domenica 21 giugno 2026

Rino De Patre– Di Sera (2026) | Redapolis Music

Rino De Patre – Di Sera

Rino De Patre – Di Sera (Abeat Records, 2026)

Un viaggio sospeso tra jazz, silenzi e atmosfere notturne

Ci sono dischi che sembrano appartenere a un momento preciso della giornata. Non perché lo descrivano, ma perché ne condividono il respiro. Di Sera, pubblicato da Abeat Records, nasce proprio da quella zona di confine in cui la luce si attenua, i contorni si fanno meno definiti e l’ascolto diventa qualcosa di più intimo e raccolto.

Rino De Patre non costruisce semplicemente una sequenza di composizioni, ma un percorso che procede per sfumature, silenzi e piccole variazioni emotive. Ogni brano sembra abitare uno spazio sospeso, dove il tempo rallenta e la musica rinuncia a ogni forma di urgenza per concentrarsi sul dettaglio, sul colore e sulla capacità evocativa del suono.

Non è soltanto un’atmosfera a tenere insieme il disco, ma una sensibilità precisa, che attraversa l’intero lavoro e trasforma ogni pagina musicale in un luogo di passaggio tra memoria, immaginazione e ascolto.

La chitarra classica è il centro vivo di questa visione, ma non nel senso tradizionale del virtuosismo o della centralità solistica. È piuttosto una presenza che pensa mentre suona, una voce che costruisce spazio e memoria senza mai imporsi. La formazione di Rino Del Prete, radicata nella scrittura classica ma aperta da tempo a jazz e linguaggi crossover, emerge in un modo di comporre che lavora per stratificazione, equilibrio timbrico e continuità del suono.

Il suo percorso discografico evidenzia una crescita costante e coerente. Il debutto arriva nel 2010 con The Dawn From My Heart, lavoro che già mette in luce una sensibilità orientata alla dimensione timbrica e alla costruzione atmosferica del suono. Nel 2021 pubblica Sound of the Rainbow, un progetto più ampio e collaborativo in cui la sua scrittura si apre ulteriormente al dialogo con linguaggi jazz e contaminazioni world, anche grazie alla presenza di musicisti internazionali come Dominic Miller (Sting).

Nel corso della sua attività, Del Prete ha sviluppato un’idea di musica in cui la chitarra non è soltanto strumento solista, ma elemento narrativo centrale capace di definire spazi, dinamiche e prospettive emotive. La sua scrittura si concentra su una dimensione acustica naturale, attenta alla trasparenza del suono e alla relazione tra composizione e improvvisazione, con una forte vocazione evocativa che lo colloca tra i protagonisti della scena strumentale contemporanea italiana più aperta e internazionale.

In questo nuovo lavoro, le collaborazioni si definiscono come elementi essenziali ma perfettamente integrati: Luca Aquino interviene con il flicorno in Landscape e Spring Wind e con la tromba in Spring Wind, ampliando lo spazio sonoro senza alterarne la natura, ma accompagnando la scrittura verso una dimensione più aperta e respirata. Bob Sheppard entra invece con il sax soprano in The Minstrel, Di Sera e Notturno (op. 9 n. 2), portando una voce rarefatta che si integra nel flusso come estensione naturale della chitarra.

La cura del suono, affidata a Stefano Amerio, attraversa l’intero disco e ne definisce l’identità timbrica complessiva, privilegiando trasparenza, profondità e naturalezza. Il suo contributo si estende anche alla dimensione esecutiva con un intervento alle tastiere nel brano Easy, inserito con discrezione nel tessuto sonoro dell’album. La registrazione restituisce uno spazio tridimensionale in cui la chitarra di Rino De Patre, il basso di Alfredo Paixão e la batteria di Pasquale Fiore respirano con grande coesione.

Fin dall’inizio, con Landscape, il disco si apre come un orizzonte che prende forma poco a poco. La chitarra costruisce il tema con piccoli motivi ripetuti e variati, mentre la ritmica resta leggera e quasi sospesa. Il flicorno di Aquino entra nel finale senza spezzare il flusso, ma allargando lo spazio sonoro.

Con Spring Wind il movimento diventa più evidente. L’arpeggio della chitarra crea un andamento circolare, mentre le percussioni rendono il suono più aperto e dinamico. La tromba di Luca Aquino aggiunge energia e direzione, mantenendo però un equilibrio costante che lascia respirare l’intero brano.

In Regina emerge una scrittura più strutturata, con un tema dal sapore antico che viene ripreso e leggermente variato, senza rigidità. È un brano che riflette bene la formazione classica del compositore.

Con Mediterranea il suono diventa più evocativo. La chitarra di De Patre suggerisce immagini e memorie senza descriverle direttamente. Il flicorno di Aquino amplia la dimensione più aperta e cinematica del brano.

Concepito ha un andamento più interno e raccolto, con un tocco latin leggero che scorre sotto la superficie. La ritmica è discreta e lascia più spazio al respiro del suono.

In Il Respiro il tempo non resta mai fermo allo stesso modo: a volte sembra allargarsi, altre volte si stringe e diventa più raccolto. Questo movimento continuo crea una sensazione di sospensione che attraversa tutto il brano.

The Choice porta una tensione più narrativa. Su chitarra, basso e batteria si inserisce il sax soprano di  Sheppard, che aggiunge una linea essenziale e sospesa.

The Minstrel torna su un registro più lirico, con un dialogo diretto tra chitarra e scrittura d’insieme, sempre equilibrato e naturale. È un brano che punta più sulla linea melodica e sulla delicatezza del fraseggio, mantenendo un clima raccolto e coerente.

Il centro emotivo arriva con Notturno op. 9 n. 2 di Fryderyk Chopin. Il tema originale viene trasformato senza perdere la sua identità, diventando parte del linguaggio del disco attraverso la sola chitarra di Rino De Patre. È un passaggio che non interrompe il flusso dell’album, ma lo concentra in una forma più intima e sospesa, dove la scrittura romantica si integra naturalmente nel presente sonoro del disco.

Easy è un momento più semplice e disteso, quasi una pausa interna nel flusso del disco. La scrittura si fa più lineare e immediata, ma resta comunque attenta alla qualità del suono e al dettaglio dell’interazione tra chitarra, basso e batteria. Nel brano entra anche il flicorno di Aquino, insieme alle tastiere di Amerio, che aggiungono un colore morbido e leggermente atmosferico alla struttura del pezzo.

Di Sera, il brano che dà il titolo all’album, riassume l’intero percorso: sospensione, narrazione e ricerca timbrica si fondono in un unico flusso continuo. La chitarra di Rino De Patre resta al centro del discorso, mentre il sax soprano di Sheppard ne amplifica la dimensione più lirica e rarefatta, portando il brano verso una forma di sintesi emotiva particolarmente intensa.

La chiusura con Concepito – Alternate Take lascia tutto in una sospensione finale, come se il discorso non trovasse davvero un punto di arrivo ma solo un momento di pausa. È una sorta di eco che prolunga il senso dell’intero album, riportando l’ascolto a una dimensione aperta, ancora in movimento, dove le idee musicali sembrano poter continuare a svilupparsi oltre il tempo del disco.

Rino De Patre

Di Sera è un disco che non cerca mai di imporsi, ma di restare. Lavora per sottrazione, per vibrazioni sottili, per dettagli che si rivelano lentamente, quasi con pudore. È una musica che non chiude, ma lascia aperto: spazi, domande, immagini che continuano a muoversi anche quando il suono si è già dissolto.

In questo equilibrio tra scrittura e respiro, tra forma e intuizione, Rino De Patre trova una delle sue sintesi più mature. La chitarra non è mai soltanto strumento, ma traccia emotiva, filo discreto che tiene insieme un percorso che attraversa jazz contemporaneo, suggestioni cinematografiche e una sensibilità profondamente acustica.

Quando l’ascolto si interrompe, non arriva un vero finale, ma una sorta di eco interna, come se la musica avesse semplicemente cambiato stato invece di scomparire. Di Sera lascia una quiete particolare, fatta di immagini che non si chiudono e di spazi che continuano a respirare anche nel silenzio.

È un disco che si dissolve lentamente senza mai spegnersi del tutto, come una luce che arretra ma non abbandona. E proprio in questa sospensione trova la sua forza più autentica: nel modo in cui continua a vivere oltre il suono, dentro chi ascolta.

Tracklist: Landscape, Spring Wind, Regina, Mediterranea, Concepito, Il Respiro, The Choice, The Minstrel, Notturno op. 9 n. 2, Easy, Di Sera, Concepito – Alternate Take 

 

 English version

 Rino De Patre – Di Sera (Abeat Records, 2026)

A suspended journey between jazz, silence and nocturnal atmospheres 

There are albums that seem to belong to a specific moment of the day. Not because they describe it, but because they share its breath. Di Sera, released by Abeat Records, emerges from that threshold where light fades, contours soften, and listening becomes something more intimate and inward.

Rino De Patre does not simply build a sequence of compositions, but a path shaped by nuance, silence, and subtle emotional shifts. Each piece feels like it inhabits a suspended space, where time slows down and music renounces urgency, focusing instead on detail, colour, and the evocative power of sound.

What holds the album together is not only atmosphere, but a precise sensibility that runs through the entire work, turning every musical page into a place of passage between memory, imagination, and listening.

The classical guitar stands at the heart of this vision, though not in the traditional sense of virtuosity or soloistic centrality. It is rather a presence that thinks while it plays, a voice that builds space and memory without ever imposing itself. Rino Del Prete’s background, rooted in classical writing yet long open to jazz and crossover languages, emerges in a compositional approach based on layering, timbral balance, and continuity of sound.

His discography shows a steady and coherent artistic evolution. His debut came in 2010 with The Dawn From My Heart, a work already revealing a strong sensitivity toward timbre and atmospheric sound construction. In 2021 he released Sound of the Rainbow, a broader and more collaborative project where his writing opened further to jazz language and world music influences, also thanks to the presence of international musicians such as Dominic Miller (Sting).

Throughout his career, Del Prete has developed an idea of music in which the guitar is not merely a solo instrument, but a central narrative element capable of defining spaces, dynamics, and emotional perspectives. His writing focuses on a natural acoustic dimension, attentive to sonic transparency and the relationship between composition and improvisation, with a strong evocative quality that places him among the most open and internationally oriented figures in contemporary Italian instrumental music.

In this new work, collaborations appear as essential yet perfectly integrated elements: Luca Aquino appears on flugelhorn in Landscape and Spring Wind, and on trumpet in Spring Wind, expanding the sonic space without altering its nature, guiding the writing toward a more open and breathing dimension. Bob Sheppard enters with soprano sax on The Minstrel, Di Sera, and Notturno (op. 9 n. 2), bringing a rarefied voice that merges into the flow as a natural extension of the guitar.

The sound design, supervised by Stefano Amerio, runs through the entire album and defines its overall sonic identity, favouring transparency, depth, and naturalness. His contribution also extends into performance with a keyboard part on Easy, discreetly embedded into the album’s texture. The recording creates a three-dimensional space in which the guitar of Rino De Patre, the bass of Alfredo Paixão, and the drums of Pasquale Fiore breathe in strong cohesion.

From the very beginning, with Landscape, the album opens like a horizon gradually taking shape. The guitar builds the theme through small repeated and evolving motifs, while the rhythm section remains light and almost suspended. Aquino’s flugelhorn enters at the end without breaking the flow, instead widening the sonic space.

With Spring Wind, movement becomes more evident. The guitar arpeggio creates a circular motion, while percussion and texture open the sound further. Aquino’s trumpet adds energy and direction while maintaining a constant balance that allows the piece to breathe.

In Regina, a more structured writing emerges, with an almost ancient-sounding theme that is repeated and gently varied without rigidity. It clearly reflects the composer’s classical training.

With Mediterranea, the sound becomes more evocative. De Patre’s guitar suggests images and memories without directly describing them. Aquino’s flugelhorn expands the more cinematic and open dimension of the piece.

Concepito takes a more introspective direction, with a light Latin touch flowing beneath the surface. The rhythm remains discreet, allowing more space for sonic breath.

In Il Respiro, time never stays still: it expands and contracts continuously, creating a constant sense of suspension throughout the piece.

The Choice introduces a more narrative tension. Over guitar, bass, and drums, Bob Sheppard’s soprano sax enters with an essential and suspended line.

The Minstrel returns to a more lyrical register, with a direct and natural dialogue between guitar and ensemble writing. It focuses on melodic flow and delicate phrasing, maintaining an intimate and coherent atmosphere.

The emotional core arrives with Chopin’s Nocturne Op. 9 No. 2. The original theme is transformed without losing its identity, becoming part of the album’s language through the solo guitar of Rino De Patre. It does not interrupt the flow of the album, but condenses it into a more intimate and suspended form, where Romantic writing naturally merges into the present sonic world of the record.

Easy is a simpler, more relaxed moment, almost a pause within the album’s flow. The writing becomes more direct, yet remains attentive to sonic quality and instrumental interaction. Aquino’s flugelhorn and Amerio’s keyboards add a soft, atmospheric colour to the piece’s structure.

Di Sera, the title track, summarizes the entire journey: suspension, narrative flow, and timbral research merge into a continuous stream. De Patre’s guitar remains at the centre, while Sheppard’s soprano sax expands its more lyrical and rarefied dimension, leading the piece toward a particularly intense emotional synthesis.

The closing Concepito – Alternate Take leaves everything in a final suspension, as if the discourse never truly reaches an ending but only a pause. It feels like an echo extending the album’s meaning, returning the listener to an open space still in motion, where musical ideas seem to continue evolving beyond the record itself.

Di Sera is an album that never tries to impose itself, but to remain. It works through subtraction, subtle vibrations, and details that slowly reveal themselves, almost with restraint. This is music that does not close, but keeps things open: spaces, questions, images that continue moving even after the sound has dissolved.

In this balance between writing and breath, structure and intuition, Rino De Patre finds one of his most mature statements. The guitar is never just an instrument, but an emotional trace, a discreet thread that holds together a journey moving through contemporary jazz, cinematic suggestion, and a deeply acoustic sensibility.

When listening ends, there is no real finality, but an inner echo, as if the music had simply changed state rather than disappeared. Di Sera leaves a quiet presence behind, made of unresolved images and spaces that continue to breathe in silence.

It is an album that slowly dissolves without ever fully fading, like a light that recedes but does not abandon. And it is precisely in this suspension that it finds its deepest strength: in the way it continues to live beyond sound, within the listener.

Tracklist: Landscape, Spring Wind, Regina, Mediterranea, Concepito, Il Respiro, The Choice, The Minstrel, Notturno op. 9 n. 2, Easy, Di Sera, Concepito – Alternate Take