martedì 28 luglio 2026

Marcello D'Ippolito – Ragtime The Smile of Music (2026) | Ragtime, jazz tra tradizione e innovazione | Redapolis Music

Marcello D’Ippolito & Ragtime Bubu Band – Ragtime The Smile Of Music

Marcello D’Ippolito & Ragtime Bubu Band – Ragtime The Smile Of Music (Encore Music, 2026)

Un sorriso musicale tra memoria, jazz e futuro

Ci sono dischi che riescono a cambiare il nostro modo di guardare un genere musicale. Ragtime The Smile of Music di Marcello D'Ippolito è uno di questi. Pubblicato da Encore Music, il progetto nasce da un'idea semplice ma profonda: il sorriso come linguaggio universale, la musica come gesto spontaneo capace di arrivare senza bisogno di spiegazioni.

D'Ippolito prende il ragtime e lo libera da quell'immagine un po' ingiallita che spesso lo accompagna. Non lo tratta come una pagina da conservare in un museo, ma come una lingua viva, ancora capace di evolversi e di dialogare con il presente. Durante l'ascolto ho avuto spesso la sensazione che questa musica respirasse con naturalezza, senza il peso della nostalgia. Le radici restano ben salde, ma i rami continuano a cercare nuova luce.

È un equilibrio difficile da raggiungere. Da una parte si avverte tutto il rispetto per Scott Joplin e Jelly Roll Morton, dall'altra emerge il desiderio di spingersi oltre, lasciando che il ragtime incontri lo swing, il bebop e persino la musica classica. Nulla appare forzato. Tutto sembra nascere con spontaneità, come se questi mondi avessero sempre avuto voglia di incontrarsi.

Quello che mi ha colpito maggiormente è la naturalezza con cui il ragtime si apre ad altri linguaggi. Il jazz, lo swing e persino alcuni richiami alla musica classica entrano nel racconto senza alterarne l'equilibrio. Tutto scorre con spontaneità, come se queste influenze avessero sempre fatto parte dello stesso percorso musicale.

Il cuore pulsante del progetto resta però la Ragtime Bubu Band. Attorno al pianoforte di Marcello D'Ippolito si sviluppa un dialogo continuo nel quale ogni musicista trova il proprio spazio senza mai cercare di prevalere sugli altri. Roberto Donno alla batteria e Michele Colaci al contrabbasso costruiscono una base ritmica precisa ma sempre viva, mentre il clarinetto di Ruggero Palazzo, il banjo e la chitarra di Donatello Palermo, il flauto e l'armonica di Marco Tuma, il trombone di Lorenzo Lorenzoni e le percussioni di Alessandro Monteduro colorano continuamente il paesaggio sonoro, rendendolo ricco di sfumature.

L'arrivo di due ospiti come Fabrizio Bosso e Nico Gori completa un quadro già molto solido. Bosso regala a Finger Breaker una tromba elegante, intensa, perfettamente inserita nello spirito del brano, mentre Gori illumina la title track con un clarinetto brillante che sembra sorridere insieme al pianoforte. Non sono partecipazioni costruite per stupire, ma tasselli perfettamente coerenti con il disegno musicale immaginato da D'Ippolito.

L'ascolto si apre con la title track, Ragtime The Smile of Music, impreziosita dal clarinetto di Nico Gori. È una sorta di manifesto dell'intero progetto: il pianoforte di Marcello D'Ippolito conduce il racconto con eleganza, mentre il clarinetto aggiunge luminosità e leggerezza, regalando al brano un dialogo continuo che restituisce fin da subito il carattere dell'album.

Con O'Leary Stride Marcello D'Ippolito guarda a quella fase in cui il ragtime iniziava ad aprire le porte al jazz. Il brano conserva il fascino ritmico dello stride piano, ma lo trasforma in un racconto più libero e personale, dove passato e presente sembrano incontrarsi naturalmente.

Bubu Rag rappresenta probabilmente il cuore compositivo del disco. Qui D'Ippolito mostra tutta la sua capacità di scrivere musica originale partendo dalla lezione dei grandi maestri del ragtime. Le radici restano ben riconoscibili, ma il fraseggio si muove con libertà, lasciando spazio a melodie che guardano al jazz contemporaneo senza mai tradire lo spirito originario del genere.

L'atmosfera cambia con Choro di Roca, uno dei momenti più evocativi dell'album. Le suggestioni del choro brasiliano si intrecciano con il linguaggio del ragtime in maniera sorprendentemente naturale, creando un paesaggio sonoro ricco di colori mediterranei e di quella leggerezza che attraversa l'intero progetto.

Con Art's Tiger il dialogo con la tradizione si fa ancora più vivace. Il pianoforte costruisce una trama ritmica brillante sulla quale l'ensemble si muove con precisione e spontaneità, alternando momenti di raffinata eleganza ad altri più dinamici e coinvolgenti.

Walking on the Keys rappresenta invece una pausa più riflessiva. Pur mantenendo intatta la vivacità ritmica, lascia emergere un lato più lirico della scrittura di D'Ippolito, dimostrando come il Ragtime possa raccontare anche sfumature emotive più intime senza rinunciare alla propria identità.

L'arrivo di Finger Breaker, storico brano di Jelly Roll Morton, segna uno dei vertici dell'album. La presenza della tromba di Fabrizio Bosso impreziosisce l'arrangiamento con un fraseggio elegante e mai invadente. Non è una semplice rilettura, ma un dialogo rispettoso con uno dei grandi protagonisti della storia del jazz, affrontato con personalità e gusto.

La chiusura è affidata a Pianofortissimo, celebre pagina di Renato Carosone, reinterpretata con intelligenza e ironia. È un finale che sembra riassumere l'intera filosofia del disco: guardare alla tradizione senza nostalgia, lasciando che ogni brano trovi una nuova vita attraverso la sensibilità dei musicisti. Un modo efficace per concludere un viaggio che, dall'inizio alla fine, dimostra quanto il Ragtime possa essere ancora oggi una musica viva, curiosa e sorprendentemente attuale.

Marcello D'Ippolito 

Alla fine dell'ascolto resta la sensazione di aver incontrato un disco capace di riportare la musica alla sua dimensione più autentica: quella del dialogo, della condivisione e dell'emozione. Un luogo in cui la tecnica non diventa mai fine a sé stessa, ma rimane sempre al servizio del racconto e della capacità di creare un legame con chi ascolta.

Marcello D'Ippolito guarda alla tradizione con rispetto, ma senza nostalgia, trasformando il Ragtime in un linguaggio ancora vivo, capace di attraversare il tempo e aprirsi a nuove possibilità espressive. Ogni brano diventa un punto d'incontro tra memoria e ricerca, tra radici profonde e il desiderio di esplorare nuovi percorsi musicali.

Ragtime The Smile of Music è un viaggio sincero e luminoso, dove il sorriso evocato dal titolo non rimane soltanto un'idea, ma diventa una sensazione concreta. Quella leggerezza profonda che nasce quando una musica riesce a emozionare senza bisogno di spiegazioni e ci ricorda che, ancora oggi, una melodia può essere un piccolo spazio di bellezza e condivisione.

Tracklist: Ragtime The Smile of Music feat. Nico Gori, O'Leary Stride, Bubu Rag, Choro di Roca, Art's Tiger, Walking on the Keys, Finger Breaker feat. Fabrizio Bosso, Pianofortissimo 

 English version

Marcello D’Ippolito & Ragtime Bubu Band – Ragtime The Smile Of Music (Encore Music, 2026)

A Musical Smile Between Memory, Jazz and the Future 

There are albums that can change the way we look at a musical genre. Ragtime: The Smile of Music by Marcello D'Ippolito is one of them. Released by Encore Music, the project was born from a simple but profound idea: the smile as a universal language, music as a spontaneous gesture capable of reaching people without the need for explanations.

D'Ippolito takes ragtime and frees it from the somewhat faded image that often surrounds it. He does not treat it as a page to be preserved in a museum, but as a living language, still capable of evolving and engaging with the present. While listening, I often had the feeling that this music was breathing naturally, without the weight of nostalgia. The roots remain firmly planted, but the branches continue to search for new light.

It is a difficult balance to achieve. On one side, there is deep respect for Scott Joplin and Jelly Roll Morton; on the other, there is the desire to move beyond tradition, allowing ragtime to meet swing, bebop, and even classical music. Nothing feels forced. Everything seems to emerge naturally, as if these different worlds had always been meant to meet.

What impressed me most is the natural way in which ragtime opens itself to other musical languages. Jazz, swing, and even echoes of classical music become part of the story without disturbing its balance. Everything flows spontaneously, as if these influences had always belonged to the same musical journey.

The beating heart of the project remains the Ragtime Bubu Band. Around Marcello D'Ippolito’s piano, a continuous dialogue develops in which every musician finds their own space without ever trying to overshadow the others. Roberto Donno on drums and Michele Colaci on double bass create a precise yet always lively rhythmic foundation, while Ruggero Palazzo’s clarinet, Donatello Palermo’s banjo and guitar, Marco Tuma’s flute and harmonica, Lorenzo Lorenzoni’s trombone, and Alessandro Monteduro’s percussion constantly enrich the sonic landscape with new colours and subtle nuances.

The arrival of two guests such as Fabrizio Bosso and Nico Gori completes an already strong musical picture. Bosso gives Finger Breaker an elegant and intense trumpet voice, perfectly suited to the spirit of the piece, while Gori illuminates the title track with a bright clarinet sound that seems to smile together with the piano. These are not appearances designed simply to impress, but essential elements that perfectly fit D'Ippolito’s musical vision.

The album opens with the title track, Ragtime: The Smile of Music, featuring Nico Gori on clarinet. It is almost a manifesto for the entire project: Marcello D'Ippolito’s piano leads the musical narrative with elegance, while the clarinet adds brightness and lightness, creating a constant dialogue that immediately reveals the character of the album.

With O'Leary Stride, Marcello D'Ippolito looks at the period when ragtime began opening the doors to jazz. The piece preserves the rhythmic charm of stride piano, transforming it into a freer and more personal musical story, where past and present naturally come together.

Bubu Rag is probably the compositional heart of the album. Here D'Ippolito reveals his ability to create original music starting from the lessons of the great ragtime masters. The roots remain clearly recognizable, but the phrasing moves freely, leaving room for melodies that look toward contemporary jazz without ever betraying the original spirit of the genre.

The atmosphere changes with Choro di Roca, one of the album’s most evocative moments. The influences of Brazilian choro intertwine with the language of ragtime in a surprisingly natural way, creating a sonic landscape rich in Mediterranean colours and in the sense of lightness that runs throughout the entire project.

With Art's Tiger, the dialogue with tradition becomes even more vibrant. The piano builds a brilliant rhythmic structure over which the ensemble moves with precision and spontaneity, alternating moments of refined elegance with more energetic and engaging passages.

Walking on the Keys represents a more reflective moment. While maintaining the rhythmic vitality of ragtime, it reveals a more lyrical side of D'Ippolito’s writing, showing how this music can also express more intimate emotions without losing its identity.

The arrival of Finger Breaker, the historic composition by Jelly Roll Morton, marks one of the album’s highlights. Fabrizio Bosso’s trumpet enriches the arrangement with an elegant and never intrusive phrasing. This is not a simple reinterpretation, but a respectful dialogue with one of the great figures in jazz history, approached with personality and taste.

The album closes with Pianofortissimo, the famous piece by Renato Carosone, reinterpreted with intelligence and irony. It is a perfect ending that seems to summarize the entire philosophy of the record: looking at tradition without nostalgia, allowing each song to find a new life through the musicians’ sensitivity. An effective conclusion to a journey that, from beginning to end, demonstrates how ragtime can still be a living, curious, and surprisingly contemporary music.

At the end of the listening experience, the feeling remains of having discovered an album capable of bringing music back to its most authentic dimension: dialogue, sharing, and emotion. A place where technique never becomes an end in itself, but always serves the story and the ability to create a connection with the listener.

Marcello D'Ippolito looks at tradition with respect, but without nostalgia, transforming ragtime into a language that is still alive, capable of crossing time and opening itself to new expressive possibilities. Each song becomes a meeting point between memory and exploration, between deep roots and the desire to discover new musical paths.

Ragtime: The Smile of Music is a sincere and luminous journey, where the smile evoked by the title does not remain just an idea, but becomes a real sensation. That profound lightness that emerges when music can move us without needing explanations, reminding us that even today a melody can create a small space of beauty and sharing.

Tracklist: Ragtime: The Smile of Music feat. Nico Gori, O'Leary Stride, Bubu Rag, Choro di Roca, Art's Tiger, Walking on the Keys, Finger Breaker feat. Fabrizio Bosso, Pianofortissimo