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| Giorgio Bussolin – Fossils |
Giorgio Bussolin – Fossils (Autoproduzione, 2026)
Dieci piante fossili diventano il racconto di una musica che resiste
Ci sono album che attirano l'attenzione già per l'idea da cui nascono, e Fossils è uno di questi. Giorgio Bussolin, pianista, organista e compositore, parte da dieci piante fossili e affida a ciascuna un brano, trasformando nomi apparentemente lontani dalla musica in altrettante tappe di un percorso tra Progressive Rock, Art Rock e scrittura sinfonica. Pubblicato il 25 agosto 2026, Fossils guarda a un passato molto remoto, ma trova proprio nella capacità della natura di resistere ai cambiamenti un modo per parlare anche dell'uomo e del tempo che stiamo vivendo.
L'idea nasce da ricordi d'infanzia legati ai libri illustrati sulla preistoria e alle immagini delle piante che popolavano un mondo ormai scomparso. Quelle immagini, a loro volta, erano ispirate al celebre Hortus Eystettensis di Basilius Besler, pubblicato nel 1613. Da questo ricordo prende forma un progetto che mette insieme interesse scientifico, memoria e musica.
La scelta delle piante fossili non è però soltanto estetica. Bussolin osserva la loro capacità di sopravvivere a trasformazioni e catastrofi geologiche, adattandosi nel corso del tempo, e trova in questo percorso un parallelo con la storia dell'umanità. Nascita, crescita, distruzione e possibilità di ricominciare diventano così i passaggi di una riflessione che arriva fino alle guerre del Novecento e alle preoccupazioni del presente.
Le dieci composizioni possono essere ascoltate anche attraverso tre differenti prospettive: quella della pianta, che racconta in prima persona la propria esperienza; quella dello studioso che ne ritrova le tracce fossili; e quella del narratore, identificabile con lo stesso compositore, che osserva questa storia e cerca nella capacità di resistere una possibilità di speranza.
È un'idea ambiziosa, ma Fossils non si affida soltanto al concept. La parte musicale è costruita interamente da Bussolin, che ha composto, arrangiato e prodotto il disco, suonando personalmente pianoforte, tastiere, chitarre acustiche e piccole percussioni. A questo si aggiungono programmazione, sound design, strumenti virtuali, campionamenti ed elaborazioni realizzate all'interno della workstation digitale. Anche la parte vocale è principalmente sua, con una voce femminile professionista, la moglie del compositore, coinvolta in alcune parti soliste e nei cori.
Questa modalità di lavoro si sente soprattutto nella cura dei dettagli. Non siamo davanti a un gruppo che entra in studio per registrare dieci composizioni, ma al risultato di circa un anno di scrittura, programmazione, registrazione e produzione nel quale ogni elemento è stato costruito e successivamente inserito nell'insieme.
Per le parti vocali, Bussolin costruisce la propria interpretazione anche attraverso raddoppi e sovrapposizioni. A dare ulteriore varietà al lavoro c'è Cristiana Bertoldo, moglie del compositore e cantante lirica, che si confronta con un repertorio moderno, lontano dalla sua formazione, con un risultato davvero convincente. Oltre all'intervento più evidente in Glossopteris Indica, sono suoi anche diversi raddoppi della parte principale, presenti per esempio nelle tracce 6, 8 e 10, e le sfumature femminili che emergono nei backing vocals.
Alethopteris Pteroides apre il disco ed è anche il primo singolo estratto. Mi piace il modo in cui chitarra e voce si incontrano fin dalle prime battute, con la voce profonda di Bussolin in primo piano. I fiati aggiungono un tocco elegante senza appesantire il brano, che procede con sonorità ampie e un andamento pacato, lasciando emergere con naturalezza l'impronta progressiva del progetto.
Con Glossopteris Indica il clima cambia e la chitarra elettrica porta il brano verso sonorità più decise. Il pianoforte accompagna, ma in alcuni passaggi si ritaglia anche uno spazio solista. Mi piace il solo di chitarra e trovo particolarmente riuscito l'intervento di Cristiana Bertoldo, che con la sua voce aggiunge un colore diverso alla composizione senza alterarne l'equilibrio.
Annularia Stellata cambia nuovamente prospettiva. Qui la componente orchestrale assume maggiore importanza e gli archi ampliano il respiro della composizione. Il brano non procede tanto per contrasti netti quanto attraverso una serie di aperture, dando alla musica un carattere più narrativo.
In Sphenopteris Elegans riconosco uno dei momenti nei quali la passione di Bussolin per il Progressive emerge con maggiore chiarezza. Voci, tastiere, archi e fiati vengono utilizzati all'interno di una struttura ricca, ma non perdono il legame con il tema principale. È un brano nel quale la complessità dell'arrangiamento non diventa fine a se stessa.
Sagenopteris Phillipsii parte dal pianoforte e sviluppa progressivamente una maggiore intensità. La chitarra elettrica introduce un'altra dimensione e la composizione prende una direzione più energica. È uno dei passaggi nei quali il lato più rock del disco riesce a trovare spazio senza cancellare la componente melodica.
Callipteridium Pteridium punta maggiormente sulla melodia, con il pianoforte al centro e il flauto che aggiunge un colore più delicato. Il brano cresce poco alla volta, fino ad arrivare a un finale più intenso che dà maggiore forza a tutto il percorso.
Macroneuropteris Scheuchzeri è un brano notevole per il modo in cui lascia più spazio alla melodia e alle parti vocali. Rispetto ad altri momenti del disco, la composizione appare più distesa e lineare, senza rinunciare alla ricchezza della scrittura. È una parentesi che introduce un colore diverso e contribuisce alla varietà dell'album.
Quasi otto minuti sono invece dedicati a Sigillaria Alternans, il brano più lungo dell'album. Qui Bussolin può sviluppare maggiormente le proprie idee, passando attraverso sezioni differenti e alternando momenti più diretti ad altri più elaborati. Il Progressive emerge con particolare evidenza, ma quello che resta è soprattutto il senso di un percorso costruito con attenzione.
Syringodendron Complanatum introduce un'altra variazione attraverso l'uso della voce. L'inizio vocale prepara una composizione che si muove in modo diverso rispetto ai brani precedenti, con una maggiore attenzione alla componente ritmica e alle variazioni interne. È un altro esempio della volontà di non ripetere sempre la stessa formula.
A chiudere il disco è Pecopteris Polymorpha. La scelta non è casuale: proprio qui arriva la sintesi più esplicita del concept. I versi iniziali parlano del peso delle esperienze vissute, della memoria dei conflitti e della possibilità che proprio quella memoria possa trasformarsi in una nuova direzione.
È un finale che riporta alla mente l'intero percorso dell'album. Le piante fossili raccontate da Bussolin appartengono a epoche lontanissime, ma ciò che interessa al compositore è la loro capacità di attraversare cambiamenti radicali e continuare, in forme differenti, a lasciare una traccia.
Anche la scelta dell'inglese va nella stessa direzione. È la prima vera esperienza di Bussolin con il cantato e la lingua permette al progetto di rivolgersi a un pubblico più ampio. I testi sono costruiti con una particolare attenzione alla metrica, alle assonanze e alle rime interne, con una successiva revisione affidata anche a consulenti madrelingua.
Alla fine, Fossils mi sembra soprattutto un disco costruito intorno a una domanda: cosa possiamo imparare da ciò che è riuscito a sopravvivere? Giorgio Bussolin non cerca una risposta semplice, ma la sviluppa attraverso cambiamenti, sovrapposizioni e diversi livelli di ascolto. È proprio questa complessità a dare coerenza all’intero concept e a rendere il disco sempre interessante.
È un album che mi è piaciuto molto, soprattutto per il modo in cui un'idea così particolare riesce a trasformarsi in musica senza perdere il suo significato. Le dieci piante fossili diventano il punto di partenza per parlare di cambiamento, resistenza e possibilità di ripartire. È questo legame tra un passato così lontano e temi ancora attuali che, più di ogni altra cosa, mi ha lasciato qualcosa.
Tracklist: Alethopteris Pteroides, Glossopteris Indica, Annularia Stellata, Sphenopteris Elegans, Sagenopteris Phillipsii, Callipteridium Pteridium, Macroneuropteris Scheuchzeri, Sigillaria Alternans, Syringodendron Complanatum, Pecopteris Polymorpha
English version
Giorgio Bussolin – Fossils (Self-Released, 2026)
Ten fossil plants become the story of music that endures
Some albums immediately stand out because of the idea behind them, and Fossils is one of them. Giorgio Bussolin, a pianist, organist and composer, takes ten fossil plants and gives each of them a track, turning names that seem far removed from music into ten stages of a journey through Progressive Rock, Art Rock and symphonic writing. Released on August 25, 2026, Fossils looks back to a very distant past, but uses nature's ability to survive change as a way of reflecting on humanity and the world we live in today.
The idea goes back to childhood memories of illustrated books about prehistoric life and the plants that once populated a world that has long disappeared. Those images were, in turn, inspired by the celebrated Hortus Eystettensis by Basilius Besler, published in 1613. From those memories came a project that brings together scientific curiosity, memory and music.
The choice of fossil plants is not simply an aesthetic one. Bussolin focuses on their ability to survive geological changes and catastrophes, adapting over time, and sees a parallel with human history. Birth, growth, destruction and the possibility of starting again become part of a reflection that reaches from the wars of the twentieth century to the concerns of the present day.
The ten compositions can be viewed from three different perspectives: the plant itself, speaking in the first person about its experiences; the scholar who discovers its fossil remains; and the narrator, represented by the composer himself, who observes this story and finds a sense of hope in the ability to endure.
It is an ambitious concept, but Fossils is much more than its central idea. Bussolin composed, arranged and produced the entire album, playing piano, keyboards, acoustic guitars and small percussion himself. Programming, sound design, virtual instruments, samples and further processing were also handled within his digital workstation. He performs most of the vocals as well, with a professional female singer — the composer's wife — contributing to selected solo passages and backing vocals.
This approach can be heard in the attention to detail throughout the album. Rather than a band simply recording ten songs in a studio, this is the result of around a year of writing, programming, recording and production, with each element carefully developed and shaped into the final arrangement.
For the vocal parts, Bussolin also uses doubling and layered harmonies to build his own performances. Cristiana Bertoldo, the composer's wife and a classical singer, adds another dimension to the album, taking on a modern repertoire far removed from her musical background and doing so with impressive results. Besides her more prominent contribution to Glossopteris Indica, she also provides several doubles of the main vocal, including on tracks 6, 8 and 10, as well as the subtle female touches heard in the backing vocals.
Alethopteris Pteroides opens the album and was also released as its first single. I like the way guitar and voice come together from the opening bars, with Bussolin's deep voice taking centre stage. The winds add an elegant touch without making the arrangement feel heavy, while the broad, calm sound allows the progressive side of the project to emerge naturally.
With Glossopteris Indica, the mood changes and the electric guitar gives the track a stronger edge. The piano provides much of the accompaniment, but also steps forward for a few solo passages. I particularly like the guitar solo, as well as Cristiana Bertoldo's contribution, which adds a different colour without disturbing the balance of the composition.
Annularia Stellata shifts the perspective again. The orchestral element becomes more prominent here, with the strings giving the composition a broader feel. Instead of relying on sharp contrasts, the track develops through a series of openings and changes, giving it a more narrative quality.
In Sphenopteris Elegans, I hear one of the clearest expressions of Bussolin's passion for Progressive Rock. Voices, keyboards, strings and winds are brought together in a rich arrangement, while remaining connected to the main theme. The complexity never feels like an end in itself.
Sagenopteris Phillipsii begins with piano and gradually builds in intensity. The electric guitar brings another dimension, taking the composition in a more energetic direction. It is one of the moments when the album's rock side comes forward without losing its melodic character.
Callipteridium Pteridium puts the focus more firmly on melody, with piano at the centre and flute adding a lighter colour. The track builds gradually before reaching a more intense ending that gives extra weight to the overall progression.
Macroneuropteris Scheuchzeri is a particularly notable track for the space it gives to melody and vocals. Compared with some of the other pieces, it feels more relaxed and direct, while still retaining the richness of the writing. It adds a different shade to the album and helps keep the overall journey varied.
At almost eight minutes, Sigillaria Alternans is the longest track on the album. Bussolin has more room here to develop his ideas, moving through different sections and alternating more direct passages with more elaborate ones. The Progressive influence is especially clear, but what stands out most is the sense of a carefully shaped musical journey.
Syringodendron Complanatum brings another change through its use of vocals. The vocal opening leads into a composition that moves differently from the tracks before it, with greater emphasis on rhythm and internal changes. It is another example of Bussolin's willingness to avoid repeating the same formula.
The album closes with Pecopteris Polymorpha. The choice feels significant, as this is where the concept reaches its clearest conclusion. The opening lines deal with the weight of past experiences, the memory of conflict and the possibility of turning that memory into a new direction. It brings the whole journey back into focus. The fossil plants described by Bussolin belong to distant eras, but what matters here is their ability to endure radical change and, in different forms, continue to leave a trace.
The choice of English follows the same idea. This is Bussolin's first real experience with singing, and using English allows the project to reach a wider audience. The lyrics are carefully shaped around metre, assonance and internal rhyme, with further revision involving native English-speaking consultants.
In the end, Fossils feels to me like an album built around a simple but meaningful question: what can we learn from what has managed to survive? Giorgio Bussolin does not offer an easy answer. Instead, he develops the idea through changes, layers and different musical perspectives. That complexity gives the concept its coherence and keeps the music engaging.
I enjoyed this album a lot, especially because such an unusual idea becomes convincing music without losing its meaning. The ten fossil plants provide a starting point for reflecting on change, resilience and the possibility of starting again. What stayed with me most is the connection between a world that disappeared millions of years ago and themes that still feel very close to us today.
Tracklist: Alethopteris Pteroides, Glossopteris Indica, Annularia Stellata, Sphenopteris Elegans, Sagenopteris Phillipsii, Callipteridium Pteridium, Macroneuropteris Scheuchzeri, Sigillaria Alternans, Syringodendron Complanatum, Pecopteris Polymorpha

