domenica 14 giugno 2026

Ciro Ettorre – Krimisa (2026) jazz mediterraneo tra memoria e Sud sonoro | Redapolis Music

Ciro Ettorre – Krimisa

Ciro Ettorre – Krimisa (Ionian Sound Records, 2026)

Un viaggio nel jazz mediterraneo tra memoria, radici e luce interiore

Un viaggio nel jazz mediterraneo tra memoria, radici e luce interiore, dove ogni brano diventa attraversamento e ritorno, tra paesaggi sonori che evocano il Sud come spazio dell’anima più che come luogo geografico, e dove la musica si fa racconto di identità, incontri e stratificazioni culturali. Krimisa, nuovo lavoro di Ciro Ettorre, chitarrista e compositore, pubblicato da Ionian Sound Records, intreccia tradizione e contemporaneità in un flusso musicale sospeso, fatto di memoria, ascolto e trasformazione continua, lasciando nell’ascoltatore la sensazione di un viaggio che non si chiude ma continua oltre il suono.

Con Krimisa, l’artista costruisce un lavoro che si muove tra jazz mediterraneo, musica etnica e improvvisazione, lasciando emergere un linguaggio che nasce dall’incontro tra culture diverse e sensibilità musicali lontane ma comunicanti. Le melodie, spesso intrise di un sapore antico, si intrecciano con armonie moderne e aperture improvvisative, dando vita a un flusso sonoro che non punta mai all’immediatezza, ma alla profondità dell’ascolto.

Il progetto prende forma da un vero e proprio mosaico umano e musicale: le radici calabresi di Ciro Ettorre e del fratello Giuseppe Ettorre, bassista, la sensibilità salentina del percussionista Vito De Lorenzi, la voce di Marisa Sotgiu, il contributo del sassofono di Michael Rosen e il basso di Maurizio Bolelli. Un insieme che non funziona per sovrapposizione, ma per dialogo continuo, dove ogni elemento trova spazio senza mai sovrastare gli altri.

Le influenze che attraversano questo ottimo lavoro si muovono tra Mediterraneo, Grecia, mondo arabo e suggestioni turche, filtrate attraverso un linguaggio jazzistico aperto e contemporaneo. Non c’è folclore in senso stretto, ma una rielaborazione personale di memorie sonore che diventano materia viva.

Nel tuo abbraccio apre Krimisa con una splendida chitarra classica in primo piano, in un ingresso raccolto e immediato, come un contatto diretto tra suono ed emozione. La scrittura si muove su un piano intimo, quasi confidenziale, dove il gesto musicale non cerca sviluppo narrativo complesso, ma una vicinanza essenziale, fatta di tocco, respiro e silenzio.

In viaggio verso sud introduce il movimento centrale del disco. Il “Sud” qui diventa direzione interiore prima ancora che geografica, un punto di attrazione che richiama memorie, linguaggi e stratificazioni culturali. Sul tessuto strumentale si inseriscono essenziali vocalizzi di Marisa Sotgiu, che aggiungono una dimensione evocativa e sospesa al brano, come una presenza che non guida ma accompagna. Il jazz mediterraneo comincia così a delinearsi con maggiore chiarezza, tra scrittura e apertura improvvisativa.

Sybaris richiama una dimensione antica, quasi archeologica, del Mediterraneo. Il titolo evoca un immaginario storico che si riflette in un linguaggio musicale sospeso, dove la narrazione procede per suggestioni più che per sviluppo lineare.

In ricordo di te sposta il discorso su un piano più personale. Il flusso si fa più raccolto, come se il viaggio si interrompesse per lasciare spazio alla memoria affettiva. È un momento di sottrazione, in cui il suono diventa espressione di assenza e presenza insieme.

La title track Krimisa è il cuore identitario del lavoro. Il linguaggio si apre e si raccoglie nello stesso movimento, intrecciando jazz, tradizioni mediterranee e suggestioni etniche in una forma fluida, che sfugge a ogni rigidità e lascia emergere una naturale continuità tra elementi diversi.

Musicamare riporta indietro nel tempo creativo dell’autore: il brano nasce nel 1994 e conserva un’impronta originaria, quasi una traccia genetica del percorso successivo. La dimensione mediterranea appare qui in forma iniziale, ancora in definizione ma già ricca di intuizioni.

La strada del mare amplia nuovamente il respiro del disco, riportando il movimento al centro del racconto. Il mare diventa elemento di passaggio e trasformazione, uno spazio che collega e non separa, accompagnando il flusso narrativo con continuità.

Il grano di Santa Lucia a mio avviso rappresenta uno dei vertici emotivi del lavoro. Il riferimento alla madre e alla tradizione popolare si traduce in una scrittura essenziale e profondamente lirica, dove la memoria si fa suono e il suono si fa memoria.

Luce d’aurora accompagna gli ultimi passi dell’album con una dissolvenza più che con una vera conclusione. È un brano che lascia l’ascolto in una dimensione sospesa, come un cammino che prosegue oltre l’orizzonte.

Ciro Ettorre

Krimisa mantiene fino all’ultimo la propria natura di attraversamento. Non cerca una meta definitiva, ma si muove tra luoghi reali e spazi interiori, lasciando affiorare la sensazione di qualcosa che continua a risuonare anche dopo l’ultima nota.

Anche il suono del disco nasce da una scelta timbrica molto precisa. Per la realizzazione del disco, Ciro Ettorre utilizza strumenti artigianali di grande qualità, capaci di definire una tavolozza sonora ricca di sfumature. Tra questi spiccano una chitarra classica Scharpach, una Rolf Spuler “Paradis” e una particolare Joe Veillette doppio manico, con sezione a dodici corde ad accordatura alta dal timbro vicino al mandolino. Un insieme di strumenti diversi per natura, ma uniti da una stessa ricerca espressiva: trasformare la chitarra in un ponte tra tradizione mediterranea e sensibilità contemporanea.

Il lavoro di Ettorre rivela una profonda coerenza tra scrittura e identità sonora: il jazz mediterraneo diventa linguaggio personale, ma anche territorio condiviso, fatto di memorie che si sfiorano, culture che si riconoscono e silenzi che parlano quanto le note.

È proprio in questa apertura che il disco trova la sua forza più autentica. Quando l’ascolto termina, resta una sensazione semplice e difficile da spiegare: quella di aver attraversato un paesaggio sonoro che non appartiene soltanto alla musica, ma anche alla memoria di chi ascolta.

TracklistNel tuo abbraccio, In viaggio verso sud, Sybaris, In ricordo di te, Krimisa, Musicamare, La strada del mare, Il grano di Santa Lucia, Luce d’aurora 

English version

Ciro Ettorre – Krimisa (Ionian Sound Records, 2026)

A journey through Mediterranean jazz between memory, roots and inner light 

A journey through Mediterranean jazz between memory, roots and inner light, where each track becomes a passage and a return, moving through sonic landscapes that evoke the South as a space of the soul rather than a geographical place, and where music turns into a narrative of identity, encounters, and cultural stratifications. Krimisa, the new work by guitarist and composer Ciro Ettorre, released by Ionian Sound Records, weaves tradition and contemporaneity into a suspended musical flow made of memory, listening, and continuous transformation, leaving the listener with the sensation of a journey that does not end, but continues beyond sound.

With Krimisa, the artist builds a work that moves between Mediterranean jazz, ethnic music, and improvisation, revealing a language born from the encounter between different cultures and distant yet communicating sensibilities. The melodies, often imbued with an ancient flavor, intertwine with modern harmonies and improvisational openings, creating a sonic flow that never aims at immediacy, but rather at the depth of listening.

The project takes shape as a true human and musical mosaic: the Calabrian roots of Ciro Ettorre and his brother Giuseppe Ettorre, bassist; the Salento sensitivity of percussionist Vito De Lorenzi; the voice of Marisa Sotgiu; the contribution of saxophonist Michael Rosen; and the bass of Maurizio Bolelli. A whole that does not work through layering, but through continuous dialogue, where each element finds its space without ever overpowering the others.

The influences running through this remarkable work move across the Mediterranean, Greece, the Arab world, and Turkish-inspired suggestions, filtered through an open and contemporary jazz language. There is no folkloric approach in the strict sense, but rather a personal reworking of sonic memories that become living matter.

Nel tuo abbraccio opens Krimisa with a beautiful classical guitar in the foreground, in a restrained and immediate entrance, like a direct contact between sound and emotion. The writing unfolds on an intimate, almost confidential level, where the musical gesture seeks essential closeness rather than complex narrative development, made of touch, breath, and silence.

In viaggio verso sud introduces the central movement of the album. The “South” here becomes an inner direction even before a geographical one, a point of attraction that recalls memories, languages, and cultural stratifications. Over the instrumental texture appear essential vocalizations by Marisa Sotgiu, adding an evocative and suspended dimension to the track, like a presence that does not lead but accompanies. Mediterranean jazz thus begins to take clearer shape, between composition and improvisational openness.

Sybaris evokes an ancient, almost archaeological dimension of the Mediterranean. The title calls up a historical imaginary reflected in a suspended musical language, where narration unfolds through suggestion rather than linear development.

In ricordo di te shifts the focus to a more personal level. The flow becomes more restrained, as if the journey pauses to make room for emotional memory. It is a moment of subtraction, where sound becomes both absence and presence.

The title track Krimisa is the identity core of the work. The language expands and contracts within the same movement, intertwining jazz, Mediterranean traditions, and ethnic influences into a fluid form that resists rigidity and allows a natural continuity between different elements.

Musicamare brings us back to an earlier creative phase: the piece dates back to 1994 and retains an original imprint, almost a genetic trace of the artist’s later path. The Mediterranean dimension appears here in an initial form, still taking shape but already rich in intuition.

La strada del mare expands the album’s breath once again, placing movement at the center of the narrative. The sea becomes an element of passage and transformation, a space that connects rather than separates, accompanying the musical flow with continuity.

Il grano di Santa Lucia, in my view, represents one of the emotional peaks of the work. The reference to the mother and to popular tradition is translated into an essential and deeply lyrical writing, where memory becomes sound and sound becomes memory.

Luce d’aurora accompanies the final steps of the album with a fading rather than a true conclusion. It leaves the listening experience in a suspended dimension, like a path continuing beyond the horizon. Krimisa retains until the very end its nature of crossing and passage. It does not seek a final destination, but moves between real places and inner spaces, letting the sensation of something still resonating beyond the last note emerge.

The sound of the album also stems from a very precise timbral choice. For the recording of the album, Ciro Ettorre uses finely crafted instruments capable of shaping a rich and nuanced sonic palette. Among them are a Scharpach classical guitar, a Rolf Spuler “Paradis”, and a distinctive Joe Veillette double-neck guitar with a high-tuned twelve-string section, featuring a timbre close to that of a mandolin. A set of instruments different in nature, yet united by the same expressive pursuit: turning the guitar into a bridge between Mediterranean tradition and contemporary sensibility.

Ettorre’s work reveals a deep coherence between composition and sonic identity: Mediterranean jazz becomes a personal language, but also a shared territory made of memories that touch, cultures that recognize each other, and silences that speak as much as notes.

It is precisely in this openness that the album finds its most authentic strength. When the listening ends, what remains is a simple yet hard-to-express sensation: having crossed a sonic landscape that belongs not only to music, but also to the listener’s memory.

Tracklist: Nel tuo abbraccio, In viaggio verso sud, Sybaris, In ricordo di te, Krimisa, Musicamare, La strada del mare, Il grano di Santa Lucia, Luce d’aurora