lunedì 28 settembre 2026

Shajara Ensemble – Al Yam (2026) – Jazz-World e musica mediterranea

Shajara Ensemble – Al Yam

Shajara Ensemble – Al Yam (EP, Stand Alone Complex, 2026)

Il Mediterraneo raccontato attraverso suoni, confini, storie e possibilità

La world jazz music è una delle forme di musica che ascolto con maggiore interesse, soprattutto quando riesce a mettere in comunicazione culture, strumenti e linguaggi diversi senza perdere una propria identità. È una musica che può partire dal jazz, ma aprirsi verso tradizioni lontane, sonorità acustiche, ritmi e forme contemporanee, creando ogni volta un percorso nuovo.

È in questa direzione che si muove lo Shajara Ensemble, nato nel 2022 dall’incontro tra il chitarrista e compositore Giorgio Nejme Debernardi, di origini siriane e italiane, e Marco Bellafiore, Matteo Cigna e Gabriele Luttino. Il gruppo porta avanti una ricerca nella quale jazz, world music e post-rock cinematico convivono con elementi acustici e tradizionali. Le diverse radici culturali dei musicisti diventano così parte del linguaggio dell’ensemble, trasformando la musica in uno spazio di incontro, dialogo e riflessione sul presente.

Dopo l’album Shajara del 2024, dedicato al rapporto tra uomo e natura attraverso la figura simbolica dell’albero, l’Ensemble sposta ora lo sguardo verso il Mar Mediterraneo. Al Yam, che significa “Il Mare” in arabo antico, è un EP di quattro brani pubblicato a settembre 2026 da Stand Alone Complex. Il mare diventa qui un luogo concreto e simbolico, attraversato da persone, storie e contraddizioni, ma anche uno spazio nel quale immaginare un possibile futuro.

La musica di Giorgio Nejme Debernardi parte dalla chitarra acustica e fretless, dal tamburo a cornice e dall’angklung e si sviluppa attraverso il contrabbasso di Marco Bellafiore, le percussioni e la marimba di Matteo Cigna e la batteria, marimba e angklung di Gabriele Luttino. Il risultato mantiene una forte componente ritmica e timbrica, alternando passaggi più raccolti a momenti nei quali il suono si allarga e lascia emergere le diverse influenze del progetto.

In Al Yam assumono un ruolo importante anche le collaborazioni con Ashti Abdo, presente con saz, riq, darbuka, kalimba e voce, Paolo Romeo al frame drum e tamburello e Hanna Khoury alla voce narrante. A loro si aggiungono Guy Buttery all’ebow, Nadine Jeanne alla voce, Elena Russo alla kora, Carla Azzaro alla calabash e Luca Benedetto alla tromba. Un insieme di strumenti e voci che amplia la tavolozza dello Shajara Ensemble, mettendo in dialogo sonorità mediterranee, elementi acustici e ricerca contemporanea.

L’EP si apre con Soglie, un titolo che introduce subito uno dei concetti centrali del progetto: il passaggio da un confine a uno spazio da attraversare. È un’apertura che prepara il tema del disco, dove il mare non viene considerato soltanto come una linea di separazione, ma come un luogo capace di mettere in relazione terre, persone e storie.

La title track Al Yam – il mare, realizzata con la collaborazione di Ashti Abdo, porta al centro dell’EP il Mediterraneo. Saz, riq, darbuka, kalimba e voce si aggiungono agli strumenti dello Shajara Ensemble, ampliando il carattere mediterraneo della composizione. Il brano rappresenta il cuore del progetto, nel quale il mare diventa spazio sociale e simbolico, legato alle esperienze di chi lo attraversa e alla possibilità di immaginare un futuro diverso.

Con Cutro, interpretato insieme a Paolo Romeo, il racconto assume un riferimento preciso alla strage avvenuta davanti alla costa calabrese nel febbraio 2023. Il frame drum e il tamburello di Romeo si inseriscono nell’organico dell’Ensemble, mentre la composizione affronta uno degli episodi più dolorosi legati al Mediterraneo contemporaneo. Il brano porta quindi la dimensione narrativa dell’EP su un fatto concreto, trasformando la musica in uno strumento per mantenere aperta la riflessione.

A chiudere il lavoro è Ajsad – corpi, con la voce narrante di Hanna Khoury. Il titolo richiama direttamente i corpi al centro del progetto, quelle persone che attraversano il mare e che Al Yam vuole riportare dentro una narrazione fatta non soltanto di numeri e confini, ma di vite e possibilità. 

Shajara Ensemble

Il lavoro di Debernardi, Bellafiore, Cigna e Luttino non cerca però una semplice fusione di linguaggi. Le forme cicliche, gli spazi lasciati all'interazione e l'attenzione ai timbri costruiscono una musica che procede per stratificazioni, dove ogni elemento contribuisce alla narrazione complessiva. Anche le parole assumono un peso preciso, perché Al Yam nasce con l'intenzione di raccontare il mare attraverso i corpi che lo attraversano e le esperienze umane che vi sono legate.

Il Mediterraneo diventa così il centro di un racconto che parla di confini, attraversamenti, violenza e possibilità. L'EP guarda al mare non soltanto come separazione tra terre, ma anche come soglia verso un altrove. È proprio questa doppia dimensione a dare forza al progetto: da una parte la realtà di un mare trasformato in confine, dall'altra l'idea di uno spazio ancora capace di mettere in relazione persone e culture.

Musicalmente Al Yam sviluppa la direzione già intrapresa con Shajara, spostandola verso il Mediterraneo e le sue molte contraddizioni. Jazz-world, sonorità cinematiche, percussioni, voci e strumenti della tradizione mediterranea si incontrano in un intreccio ricco di timbri, nel quale le diverse culture dei musicisti diventano parte integrante del racconto.

Da questo incontro nasce una musica capace di alternare momenti più raccolti e passaggi di maggiore intensità, lasciando emergere il carattere umano del progetto. Il mare diventa così molto più di uno scenario: è il luogo attraverso cui passano storie, persone, confini, dolore e speranza. È proprio questo aspetto che, nel mio ascolto, rende Al Yam un EP che va oltre la semplice ricerca sonora: dietro ogni suono avverto il desiderio di raccontare il Mediterraneo senza semplificarlo, lasciando aperto uno spazio per fermarsi, ascoltare e riflettere.

 English version

Shajara Ensemble – Al Yam (EP, Stand Alone Complex, 2026)

The mediterranean told through sounds, borders, stories and possibilities

World jazz music is one of the forms of music I listen to with particular interest, especially when it manages to bring different cultures, instruments and languages into dialogue without losing its own identity. It is a music that can start from jazz and open up to distant traditions, acoustic sounds, rhythms and contemporary forms, creating a new journey each time.

This is the direction taken by Shajara Ensemble, formed in 2022 through the meeting of Syrian-Italian guitarist and composer Giorgio Nejme Debernardi with Marco Bellafiore, Matteo Cigna and Gabriele Luttino. The group pursues a musical research in which jazz, world music and cinematic post-rock coexist with acoustic and traditional elements. The musicians’ different cultural roots thus become part of the ensemble’s musical language, turning music into a space for encounter, dialogue and reflection on the present.

Following the 2024 album Shajara, which explored the relationship between humans and nature through the symbolic figure of the tree, the Ensemble now turns its attention to the Mediterranean Sea. Al Yam, meaning “The Sea” in Ancient Arabic, is a four-track EP released in September 2026 by Stand Alone Complex. Here, the sea becomes both a concrete and symbolic place, crossed by people and stories and marked by contradictions, but also a space in which to imagine a possible future.

The music of Giorgio Nejme Debernardi is built around acoustic and fretless guitar, frame drum and angklung, and develops through the double bass of Marco Bellafiore, the percussion and marimba of Matteo Cigna, and the drums, marimba and angklung of Gabriele Luttino. The result retains a strong rhythmic and textural character, alternating more intimate passages with moments in which the sound expands and allows the project’s different influences to emerge.

The collaborations also play an important role on Al Yam, with Ashti Abdo contributing saz, riq, darbuka, kalimba and voice, Paolo Romeo on frame drum and tambourine, and Hanna Khoury providing the spoken voice. They are joined by Guy Buttery on ebow, Nadine Jeanne on vocals, Elena Russo on kora, Carla Azzaro on calabash, and Luca Benedetto on trumpet. Together, these instruments and voices broaden the sonic palette of Shajara Ensemble, bringing Mediterranean sounds, acoustic elements and contemporary research into dialogue.

The EP opens with Soglie, a title that immediately introduces one of the project’s central ideas: moving across a boundary into a space to be crossed. It sets the tone for the EP, where the sea is not seen simply as a dividing line, but as a place capable of connecting lands, people and stories.

The title track, Al Yam – il mare, created with the participation of Ashti Abdo, places the Mediterranean at the heart of the EP. Saz, riq, darbuka, kalimba and voice join the instruments of Shajara Ensemble, expanding the Mediterranean character of the composition. The track represents the core of the project, where the sea becomes a social and symbolic space, connected to the experiences of those who cross it and to the possibility of imagining a different future.

With Cutro, performed together with Paolo Romeo, the narrative takes on a specific reference to the tragedy that occurred off the Calabrian coast in February 2023. Romeo’s frame drum and tambourine become part of the Ensemble’s sound, while the composition addresses one of the most painful episodes connected to the contemporary Mediterranean. The track therefore brings the EP’s narrative dimension into contact with a concrete event, turning music into a way of keeping the reflection open.

The EP closes with Ajsad – corpi, featuring the spoken voice of Hanna Khoury. The title directly evokes the bodies at the heart of the project: the people who cross the sea and whom Al Yam seeks to bring back into a narrative made not only of numbers and borders, but also of lives and possibilities. The work of Debernardi, Bellafiore, Cigna and Luttino does not simply seek to merge different musical languages. Cyclical forms, spaces for interaction and close attention to timbre create a layered musical language in which every element contributes to the overall narrative. Words also carry a precise weight, because Al Yam sets out to tell the story of the sea through the bodies that cross it and the human experiences connected to it.

The Mediterranean thus becomes the centre of a story about borders, crossings, violence and possibilities. The EP looks at the sea not only as a separation between lands, but also as a threshold towards somewhere else. It is this dual dimension that gives the project its character: on one hand, the reality of a sea transformed into a border; on the other, the idea of a space still capable of bringing people and cultures together.

Musically, Al Yam develops the direction already explored on Shajara, shifting it towards the Mediterranean and its many contradictions. Jazz-world, cinematic sounds, percussion, voices and instruments from Mediterranean traditions come together in a richly textured musical language, in which the musicians’ different cultures become an integral part of the story.

From this encounter comes music capable of moving between more intimate passages and moments of greater intensity, allowing the human character of the project to emerge. The sea thus becomes much more than a setting: it is the place through which stories, people, borders, pain and hope pass. This is precisely what, in my listening experience, makes Al Yam more than a simple exercise in sonic research: behind every sound, I sense a desire to tell the story of the Mediterranean without simplifying it, leaving room to stop, listen and reflect.