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Aether – III (Luminol Records, Italia 2026)
Un flusso tra jazz e prog che non smette di mutare forma
Gli Aether tornano con il loro terzo lavoro, III, pubblicato da Luminol Records e registrato presso Il Guscio Recording Studios, con mixaggio ai Distant Zombie Warning Studios. Il disco rappresenta una nuova tappa di un percorso iniziato con l'album d'esordio omonimo Aether, pubblicato nel 2023, e proseguito nel 2024 con l’ottimo Trans-Neptunian Objects che ho recensito su queste pagine (qui) , uscito sempre per Luminol Records. Un cammino coerente ma in continua evoluzione, che continua a muoversi tra progressive classico, jazz contemporaneo ed elettronica senza mai cristallizzarsi in una forma definitiva. La scelta della presa diretta contribuisce in modo decisivo alla sensazione di immediatezza, come se l’intero disco fosse un organismo vivo che respira insieme ai musicisti.
Il progetto, nato nel 2021 da quattro musicisti provenienti da esperienze differenti, si conferma come un laboratorio sonoro in cui convivono linguaggi anche molto distanti. In formazione ritroviamo Andrea Ferrari a chitarre e tastiere, Andrea Grumelli al fretless bass, Andrea Serino al Fender Rhodes e tastiere, Matteo Ravelli alla batteria ed elettronica, insieme alla partecipazione di Rosarita Crisafi al flauto in Oort Cloud, Panta Rei e Swerve.
Già noti anche per il progetto I Sincopatici, con cui hanno recentemente pubblicato La Corazzata Potemkin, lavoro da me già presentato su queste pagine (qui), Andrea Grumelli e Teo Ravelli consolidano una ricerca condivisa che attraversa jazz contemporaneo, progressive e derive elettroniche, mentre la scrittura si arricchisce della voce tra recitazione e canto di Claudio Milano nel brano Vogon.
L’ascolto si apre con Oort Cloud, un brano che cambia continuamente forma, sospeso tra atmosfere da colonna sonora e un jazz progressivo dal respiro ampio, costruito su diversi strati sonori e arricchito dal flauto di Rosarita Crisafi, che aggiunge ulteriore profondità al disegno musicale. È un pezzo che invita a riascoltarlo più volte: non si lascia capire del tutto al primo ascolto, ma si svela poco a poco, facendo emergere le sue influenze senza diventare mai una semplice citazione.
Vogon, già circolato online prima dell’uscita dell’album, è uno dei momenti più evidenti dell’incontro tra jazz e prog rock. La presenza di Claudio Milano aggiunge una dimensione quasi teatrale, senza però alcun richiamo nostalgico. È un brano più diretto, proprio per questo molto efficace nel mettere a fuoco l’identità del progetto.
Con Cinq Teintes, Quatre Cadres il suono si apre ancora di più: ambient, jazz e progressive si mescolano in modo libero, passando da momenti leggeri e sospesi a parti più intense e ritmate. È uno dei brani in cui si capisce meglio lo stile del progetto, come una vera dichiarazione d’identità.
La Mélancolie Du Petit Prince è un brano più intimo e sospeso, dove elettronica e ambient creano un’atmosfera malinconica, in linea con il titolo. È un momento più calmo e semplice, in cui la musica si fa essenziale e riflessiva, ma resta comunque profonda ed emotiva.
Con Panta Rei il disco prende una direzione più tesa e mobile, come se tutto si mettesse improvvisamente in cammino. È probabilmente il momento in cui emerge con più forza l’energia del suonare insieme, senza mediazioni, in una forma che ricorda una jam in continua evoluzione mentre si sviluppa.
Con Panta Rei il disco prende una direzione più tesa e mobile, come se tutto si mettesse improvvisamente in cammino, ed è probabilmente il momento in cui emerge con più forza l’energia del suonare insieme, senza mediazioni, in una forma che ricorda una jam in continua evoluzione, con splendidi assoli di tastiere e chitarra che si rincorrono e si trasformano mentre il brano si sviluppa. È qui che gli Aether mettono davvero a fuoco la propria identità: una scrittura che non impone confini netti tra composizione e improvvisazione, ma le lascia convivere, sovrapporsi e rigenerarsi continuamente all’interno dello stesso flusso sonoro.
Con Swerve, che chiude questo nuovo ed ottimo capitolo, si raccoglie davvero tutto il mondo della band un’apertura affidata a un’elettronica minimale e sospesa, poi improvvise accelerazioni dal taglio fusion più serrato, passaggi più dilatati e quasi psichedelici, fino a un finale ampio, potente, dal respiro chiaramente rock. È un brano lungo, ma non perde mai il filo, perché il gruppo riesce a tenere la musica in equilibrio, viva, senza mai ridurla a puro esercizio tecnico. Qui la direzione del disco si allarga ancora di più, con ritmo e intreccio tra gli strumenti che diventano il centro del discorso in un dialogo continuo che non si chiude mai davvero e lascia tutto aperto, come una traiettoria che continua oltre l’ascolto, perfettamente coerente con l’identità fluida e in trasformazione del progetto.
Aether
Nel complesso III è un lavoro che non si lascia afferrare in modo immediato, ma che chiede tempo, ascolti, ritorni. È un disco che respira, che cambia prospettiva a ogni passaggio, e che sembra costruito più sulla fiducia nel suono che sulla ricerca di una forma definitiva. E anche questa volta, come già accaduto con i precedenti lavori della band, mi sento di sottolineare quanto l’ascolto mi abbia convinto e coinvolto.
Gli Aether confermano qui la loro natura di progetto aperto, in cui il jazz non è mai puro linguaggio accademico e il progressive non diventa mai citazione nostalgica, ma entrambi si trasformano in materia viva, in continuo movimento. È proprio in questo equilibrio instabile che il disco trova la sua forza più autentica.
C’è una sensazione costante di viaggio, come se ogni brano fosse una tappa di un percorso più ampio che non si chiude davvero, ma continua oltre l’ultimo ascolto. Un finale che non è un punto fermo, ma una sospensione: quella di un suono che resta addosso, e che continua a lavorare in silenzio anche dopo che si è fermato.
Tracklist: Oort Cloud, Vogon, Cinq Teintes, Quatre Cadres, La Mélancolie Du Petit Prince, Panta Rei, Swerve
English version
Aether – III (Luminol Records, Italia 2026)
A flow between jazz and prog that never stops changing shape
