mercoledì 10 giugno 2026

Sonia Spinello – Eterea (2026): un dialogo sospeso tra jazz e musica contemporanea | Redapolis Music

Sonia Spinello – Eterea

Sonia Spinello – Eterea (Abeat Records, 2026)

Un ascolto che resta nell’aria, anche dopo l’ultima nota

In Eterea, recente uscita per Abeat Records, Sonia Spinello costruisce un percorso che non si lascia afferrare subito, ma che arriva piano, con una delicatezza quasi emotiva, come uno spazio sospeso in cui la musica prende vita mentre la si ascolta. È un lavoro che sembra respirare dall’interno, fatto di ascolto reciproco profondo, di gesti minimi e sottrazioni leggere, più che di direzioni nette o di forme chiuse, e che personalmente ho apprezzato molto proprio per questa sua capacità di restare addosso in modo discreto ma intenso. 

Sonia Spinello è una voce tra le più versatili della scena jazz e contemporanea italiana, capace di muoversi con naturalezza tra scrittura, improvvisazione e contaminazioni stilistiche. La sua ricerca si concentra da sempre su un uso della voce inteso come strumento narrativo ed espressivo, in dialogo costante con diversi linguaggi musicali.

La sua discografia si sviluppa all’interno dell’etichetta Abeat Records e include Billie Holiday Project (2015), realizzato con Maurizio Brunod e Lorenzo Cominoli, Sospesa (2019), Silence (2022) in collaborazione con Roberto Olzer, e Flow (2023) con Eugenia Canale, fino ad arrivare al più recente Eterea (2026). Un percorso che mette in evidenza una ricerca coerente e in continua evoluzione, centrata sul dialogo tra voce e spazio sonoro.

Al centro di Eterea c’è il dialogo con la pianista Sonia Candellone, che va oltre la semplice relazione tra voce e pianoforte e si sviluppa piuttosto come una conversazione continua. È un flusso fatto di avvicinamenti e distanze, di frasi lasciate in sospeso e riprese da prospettive diverse. Non c’è ricerca di simmetrie, ma una forma di ascolto reciproco, quasi istintivo, in cui la musica sembra prendere forma nel momento stesso in cui viene eseguita.

Attorno a questo nucleo si muove un insieme di presenze che non interrompono mai la fragilità del discorso, ma la attraversano con discrezione, ampliandone il respiro. Il sassofono basso e il clarinetto di Achille Succi intervengono in Mirrors e Where are you?, introducendo un suono più profondo e più “fisico”, che sembra scavare sotto la superficie senza appesantirla. Il bandoneon di Daniele Di Bonaventura è presente in Ego ibi tibi ero e Eterea, e allunga il tempo, lo dilata, portando con sé una qualità sospesa, come se il suono si spostasse lentamente in uno spazio più lontano. La tromba di Piotr Schmidt, che compare in Nothing is like before, She e Dragonfly, entra infine come una linea di luce più netta, che attraversa il tessuto sonoro senza romperlo, ma mettendone in evidenza le sfumature più nascoste.

Dentro questa architettura fluida, le riletture e le composizioni originali convivono senza fratture evidenti. I riferimenti a Satie e ad altre scritture contemporanee non vengono mai esposti in modo diretto, ma filtrati attraverso una sensibilità che li rende parte di un unico paesaggio emotivo. È una musica che non insiste sulla forma compiuta, ma sulla continuità del gesto, come se ogni brano fosse una variazione dello stesso respiro.

Anche il passaggio tra le tracce sembra seguire una logica più interna che narrativa. Mirrors, che apre il disco, introduce subito questa dimensione: il pianoforte di Sonia Candellone costruisce un ambiente sottile, quasi sospeso nel tempo, mentre il clarinetto basso di Achille Succi si insinua con un suono profondo che non invade ma sostiene, come una presenza che lavora sotto la superficie. La voce di Sonia Spinello si appoggia su questo equilibrio senza forzarlo, come se facesse parte dello stesso respiro.

In Nothing is like before il clima cambia leggermente, ma resta quella sensazione di movimento lento, quasi meditativo. Qui la tromba di Piotr Schmidt entra con una linea più chiara e luminosa, che non spezza la continuità ma la apre, lasciando emergere una forma di malinconia quieta, mai esplicita.

Con Kibou la musica si fa più essenziale, ma anche più diretta nel suo modo di avanzare. Il dialogo tra voce e pianoforte è asciutto, ridotto all’osso, e proprio per questo molto espressivo. Non c’è nulla di superfluo: ogni nota sembra necessaria, come se il brano cercasse una forma di chiarezza interna più che un effetto esterno.

Where are you? riporta invece una dimensione più fragile. La voce di Sonia Spinello si muove come in uno spazio vuoto, ma non solitario: è un vuoto abitato, in cui ogni suono sembra avere un peso preciso. Il pianoforte risponde con frasi brevi e spezzate, lasciando che sia il silenzio a completare il discorso, più che la musica stessa.

She si apre a una dimensione più rarefatta, quasi sospesa. Voce, pianoforte e tromba si muovono con grande essenzialità, senza cercare uno sviluppo tradizionale, ma restando piuttosto fermi su una stessa sensazione, come se la musica si concentrasse su un’unica idea emotiva osservandola da vicino, senza mai forzarla.

Dragonfly si muove invece con una leggerezza diversa, più istintiva. Voce, pianoforte e tromba si intrecciano in modo essenziale, quasi istantaneo, come se ogni suono fosse un gesto breve, non trattenuto. Qui il materiale sembra frammentarsi in piccole immagini sonore che attraversano la mente senza lasciare una traccia definita, ma proprio per questo restano molto vive nella loro immediatezza. È un passaggio breve, ma intenso nella sua capacità di suggerire più che di affermare.

Time don’t move chiude questa triade in modo ancora più sospeso. La sensazione è che il tempo si fermi, o comunque perda una direzione precisa. Anche qui non c’è uno sviluppo vero e proprio, ma una serie di impressioni che si sovrappongono, creando un’atmosfera coerente più che una struttura definita.

Un ruolo centrale lo hanno anche le composizioni nate dalla collaborazione tra Spinello e Candellone, in particolare Ego ibi tibi ero, dove il bandoneon di Daniele Di Bonaventura introduce una dimensione più raccolta e sospesa, quasi una promessa silenziosa che si muove tra presenza e distanza.

La title track Eterea rappresenta il punto più aperto e ampio del disco. Qui tutto sembra espandersi, come se il linguaggio musicale trovasse una sua forma più respirata e libera, senza perdere però la coerenza del percorso.

La chiusura affidata a Ma réalité lascia invece una sensazione di dissolvenza più che di conclusione. Il brano non chiude davvero, ma lascia che tutto si ritiri lentamente, come se il disco preferisse svanire piuttosto che terminare.

Sonia Spinello

Il percorso di Eterea si chiude senza mai davvero chiudersi del tutto, lasciando addosso una sensazione di sospensione che resta anche dopo l’ultima traccia. È un disco che lavora per sottrazione, ma proprio per questo riesce a lasciare segni profondi, affidandosi a una scrittura che preferisce suggerire piuttosto che spiegare.

In questo equilibrio delicato, la voce di Sonia Spinello resta uno degli elementi più riconoscibili e intensi: sempre presente, ma mai invadente, capace di cambiare peso e distanza a seconda del contesto, mantenendo una naturalezza che rende ogni passaggio credibile e umano. Accanto a lei, il dialogo con il pianoforte di Sonia Candellone si costruisce su un equilibrio costante fatto di attenzione e misura, mentre gli interventi degli altri musicisti coinvolti aggiungono profondità, luce e sfumature diverse, senza mai rompere la coerenza del progetto, ma anzi rafforzandone la natura fluida e aperta.

Un ruolo importante lo gioca anche l’oggetto fisico del disco: la confezione in digipack, curata con attenzione, e il libretto interno, ricco di informazioni e ben costruito, che accompagna l’ascolto e ne amplia la lettura, offrendo ulteriori chiavi per entrare in questo universo sonoro.

Eterea resta così un lavoro che non si esaurisce nell’ascolto, ma continua a muoversi anche dopo, come un’eco gentile: un insieme di voci e strumenti che si incontrano in modo naturale, dando vita a un racconto musicale coeso, fragile e profondamente umano.

Tracklist: Mirrors, Nothing is like before, Kibou, Where are you?, She, Dragonfly, Time don’t move, Ego ibi tibi ero, Eterea, Ma réalité 

English version

Sonia Spinello – Eterea (Abeat Records, 2026)

An album that lingers in the air, even after the final note 

In Eterea, a recent release for Abeat Records, Sonia Spinello builds a journey that does not reveal itself immediately, but unfolds slowly, with an almost emotional delicacy, like a suspended space in which music comes to life while being listened to. It feels like a work that breathes from within, shaped by deep mutual listening, subtle gestures and light reductions, rather than clear directions or closed forms, and which I personally appreciated very much for its ability to stay with you in a discreet yet intense way.

Sonia Spinello is one of the most versatile voices on the Italian jazz and contemporary scene, moving naturally between composition, improvisation and stylistic cross-pollination. Her artistic research has always focused on the voice as a narrative and expressive instrument, in constant dialogue with different musical languages.

Her discography, released on Abeat Records, includes Billie Holiday Project (2015), recorded with Maurizio Brunod and Lorenzo Cominoli, Sospesa (2019), Silence (2022) in collaboration with Roberto Olzer, and Flow (2023) with Eugenia Canale, leading up to the most recent Eterea (2026). A path that highlights a coherent and continuously evolving artistic vision, centred on the dialogue between voice and sonic space.

At the heart of Eterea lies the dialogue with pianist Sonia Candellone, which goes beyond a simple voice–piano relationship and unfolds as a continuous conversation. It is a flow of approaches and distances, of phrases left hanging and resumed from different perspectives. There is no search for symmetry, but rather a form of mutual listening, almost instinctive, in which music seems to take shape at the very moment it is performed.

Around this core, a group of presences moves without ever interrupting the fragility of the discourse, instead crossing it with discretion and expanding its breath. The bass saxophone and clarinet of Achille Succi appear in “Mirrors” and “Where are you?”, introducing a deeper, more “physical” sound that seems to dig beneath the surface without weighing it down. The bandoneon of Daniele Di Bonaventura appears in “Ego ibi tibi ero” and “Eterea”, stretching time and dilating it, carrying a suspended quality, as if the sound were slowly moving into a more distant space. The trumpet of Piotr Schmidt, present in “Nothing is like before”, “She” and “Dragonfly”, finally enters like a sharper line of light, crossing the sonic fabric without breaking it, but revealing its most hidden nuances.

Within this fluid architecture, reinterpretations and original compositions coexist without visible fractures. References to Satie and other contemporary forms of writing are never presented directly, but filtered through a sensibility that turns them into part of a single emotional landscape. This is music that does not insist on finished form, but on the continuity of gesture, as if each track were a variation of the same breath.

Even the transition between tracks seems to follow a more internal than narrative logic. “Mirrors”, which opens the album, immediately introduces this dimension: the piano of Sonia Candellone builds a delicate, almost timeless atmosphere, while the bass clarinet of Achille Succi slips in with a deep sound that does not intrude but supports, like a presence working beneath the surface. The voice of Sonia Spinello rests on this balance without forcing it, as if it were part of the same breath.

In “Nothing is like before” the atmosphere shifts slightly, yet retains that slow, almost meditative movement. Here the trumpet of Piotr Schmidt enters with a clearer, more luminous line, which does not break continuity but opens it up, revealing a quiet, understated melancholy.

With “Kibou” the music becomes more essential, yet also more direct in its unfolding. The dialogue between voice and piano is stripped down to its core, and precisely for this reason becomes highly expressive. Nothing is superfluous: each note feels necessary, as if the piece were searching for inner clarity rather than external effect.

“Where are you?” brings back a more fragile dimension. The voice of Sonia Spinello moves through an empty space that is not truly lonely: it is an inhabited emptiness, where every sound carries precise weight. The piano responds with short, broken phrases, leaving silence to complete the discourse more than the music itself.

“She” opens into a more rarefied, almost suspended dimension. Voice, piano and trumpet move with great essentiality, avoiding traditional development and instead resting on a single emotional idea, observed closely without ever being forced.

“Dragonfly” moves with a different kind of lightness, more instinctive. Voice, piano and trumpet intertwine in an essential, almost instantaneous way, as if each sound were a brief gesture, unheld. The material seems to fragment into small sonic images crossing the mind without leaving a fixed trace, yet remaining vivid in their immediacy.

“Time don’t move” closes this trio in an even more suspended way. Time seems to stop, or at least lose any clear direction. Again, there is no traditional development, but a series of overlapping impressions, creating an atmosphere rather than a defined structure.

A central role is also played by the compositions born from the collaboration between Spinello and Candellone, especially “Ego ibi tibi ero”, where the bandoneon of Daniele Di Bonaventura introduces a more intimate and suspended dimension, almost a silent promise moving between presence and distance.

The title track “Eterea” represents the most open and expansive point of the album. Everything seems to stretch here, as if the musical language found a more breathing, freer form, without losing coherence.

The closing track “Ma réalité” leaves a sense of dissolution rather than conclusion. The piece does not really end; it slowly fades away, as if the album preferred to vanish rather than stop. Eterea closes without truly closing, leaving behind a suspended feeling that remains even after the final track. It is a work built on subtraction, yet precisely for this reason it leaves deep traces, relying on writing that prefers suggestion over explanation.

In this delicate balance, the voice of Sonia Spinello remains one of the most recognisable and intense elements: always present, yet never intrusive, able to shift weight and distance according to context, maintaining a naturalness that makes every passage feel authentic and human. Alongside her, the dialogue with Sonia Candellone is built on constant balance and restraint, while the contributions of the other musicians add depth, light and different shades, without ever breaking the coherence of the project, instead reinforcing its fluid and open nature.

An important role is also played by the physical object of the album: the carefully crafted digipack packaging and the rich, well-designed booklet, which accompanies the listening experience and expands its reading, offering further keys to enter this sonic universe.

Eterea thus remains a work that is not exhausted by listening, but continues to move even afterwards, like a gentle echo: a set of voices and instruments coming together naturally to create a cohesive, fragile and deeply human musical narrative.

Tracklist: Mirrors, Nothing is like before, Kibou, Where are you?, She, Dragonfly, Time don’t move, Ego ibi tibi ero, Eterea, Ma réalité