domenica 16 agosto 2026

The Sacred Tree – Reconciliation: Tra jazz, anima e libertà | Redapolis Music

The Sacred Tree – Reconciliation

The Sacred Tree – Reconciliation (Luminol Records / Ma.Ra.Cash, 2026)

Un viaggio tra jazz, ricerca interiore e contaminazioni sonore

Ci sono album che nascono semplicemente dall’esigenza di fare musica e altri che sembrano partire da una necessità più profonda. Reconciliation dei The Sacred Tree appartiene a questa seconda categoria. È un lavoro di jazz moderno che prende ispirazione dall’antica saggezza dei popoli nativi e prova a riportare la musica a una dimensione che oggi, nella nostra cultura, abbiamo in parte dimenticato: quella dell’ascolto, della condivisione e della ricerca interiore.

La prima cosa che mi ha colpito di questo progetto è proprio la sua filosofia. Qui la musica non viene considerata soltanto come qualcosa da ascoltare, ma come un’esperienza da vivere. Il musicista non è al centro della scena per alimentare il proprio ego, ma diventa parte di un percorso nel quale il talento può essere messo al servizio degli altri. È un modo di intendere l’arte che sento particolarmente affascinante, perché restituisce alla musica una dimensione profondamente umana.

The Sacred Tree mette insieme Lorenzo Colombo al sax, Nicola Puccetti al pianoforte, Tiziano Codoro alla tromba, Gabriele Montanari al violoncello, Giovanni Zacchetti alla batteria e Toni Atrigna al basso. Sei personalità che si incontrano per costruire un suono nel quale il jazz contemporaneo diventa uno spazio aperto, fatto di dialogo, improvvisazione e ascolto reciproco.

Reconciliation è, già dal titolo, un invito a guardarsi dentro. Riconciliarsi significa accettare un percorso, confrontarsi con ciò che siamo e cercare un equilibrio. E ascoltando questi brani ho avuto proprio la sensazione di trovarmi davanti a un viaggio più che a un semplice album. Un viaggio che non corre, che lascia respirare gli strumenti e permette alle emozioni di arrivare lentamente.

A Family Affair apre il disco con quasi dieci minuti nei quali i The Sacred Tree entrano lentamente nel proprio mondo sonoro. La tromba richiama certe atmosfere del jazz-rock degli anni ’70, mentre i cambi di ritmo introducono una marcata sensibilità Progressive Rock. Mi piace molto anche il lavoro del basso, presente e dinamico, capace di sostenere il brano e accompagnarne con grande naturalezza le continue evoluzioni. Un inizio intenso, costruito con equilibrio e libertà.

Time To Say Goodbye rallenta il passo e introduce una vena più intima e malinconica. Il sax e la tromba dialogano continuamente, ora avvicinandosi ora prendendo strade diverse, creando un’atmosfera sospesa e avvolgente. Un brano delicato, capace di trasmettere emozioni senza mai perdere la profondità del percorso musicale.

Con i suoi oltre quindici minuti, The Octopus è il brano più ampio e articolato di Reconciliation, una vera suite nella quale i The Sacred Tree possono dare libero sfogo alla propria creatività. Cambi di ritmo, improvvisazioni e lunghe aperture strumentali si susseguono con naturalezza, sostenuti da una sezione ritmica solida e dinamica. Il basso e la batteria mantengono vivo il movimento, mentre sax, tromba, pianoforte e violoncello dialogano, si rincorrono e si sovrappongono creando un intreccio sonoro ricco e sempre in movimento. Una composizione intensa e imprevedibile, da vivere lasciandosi accompagnare dalle sue continue evoluzioni.

Kothbiro, parola della lingua Luo del Kenya che richiama l’arrivo della pioggia, porta Reconciliation verso suggestioni africane. La ritmica assume una nuova fisionomia, accogliendo pulsazioni ancestrali, richiami alla world music e una componente sperimentale che si inserisce con naturalezza nel linguaggio dei The Sacred Tree. Un brano che amplia ulteriormente gli orizzonti del disco, senza perdere il legame con la sua anima jazz e progressive.

Walk Like A Lion chiude l’album cambiando ancora passo, con una ritmica vivace e una cadenza che conquista fin dalle prime battute. Il brano scorre con naturalezza, sostenuto da un ensemble compatto e da un’energia sempre crescente. Una chiusura solare e dinamica, che accompagna il lavoro verso la sua conclusione senza perdere quella voglia di esplorare che attraversa tutto il disco.

The Sacred Tree

Dopo aver attraversato i cinque brani, sembra ancora più evidente come Reconciliation non sia semplicemente un album di jazz moderno, ma un percorso nel quale i The Sacred Tree fanno dialogare jazz, Progressive Rock, improvvisazione e suggestioni etniche. È proprio questa varietà a rendere interessante l’ascolto. La musica non procede mai in modo prevedibile: cambia direzione, respira, si apre all’improvvisazione e lascia che i sei musicisti si incontrino continuamente. In questo senso il concetto di riconciliazione assume per me un significato molto concreto: mettere insieme linguaggi diversi, sensibilità diverse e trasformarli in un unico racconto.

Ed è proprio questa varietà a rendere interessante l'ascolto. La musica non procede mai in modo prevedibile: cambia direzione, respira, si apre all'improvvisazione e lascia che i sei musicisti si incontrino continuamente. In questo senso il concetto di riconciliazione assume per me un significato molto concreto: mettere insieme linguaggi diversi, sensibilità diverse e trasformarli in un unico racconto.

Alla fine rimane la sensazione di aver ascoltato una musica che non cerca soltanto di mostrarsi, ma di creare un contatto. Reconciliation è un album di jazz moderno contaminato dal Progressive e dalla world music, nel quale la ricerca sonora diventa anche ricerca umana. Un disco da ascoltare con calma, lasciando che siano i suoni, i ritmi e le emozioni a indicare la strada.

Tracklist: A Family Affair, Time To Say Goodbye, The Octopus, Kothbiro, Walk Like A Lion 

 English version

The Sacred Tree – Reconciliation (Luminol Records / Ma.Ra.Cash, 2026)

A Journey Through Jazz, Inner Exploration and Sonic Contamination 

There are albums that are simply born from the need to make music, and others that seem to arise from a deeper necessity. Reconciliation by The Sacred Tree belongs to the latter category. It is a work of modern jazz inspired by the ancient wisdom of Native peoples, seeking to bring music back to a dimension that, in our culture, we have partly forgotten: one of listening, sharing and inner exploration.

The first thing that struck me about this project is its philosophy. Here, music is not regarded simply as something to listen to, but as an experience to be lived. The musician is not at the centre of the stage to feed the ego, but becomes part of a journey in which talent can be placed at the service of others. It is a way of understanding art that I find particularly fascinating, because it gives music back a deeply human dimension.

The Sacred Tree brings together Lorenzo Colombo on saxophone, Nicola Puccetti on piano, Tiziano Codoro on trumpet, Gabriele Montanari on cello, Giovanni Zacchetti on drums and Toni Atrigna on bass. Six individual voices coming together to create a sound in which contemporary jazz becomes an open space, built on dialogue, improvisation and mutual listening.

Reconciliation, as its title already suggests, is an invitation to look within. To reconcile means accepting a journey, confronting who we are and searching for balance. And listening to these pieces, I had the distinct feeling that I was facing a journey rather than simply an album. A journey that never rushes, allowing the instruments to breathe and emotions to emerge slowly.

A Family Affair opens the album with almost ten minutes in which The Sacred Tree gradually enter their own sonic world. The trumpet evokes certain atmospheres of 1970s jazz-rock, while the rhythmic changes introduce a strong Progressive Rock sensibility. I also particularly enjoy the bass work, which is both present and dynamic, supporting the piece and naturally following its constant developments. An intense opening, built on balance and freedom.

Time To Say Goodbye slows the pace and introduces a more intimate and melancholic vein. Saxophone and trumpet remain in constant dialogue, at times drawing closer and at others taking different paths, creating a suspended and enveloping atmosphere. A delicate piece, capable of conveying emotion without ever losing the depth of its musical journey.

At over fifteen minutes, The Octopus is the album’s most expansive and elaborate piece, a true suite in which The Sacred Tree can give free rein to their creativity. Rhythmic changes, improvisations and extended instrumental passages unfold naturally, supported by a solid and dynamic rhythm section. Bass and drums keep the movement alive, while saxophone, trumpet, piano and cello interact, chase one another and overlap, creating a rich and constantly evolving sonic texture. An intense and unpredictable composition to experience by simply allowing yourself to be carried along by its continuous transformations.

Kothbiro, a word from the Luo language of Kenya associated with the coming of rain, takes Reconciliation into African-inspired territory. The rhythmic approach takes on a new character, embracing ancestral pulses, hints of world music and an experimental element that fits naturally into The Sacred Tree’s musical language. A piece that broadens the album’s horizons even further without losing touch with its jazz and progressive soul.

Walk Like A Lion closes the album by changing pace once again, with a lively rhythm and an infectious pulse that immediately draws the listener in. The piece flows naturally, driven by a tight ensemble and steadily growing energy. A bright and dynamic conclusion that brings the album to its close without losing the spirit of exploration running throughout the entire work.

After moving through these five pieces, it becomes even clearer that Reconciliation is not simply a modern jazz album, but a journey in which The Sacred Tree bring together jazz, Progressive Rock, improvisation and ethnic influences. This variety is precisely what makes the listening experience so engaging. The music never follows a predictable path: it changes direction, breathes, opens itself to improvisation and allows the six musicians to continually meet and interact. In this sense, the idea of reconciliation takes on a very concrete meaning for me: bringing different languages and different sensibilities together and transforming them into a single story.

In the end, what remains is the feeling of having listened to music that is not merely trying to present itself, but to establish a connection. Reconciliation is an album of modern jazz shaped by Progressive and world music, in which sonic exploration also becomes a form of human exploration. An album to listen to without haste, allowing the sounds, rhythms and emotions to show the way.

Tracklist: A Family Affair, Time To Say Goodbye, The Octopus, Kothbiro, Walk Like A Lion