sabato 26 settembre 2026

Enzo Favata – Ritornare (ECM, 2026) – Jazz tra Sardegna e Mediterraneo

Enzo Favata – Ritornare

Enzo Favata – Ritornare (ECM, 2026)

Tra radici mediterranee e orizzonti lontani

Un album che mi ha conquistato fin dai primi ascolti, per il modo in cui Enzo Favata porta nella sua musica la Sardegna, il Mediterraneo e suggestioni provenienti da altre culture. Il risultato è un insieme ricco di colori, nel quale ogni strumento mantiene una voce ben riconoscibile.

In Ritornare, Favata e l’Atlantico Quintet mettono a confronto linguaggi diversi senza cercare accostamenti artificiosi. Il sax e i clarinetti di Favata dialogano con la chitarra a dieci corde di Marcello Peghin e il bandoneon di Daniel Di Bonaventura, mentre il contrabbasso di Salvatore Maltana e la batteria di U.T. Gandhi sostengono il gruppo con grande libertà, lasciando spazio anche all’improvvisazione. La presenza di Gandhi assume oggi un significato particolare: scomparso nell’agosto 2026, ha registrato questo album nel gennaio dello stesso anno, lasciando una delle sue ultime testimonianze musicali.

L’Atlantico Quintet lavora su questo terreno dal 1999, attraversando nel tempo influenze mediterranee, latinoamericane e africane. In Ritornare questi elementi non vengono presentati separatamente, ma entrano nelle composizioni attraverso melodie, ritmi, timbri e momenti di improvvisazione. È proprio questa continuità tra scrittura e libertà a rendere il disco così personale.

L’apertura di Tukuman, composto da Peghin, introduce subito questa dimensione, mentre El Sur, firmato da Favata e Peghin, porta il quintetto verso uno dei territori più caratteristici della sua storia. Sono due brani che appartengono al repertorio degli Atlantico Quintet e che qui acquistano una nuova fisionomia all’interno di un album registrato dopo una lunga pausa. Anche Milonga del Sol, composto da Favata, riprende un brano già legato alla formazione.

In Escuchame il quintetto trova un equilibrio particolarmente delicato. Il sax soprano di Favata, la chitarra di Peghin, il bandoneon di Di Bonaventura e la ritmica si muovono senza sovrapporsi, lasciando emergere una melodia che sembra procedere con naturalezza. È uno dei momenti nei quali la capacità dei cinque musicisti di ascoltarsi reciprocamente diventa più evidente.

Donde nace el viento, composto da Favata, porta invece in primo piano il lato più lirico del progetto. Qui i fiati possono respirare ampiamente e il bandoneon aggiunge una tonalità malinconica senza appesantire il brano. È una musica che non ha bisogno di accelerare per creare movimento: sono i piccoli spostamenti degli strumenti e il dialogo fra le voci a modificarne continuamente il colore.

La parte centrale dell’album trova uno dei suoi momenti più intensi in Sine nomine, composizione di Di Bonaventura. Il bandoneon assume un ruolo particolarmente significativo, mentre il quintetto costruisce una trama nella quale scrittura e improvvisazione si fondono con grande naturalezza. 

Milonga del Sol, composta da Favata, riprende invece in modo più evidente la componente sudamericana. Il ritmo della milonga diventa il punto di partenza per un brano nel quale il bandoneon di Di Bonaventura trova un ruolo centrale, mentre chitarra, contrabbasso e batteria ne accompagnano il movimento. Favata interviene con i suoi fiati mantenendo il carattere melodico della composizione, in un equilibrio nel quale il riferimento alla tradizione viene assorbito nel linguaggio personale del quintetto. 

Anche Ventana, firmata da Favata e Peghin, mantiene questo equilibrio, con la chitarra a dieci corde che contribuisce a definire una tavolozza sonora ampia ma sempre molto controllata. Albatros, ancora di Di Bonaventura, chiude il disco con un carattere più raccolto e con il clarinetto basso di Favata in evidenza.

Enzo Favata  Atlantico Quintet

Per Favata questo rapporto fra luoghi, culture e immaginazione è parte integrante della propria ricerca. Nato ad Alghero nel 1956, ha sviluppato nel corso degli anni un linguaggio nel quale la tradizione sarda dialoga con esperienze raccolte durante viaggi e collaborazioni. L’idea di Atlantico nasce proprio da questi attraversamenti: non tanto una categoria geografica, quanto un modo di mettere in comunicazione mondi musicali differenti.

Anche le suggestioni letterarie hanno un ruolo importante. Favata ha indicato Jorge Luis Borges, Gabriel García Márquez e Isabel Allende fra gli autori che hanno alimentato il suo immaginario. Il riferimento al realismo magico aiuta a comprendere una musica nella quale luoghi reali e dimensione fantastica possono convivere, lasciando all’ascoltatore la possibilità di completare il quadro.

C’è poi la storia degli stessi musicisti, che in Ritornare pesa forse più di qualsiasi etichetta stilistica. Favata e Peghin collaborano da decenni, Di Bonaventura è una presenza fondamentale nel percorso di Atlantico, mentre Maltana e Gandhi hanno contribuito a costruire nel tempo quel particolare equilibrio fra rigore e libertà. La formazione è tornata a suonare insieme alla fine del 2023, dopo una lunga pausa, e il nuovo album raccoglie quindi non una semplice riproposizione del passato, ma una formazione che ha ritrovato il proprio linguaggio con una prospettiva diversa.

Per questo la presenza di U.T. Gandhi assume oggi un valore ancora più forte. Il batterista, scomparso nell’agosto 2026, aveva registrato Ritornare pochi mesi prima, ai Bavaria Musikstudios di Monaco. Il suo modo di suonare, fatto di sensibilità, spazio e attenzione al colore, è parte integrante dell’equilibrio dell’album. Ascoltarlo oggi significa anche avere davanti una delle ultime testimonianze registrate del suo lungo percorso musicale.

La produzione di Manfred Eicher valorizza ulteriormente questa dimensione. Registrato nel gennaio 2026, l’album presenta un suono acustico nitido, nel quale ogni strumento trova il proprio spazio senza perdere il legame con gli altri. La chitarra di Peghin, il bandoneon di Di Bonaventura, i fiati di Favata e la ritmica di Maltana e Gandhi formano un insieme nel quale la qualità del suono diventa parte della composizione stessa.

Ritornare è così un album profondamente legato alla storia dell’Atlantico Quintet, ma tutt’altro che fermo nel passato. Le vecchie composizioni convivono con quelle nuove, i diversi percorsi dei musicisti si incontrano nuovamente e la musica mantiene quella capacità di suggerire luoghi senza descriverli direttamente. Un disco nel quale Sardegna, Mediterraneo e Sud America sembrano affacciarsi sullo stesso orizzonte, con una naturalezza che rende difficile separare una provenienza dall’altra.

E forse è proprio qui che sta la sua bellezza: nei dettagli della chitarra a dieci corde, nel respiro del sax soprano e dei clarinetti, nel mantice del bandoneon, nel contrabbasso e nei delicati interventi della batteria. Ritornare non ha bisogno di spiegare il viaggio che lo ha generato. Basta ascoltarlo per seguirne le tracce.

Tracklist: Tukuman, El Sur, Escuchame, Donde nace el viento, Sine Nomine, Milonga del Sol, Ventana, Albatros 

 English Version

Enzo Favata – Ritornare (ECM, 2026)

Between mediterranean roots and distant horizons 

An album that won me over from the very first listens, thanks to the way Enzo Favata brings Sardinia, the Mediterranean and echoes of other cultures into his music. The result is a richly coloured whole, in which every instrument retains a clearly recognizable voice.

On Ritornare, Favata and the Atlantico Quintet bring different musical languages together without forcing them into artificial combinations. Favata’s saxophone and clarinets interact with Marcello Peghin’s ten-string guitar and Daniel Di Bonaventura’s bandoneon, while Salvatore Maltana’s double bass and U.T. Gandhi’s drums support the group with great freedom, leaving plenty of room for improvisation. Gandhi’s presence has a particular significance today: he passed away in August 2026, having recorded this album in January of the same year, leaving behind one of his final musical testimonies.

The Atlantico Quintet has been working in this territory since 1999, drawing over the years on Mediterranean, Latin American and African influences. On Ritornare, these elements are not presented separately, but become part of the compositions through melodies, rhythms, timbres and moments of improvisation. It is precisely this continuity between composition and freedom that makes the album so distinctive.

The opening track, Tukuman, composed by Peghin, immediately introduces this dimension, while El Sur, written by Favata and Peghin, takes the quintet into one of the most characteristic territories of its history. Both tracks belong to the Atlantico Quintet repertoire and take on a new character here, within an album recorded after a long hiatus.

In Escuchame, the quintet finds a particularly delicate balance. Favata’s soprano saxophone, Peghin’s guitar, Di Bonaventura’s bandoneon and the rhythm section move without overlapping, allowing a melody to emerge and unfold naturally. It is one of those moments in which the five musicians’ ability to listen to one another becomes especially evident.

Donde nace el viento, composed by Favata, brings the more lyrical side of the project to the forefront. Here, the winds are given plenty of room to breathe, while the bandoneon adds a melancholic shade without weighing the piece down. This is music that does not need to accelerate in order to create movement: small shifts between the instruments and the dialogue among the different voices continually change its colour.

One of the album’s most intense moments comes in the middle with Sine Nomine, composed by Di Bonaventura. The bandoneon takes on a particularly significant role, while the quintet builds a musical texture in which composition and improvisation merge with great naturalness.

Milonga del Sol, composed by Favata, brings the South American element more clearly into focus. The milonga rhythm becomes the starting point for a piece in which Di Bonaventura’s bandoneon takes centre stage, while guitar, double bass and drums drive the movement forward. Favata’s winds preserve the melodic character of the composition, in a balance where the reference to tradition becomes part of the quintet’s own musical language.

Ventana, written by Favata and Peghin, maintains this balance, with the ten-string guitar helping to create a broad yet carefully controlled sonic palette. Albatros, another composition by Di Bonaventura, closes the album on a more intimate note, with Favata’s bass clarinet particularly prominent.

For Favata, this relationship between places, cultures and imagination is an integral part of his artistic research. Born in Alghero in 1956, he has developed over the years a musical language in which Sardinian tradition interacts with experiences gathered through travels and collaborations. The idea behind Atlantico emerged precisely from these crossings: not so much a geographical category as a way of bringing different musical worlds into communication with one another.

Literary influences also play an important role. Favata has named Jorge Luis Borges, Gabriel García Márquez and Isabel Allende among the authors who have nourished his imagination. The reference to magical realism helps to understand a music in which real places and an imaginative dimension can coexist, leaving listeners free to complete the picture for themselves.

Then there is the history of the musicians themselves, which in Ritornare perhaps matters more than any stylistic label. Favata and Peghin have worked together for decades, Di Bonaventura is a fundamental presence in Atlantico’s journey, while Maltana and Gandhi have helped shape that particular balance between discipline and freedom over the years. The lineup came back together at the end of 2023 after a long hiatus, so the new album is not simply a return to the past, but the work of a group that has rediscovered its own language from a different perspective.

This is why U.T. Gandhi’s presence carries even greater weight today. The drummer, who passed away in August 2026, recorded Ritornare only a few months earlier at Bavaria Musikstudios in Munich. His playing, marked by sensitivity, space and an attentive ear for colour, is an integral part of the album’s balance. Listening to him today also means encountering one of the final recorded testimonies of his long musical journey.

The production by Manfred Eicher further enhances this dimension. Recorded in January 2026, the album has a clear, natural acoustic sound in which every instrument has its own space without losing its connection with the others. Peghin’s guitar, Di Bonaventura’s bandoneon, Favata’s winds and the rhythm section of Maltana and Gandhi come together in an ensemble where sound quality becomes part of the composition itself.

Ritornare is therefore deeply connected to the history of the Atlantico Quintet, but it is far from being stuck in the past. Older compositions coexist with newer ones, the musicians’ different paths meet again, and the music retains its ability to suggest places without describing them directly. Sardinia, the Mediterranean and South America seem to look out onto the same horizon, with a naturalness that makes it difficult to separate one influence from another.

And perhaps this is where its beauty lies: in the details of the ten-string guitar, in the breath of the soprano saxophone and clarinets, in the bellows of the bandoneon, in the double bass and in the delicate interventions of the drums. Ritornare does not need to explain the journey that gave birth to it. You only have to listen to follow its traces.

Tracklist: Tukuman, El Sur, Escuchame, Donde nace el viento, Sine Nomine, Milonga del Sol, Ventana, Albatros