venerdì 12 giugno 2026

Taxology – A Deep Dive In The Colourful And Mysterious Garden Of Mr. Taxology (2026): psichedelia e progressive in un giardino immaginario | Redapolis Music

Taxology – A Deep Dive In The Colourful And Mysterious Garden Of Mr. Taxology

Taxology – A Deep Dive In The Colourful And Mysterious Garden Of Mr. Taxology (NOS Records, 2026)

Un giardino sonoro in cui il suono diventa esperienza e immaginazione

A volte l’ascolto di un disco assomiglia all’ingresso in una casa sconosciuta. Si apre una porta, poi un’altra, poi un’altra ancora, e ogni stanza modifica leggermente la percezione di quella precedente. È la sensazione che emerge entrando nel giardino immaginato dai Taxology.

Non si coglie il momento esatto in cui si smette di ascoltare i singoli brani per iniziare a seguire un percorso. A un certo punto, il disco smette di richiamare attenzione e inizia a suggerire immagini: sentieri immersi nella nebbia, colori che cambiano intensità con la luce, angoli nascosti che sembrano custodire qualcosa senza mai rivelarlo del tutto.

A Deep Dive In The Colourful And Mysterious Garden Of Mr. Taxology, esordio del duo tarantino formato da Andrea Rizzi (batteria, percussioni, basso, chitarra elettrica, chitarra acustica, tastiere, voci, mandolino, viola) e Giuseppe Bitonte (chitarra acustica, basso, chitarra elettrica, tastiere, voci, piano, sassofono), possiede una qualità sempre più rara: quella di costruire un mondo riconoscibile. Non un insieme di canzoni raccolte attorno a un’idea, ma un luogo vero e proprio, con una sua precisa geografia emotiva e sonora.

Il concept si fonda su un’idea di scrittura condivisa in cui Andrea Rizzi e Giuseppe Bitonte costruiscono insieme l’intero impianto sonoro, facendo sì che ogni elemento strumentale diventi parte attiva del racconto. Non c’è una distinzione rigida tra composizione e arrangiamento: tutto si sviluppa come un flusso continuo, in cui le idee si trasformano mentre prendono forma e la musica diventa progressivamente narrazione, più che semplice struttura.

In questo flusso prende forma un giardino immaginario che non ha coordinate fisse, ma si modifica a seconda dello sguardo di chi lo attraversa. Ogni brano diventa una tappa di un percorso interiore, dove la classificazione botanica non serve a ordinare la natura, ma a dare un nome alle sue metamorfosi emotive. È un viaggio che oscilla tra controllo e perdita di controllo, tra costruzione e dissoluzione, come se il disco stesso fosse un organismo in costante evoluzione.

Musicalmente il disco si muove tra psichedelia, progressive rock e orchestrazioni dal respiro cinematografico, con aperture che sfiorano il jazz rock e una scrittura che alterna momenti più narrativi ad altri più sospesi ed evocativi. Le strutture evitano quasi sempre la forma canzone tradizionale, preferendo percorsi fluidi e in continua evoluzione, dove il suono diventa materia narrativa e spazio percettivo allo stesso tempo.

Introductio ad Hortum apre il cancello del giardino con discrezione, mentre il sitar di Eryk Nowacki contribuisce a sospendere immediatamente ogni riferimento stabile, introducendo l’ascoltatore in una dimensione sospesa in cui le coordinate abituali sembrano dissolversi poco a poco, come se l’ingresso stesso nel disco richiedesse di lasciare fuori ogni forma di orientamento consueto.

Azadirachta Excelsa cambia subito atmosfera rispetto all’ingresso del disco, aprendo uno spazio più luminoso e arioso, dove il suono si espande con naturalezza. Le chitarre si distendono tra echi e riverberi che ne allungano le traiettorie, con un fraseggio che richiama certe scritture psichedeliche degli anni ’70 filtrate da una sensibilità più contemporanea. Ne nasce un paesaggio sonoro dilatato e quasi visivo, che evoca immagini sospese tipiche di alcune produzioni televisive di quel periodo, più come suggestione che come riferimento diretto.

Mandragora Caulescens, già presentato come singolo, diventa uno dei punti centrali del viaggio. Qui la narrazione si allarga ulteriormente grazie anche alla presenza della voce di Bruno Vergani, che non interpreta semplicemente un ruolo narrativo, ma sembra custodire l’intero giardino dall’interno.

Aceranthus Sagittatus funziona come un passaggio breve, quasi un respiro trattenuto prima di 094, dove il disco cambia passo e assume una forma più diretta.

Michelia Aenea si apre su un clima più contemplativo, dove pianoforte e flauti contribuiscono a costruire una dimensione più ampia e cinematica, sostenendo una melodia presente e ben riconoscibile, che si sviluppa con naturalezza dentro un respiro sonoro dilatato.

The Garden appare come una soglia di quiete prima del trittico delle "Flower", un momento di transizione che sospende il flusso del disco senza interromperlo davvero, creando uno spazio intermedio tra ciò che lo precede e ciò che seguirà. 

Le tre tracce Flower no. 1, Flower no. 2 e Flower no. 3 rappresentano tre declinazioni dello stesso spazio sonoro, che si modifica progressivamente passando da una ritmica più fluida e immediata a soluzioni più vicine al jazz rock, fino a sfociare in atmosfere più rarefatte e contemplative. In questo percorso, il contributo delle tastiere aggiuntive di Wladimiro Rizzi aiuta a mantenere coesione e profondità, rafforzando la continuità tra le diverse sfumature del trittico.

Clara Lunaris si impone come una presenza peculiare all’interno del concept, distinguendosi dalle altre figure del disco proprio perché non appartiene al mondo reale. Legata a immaginari digitali e a visioni generate anche attraverso l’intelligenza artificiale, trova nella musica una traduzione sonora particolarmente coerente: un paesaggio mutevole in cui violoncelli e flauto si intrecciano in una trama delicata ed evocativa, sospesa costantemente tra realtà e immaginazione.

Daphne Mezereum introduce una tensione più scura e dal ritmo più marcato, con le chitarre in evidenza e un andamento che si fa via via più deciso, lasciando emergere il lato meno rassicurante del giardino sonoro.

Celtis Australis riporta la narrazione nel flusso del concept, prima che Mellow apra uno spazio più rarefatto.

La chiusura affidata a Pieris Japonica lascia tutto in sospensione, come se il giardino continuasse a esistere anche oltre la fine dell’ascolto.

Taxology 

Alla fine di questo percorso resta la sensazione di aver attraversato qualcosa che non si lascia ridurre facilmente a definizione. Il giardino dei Taxology non è un luogo da osservare dall’esterno, ma uno spazio in cui si entra e da cui si esce leggermente spostati, come se alcune immagini continuassero a lavorare anche dopo il silenzio.

È un esordio che sorprende per la coerenza della visione e per la libertà con cui riesce a muoversi dentro linguaggi diversi senza mai perdere un centro emotivo riconoscibile. Dentro questa densità sonora, costruita con cura e immaginazione, si avverte soprattutto la volontà di raccontare un mondo che non chiede di essere decifrato fino in fondo, ma vissuto.

E forse è proprio qui che il disco trova il suo senso più profondo: nel trasformare l’ascolto in esperienza, e l’esperienza in memoria.

Tracklist: Introductio ad Hortum, Azadirachta Excelsa, Mandragora Caulescens, Aceranthus Sagittatus, 094, Michelia Aenea, The Garden, Flower no. 1, Flower no. 2, Flower no. 3, Clara Lunaris, Daphne Mezereum, Celtis Australis, Mellow, Pieris Japonica

Andrea Rizzi: Batteria, percussioni, basso, chitarra elettrica e acustica, tastiere, voci, mandolino, viola
Giuseppe Bitonte: Chitarra acustica ed elettrica, basso, tastiere, voci, piano, sassofono

Wladimiro Rizzi: Piano (traccia 6), tastiere (10, 15), chitarra elettrica (12)
Bruno Vergani: Voce principale e narrazione (3, 13, 15)
Stefano Piancastelli: Chitarra (1, 12)
Elio Di Menza: Assolo di chitarra elettrica (2), mastering
Lorenzo Marcoleoni: Clarinetto (2, 12)
Piergiorgio Mingolla: Clarinetto (15)
Luca Filpi: Flauto (8, 11)
Andrea De Carlo: Flauto (6)
Francesco Lomagistro: Timpani (14), glockenspiel (15)
Giacomo Campa: Timpani (6)
Gabriele Briganti: Violoncello (6, 15)
Vincenzo Vitti: Violoncello (11)
Irene Urgesi: Violino (6, 11)
Matteo Franzè: Sassofono (12)
Eryk Nowacki: Sitar (1)

Tutti i brani sono composti da Andrea Rizzi, ad eccezione di:
2, 3, 4 e 10 (Rizzi e Bitonte)
1 e 12 (Rizzi, Bitonte e Piancastelli)
6 (Rizzi, Bitonte e W. Rizzi)

Grafica Michele Caputo
Foto Wladimiro Rizzi

 English  version

Taxology – A Deep Dive In The Colourful And Mysterious Garden Of Mr. Taxology (NOS Records, 2026)

A sound garden where sound becomes experience and imagination 

At times, listening to an album feels like stepping into an unfamiliar house. One door opens, then another, then another again, and each room slightly reshapes the perception of the previous one. This is the sensation evoked when entering the garden imagined by Taxology.

It is never quite possible to identify the exact moment when individual tracks stop being heard as separate pieces and start forming a journey. At a certain point, the album no longer demands attention but begins to suggest images: paths immersed in fog, colours shifting in intensity with the light, hidden corners that seem to conceal something without ever fully revealing it.

A Deep Dive In The Colourful And Mysterious Garden Of Mr. Taxology, the debut by the Apulian duo formed by Andrea Rizzi (drums, percussion, bass, electric guitar, acoustic guitar, keyboards, vocals, mandolin, viola) and Giuseppe Bitonte (acoustic guitar, bass, electric guitar, keyboards, vocals, piano, saxophone), carries a quality that has become increasingly rare: the ability to construct a recognisable world. Not a collection of songs built around a concept, but a fully formed place, with its own precise emotional and sonic geography.

The concept is based on a shared writing approach in which Andrea Rizzi and Giuseppe Bitonte build the entire sonic structure together, allowing every instrumental element to become an active part of the narrative. There is no rigid separation between composition and arrangement: everything unfolds as a continuous flow, where ideas transform as they take shape and music gradually becomes storytelling rather than mere structure.

Within this flow emerges an imaginary garden without fixed coordinates, constantly reshaped by the gaze of whoever moves through it. Each track becomes a stage in an inner journey, where botanical classification does not serve to organise nature, but to name emotional transformations. It is a journey that oscillates between control and loss of control, construction and dissolution, as if the album itself were an ever-evolving organism.

Musically, the record moves between psychedelia, progressive rock, and cinematic orchestral textures, with passages that occasionally touch jazz-rock territory and a writing style that alternates between more narrative moments and suspended, evocative sections. The structures largely avoid traditional song form, favouring fluid, evolving paths in which sound becomes both narrative material and perceptual space.

Introductio ad Hortum opens the garden gate with restraint, while Eryk Nowacki’s sitar immediately suspends any stable reference point, drawing the listener into a suspended dimension where familiar coordinates gradually dissolve, as if entering the album requires letting go of all usual orientation.

Azadirachta Excelsa immediately shifts the atmosphere, opening a brighter and airier space where sound expands naturally. The guitars unfold in echoing, lingering lines, with phrasing that recalls 1970s psychedelic writing filtered through a more contemporary sensibility. The result is a dilated, almost visual sonic landscape that evokes the atmosphere of certain television productions from that era, more as a suggestion than a direct reference.

Mandragora Caulescens, already presented as a single, becomes one of the central points of the journey. Here the narrative expands further, also thanks to the presence of Bruno Vergani’s voice, which does not simply act as narration but seems to guard the entire garden from within.

Aceranthus Sagittatus functions as a brief passage, almost a held breath before 094, where the album changes pace and takes on a more direct form.

Michelia Aenea opens onto a more contemplative atmosphere, where piano and flutes contribute to building a broader, more cinematic dimension, supporting a clear and recognisable melody that unfolds naturally within an expanded sonic breath.

The Garden appears as a moment of stillness before the Flower triptych, a transitional space that suspends the flow without interrupting it, creating an intermediate zone between what precedes and what follows.

The three pieces Flower no. 1, Flower no. 2, and Flower no. 3 represent three variations of the same sonic space, gradually shifting from a fluid, immediate rhythm to more jazz-rock-inflected solutions, and finally into more rarefied and contemplative atmospheres. Throughout this progression, Wladimiro Rizzi’s additional keyboards help maintain coherence and depth, reinforcing the continuity across the triptych’s different shades.

Clara Lunaris stands out as a distinctive presence within the concept, precisely because it does not belong to the real world. Connected to digital imaginaries and visions also generated through artificial intelligence, it finds a fitting sonic counterpart in music: a shifting landscape where cello and flute intertwine in a delicate, evocative weave, constantly suspended between reality and imagination.

Daphne Mezereum introduces a darker tension with a more pronounced rhythmic drive, with guitars taking the foreground and an increasingly assertive movement that reveals the less reassuring side of the sonic garden.

Celtis Australis brings the narrative back into the flow of the concept, before Mellow opens a more rarefied space.

The closing track, Pieris Japonica, leaves everything suspended, as if the garden continued to exist beyond the end of listening. What remains is the feeling of having passed through something that resists easy definition. The Taxology’s garden is not a place to observe from the outside, but one to enter and exit slightly altered, as if certain images continue to resonate even after silence.

This is a debut that stands out for the coherence of its vision and the freedom with which it moves across different languages without ever losing a recognisable emotional core. Within this dense sonic fabric, carefully and imaginatively constructed, there is above all a desire to tell a world that does not ask to be fully decoded, but experienced.

And perhaps this is where the album finds its deepest meaning: in turning listening into experience, and experience into memory.

Tracklist: Introductio ad Hortum, Azadirachta Excelsa, Mandragora Caulescens, Aceranthus Sagittatus, 094, Michelia Aenea, The Garden, Flower no. 1, Flower no. 2, Flower no. 3, Clara Lunaris, Daphne Mezereum, Celtis Australis, Mellow, Pieris Japonica

Andrea Rizzi: drums, percussion, bass, electric and acoustic guitar, keyboards, vocals, mandolin, viola
Giuseppe Bitonte: acoustic and electric guitar, bass, keyboards, vocals, piano, saxophone

Wladimiro Rizzi: piano (track 6), keyboards (10, 15), electric guitar (12)
Bruno Vergani: lead vocals and narration (3, 13, 15)
Stefano Piancastelli: guitar (1, 12)
Elio Di Menza: electric guitar solo (2), mastering
Lorenzo Marcoleoni: clarinet (2, 12)
Piergiorgio Mingolla: clarinet (15)
Luca Filpi: flute (8, 11)
Andrea De Carlo: flute (6)
Francesco Lomagistro: timpani (14), glockenspiel (15)
Giacomo Campa: timpani (6)
Gabriele Briganti: cello (6, 15)
Vincenzo Vitti: cello (11)
Irene Urgesi: violin (6, 11)
Matteo Franzè: saxophone (12)
Eryk Nowacki: sitar (1)

All tracks composed by Andrea Rizzi, except:
2, 3, 4 and 10 (Rizzi and Bitonte)
1 & 12 (Rizzi, Bitonte and Piancastelli)
6 (Rizzi, Bitonte and W. Rizzi)

Artwork Michele Caputo
Photos Wladimiro Rizzi