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| Seddok – Geometrie Nere 2 |
Seddok – Geometrie Nere 2 (Lizard Records, Italia 2026)
Un viaggio oscuro tra geometrie instabili e visioni sonore in mutazione
Pubblicato dalla sempre propositiva Lizard Records di Loris Furlan, Geometrie Nere 2 segna il ritorno dei Seddok con un lavoro che approfondisce e radicalizza la loro identità artistica. Il trio italiano continua a muoversi nel territorio dell’Avant-Prog e del Rock In Opposition, ma lo fa con una visione sempre più personale, dove l’oscurità sonora diventa materia narrativa e immaginifica.
Il nome della band rappresenta già una precisa dichiarazione d’intenti. Il riferimento al cinema horror e fantascientifico di serie B, e in particolare al Dr. Seddok del film Seddok, l’erede di Satana, va oltre la semplice citazione cinefila. Diventa infatti una chiave di lettura dell’intero progetto, che si muove tra atmosfere enigmatiche, tensioni sotterranee e un immaginario costantemente sospeso tra inquietudine e visione.
La formazione ruota attorno a A.T. La Morte al basso, Marco Nepi alla chitarra ed Enzo P. Zeder a batteria e sintetizzatori, suonati in un intreccio quasi simultaneo che è diventato uno dei tratti distintivi del gruppo. Dopo il primo Geometrie Nere del 2022, ispirato alle opere del pittore veneziano Emilio Vedova, il trio ha progressivamente spinto il proprio linguaggio verso territori più elettronici, industriali e distopici.
Se il primo capitolo aveva una forte componente gestuale e materica legata all’arte pittorica, Geometrie Nere 2 sembra invece guardare avanti, verso un futurismo inquieto e meccanico. Le quattro lunghe composizioni che compongono il disco non raccontano una storia lineare, ma costruiscono un ambiente sonoro compatto, quasi architettonico, in cui ogni strumento contribuisce a modellare lo spazio.
La musica dei Seddok non cerca appigli immediati. Piuttosto, cresce attraverso accumuli di tensione, contrasti e improvvise deviazioni. Il basso scorre come una corrente oscura che sostiene l’intera architettura del disco, mentre la chitarra disegna traiettorie spigolose e frammentate, capaci di aprire continuamente nuovi scenari. Attorno a questo dialogo si sviluppa il lavoro tra batteria e sintetizzatori, che mantiene il suono in costante movimento, sospeso tra energia ritmica e inquietudine elettronica.
La cosa più interessante di questo nuovo lavoro è che, pur essendo un disco chiaramente “colto”, non si esaurisce nella dimensione intellettuale. C’è una componente fisica molto forte: il suono analogico, la grana degli strumenti, la pressione ritmica, la sensazione di trovarsi dentro un laboratorio sonoro in piena attività. Anche nei passaggi più astratti, il trio mantiene un contatto diretto con l’impatto emotivo e sensoriale dell’ascolto.
Le influenze dichiarate, che spaziano dallo Zeuhl al RIO fino alle avanguardie fiamminghe e messicane, sono certamente percepibili, ma vengono assorbite all’interno di una scrittura che evita qualsiasi forma di citazionismo sterile. I Seddok sembrano più interessati a costruire atmosfere e suggestioni che a rivendicare appartenenze stilistiche. Ed è proprio questo a conferire al disco una personalità riconoscibile: un avant-prog oscuro, cinematografico e talvolta vicino a sensibilità industriali, ma ancora profondamente legato alla tradizione dell’esplorazione progressiva italiana.
Il viaggio dentro Geometrie Nere 2 dà subito l’idea di entrare in una musica già in movimento, come se il suono fosse attivo prima ancora che l’ascolto inizi davvero.
Movimento 0201 nasce da questo buio organizzato. I sintetizzatori di Enzo P. Zeder non introducono semplicemente un’atmosfera: la costruiscono pezzo dopo pezzo, come se stessero modellando una stanza senza finestre. Le stratificazioni si accumulano con lentezza, e proprio questa lentezza rende tutto più instabile. Non c’è un vero punto di arrivo, ma una tensione che rimane sospesa sotto ogni suono, anche quando la superficie si fa più rarefatta. È un inizio che non apre, ma avvolge.
Da qui si passa a Movimento 0202, dove qualcosa si incrina. La chitarra di Marco Nepi irrompe con linee taglienti, quasi geometriche, che spezzano la continuità e cambiano la direzione del discorso. La musica perde qualsiasi forma di stabilità e si muove per scarti, deviazioni, improvvisi cambi di traiettoria. Il basso di A.T. La Morte non si limita a sostenere: stringe, spinge, trattiene tutto in una corsa che sembra non avere uscita. È un movimento più fisico, più nervoso, come se la materia sonora fosse costretta a reagire continuamente.
Con Movimento 0203 la sensazione si sposta ancora, diventando più ambigua e interiore. Un frammento vocale sussurrato apre uno spiraglio, ma non lo illumina davvero. Da lì il brano si muove in un territorio instabile, dove aperture psichedeliche e frammenti spezzati convivono senza mai trovare equilibrio. Gli echi dello zeuhl affiorano, ma sembrano svuotati della loro dimensione più teatrale, ridotti a una presenza più fredda, quasi meccanica. È come se tutto si svolgesse dentro una macchina sonora che continua a deformarsi mentre funziona.
Infine, Movimento 0204 non chiude nel senso tradizionale del termine. Piuttosto lascia andare. Le strutture costruite nei brani precedenti si allentano, perdono presa, si sfaldano lentamente senza mai esplodere davvero. Non arriva una risoluzione, ma un progressivo svuotamento, come se l’intero sistema delle “geometrie nere” si dissolvesse dall’interno. Alla fine resta uno spazio aperto, sospeso tra ordine e disgregazione, dove la musica smette di affermare e inizia semplicemente a svanire.
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| Seddok |
Con Geometrie Nere 2 i Seddok costruiscono un’esperienza che rifiuta ogni approdo rassicurante. Le quattro composizioni sembrano aprire porte su paesaggi sonori in continua trasformazione, dove nulla rimane fermo abbastanza a lungo da diventare certezza e ogni passaggio genera nuove ombre, nuove tensioni, nuove possibilità.
Più che raccontare qualcosa, il trio invita ad attraversare un territorio mutevole, fatto di materia sonora che si espande, si contrae e cambia forma davanti all’ascoltatore. È proprio in questa capacità di restare sfuggente, senza mai perdere coerenza, che il disco trova il suo fascino più profondo.
Quando tutto termina non resta una risposta, ma una sensazione difficile da definire: quella di aver osservato per un istante un mondo oscuro e pulsante, destinato a continuare il proprio movimento anche lontano dalle nostre orecchie.
Tracklist: Movimento 0201, Movimento 0202, Movimento 0203, Movimento 0204
English version
Seddok – Geometrie Nere 2 (Lizard Records, Italia 2026)
A dark journey through unstable geometries and shifting sonic visions
Released by the ever-visionary Lizard Records, run by Loris Furlan, Geometrie Nere 2 marks the return of SeddoK with a work that deepens and radicalises their artistic identity. The Italian trio continues to operate within the realms of Avant-Prog and Rock In Opposition, but does so with an increasingly personal vision, where sonic darkness becomes narrative and imaginative material.
The band’s name already stands as a clear statement of intent. The reference to low-budget horror and sci-fi cinema, and in particular to Dr. Seddok from the film Seddok, l’erede di Satana, goes beyond a simple cult quotation. It becomes a key to reading the entire project, which moves through enigmatic atmospheres, subterranean tensions, and an imagination constantly poised between unease and vision.
The lineup revolves around A.T. La Morte on bass, Marco Nepi on guitar, and Enzo P. Zeder on drums and synthesizers, performed in an almost simultaneous interplay that has become one of the group’s defining traits. After their debut Geometrie Nere in 2022, inspired by the works of Venetian painter Emilio Vedova, the trio progressively pushed their language toward more electronic, industrial, and dystopian territories.
While the first chapter carried a strong gestural and material component linked to painting, Geometrie Nere 2 instead looks forward, toward a tense and mechanical futurism. The four extended compositions that make up the album do not tell a linear story, but instead construct a compact, almost architectural sonic environment, where each instrument contributes to shaping the space.
The SeddoK’s music does not rely on immediate hooks or familiar entry points. Rather, it grows through layers of tension, contrasts, and sudden deviations. The bass flows like a dark current sustaining the entire structure, while the guitar draws sharp, fragmented trajectories that constantly open new perspectives. Around this dialogue unfolds the work of drums and synthesizers, keeping the sound in constant motion, suspended between rhythmic drive and electronic unease.
What makes this new work particularly compelling is that, although clearly “intellectual” in nature, it does not exhaust itself in abstraction. There is a strong physical dimension: the analog texture, the grain of the instruments, the rhythmic pressure, and the sensation of being inside a fully active sonic laboratory. Even in its most abstract passages, the trio maintains a direct link with the emotional and sensory impact of listening.
The declared influences, ranging from Zeuhl to RIO and including Flemish and Mexican avant-garde traditions, are certainly perceptible, yet they are absorbed into a writing style that avoids any form of sterile quotation. SeddoK seem more interested in building atmospheres and suggestions than in asserting stylistic affiliations. This is precisely what gives the album its recognisable identity: a dark, cinematic Avant-Prog, sometimes close to industrial sensibilities, yet still deeply rooted in the Italian tradition of progressive exploration.
The journey inside Geometrie Nere 2 immediately gives the impression of entering music already in motion, as if the sound were active before listening even begins.
“Movimento 0201” emerges from this organised darkness. Enzo P. Zeder’s synthesizers do not merely set an atmosphere: they construct it layer by layer, as if shaping a room without windows. The textures accumulate slowly, and this very slowness makes everything feel more unstable. There is no real point of arrival, only a suspended tension beneath every sound, even when the surface becomes more rarefied. It is an opening that does not unfold outward, but envelops.
From here we move into “Movimento 0202”, where something begins to fracture. Marco Nepi’s guitar bursts in with sharp, almost geometric lines that break continuity and redirect the narrative. The music loses any stable footing and moves through cuts, deviations, and sudden shifts in trajectory. A.T. La Morte’s bass does more than support: it tightens, pushes, and holds everything together in a relentless drive with no clear escape. It is a more physical, nervous movement, as if sound itself were constantly forced to react.
In “Movimento 0203” the mood shifts again, becoming more ambiguous and introspective. A whispered vocal fragment opens a small crack of light, though it never truly illuminates anything. From there, the piece unfolds in unstable territory, where psychedelic hints and broken fragments coexist without ever settling. Echoes of Zeuhl emerge, but stripped of their theatrical dimension, reduced to a colder, almost mechanical presence. It feels as if everything takes place inside a sonic machine that keeps deforming while it operates.
Finally, “Movimento 0204” does not conclude in the traditional sense. Instead, it releases. The structures built in the previous movements gradually loosen, lose grip, and slowly disintegrate without ever truly exploding. No resolution arrives, only a progressive emptying, as if the entire system of the “black geometries” were dissolving from within. What remains is an open space, suspended between order and disintegration, where music stops asserting itself and simply begins to fade.
With Geometrie Nere 2, SeddoK create an experience that rejects any reassuring resolution. The four compositions open onto shifting sonic landscapes where nothing remains fixed long enough to become certainty, and every passage generates new shadows, new tensions, and new possibilities.
Rather than telling a story, the trio invites the listener to traverse a constantly mutating territory, made of sonic matter that expands, contracts, and changes shape in real time. It is precisely in this ability to remain elusive while retaining coherence that the album finds its deepest appeal.
When it ends, there is no answer left behind, only a hard-to-define sensation: the impression of having briefly witnessed a dark, pulsating world destined to keep moving long after the listening has stopped.
Tracklist: Movements 0201, 0202, 0203, 0204

