mercoledì 23 settembre 2026

Nicola Fazzini & Giovanni Maier – Herbarium Sonorum (2026) – Jazz di ricerca e improvvisazione

Nicola Fazzini & Giovanni Maier – Herbarium Sonorum

Nicola Fazzini & Giovanni Maier – Herbarium Sonorum (Nusica.org, 2026)

Il suono libero di due musicisti in dialogo

L'incontro tra Nicola Fazzini al sax alto e Giovanni Maier al contrabbasso mi conduce subito verso una musica nella quale l'ascolto reciproco diventa il punto di partenza. Herbarium Sonorum, pubblicato da nusica.org con il contributo di Nuovo IMAIE, raccoglie undici improvvisazioni nate senza una scrittura preventiva e registrate in una sola giornata nello stavolo di Nello Schneider a Curiedi, in Carnia. Un ambiente di pietra e legno, lontano dalla consueta dimensione dello studio di registrazione, che sembra offrire il contesto ideale per lasciare che la musica prenda forma momento dopo momento.

Fazzini e Maier si conoscono musicalmente da oltre vent'anni. Avevano già suonato insieme e poi si sono ritrovati colleghi al Conservatorio “G. Tartini” di Trieste, dove oggi insegnano rispettivamente Composizione Jazz e Contrabbasso e Basso Elettrico Jazz. È nel 2025 che il loro rapporto prende una direzione più continuativa, con la scelta di provare a lavorare in duo. Non nasce però un progetto costruito a tavolino. Prima arriva la musica, poi il disco. Ed è forse proprio questa la caratteristica che più mi interessa di Herbarium Sonorum.

Sax alto e contrabbasso hanno a disposizione uno spazio enorme, ma anche una responsabilità altrettanto grande: non possono nascondersi dietro un organico più ampio. Ogni suono diventa parte del dialogo e ogni intervento può modificare quello dell'altro. Fazzini e Maier procedono così, lasciando che le idee compaiano, cambino direzione, si interrompano e ritornino sotto una forma diversa. Le undici tracce non seguono quindi una struttura prestabilita, ma documentano un processo nel quale la musica prende forma proprio mentre viene suonata.

Anche i titoli raccontano questo modo di procedere. Ogni improvvisazione porta il nome di una pianta o di un'erba, da Lavandula angustifolia a Vitis vinifera, da Triticum turgidum dicoccum a Cicerbita alpina. Il riferimento botanico non serve però a descrivere ciò che ascoltiamo. Nasce piuttosto da ricordi, gusti e affetti personali, dall'orto della madre di Fazzini alle piante incontrate in Carnia. Solo dopo la registrazione sono emerse alcune possibili affinità tra le piante e le musiche, senza la necessità di trasformarle in una chiave di lettura obbligatoria.

Trovo interessante proprio questo rapporto fra natura e improvvisazione. Una piccola idea può svilupparsi, cambiare forma e prendere una direzione che non era possibile prevedere all'inizio. È una musica che non ha bisogno di seguire un percorso già tracciato e che trova il proprio equilibrio nel momento stesso in cui viene eseguita.

La registrazione a Curiedi, il 24 aprile 2026, contribuisce in modo concreto a questa sensazione. In quello spazio i due musicisti hanno semplicemente iniziato a suonare, lasciando che fosse l'ascolto a determinare ciò che sarebbe successo. Anche l'ordine definitivo dell'album coincide con quello della sessione, permettendo di percepire Herbarium Sonorum come un unico percorso, nel quale ogni episodio nasce da quello precedente e apre naturalmente la strada al successivo.

Nell'ascolto del disco colpisce innanzitutto il modo in cui sax alto e contrabbasso riescono a costruire un dialogo senza appoggiarsi a una struttura già definita. I brani sono diversi tra loro, ma appartengono chiaramente allo stesso percorso: a volte prevalgono le pause e i suoni più isolati, altre volte il confronto diventa più fitto e diretto. Fazzini e Maier non cercano di mantenere sempre lo stesso equilibrio e lasciano che sia l'ascolto reciproco a decidere come procedere.

Il contrabbasso ha un ruolo particolarmente importante. Maier non si limita a sostenere il sax, ma interviene continuamente nella costruzione dei brani, utilizzando sia il pizzicato sia l'archetto. Proprio l'inizio di Camellia sinensis, con il contrabbasso suonato con l'archetto, mostra subito quanto possa cambiare il carattere della musica attraverso un diverso modo di produrre il suono. Anche in altri momenti dell'album il contrabbasso diventa quasi una seconda voce, capace di rispondere al sax oppure di aprire una direzione completamente diversa.

Fazzini, dal canto suo, non mantiene sempre lo stesso modo di suonare. Il sax passa da frasi brevi e incisive a momenti più lunghi e distesi, con cambi di intensità che modificano continuamente il rapporto con il contrabbasso. Non c'è quindi un vero protagonista: il punto interessante sta proprio nel passaggio continuo da una proposta all'altra.

Anche la durata dei brani contribuisce a creare questo movimento. Alcune tracce sono molto brevi, poco più di tre minuti, mentre Camellia sinensis, Triticum turgidum dicoccum e soprattutto Populus alba lasciano più tempo alle idee per svilupparsi. I brani più brevi concentrano il dialogo, quelli più lunghi permettono invece ai due musicisti di cambiare più volte direzione senza dover arrivare rapidamente a una conclusione.

Un altro elemento che ritorna è il rapporto con il silenzio. Le pause non sono semplicemente momenti nei quali la musica si ferma, ma diventano parte del dialogo. Dopo una frase del sax può arrivare una risposta del contrabbasso, oppure può esserci un intervallo nel quale nessuno dei due interviene subito. È proprio in questi momenti che si percepisce meglio quanto Herbarium Sonorum sia basato sull'ascolto reciproco.

L'album non procede quindi verso una forma precisa. Le undici improvvisazioni sembrano piuttosto nascere una dall'altra attraverso cambiamenti di intensità, di registro e di rapporto fra i due strumenti. Lavandula angustifolia, scelta come singolo, rappresenta bene questa varietà perché mette insieme momenti diversi senza perdere il carattere essenziale del progetto.

Nicola Fazzini & Giovanni Maier 

Più che cercare di associare ogni titolo botanico a un'immagine precisa, trovo interessante ascoltare Herbarium Sonorum come un unico percorso. Le piante danno un nome alle undici improvvisazioni, ma è il modo in cui Fazzini e Maier si ascoltano, si interrompono, si rispondono e cambiano direzione a dare realmente forma al disco.

Alla fine rimane la sensazione di aver ascoltato qualcosa che non poteva essere preparato in anticipo. Fazzini e Maier hanno lasciato che fossero i suoni, le pause e le reazioni reciproche a decidere ogni passaggio, trasformando una giornata di registrazione in un documento musicale vivo. È un disco che non chiede di essere spiegato, ma semplicemente ascoltato, lasciando che ogni nuovo incontro tra sax e contrabbasso trovi il proprio significato. È questa libertà, così semplice e difficile da ottenere, la cosa che mi rimane più a lungo dopo l'ascolto.

Sicuramente un disco non per tutti, ma proprio per questo capace di incontrare chi ama lasciarsi guidare dalla musica senza aspettarsi una forma già conosciuta. Herbarium Sonorum invita all'ascolto con curiosità e attenzione e, personalmente, ho trovato nel dialogo tra Fazzini e Maier una libertà che rende ogni nuovo ascolto interessante. 

Tracklist: Cicerbita alpina, Taraxacum officinale, Sambucus nigra, Camellia sinensis, Vitis vinifera, Triticum turgidum dicoccum, Lavandula angustifolia, Hedera helix, Hypericum perforatum, Passiflora caerulea, Populus alba 

 English version

Nicola Fazzini & Giovanni Maier – Herbarium Sonorum (Nusica.org, 2026)

The Free Sound of Two Musicians in Dialogue 

The meeting between Nicola Fazzini on alto saxophone and Giovanni Maier on double bass immediately draws me into a kind of music where mutual listening becomes the starting point. Herbarium Sonorum, released by nusica.org with the support of Nuovo IMAIE, brings together eleven improvisations created without any pre-written material and recorded in a single day at Nello Schneider's stavolo in Curiedi, Carnia. A stone-and-wood setting, far removed from the usual recording studio environment, which seems to provide the ideal context for allowing the music to take shape moment by moment.

Fazzini and Maier have known each other musically for more than twenty years. They had already played together before becoming colleagues at the “G. Tartini” Conservatory in Trieste, where they now teach Jazz Composition and Jazz Double Bass and Electric Bass, respectively. In 2025, their relationship became more continuous, leading them to explore the duo format. There was no project carefully planned in advance, though. First came the music, then the album. And perhaps this is the aspect of Herbarium Sonorum that interests me most.

With just alto saxophone and double bass, the two musicians have enormous freedom, but also an equally significant responsibility: there is nowhere to hide behind a larger ensemble. Every sound becomes part of the dialogue, and every intervention can change what the other musician is doing. Fazzini and Maier work in this way, allowing ideas to emerge, change direction, stop and return in a different form. The eleven tracks therefore do not follow a predetermined structure, but document a process in which the music takes shape as it is being played.

The titles also reflect this approach. Each improvisation takes the name of a plant or herb, from Lavandula angustifolia to Vitis vinifera, from Triticum turgidum dicoccum to Cicerbita alpina. The botanical references are not intended to describe what we hear. Instead, they come from personal memories, tastes and affections, from Fazzini's mother's garden to plants encountered in Carnia. Only after the recording did some possible connections between the plants and the music emerge, without any need to turn them into a fixed key for interpreting the album.

I find this relationship between nature and improvisation particularly interesting. A small idea can develop, change shape and take a direction that could not have been predicted at the beginning. This is music that does not need to follow a predetermined path, finding its balance in the very moment it is performed.

The recording in Curiedi, on April 24, 2026, contributes in a very concrete way to this feeling. In that setting, the two musicians simply began to play, allowing listening to determine what would happen next. Even the final running order of the album follows the order of the recording session, allowing Herbarium Sonorum to be experienced as a single journey, in which each episode grows out of the previous one and naturally opens the way for the next.

What immediately stands out when listening to the album is the way alto saxophone and double bass create a dialogue without relying on a predefined structure. The tracks are different from one another, yet they clearly belong to the same journey: at times pauses and isolated sounds prevail, while at others the interaction becomes denser and more direct. Fazzini and Maier do not try to maintain the same balance throughout, allowing mutual listening to determine where the music goes.

The double bass plays a particularly important role. Maier does not simply support the saxophone, but constantly contributes to shaping the pieces, using both pizzicato and bow. The very beginning of Camellia sinensis, with the double bass played with the bow, immediately shows how much the character of the music can change through a different way of producing sound. Elsewhere on the album, the double bass almost becomes a second voice, responding to the saxophone or opening up an entirely different direction.

Fazzini, for his part, does not always play in the same way. The saxophone moves from short, incisive phrases to longer, more spacious passages, with changes in intensity that constantly alter the relationship with the double bass. There is therefore no real protagonist: what matters is the continuous movement from one musical idea to the next.

The length of the tracks also contributes to this sense of movement. Some are very short, just over three minutes, while Camellia sinensis, Triticum turgidum dicoccum and especially Populus alba give the ideas more time to develop. The shorter pieces concentrate the dialogue, while the longer ones allow the two musicians to change direction several times without having to reach a conclusion too quickly.

Another recurring element is the relationship with silence. The pauses are not simply moments when the music stops, but become part of the dialogue. A saxophone phrase may be followed by a response from the double bass, or there may be a moment when neither musician immediately intervenes. It is in these moments that the extent to which Herbarium Sonorum is built on mutual listening becomes particularly clear.

The album does not therefore move towards a fixed form. The eleven improvisations seem instead to grow out of one another through changes in intensity, register and the relationship between the two instruments. Lavandula angustifolia, chosen as the single, represents this variety well, bringing together different moments without losing the essential character of the project. Rather than trying to associate each botanical title with a specific image, I find it more interesting to experience Herbarium Sonorum as a single journey. The plants give names to the eleven improvisations, but it is the way Fazzini and Maier listen to each other, interrupt one another, respond and change direction that truly gives the album its shape.

In the end, I am left with the feeling that I have listened to something that could not have been prepared in advance. Fazzini and Maier allowed sounds, pauses and mutual reactions to determine each step, turning a single day of recording into a living musical document. This is not an album that needs to be explained, but simply listened to, allowing each new encounter between saxophone and double bass to find its own meaning. It is this freedom, so simple and yet so difficult to achieve, that stays with me longest after listening.

Certainly not an album for everyone, but perhaps for that very reason it is close to my own way of listening to music. It is not an album to simply have playing in the background: it asks for some time, attention and a willingness to be surprised by what happens between saxophone and double bass. Personally, it is precisely this freedom, without a predetermined direction, that has made me return to Herbarium Sonorum several times.

Tracklist: Cicerbita alpina, Taraxacum officinale, Sambucus nigra, Camellia sinensis, Vitis vinifera, Triticum turgidum dicoccum, Lavandula angustifolia, Hedera helix, Hypericum perforatum, Passiflora caerulea, Populus alba