giovedì 4 giugno 2026

Andrea Penna – Histoire d’un Enfant (2026): un viaggio tra jazz, fusion e world music | Redapolis Music

Andrea Penna -  Histoire D’un Enfant

Andrea Penna -  Histoire D’un Enfant (Luminol Records, 2026)

Un viaggio tra jazz, fusion e mondi interiori

Il batterista e compositore torinese Andrea Penna torna con un disco sorprendente e policromo pubblicato da Luminol Records: Histoire d’un Enfant. Un lavoro che intreccia jazz, fusion e suggestioni world in otto brani costruiti come tappe di un viaggio emotivo e musicale, nato senza scorciatoie tecnologiche, ma attraverso il suono reale, il dialogo tra musicisti e una visione profondamente umana della musica.

Alla base del disco c’è una riflessione semplice e al tempo stesso radicale: perché si continua a suonare, a scrivere, a registrare? La risposta di Penna non passa da una teoria, ma da un bisogno interiore. La musica diventa necessità, spazio vitale, modo per restare in contatto con qualcosa di originario.

Histoire d’un Enfant nasce proprio da questa idea: guardare la vita con lo sguardo di un bambino, dove tutto è scoperta, emozione diretta, curiosità senza filtri. È in questo spazio che il disco prende forma, trasformando ogni brano in un frammento di crescita, incontro o memoria.

Il nucleo del disco ruota attorno alla batteria di Andrea Penna, al pianoforte e alle tastiere di Massimo Artiglia e al basso di Umberto Mari, storici collaboratori e punto di equilibrio della scrittura. Su questa base solida si innesta una rete di presenze che amplia continuamente il respiro del lavoro.

La voce di Mamou Rasta Fané entra in due momenti precisi del disco, su Histoire d’un enfant e Close your eyes, aggiungendo una dimensione narrativa e culturale che si accende in punti specifici del percorso, senza mai diventare presenza costante, ma piuttosto elemento espressivo mirato e significativo. La chitarra di Masato Inoue, presente su Élephant’s journey e Close your eyes, porta una sensibilità internazionale che dialoga naturalmente con il progetto, ampliandone il respiro sonoro. A questo si aggiungono le tessiture di Mario Petracca alla chitarra su Un altro viaggio e Carla, l’arpa di Silvia Bonino su Groove Therapy e il flauto di Antonio Santoro su Annette, che arricchiscono il quadro senza mai appesantirlo.

Il disco si sviluppa come un percorso narrativo più che come una semplice sequenza di tracce, dove ogni brano sembra aprire una porta diversa sullo stesso viaggio interiore, costruito più per connessioni emotive e visioni che per una struttura lineare o descrittiva.

Histoire d’un enfant (Andrea Penna) apre il disco come una porta che si socchiude lentamente su un mondo interiore: la storia di una crescita, di un bambino che scopre il suono quasi per caso, con un tamburo trovato lungo il cammino, e nella musica trova un linguaggio per dare forma a ciò che non sa ancora dire. Le voci di Mamou Rasta Fané e Andrea Penna diventano parte integrante del racconto, contribuendo a dare profondità emotiva a una delle pagine più significative dell’album.

Èlephant’s journey (Andrea Penna) si sposta invece altrove, verso orizzonti più lontani, con uno sguardo che richiama la musica indiana e l’idea del viaggio come esperienza di resistenza, lentezza e consapevolezza, quasi un attraversamento più che uno spostamento.

Annette (Andrea Penna) arriva come una pausa affettiva, un gesto intimo tradotto in suono, un piccolo ritratto che vive di equilibrio e delicatezza armonica, come se la scrittura si facesse più vicina, quasi confidenziale.

Groove Therapy (Andrea Penna) cambia il respiro del disco e lo riporta su un terreno più fisico, diretto, dove il groove diventa energia che cura e trascina, con un richiamo evidente a certe atmosfere della fusion anni ’90, ma filtrate da una sensibilità personale.

Close your eyes (Andrea Penna) rallenta ancora il tempo e si muove su una dimensione più sospesa, quasi interiore. La presenza delle voci di Mamou Rasta Fané e dello stesso Andrea Penna, insieme alla chitarra di Masato Inoue, contribuisce a creare un'atmosfera raccolta e contemplativa, in sintonia con il messaggio del brano: offrire conforto, vicinanza e uno sguardo positivo nei momenti di difficoltà. È uno dei passaggi più delicati del disco, dove la scrittura lascia spazio all'emozione e all'ascolto. 

Un altro viaggio (Andrea Penna - Massimo Artiglia) è uno dei momenti più concreti e umani del disco: la strada, i chilometri, le attese e la vita condivisa tra musicisti. Un frammento reale che restituisce tutta la fisicità dell’esperienza musicale, senza filtri.

Carla (Umberto Mari) entra in punta di piedi, con un carattere essenziale e raccolto, come un pensiero rivolto a qualcuno che resta presente attraverso la musica, anche a distanza.

Nothing will ever be the same (Andrea Penna) chiude il percorso con una luce diversa, più quieta e consapevole, dove la nostalgia non pesa ma accompagna, lasciando emergere l’idea che ogni incontro, una volta avvenuto, cambia comunque il modo in cui si guarda ciò che viene dopo.

Andrea Penna

Histoire d’un Enfant lascia la sensazione di un viaggio che non si chiude davvero, ma continua a muoversi in una zona più silenziosa, quasi fuori dal tempo. È un disco che non si limita a raccontare storie, ma le attraversa, le vive, le trasforma in suono, restituendo alla musica una dimensione profondamente umana, fatta di ascolto, di incontro, di memoria e di sguardo.

Un lavoro che trova anche nella qualità tecnica e nell’intesa tra tutti i musicisti uno dei suoi punti di forza più evidenti: ogni intervento è calibrato, mai ridondante, sempre al servizio del racconto sonoro collettivo, con una sensibilità esecutiva che rende il disco solido e al tempo stesso vivo, pulsante, in continua trasformazione.

C’è una coerenza che non nasce dalla rigidità della scrittura, ma dalla fiducia nel dialogo tra i musicisti, nella fragilità dei momenti condivisi, nella capacità di lasciare spazio all’imprevisto. È qui che il disco trova la sua forza più autentica: nell’idea che ogni brano sia una deviazione possibile, un cambio di prospettiva, un frammento di vita che prende forma solo mentre accade.

E quando l’ultima nota di Nothing will ever be the same si dissolve, non resta una conclusione netta, ma una sorta di eco. Quella sensazione sottile che qualcosa sia stato attraversato davvero, anche se in modo discreto. Come se la musica avesse semplicemente aperto una finestra, lasciando entrare aria nuova, e poi si fosse fatta da parte.

Resta il silenzio, ma non è mai vuoto: è uno spazio che continua a parlare.

Tracklist: Histoire d’un enfant, Èlephant’s journey, Annette, Groove Therapy, Close your eyes, Un altro viaggio, Carla, Nothing will ever be the same 

Andrea Penna e band

 English version

Andrea Penna -  Histoire D’un Enfant (Luminol Records, 2026) 

A Journey Between Jazz, Fusion and Inner Worlds 

The Turin-based drummer and composer Andrea Penna returns with a striking and richly coloured album released by Luminol Records: Histoire d’un Enfant. A work that weaves together jazz, fusion and world music influences across eight tracks, conceived as stages of an emotional and musical journey, born without technological shortcuts, but through real sound, musical dialogue, and a deeply human vision of music.

At the heart of the album lies a simple yet radical reflection: why do we keep playing, writing, and recording music? Penna’s answer is not theoretical, but rooted in inner necessity. Music becomes a vital space, a way of staying connected to something essential and origin-like.

Histoire d’un Enfant stems precisely from this idea: looking at life through the eyes of a child, where everything is discovery, direct emotion, and unfiltered curiosity. In this space, the album takes shape, turning each track into a fragment of growth, encounter, or memory.

The core of the record revolves around Penna’s drumming, alongside Massimo Artiglia on piano and keyboards and Umberto Mari on bass, long-time collaborators who form the structural balance of the writing. On this solid foundation, a network of guest musicians expands the album’s sonic horizon.

The voice of Mamou Rasta Fané appears in two specific moments of the record, on Histoire d’un enfant and Close your eyes, adding a narrative and cultural dimension that emerges at key points in the journey, never becoming constant presence, but rather a focused and meaningful expressive element. Masato Inoue’s guitar, featured on Élephant’s journey and Close your eyes, brings an international sensibility that naturally dialogues with the project, widening its sonic breath. To this are added Mario Petracca’s guitar textures on Un altro viaggio and Carla, Silvia Bonino’s harp on Groove Therapy, and Antonio Santoro’s flute on Annette, all enriching the soundscape without ever weighing it down.

The album unfolds as a narrative journey rather than a simple sequence of tracks, where each piece seems to open a different door onto the same inner voyage, shaped more by emotional connections and visions than by a linear or descriptive structure.

Histoire d’un enfant (Andrea Penna) opens the album like a door slowly ajar onto an inner world: the story of a coming-of-age, a child discovering sound almost by chance, with a drum found along the way, and through music finding a language to shape what he cannot yet express. The voices of Mamou Rasta Fané and Andrea Penna become an integral part of the narrative, adding emotional depth to one of the album’s most significant moments.

Élephant’s journey (Andrea Penna) moves elsewhere, toward more distant horizons, with a perspective inspired by Indian music and the idea of travel as endurance, slowness and awareness—more an act of crossing than of movement.

Annette (Andrea Penna) arrives like an intimate pause, a personal gesture translated into sound, a portrait built on balance and harmonic delicacy, as if the writing itself becomes closer, almost confidential.

Groove Therapy (Andrea Penna) shifts the album’s energy onto a more physical and direct ground, where groove becomes a healing, driving force, echoing 1990s fusion aesthetics filtered through a personal sensibility.

Close your eyes (Andrea Penna) slows time further and enters a suspended, almost inner dimension. The presence of Mamou Rasta Fané’s voice and Andrea Penna’s own voice, together with Masato Inoue’s guitar, creates a restrained and contemplative atmosphere, aligned with the track’s message: offering comfort, closeness, and a positive perspective in moments of difficulty. It stands as one of the album’s most delicate passages, where writing gives way to emotion and listening.

Un altro viaggio (Andrea Penna - Massimo Artiglia) is one of the most concrete and human moments of the record: the road, the kilometres, the waiting, and the shared life among musicians. A real fragment that restores the physicality of the musical experience without filters.

Carla (Umberto Mari) enters quietly, with an essential and intimate character, like a thought addressed to someone who remains present through music, even at a distance.

Nothing will ever be the same (Andrea Penna) closes the journey with a different light—quieter and more aware—where nostalgia does not weigh but accompanies, suggesting that every encounter, once it happens, inevitably changes the way we see what comes next. Histoire d’un Enfant leaves the impression of a journey that never truly ends, but continues to move in a quieter, almost timeless space. It is an album that does not merely tell stories, but inhabits them, transforms them into sound, restoring to music a deeply human dimension made of listening, encounter, memory and vision.

A work that also finds one of its strongest points in the technical quality and interplay among all musicians: every contribution is carefully shaped, never excessive, always serving the collective sonic narrative, with an interpretative sensitivity that makes the album solid yet alive, constantly in motion.

There is a coherence here that does not stem from rigid composition, but from trust in dialogue between musicians, in the fragility of shared moments, and in the willingness to leave space for the unexpected. This is where the album finds its most authentic strength: in the idea that each track is a possible deviation, a shift in perspective, a fragment of life taking shape only as it happens.

And when the final note of Nothing will ever be the same fades away, there is no clear ending—only an echo. A subtle feeling that something has truly been traversed, even if quietly. As if the music had simply opened a window, let in new air, and then stepped aside.

Silence remains, but it is never empty: it is a space that continues to speak.

Tracklist: Histoire d’un enfant, Èlephant’s journey, Annette, Groove Therapy, Close your eyes, Un altro viaggio, Carla, Nothing will ever be the same