, predisponendo l’ascolto a uno stato di sospensione e attenzione.

Con Tetra la scrittura si fa più definita: le linee melodiche si organizzano con maggiore precisione, il dialogo tra sax e pianoforte diventa serrato, sostenuto da un’armonia che cresce per stratificazioni ordinate, mentre l’ospite Fabrizio Bosso alla tromba aggiunge sfumature timbriche che arricchiscono ulteriormente il tessuto sonoro.

Con Alex Sipiagin al flicorno, Fusion Flow procede per continuità, affidandosi a un movimento costante in cui contrabbasso e batteria sostengono il flusso senza mai appesantirlo, mentre il dialogo tra sax soprano e flicorno aggiunge un colore melodico caldo e avvolgente.

Kirioki introduce un carattere più obliquo e urbano, arricchito dal trombone di Samuel Blaser, che aggiunge profondità timbrica e un senso di instabilità controllata. Le linee melodiche si deformano leggermente, mantenendo viva la tensione. 

Con Sun il respiro si amplia: il soprano si distende in un lirismo sorvegliato, sostenuto dal pianoforte e dal flicorno di Alex Sipiagin, che contribuisce a dare al brano un colore più aperto e luminoso.

Mood si muove su un registro più raccolto e intimo. La tromba di Ivan Radiovejic apre uno spazio lirico misurato, in cui ogni intervento appare necessario e il dialogo tra gli strumenti si fa ravvicinato, quasi confidenziale. Silence lavora sul valore delle pause, trasformando il silenzio in elemento attivo della narrazione e creando un clima di concentrazione e ascolto profondo.

Con R Dance riaffiora una componente più fisica, sostenuta da una sezione ritmica dinamica e dall’intervento della tromba di Fabrizio Bosso, che porta energia e tensione senza mai rompere l’equilibrio complessivo. Terminal 3 riprende l’idea del transito e della sospensione, con il trombone di Samuel Blaser a dialogare nuovamente con il sax su linee più interrogative che risolutive.

Outro chiude il disco come una dissolvenza, riprendendo frammenti del percorso e lasciandoli sfumare senza una conclusione netta, coerentemente con un lavoro che mette al centro il flusso, il tempo e l’ascolto condiviso.

Max Kochetov

Ascoltare Foolin’ Myself significa concedersi il tempo di percepire ogni respiro del quartetto, ogni frase dei fiati, ogni spunto dei co-narratori ospiti. È un viaggio che non si impone, ma che entra piano nella memoria: ogni brano lascia una traccia, un piccolo segno di ciò che è stato osservato, sentito e filtrato attraverso l’orecchio attento di Max Kochetov.

Quando il disco si chiude, rimane la sensazione di aver attraversato un paesaggio sonoro vivido e delicato, in cui ogni incontro musicale ha un senso, ogni pausa un significato, e l’eco delle note continua a risuonare nello spazio dell’ascoltatore, invitando a un nuovo ascolto, più profondo e consapevole.

 English version

 Max Kochetov Quartet – Foolin’ Myself (A.MA. Records, 2026)

 Stories in Balance Between Writing, Listening, and Jazz Dialogue

When I first approached Foolin’ Myself by saxophonist and composer Max Kochetov, I had the feeling of stepping into a narrative made of small turning points, of encounters that leave traces, and of questions that find their answers only through sound. It is an album that never raises its voice, but instead asks for attention, because each track seems to guard a precise story, told with restraint and awareness.

This first A.MA Records release of 2026 marks a new chapter in the journey of the Ukrainian saxophonist, his second work for the label after Altered Feelings (2022), and part of the Serbian Wave series. Here Max Kochetov chooses to play exclusively the soprano saxophone, a decision that immediately defines the album’s character: a bright, mobile timbre, capable of lyricism without losing tension. All the compositions bear his signature and convey the idea of a writing style born from the daily observation of the world, filtered through a deep knowledge of the jazz tradition.

Alongside him is a quartet that works like a compact, responsive organism. Katerina Kochetova on piano, already featured on his Beyond Motion released by A.MA in 2024, builds open, dynamic harmonic spaces, always ready to engage in dialogue with the sax. Hugo Lof on double bass provides a solid yet never intrusive presence, while Milos Grbatinic on drums, a young talent with an energetic phrasing, gives impulse and direction, keeping the sound in constant motion.

Further enriching the picture are the guests, one for each track, invited not as mere cameos but as true co-narrators. Samuel Blaser’s trombone adds timbral depth and a strong sense of form; Fabrizio Bosso’s trumpet brings a recognizable, incisive voice; Alex Sipiagin’s flugelhorn introduces a more intimate cantabile quality; while Ivan Radiovejic’s trumpet, already known for In Plain View, contributes a measured, personal phrasing. Max Kochetov credits all of them with helping him tell these stories authentically, and listening confirms this impression: each intervention seems to arise from mutual listening rather than simple superimposition.

Kochetov’s writing moves within a clearly recognizable tradition, yet refuses to be confined by it. The connection to bebop, modern jazz, and certain cool atmospheres is evident, as is the attention to form and timbre. The horns guide the discourse, but always in constant dialogue with an attentive, participatory rhythm section.

The sequence of tracks on Foolin’ Myself outlines a unified path, conceived as a continuous flow rather than a mere collection of episodes. Intro acts as a perceptual threshold: Max Kochetov’s soprano sax enters discreetly, while the piano opens still-undefined spaces, preparing the listener for a state of suspension and focus.

With Tetra, the writing becomes more defined: melodic lines are organized with greater precision, the dialogue between sax and piano grows tighter, supported by an harmony that builds through orderly layers, while guest Fabrizio Bosso on trumpet adds timbral nuances that further enrich the sonic fabric.

With Alex Sipiagin on flugelhorn, Fusion Flow unfolds through continuity, relying on a steady motion in which double bass and drums sustain the flow without ever weighing it down, while the dialogue between soprano sax and flugelhorn adds a warm, enveloping melodic color.

Kirioki introduces a more oblique, urban character, enhanced by Samuel Blaser’s trombone, which adds timbral depth and a sense of controlled instability. The melodic lines bend slightly, keeping the tension alive.

With Sun, the breath widens: the soprano stretches into a carefully measured lyricism, supported by piano and Alex Sipiagin’s flugelhorn, which gives the piece a more open and luminous hue.

Mood moves within a more intimate, restrained register. Ivan Radiovejic’s trumpet opens a measured lyrical space, where every intervention feels necessary and the dialogue between instruments becomes close, almost confidential. Silence works on the value of pauses, turning silence into an active element of the narrative and creating a climate of concentration and deep listening.

With R Dance, a more physical component re-emerges, supported by a dynamic rhythm section and by Fabrizio Bosso’s trumpet, which brings energy and tension without ever breaking the overall balance. Terminal 3 returns to the idea of transit and suspension, with Samuel Blaser’s trombone once again dialoguing with the sax along lines that are more questioning than resolutive.

Outro closes the album like a fade-out, recalling fragments of the journey and letting them dissolve without a clear conclusion, in keeping with a work that places flow, time, and shared listening at its center. 

Listening to Foolin’ Myself means allowing oneself the time to perceive every breath of the quartet, every phrase of the horns, every cue from the guest co-narrators. It is a journey that does not impose itself, but slowly enters the memory: each track leaves a trace, a small sign of what has been observed, felt, and filtered through Max Kochetov’s attentive ear.

When the album ends, what remains is the feeling of having crossed a vivid, delicate soundscape, where every musical encounter has meaning, every pause carries significance, and the echo of the notes continues to resonate in the listener’s space, inviting a new, deeper, more conscious listening.