![]() |
| The Samurai Of Prog – The 7 Voyages Of Sindbad |
The Samurai Of Prog – The 7 Voyages Of Sindbad (Seacrest Oy , 2026)
Un concept tra avventura e progressive
Ci sono gruppi che, nel corso degli anni, riescono a costruire intorno alla propria musica un mondo riconoscibile. Per me i The Samurai Of Prog appartengono sicuramente a questa categoria. Ogni volta che arriva un loro nuovo album ho la sensazione di non avere semplicemente tra le mani un disco, ma una nuova storia da sfogliare e ascoltare lentamente.
Una delle cose che ho sempre apprezzato del progetto è la cura quasi artigianale con cui viene costruito ogni lavoro. La parte grafica, le illustrazioni, il libretto: tutto sembra avere un ruolo preciso, come se la musica iniziasse ancora prima del primo brano. Le immagini di Ed Unitsky sono ormai diventate parte integrante dell'identità della band e riescono a dare un volto alle atmosfere raccontate dalle composizioni.
Con The 7 Voyages of Sindbad, i The Samurai Of Prog tornano a trasformare una grande storia d'avventura in un affascinante viaggio musicale. Attraverso un progressive rock dalle forti tinte sinfoniche, arricchito da sfumature folk e richiami alla world music, il gruppo si ispira alle leggendarie imprese di Sindbad, risvegliando il fascino dei racconti che alimentavano la fantasia e il desiderio di esplorare terre lontane e mari sconosciuti.
Ed è proprio questa la forza del progetto: trasformare un racconto antico in qualcosa di ancora vivo e attuale.
Anche questa volta Marco Bernard al basso e Kimmo Pörsti alla batteria riuniscono una squadra di musicisti straordinaria. Accanto ai protagonisti abituali troviamo Steve Unruh, Beppe Crovella, Toni Jokinen, Marco Grieco, Rafael Pacha, Mimmo Ferri e tanti altri ospiti. Le voci di Steph Honde, Michael Trew, Daniel Fäldt e Chris Engels danno un volto ai diversi momenti della storia, mentre la presenza del chitarrista Roine Stolt aggiunge ulteriore fascino a un album già ricchissimo.
La scelta di affidare ogni brano a un compositore diverso poteva essere rischiosa, ma alla fine diventa uno dei punti di forza del disco. Ogni episodio ha un carattere personale, pur rimanendo parte di un unico viaggio.
Il percorso inizia con Guided by the Moon, composta da Beppe Crovella. Fin dalle prime note ho avuto la sensazione di salire sulla nave di Sindbad e partire verso l'ignoto. Le tastiere, il Mellotron, il violino di Steve Unruh e il sax soprano di Risto Salmi costruiscono un paesaggio sonoro sospeso, dove il mare sembra muoversi lentamente davanti ai nostri occhi. La voce di Steve Unruh accompagna il racconto con naturalezza, mentre la chitarra di Toni Jokinen aggiunge una dimensione romantica e sinfonica, perfetta per aprire questa lunga avventura.
Con The Valley of Diamonds, firmata da Stefano Vicarelli, il viaggio cambia atmosfera. È un brano che parte quasi come una colonna sonora, per poi aprirsi verso un progressive più dinamico e ricco di cambiamenti. Le tastiere dal sapore vintage portano alla mente certe atmosfere del rock classico, mentre tastiere e ritmiche costruiscono un paesaggio dove convivono energia, eleganza e una piacevole vena nostalgica.
Uno dei momenti che più mi ha coinvolto è Mark the Stars, composta da Octavio Stampalía. La voce di Steph Honde è uno degli elementi più forti del brano: il suo timbro graffiante e intenso sembra perfetto per raccontare una storia epica. Le tastiere costruiscono un'introduzione sinfonica e malinconica, sostenuta da ricchi cori e arrangiamenti che guardano al progressive melodico. È una traccia dove emozione e tecnica trovano un equilibrio molto convincente.
End of the Day, composta da Alessandro Di Benedetti, rappresenta invece un momento più raccolto. Le tastiere accompagnano la voce di Michael Trew in un percorso delicato, che cresce lentamente fino a lasciare spazio agli strumenti. L'intervento chitarristico di Roine Stolt, insieme alla chitarra di Toni Jokinen, aggiunge quella particolare sensibilità melodica che sa rendere il brano ancora più intenso. È una composizione dove il passato del progressive sembra dialogare con il presente.
Con Trapped by Old Age, di Rafael Pacha, si entra in una dimensione completamente diversa. Qui emerge il lato più fiabesco del progetto: flauti, viola da gamba, zither, saz e percussioni creano un'atmosfera antica, quasi medievale. È come se Sindbad avesse aperto una porta verso un'altra epoca. Il brano attraversa momenti folk e progressive, con colori molto particolari, dimostrando ancora una volta la capacità della band di muoversi tra mondi musicali diversi.
The Isle of Wonder, firmata da Mimmo Ferri, è uno dei brani più articolati e affascinanti dell’album. Il pianoforte guida una composizione ricca di cambi di atmosfera, tra progressive italiano, jazz e suggestioni più sperimentali, mentre la voce di Daniel Fäldt accompagna il racconto con grande naturalezza. Molto bello anche il contributo della darbuka di Beatrice Birardi, che aggiunge una piacevole sfumatura esotica a un brano ricco di colori e sorprese.
Si va verso la fine del viaggio con The Last Shore, composta da Marco Grieco. È uno dei brani che maggiormente riesce a creare immagini nella mente dell'ascoltatore. Il pianoforte malinconico, il flauto di Giovanni Mazzotti, il violino di Steve Unruh e la chitarra di Toni Jokinen costruiscono un crescendo emozionante, quasi cinematografico. È una musica che sembra raccontare il momento in cui l'avventura lascia spazio ai ricordi, alla consapevolezza e alla trasformazione.
La conclusione arriva con Sinbad the Sailor, composta e interpretata da Chris Engels. Un brano più vicino al rock, ma sempre profondamente legato al racconto. Le tastiere e la voce di Chris Engels guidano l'ascoltatore verso la fine del viaggio, mentre la chitarra elettrica regala momenti intensi e melodici. È un finale che guarda ai grandi maestri del progressive, ma riesce comunque a mantenere una propria personalità.
Arrivato all'ultima nota di The 7 Voyages of Sindbad, resta quella piacevole sensazione di aver attraversato un viaggio e non semplicemente ascoltato un album. Le melodie, gli strumenti e le atmosfere create dai The Samurai Of Prog lasciano immagini nella mente, come accade con le storie più belle, quelle che continuano a vivere anche dopo la fine del racconto.
La band continua a custodire un'idea di musica fatta di tempo, passione e cura dei dettagli, dove ogni nota sembra avere un significato e ogni brano diventa una nuova tappa da scoprire. Non è un ascolto da consumare velocemente, ma un invito a fermarsi e lasciarsi trasportare in un mondo fatto di fantasia, avventura e emozioni.
Ancora una volta Marco Bernard, Kimmo Pörsti e tutti i musicisti coinvolti hanno realizzato un album capace di unire progressive rock, immaginazione e racconto, confermando la magia di un progetto che da anni continua a regalare emozioni a chi ama ancora perdersi dentro una grande storia musicale.
Tracklist: Guided by the Moon, The Valley of Diamonds, Mark the Stars, End of the Day, Trapped by Old Age, The Isle of Wonder, The Last Shore, Sinbad the Sailor.
English version
The Samurai Of Prog – The 7 Voyages Of Sindbad (Seacrest Oy, 2026)
A concept between adventure and progressive

