lunedì 17 agosto 2026

Tiziano Tononi – The Code Talkers (2026): jazz, memoria e spiritualità ancestrale | Redapolis Music

Tiziano Tononi – The Code Talkers

Tiziano Tononi – The Code Talkers (Felmay, 2026)

Un viaggio sonoro tra jazz, memoria, spiritualità e paesaggi ancestrali

Ci sono dischi che non si limitano a farsi ascoltare, ma invitano a entrare nel loro mondo. The Code Talkers del batterista e compositore Tiziano Tononi, pubblicato dalla Felmay, è uno di questi: un album di jazz contemporaneo, improvvisazione e ricerca sonora che guarda alle culture native, ai paesaggi ancestrali e alla musica come forma di memoria, identità e conoscenza.

Dopo l'ampio e stupendo viaggio nel folk di Landscapes Vol. 1 (Songs In Opposition), pubblicato nel 2025, Tononi torna a concentrarsi sul jazz, costruendo però un quintetto lontano da qualsiasi idea convenzionale di formazione jazzistica. Accanto alla sua batteria ed alle sue percussioni troviamo il clarinetto contralto di Gianluigi Trovesi, il sax sopranino e fagotto di Roger Rota, la viola di Emanuele Parrini e il contrabbasso e flauto di Joe Fonda. Un organico quasi cameristico, fatto di timbri delicati, profondi, talvolta spiazzanti, nel quale ogni strumento sembra avere la possibilità di trasformarsi continuamente.

È proprio questa particolare tavolozza sonora a rendere The Code Talkers un ascolto così affascinante. Tononi non costruisce semplicemente temi da sviluppare, ma crea paesaggi nei quali i musicisti possono muoversi liberamente, ascoltarsi e reagire. L'improvvisazione diventa così una forma di composizione istantanea, un dialogo nel quale nulla appare veramente definitivo e ogni suono può aprire una strada inattesa.

Già Painted Desert: A Navajo Ritual introduce una dimensione rituale e immaginifica, con percussioni e fiati che sembrano evocare un territorio più che descriverlo. Non c'è la volontà di ricostruire artificialmente una musica tradizionale, quanto piuttosto quella di lasciarsi attraversare da suggestioni culturali e spirituali che Tononi porta con sé da lungo tempo.

Clouds In Motion cambia prospettiva e sembra trasformare il movimento dell'aria in musica, mentre The Scratches And Scars Of Life, dedicato al trombettista, flicornista e compositore statunitense Herb Robertson, porta in primo piano quella componente di libertà e imprevedibilità che appartiene alla grande tradizione dell'improvvisazione contemporanea. Sono proprio le imperfezioni, le ferite e le tracce lasciate dal tempo a diventare materia musicale.

Con The Hunt il ritmo assume una funzione più fisica e primordiale, mentre Winter Prayer, dedicata al contrabbassista e compositore statunitense Barre Phillips, rallenta il passo e costruisce una dimensione più raccolta, quasi meditativa. Qui la viola di Parrini, il contrabbasso di Fonda e i fiati contribuiscono a creare un'atmosfera sospesa, dove il silenzio diventa parte integrante della musica.

Wapiti Woman e Two Moons proseguono questo viaggio attraverso immagini, simboli e territori interiori. Sono brani nei quali la componente jazzistica non scompare mai, ma sembra continuamente dissolversi dentro qualcosa di più antico, lasciando spazio a una musica che vive di ascolto reciproco e di intuizione.

A chiudere questo interessantissimo lavoro arriva Mojave Desert: The Hopi Snake Dance, un finale che riporta ancora una volta alla dimensione rituale evocata dal titolo e dalle atmosfere dell'album. Il viaggio si conclude senza una vera soluzione, quasi come se il paesaggio sonoro costruito da Tononi e dai suoi compagni dovesse continuare oltre l'ultima nota.

Tiziano Tononi

In The Code Talkers ritrovo una delle caratteristiche che più apprezzo nella musica di Tiziano Tononi: la capacità di utilizzare il jazz non come linguaggio chiuso, ma come strumento di ricerca e conoscenza. La sua musica non guarda nostalgicamente al passato; ne raccoglie piuttosto tracce, memorie e insegnamenti per trasformarli in qualcosa di nuovo.

E in questo senso il titolo The Code Talkers assume un significato particolarmente suggestivo: la musica diventa un codice, un modo per comunicare quando le parole non sono sufficienti. Un codice fatto di percussioni, respiri, corde, silenzi e improvvisazioni, attraverso il quale cinque musicisti costruiscono un dialogo profondamente umano.

È un album che richiede attenzione, ma che sa restituire molto a chi decide di concedergliela. Un lavoro contemporaneo, libero e profondamente personale, dove jazz, improvvisazione e suggestioni ancestrali si incontrano senza forzature.

Tracklist: Painted Desert: A Navajo Ritual, Clouds In Motion, The Scratches And Scars Of Life (for Herb Robertson), The Hunt, Winter Prayer (for Barre Phillips), Wapiti Woman, Two Moons, Mojave Desert: The Hopi Snake Dance  

English version 

Tiziano Tononi – The Code Talkers (Felmay, 2026)

A sonic journey through jazz, memory, spirituality and ancestral landscapes 

There are albums that do more than simply ask to be listened to; they invite you to enter their world. The Code Talkers by drummer and composer Tiziano Tononi, released by Felmay, is one of them: an album of contemporary jazz, improvisation and sonic exploration that looks toward Native cultures, ancestral landscapes and music as a form of memory, identity and knowledge.

After the broad and wonderful folk journey of Landscapes Vol. 1 (Songs In Opposition), released in 2025, Tononi turns his attention back to jazz, but builds a quintet far removed from any conventional idea of a jazz ensemble. Alongside his drums and percussion, we find Gianluigi Trovesi on alto clarinet, Roger Rota on sopranino saxophone and bassoon, Emanuele Parrini on viola, and Joe Fonda on double bass and flute. It is an almost chamber-like ensemble, built around delicate, deep and sometimes unexpected timbres, in which every instrument seems able to constantly transform itself.

It is precisely this distinctive sonic palette that makes The Code Talkers such a fascinating listening experience. Tononi does not simply create themes to be developed; he creates landscapes in which the musicians can move freely, listen to one another and respond. Improvisation thus becomes a form of instant composition, a dialogue in which nothing seems truly definitive and every sound can open an unexpected path.

Already Painted Desert: A Navajo Ritual introduces a ritualistic and evocative dimension, with percussion and winds that seem to suggest a landscape rather than simply describe it. There is no attempt to artificially recreate traditional music, but rather to allow the cultural and spiritual influences that Tononi has carried with him for many years to flow through the music.

Clouds In Motion changes perspective, seeming to transform the movement of air into music, while The Scratches And Scars Of Life, dedicated to American trumpeter, flugelhorn player and composer Herb Robertson, brings to the forefront the freedom and unpredictability that belong to the great tradition of contemporary improvisation. Here, imperfections, wounds and the marks left by time become musical material.

With The Hunt, rhythm takes on a more physical and primordial role, while Winter Prayer, dedicated to American double bassist and composer Barre Phillips, slows the pace and creates a more intimate, almost meditative dimension. Here, Parrini's viola, Fonda's double bass and the winds contribute to a suspended atmosphere in which silence becomes an integral part of the music.

Wapiti Woman and Two Moons continue this journey through images, symbols and inner landscapes. These are pieces in which the jazz element never disappears, but seems to continually dissolve into something more ancient, giving space to music that lives through mutual listening and intuition.

Closing this highly engaging album is Mojave Desert: The Hopi Snake Dance, a finale that once again brings us back to the ritual dimension suggested by the title and the album's atmosphere. The journey ends without a real resolution, almost as if the sonic landscape created by Tononi and his companions were meant to continue beyond the final note.

In The Code Talkers, I find one of the qualities I appreciate most in Tiziano Tononi's music: his ability to use jazz not as a closed language, but as a tool for exploration and discovery. His music does not look nostalgically toward the past; instead, it gathers its traces, memories and lessons and transforms them into something new.

In this sense, the title The Code Talkers takes on a particularly evocative meaning: music becomes a code, a way of communicating when words are no longer enough. A code made of percussion, breaths, strings, silences and improvisation, through which five musicians create a deeply human dialogue.

This is an album that demands attention, but gives a great deal in return to those willing to give it their time. A contemporary, free and deeply personal work in which jazz, improvisation and ancestral influences come together naturally and without forcing anything.

Tracklist: Painted Desert: A Navajo Ritual, Clouds In Motion, The Scratches And Scars Of Life (for Herb Robertson), The Hunt, Winter Prayer (for Barre Phillips), Wapiti Woman, Two Moons, Mojave Desert: The Hopi Snake Dance